Autore: gdavico

Il disastro che ci accomuna

Questo fatto angosciante mi ha colpito qui, nella mia patria seconda, in uno dei periodi che è tra i più belli dell’anno, in un luogo che amo immensamente, pieno com’è di luce e di silenzio.

Nei giorni successivi ho pensato tanto a quello che era successo. Come tutti mi sono sentito piccolo e insignificante. E non ho avuto nulla da dire a proposito che paresse intelligente o che fosse di un minimo di consolazione.

Allora ho cercato di rispondere come potevo. Correndo un po’ più forte, camminando per qualche chilometro in più, restando un poco di più in silenzio. Tutte cose che non servono a nulla, lo capisco bene, ma un poco sono servite a me per interiorizzare un fatto che – per quanto ci si possa aspettare che accada – al suo accadere ci trova del tutto impreparati.

Ho pensato a me e alla mia famiglia, al sicuro nella nostra stabilità, come contraltare al disastro di quelle povere famiglie. Non ho voluto nel modo più assoluto leggere articoli o guardare foto di quei giornalisti-sciacalli che si precipitano sui luoghi delle disgrazie per “sentire le impressioni”. Non voglio entrare nelle loro storie estorte “per dovere di cronaca”.

Insomma questo, che […] continua a leggere »

Una più energica morale

Vorrei solo che dall’urto
nascesse una più energica morale.
[…] Chi vede il mondo come un ospedale
non potrà che viverlo da ammalato
(l’ha detto Goethe) e il suo malanno
allora l’avrà voluto.
Nelo Risi

Interrompo le mie elucubrazioni sulla Corsica per esprimere un concetto che ritengo importante in merito all’industria della traduzione.

L’osservazione nasce da contatti avuti con colleghi e traduttori nei giorni scorsi, ma affonda le radici nel passato. (Niente di veramente nuovo quindi.)

(Mi rendo conto che queste parole possono apparire vuote, pronunciate da qualcuno che parla soprattutto di montagna e di Corsica e di filosofia spicciola eccetera. Mi rendo conto. Cionondimeno, gestire progetti di traduzione è stato da sempre il mio unico mestiere e due o tre cose sul settore, insomma, le so.)

Vedo troppo pressappochismo nel settore, qualcosa che non fa bene all’industria della traduzione nel suo insieme. Manca la precisione che è richiesta a chi lavora con le parole scritte. Troppa improvvisazione, troppo “tanto va bene comunque così”.

Non va bene così!

Lunedì prossimo tornerò parlare di Corsica e di camminate, ma oggi vorrei che sia chiaro che chi si lamenta di poca considerazione deve […] continua a leggere »

Nell’attimo in cui comincia la discesa

Piccerì, a passà nun passa, ci si abitua.
Eduardo

IMG_3655
Ieri, appena finito il raduno, la luce era meravigliosa nel mio rifugio tra i monti. Questo però non mi aiutava molto.

Già, perché da una parte c’era l’elaborazione di un lutto – per quanto piccolo – che era dovuto alla fine di questa bella giornata e delle piacevolezze che ha portato con sé; da un’altra c’era il pensiero che era l’ultima domenica d’estate che passavo in questo luogo che amo; da un’altra ancora c’era l’idea incombente che questo possa essere l’ultimo anno che trascorro qui; e infine (ma in ordine sparso) c’era il fatto che la mia prima iscrizione a Langit è di vent’anni fa.

Insomma ho pensato alla mia vita che scorre rapida, e al fatto che non riesco a lasciare il segno come vorrei.

Quindi c’era l’idea delle cose che finiscono. E quindi mi ha preso una malinconia fortissima, pensando alle cose che avrei potuto fare e non ho fatto, alle parole che avrei potuto dire e non ho detto. Alle possibilità avute e non […] continua a leggere »

Dopo vent’anni, un piccolo grazie

IMG_3642
Un paio di anni fa organizzai nel mio rifugio tra i monti (e dove, altrimenti? 😀 ) un raduno di Langit. Fu un incontro quasi intimo, a cui parteciparono poche persone; ma la cosa non mi stupì, soprattutto perché Cuneo è lontana da qualsiasi cosa; e tanto più questo luogo, una borgata di una frazione di un paesino abbarbicato sul crinale tra la valle Maira e la valle Grana, dove o ci vieni apposta o non sai nemmeno dell’esistenza. Ma fu piacevole, e ne conservo un bel ricordo – come credo con me i partecipanti.

In più quest’anno ricorre il ventennale dacché diedi il via all’attività di traduzioni. I miei primi vent’anni nell’industria della traduzione. E quindi ho pensato di unire le due cose, organizzando qui per domenica prossima, 7 agosto, un raduno rivolto in primo luogo a tutti i traduttori, le traduttrici e le loro famiglie con cui ho avuto il piacere di lavorare insieme in questo tempo che mi pare lunghissimo, e poi a tutti i traduttori di Langit indistintamente (e alle loro famiglie, ovviamente).

In […] continua a leggere »

Alle radici dell’essenza delle cose

IMG_3037

IMG_3038

IMG_3039

IMG_3040

IMG_3041

IMG_3042

IMG_3043
In mezzo alle mie montagne, sabato pomeriggio, mi è sembrato di capire qualcosa, anche se non sapevo né so dire che cosa.

