Categoria: famija

Ora puoi andare, papà

Parrà strano, ma io non avevo mai visto morire qualcuno.

Da venerdì sera era chiaro che papà era al limitar di vita, perché le sue vene non ricevevano più flebo e la bocca non era in grado di inghiottire le medicine.

Sabato è stata una giornata ancora quasi normale: contro ogni evidenza ha mangiato un paio di yoghurt e un paio di fruttini, e preso parecchia acqua gelificata. A mia domanda mi ha anche detto che stava bene (e figurati se si lamenta).

Domenica la situazione, come prevedibile, è peggiorata ancora un poco. Ieri mattina era evidente che era questione al massimo di ore. Io ho fatto partire alcuni progetti, ho fatto una commissione (pensandoci ora è stato come un atteggiamento apotropaico, come la negazione dell’evidenza dei fatti), poi mi sono seduto al suo fianco. Noi figli eravamo lì, con mamma ovviamente.

Il respiro era sempre più lento, più flebile, poco più di un lamento. I battiti del cuore e del polso rallentavano vistosamente. Gli era anche venuta la febbre alta. A un certo punto mi è successa – ci è successa, forse – una cosa piccola che ha qualcosa di magico: gli ho preso il braccio, quel braccino inerme, […] continua a leggere »

Abbiamo fatto una bicchierata

Lo vedi che la vita lo sta lasciando.

Non è necessario essere un dottore.

Eppure oggi papà e mamma “festeggiano” 51 anni di matrimonio. E noi abbiamo festeggiato. Una bottiglia di moscato, una torta.

Un anno fa la salute di papà era già molto malferma; ma è passato un anno intero, lui è ancora qui.

Gli ho detto che oggi è il loro anniversario di matrimonio; lui, tra il rallegrato e lo stupito, mi ha risposto prima neuva. Ovvero non si ricordava, ma era contento. Papà era contento.

E comunque ha bevuto due cucchiaini di moscato insieme a noi.

La vita lo sta lasciando ma oggi abbiamo festeggiato.

Una dichiarazione d’amore

Ho passato un’oretta da papà e mamma, questa mattina verso l’ora del desinare. Piccoli lavoretti, piccole parole, piccoli gesti. Mamma mi racconta dei pannoloni, delle tribolazioni pratiche nel curare un uomo molto anziano, mite, buono, che è al di là della malattia.

Credo che, a parlarmi, mamma si senta un poco sollevata. Io mi guardo intorno e non vedo più davanti a me coloro che sempre, comunque e senza condizioni sono stati dalla mia parte. Ovvero li vedo, ma li vedo deboli, debolissimi.

Questi momenti con loro mi infondono dolcezza, mi infondono mitezza. Non so se sono stato un bravo figlio o no; ma loro certamente sono stati bravi genitori, nei loro limiti di conoscenza e tempo.

Mi ripeto, lo so. All’età mia le scoperte ci sono ancora – #ciapatravers ha del resto un significato molto preciso –, ma altrettanto importante è guardare il tempo che è passato. Allora mi ripeto, perché le novità sono importanti ma altrettanto importanti sono le cose che si sono fatte, le parole che si sono dette, i gesti d’amore.

Ho parlato con papà. Lui fa fatica (ma questo lo sappiamo già). I suoi occhi sono occhi vivi. Direbbe Saba, parlando delle “creature della vita […] continua a leggere »