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Cantata dei giorni dispari, parte seconda

cantata
I commenti di Renato Beninatto e Luigi Muzii al mio post precedente mi hanno fatto riflettere più in profondità sull’argomento. Mi sono reso conto che forse la citazione era fuorviante, perché potrebbe lasciar trasparire un astio che – in realtà – non c’è.

In due parole, intendo dire che il male fondamentale dell’industria della traduzione, per come la vedo io, è una sorta di Giano bifronte. Da un lato c’è il cliente agenzia che non considera il proprio fornitore un partner, ma un mero accessorio intercambiabile in qualunque momento (cosa che può essere vera in molti casi, ma in tanti altri no). Dall’altro il traduttore che accetta, e dunque avalla, questo stato di cose – e diviene pertanto causa del suo stesso male.

Cantata dei giorni dispari

Ricevo ex abrupto, qualche giorno fa, una mail da un cliente americano con cui abbiamo smesso da anni di collaborare per via della solita questione dei prezzi (e io sono stufo di riparlare di queste cose con chi non sa dare valore al lavoro non solo di altri, ma soprattutto proprio):

Dear Giovanni,

I hope this e-mail finds you well.

I would like to ask for you independent opinion. Please have one of your qualified linguists evaluate the document above. It has five columns: the original English text, original translation, editorial changes of the client, opinion of the original linguist of the editor’s changes and the very last column is yours. Please evaluate these changes and objectively tell who is right here.

We will pay $25 for this job.

Please confirm if you are able to deliver by Monday morning (US Eastern Standard time).

Thank you in advance,

È riportata precisa precisa, non ho cambiato nemmeno una virgola. È purtroppo un segno dei tempi. Non saprei che commentarla con le parole di Antonio Piscopo, personaggio di Eduardo:

Mannaggia la testa del ciuccio! e lo fate apposta. Io non è che per orgoglio non confesso una debolezza mia, che me […] continua a leggere »

Una mente sublime

Trovo decisamente geniale la maniera in cui Nassim Taleb chiude la sua pagina:

You are welcome to send me a very brief email at gamma [at] fooledbyrandomness [dotcom]. You would do me a favor if you waited a while as I am not in an online mode and have 1500 neglected letters in my inbox (so please just send mail for pressing matters). Concise messages are much preferable (say a maximum < 40 words) as I will not be able to read long letters. Please do not 1) send me your papers or other “interesting material” to read, 2) ask finance questions (not my specialty, 3) make me to rewrite sections of my books (I write books, not emails), 4) ask for a list of “other interesting books to read”, 5) ask me to provide career or educational advice, 6) send me passages from Tolstoy or the Ecclesiast on luck and randomness, 7) send me the list of typos in my drafts. Note that I almost always reply (but ONLY to short messages), time permitting (but once) –even to nasty emails. Finally, note that, thanks to my new keyboard, I sometimes reply in Arabic, particularly to academics.

[Also […] continua a leggere »

Il mio prossimo libro

Il 17 luglio 1949 Cesare Pavese scriveva agli amici Adolfo ed Eugenia Ruata, riferendosi alla nascitura Luna:

Io sono come pazzo perché ho avuta una grande intuizione – quasi una mirabile visione (naturalmente di stalle, sudore, contadinotti, verderame, letame ecc.) su cui dovrei costruire una modesta Divina Commedia.

Mooolto più umilmente, io ho un libro che mi sta crescendo tra le mani ed è decisamente più ampio rispetto al progetto iniziale. Rotti gli indugi, è una sorta di vademecum per il professionista (non solo traduttore).

Il Gianni-pensiero, insomma, dal titolo provvisorio e dall’indice abbozzato, ma che cresce a vista d’occhio.

La dura legge dei call center

Io – come molti, credo – associo il concetto di call center alle compagnie telefoniche che, puntuali come l’agente delle tasse, chiamano chiedendo del titolare per proporre un’offerta irripetibile.

Cosa c’è dall’altra parte del filo, ahimè, lo sappiamo tutti: un lavoro senza nessuna garanzia a 800 euro al mese. Leggere i racconti di chi c’è stato, o potrebbe esserci stato, dà comunque un’idea ben triste del mondo.

Possibile che la fantasia dell’uomo sia a volte così limitata, che conosca solo la legge del più forte senza nessun tocco di creatività? Cumannari è megghiu ca futtiri, si dice in siciliano. Che tristezza però.

Il vetro di Murano, i cinesi e la dura legge del mercato

In alcune botteghe di Murano si legge che gli articoli provenienti dalla Cina, spacciati per originali, rovinano il mercato. Ma chi affitta un locale commerciale nelle vicinanze di piazza San Marco a Venezia (perché a spostarsi di poche centinaia di metri dai luoghi canonici del turismo lagunare, checché se ne possa pensare, si vede bene che il flusso turistico è rarefatto) ragiona in un’ottica puramente commerciale, ovvero di vendite per metro quadro. E cos’altro dovrebbe fare? È un commerciante, dopotutto.

E inoltre: cosa sa il turista “medio” della differenza tra un vero vetro artistico di Murano e uno made in China? Saprebbe il mio lettore, immedesimatosi per un attimo nei panni di quel turista, riconoscerlo?

E le traduzioni? Il compratore “medio” (ammesso che esista una tale categoria) cosa sa della differenza tra una traduzione “de luxe” e una da battaglia? Di più: dirà forse l’oste che il suo vino è meno buono di quello che spilla il concorrente all’angolo?

Ceteris paribus, come potrebbe il prezzo non essere uno dei criteri primi? Non è forse responsabilità nostra, di noi operatori del settore, far percepire la differenza nel valore?

Sì. E non servono tante parole per far vedere che si è dei […] continua a leggere »

La fenomenologia dell’urgente

“Urgentissimo!” [di preferenza tutto maiuscolo]
“È urgente! Mi serve per ieri!”

Questi sono solo due esempi di accompagnamenti di ordini che riceviamo a volte dai nostri clienti. Nei miei primi anni di questo mestiere prendevo alla lettera tali messaggi, perché pensavo: “Questa persona ha un problema gravissimo, devo fare tutto il possibile per aiutarla”. Col tempo, però, ho cominciato a riflettere sull’abuso della parola; e con gli anni sono arrivato alla conclusione che occorre non farsi abbagliare dalla magia del termine “urgente”, perché non ha significato.

Che cosa vuol dire, infatti, “urgente”? Tra mezz’ora, un giorno, una settimana? Adesso? Non significa nulla! Dietro a questa parola, che dà importanza al lavoro di chi la pronuncia, sta spesso – ma vorrei dire sempre – una cattiva programmazione dei tempi e dei progetti. Di conseguenza, una buona pianificazione può risolvere il problema.

Non quello urgente, è chiaro.