Ero partito dal fondo della valle Grana e l’ho risalita, in auto, fino a dove è stato possibile, ovvero fino a che la strada non era bloccata dalla neve, qualche chilometro oltre il santuario di Castelmagno, fermandomi spessissimo per contemplare il paesaggio e fare […] continua a leggere »

Gli errori, gran maestri

Ovvero: buona parte di quello che so del mio mestiere non l’ho imparato a scuola

Danielle LaPorte non ha certo bisogno di presentazioni. Mi ha colpito un suo recente post, un elenco di errori che sarebbero da evitare ma che, se commessi, sono una manna perché insegnano molto sul proprio lavoro e soprattutto su di sé.

Mi sono ritrovato in molti di essi, e in particolare nel numero 3 (Got a workspace too soon), perché in quelle righe mi è sembrato di ripercorrere l’intera storia logistica di Tesi & testi.

Il mio primo ufficio era una stanza di 15 metri quadri circa e col bagno in cortile (era il 1995 – nel 1940 non ero ancora nato): lì comunque ho posto le basi per il futuro, ho avuto intuizioni che mi piace definire brillanti e ho provato emozioni intense riguardo alla mia creaturina di allora. (Come ad esempio la gioia di possedere un vero fax.)

Poi nel 1997 capii – meglio, credetti di capire – che un imprenditore deve avere tra le altre cose molto spazio per la sua azienda e un ufficio angolare per sé. La nuova sede era elegante, spaziosissima, molto bella da vedersi […] continua a leggere »

Prima di Austin

Adoro l’atmosfera che precede le conferenze! La preparazione articolata e minuziosa, le letture, l’attesa, i piccoli rituali.

Isabella Massardo, commentando un post di Luigi Muzii dice che “per tenere un blog devi […] non dire mai o quasi quello che pensi”. Be’, questo mio diario pubblico, mio di me slightly famous, è invece proprio un contenitore di note dei miei pensieri riguardo a questo mondo. Non ricordo più chi disse: “Non voglio fare quel che mi conviene, voglio fare quello che mi va”.

Insomma qui ci sono io, idiosincrasie, debolezze e difetti compresi, quasi pronto al check-in e, con la scusa di andare a parlare ad una conferenza, impaziente di essere contraddetto, discutere, argomentare e imparare.

La dura legge dei call center

Io – come molti, credo – associo il concetto di call center alle compagnie telefoniche che, puntuali come l’agente delle tasse, chiamano chiedendo del titolare per proporre un’offerta irripetibile.

Cosa c’è dall’altra parte del filo, ahimè, lo sappiamo tutti: un lavoro senza nessuna garanzia a 800 euro al mese. Leggere i racconti di chi c’è stato, o potrebbe esserci stato, dà comunque un’idea ben triste del mondo.

Possibile che la fantasia dell’uomo sia a volte così limitata, che conosca solo la legge del più forte senza nessun tocco di creatività? Cumannari è megghiu ca futtiri, si dice in siciliano. Che tristezza però.

Il vetro di Murano, i cinesi e la dura legge del mercato

In alcune botteghe di Murano si legge che gli articoli provenienti dalla Cina, spacciati per originali, rovinano il mercato. Ma chi affitta un locale commerciale nelle vicinanze di piazza San Marco a Venezia (perché a spostarsi di poche centinaia di metri dai luoghi canonici del turismo lagunare, checché se ne possa pensare, si vede bene che il flusso turistico è rarefatto) ragiona in un’ottica puramente commerciale, ovvero di vendite per metro quadro. E cos’altro dovrebbe fare? È un commerciante, dopotutto.

E inoltre: cosa sa il turista “medio” della differenza tra un vero vetro artistico di Murano e uno made in China? Saprebbe il mio lettore, immedesimatosi per un attimo nei panni di quel turista, riconoscerlo?

E le traduzioni? Il compratore “medio” (ammesso che esista una tale categoria) cosa sa della differenza tra una traduzione “de luxe” e una da battaglia? Di più: dirà forse l’oste che il suo vino è meno buono di quello che spilla il concorrente all’angolo?

Ceteris paribus, come potrebbe il prezzo non essere uno dei criteri primi? Non è forse responsabilità nostra, di noi operatori del settore, far percepire la differenza nel valore?

Sì. E non servono tante parole per far vedere che si è dei […] continua a leggere »

La fenomenologia dell’urgente

“Urgentissimo!” [di preferenza tutto maiuscolo]
“È urgente! Mi serve per ieri!”

Questi sono solo due esempi di accompagnamenti di ordini che riceviamo a volte dai nostri clienti. Nei miei primi anni di questo mestiere prendevo alla lettera tali messaggi, perché pensavo: “Questa persona ha un problema gravissimo, devo fare tutto il possibile per aiutarla”. Col tempo, però, ho cominciato a riflettere sull’abuso della parola; e con gli anni sono arrivato alla conclusione che occorre non farsi abbagliare dalla magia del termine “urgente”, perché non ha significato.

Che cosa vuol dire, infatti, “urgente”? Tra mezz’ora, un giorno, una settimana? Adesso? Non significa nulla! Dietro a questa parola, che dà importanza al lavoro di chi la pronuncia, sta spesso – ma vorrei dire sempre – una cattiva programmazione dei tempi e dei progetti. Di conseguenza, una buona pianificazione può risolvere il problema.

Non quello urgente, è chiaro.