Tag: running

Un minuto è poca cosa

64
Ieri. Alla Turin Half Marathon. 2:02:05.

Niente di eclatante, per carità – quasi mille runner hanno fatto meglio di me –, ma è un risultato significativo per me, che ho abbassato di oltre 23 minuti il mio tempo (so che migliorarsi partendo da fondo classifica può non apparire difficile, ma vieni te a correre!).

Tuttavia, al di là dei numeri il sugo di tutta la storia è questo: un solo, semplice minuto. Ovvero, io sono partito con l’idea di correre al ritmo di 7 minuti al kilometro, velocità che sapevo mi avrebbe permesso di arrivare in fondo; però appena dopo la partenza ho incontrato un amico (una persona con un obiettivo importante, una maratona tra 110 giorni, che ha tutte le carte in regola per raggiungere in pieno – Propp lo chiamerebbe l’aiutante magico), il quale ha corso al mio passo anche quando avrebbe potuto andare decisamente più veloce. Insomma, quel 7 è diventato 6 e io sono stato incoraggiato a tenere quel ritmo per me elevato; e l’ho mantenuto per tutto il tempo, anzi aumentandolo […] continua a leggere »

Profezie che si autoavverano

VLUU L110 / Samsung L110
Scrivevo qualche mese fa:

Il mio obiettivo, che qui rendo pubblico […], è quello di partecipare, portandola a termine, ad una mezza maratona entro la fine del 2014.

Ebbene, quel sogno – perché di sogno a tutti gli effetti si tratta: per fare una cosa devi prima sognarla (è questo uno degli insegnamenti fondamentali di Bob Rotella) – si è avverato ieri. (Decisamente prima del previsto: e questo, a cose fatte, non mi stupisce punto – da tre mesi sognavo, con profluvio di dettagli, di passare sotto quel traguardo.)

La corsa era questa. Oggi ne parlo da un punto di vista “filosofico”; mercoledì dirò di come ho vissuto questa competizione in piemontese, e venerdì del lato strettamente sportivo.

Quel che volevo, a dirla tutta, era arrivare in fondo entro le due ore e mezza: questo era lo spartiacque che, nella mia mente, avrebbe separato il successo dal fallimento.

Le due notti precedenti sono state difficili, per problemi che non riuscivo a […] continua a leggere »

Running flow

mozziconi
Ho sperimentato il flow tantissime volte nel lavoro (quella meravigliosa sensazione di dimostrare a se stessi che si è molto bravi, sia lavorando da soli che in gruppo), molte volte nel golf, ma la scorsa settimana mi è capitato per la prima volta nella corsa.

È stata un’esperienza esaltante perché non cercata. È iniziata giovedì: prima della consueta lezione di pilates ho fatto un quarto d’ora scarso sul tapis roulant, poi complice la musica la lezione è scivolata via con gioia e ritmo (Luciano, la tua playlist era fantastica!), e infine ho corso per un’altra mezz’ora senza pensare a niente e contando i passi (180 passi al minuto è il numero magico per una corsa fluida, by the way); ma ha raggiunto il suo apice ieri mattina.

Avevo scelto un percorso pianeggiante, che ho approcciato in maniera cauta (Gianni diesel, that’s me!); ma verso la fine della prima ora di corsa i pensieri – che prima già fluivano – hanno cominciato a scorrere velocissimi e ordinati, e ho “visto” (ovvero immaginato in profondità, con vividezza e ricchezza di particolari) due cose:

– l’armonia di mente […] continua a leggere »

Ottobre, andiamo

collina
Ieri mi sono ricordato di quando, da ragazzo, mi chiamavano Gianni diesel – perché in tutto ciò che facevo c’era lentezza iniziale, e poi man mano prendevo coraggio, mi lasciavo andare e da un certo punto in poi davo il massimo. E andavo forte. Ebbene, io sono così – è un tratto di me che non posso né voglio modificare.

Ieri questa era la sfida. Per i primi quattro kilometri, che erano in piano, ho corso al mio passo tranquillo; poi ho affrontato con calma la salita, e ho continuato a correre piano anche quando la pendenza si faceva proibitiva.

Poi è iniziata la discesa e una cosa bella, strana e bella, mi è successa. Ho iniziato ad accelerare, a correre sempre più forte. Non è importante che in questo fare abbia superato diversi corridori (anche perché probabilmente la maggior parte di loro non era lì per competere), ma è importante relativamente a me stesso: non sapevo nemmeno di esserne capace. Finire la corsa senza camminare mai sarebbe già stata ricompensa sufficiente; invece accorgermi […] continua a leggere »

Ultimo

Dragonero
Non sempre arrivare ultimi è una cosa negativa. Questa è la lezione che ho imparato ieri, al Trofeo Sentieri degli Acciugai, una corsa podistica di 10,6 km in valle Maira, per tre quarti in ripida salita e per il quarto restante in discesa altrettanto ripida (per me almeno).

I partecipanti erano un centinaio, e – al netto di qualche sparuto ritiro (che immagino, pur non avendone notizia certa) – l’ultimo degli arrivati è stato proprio yours truly.

Lezioni apprese, tre.

1. Gli spettatori ti dicono bravo per il solo fatto che tu partecipi (in fondo a chi importa che tu arrivi novantanovesimo o centesimo?), e questa è già di per sé una vittoria.

2. Correre è un’attività autotelica, che trae in sé la sua ragion d’essere e la sua soddisfazione; e non importa se a tratti ho camminato, il ritiro semplicemente non era tra le opzioni possibili e la soddisfazione di aver tagliato il traguardo è ricompensa sufficiente.

3. Il podismo è disciplina povera e semplice (lo dico con tutto il rispetto e l’ammirazione possibili): […] continua a leggere »

Corri ragazzo, corri

I limiti sono solo nella nostra testa: questo motto campeggia sul sito dell’associazione podistica Dragonero, che ha organizzato qualche giorno fa, di concerto con la ProLoco Montemale, il Trail estivo dei due comuni (i due comuni essendo Dronero, il mio “capoluogo”, e Montemale di Cuneo, il mio “paese”). Mi avessero detto vent’anni fa che sarei riuscito (allora, quand’ero al massimo teorico della mia forma fisica, non oggi) a fare di corsa 10,4 km, equamente divisi tra salita, discesa e tratti pianeggianti, parte su asfalto, parte su carrarecce e parte su sentiero (sia pure al mio ritmo pacifico), probabilmente avrei riso un po’ amaro. Ma oggi, che gli anni sono quasi quarantasei, tutto ciò non solo è stato possibile, ma mi pare tranquillo e normale.

La metafora, dunque, è chiara: vedi una montagna di fronte a te, prendi paura e pensi che non riuscirai mai ad arrivare in cima. Oppure non pensi, parti e arrivi in cima. (Misuri prima le forze, beninteso; ma senza lasciare che le paure trainino tutte le cose.) I limiti sono nella nostra testa, ovvero il risultato dipende da noi stessi.

Giovedì scorso […] continua a leggere »