Autore: giannidavico

La lettura liquida

biblioteca
Che cos’è un libro, oggi?

Quali sensazioni provavano i lettori allorché si introdussero sul mercato i primi incunaboli? Che cos’era la lettura per loro, a fine Quattrocento?

Che cos’è la lettura per noi, oggi?

Che cosa sarà dei miei libri adorati che ho sul Kindle anche solo tra dieci anni? Se nel 2020 vorrò andare a ripescare una citazione di un libro che ho letto ora in versione digitale sarò in grado?

Perché oggi, nel 2013, se voglio comprare un libro che mi interessa veramente, un livre de chevet, propendo piuttosto per la versione su carta nonostante il costo superiore?

Impressionerò ancora qualcuno che verrà in casa mia coi miei libri, un domani, mostrandogli tutte le opere che ho sul Kindle (od omologo che ci sarà allora)?

Perché la lettura, che è un’attività che assolutamente adoro – assolutamente, senza riserva alcuna – mi procura delle ansie? Be’, il perché lo so, è per via di questa commistione tra analogico e digitale; ma non sono – non sono ancora, perlomeno – in grado di approfondire gli aspetti negativi di questa sensazione, non […] continua a leggere »

In the flow

Flow
Oggi non parlo io, parla un libro fondamentale per capire meglio il concetto di flusso (flow), ovvero la condizione in cui ci troviamo quando siamo in situazioni nelle quali ricaviamo talmente tanto piacere da quel che stiamo facendo che ci dimentichiamo quasi di noi stessi, che il mondo esterno non ha più alcuna importanza, che non siamo più nemmeno consapevoli dello scorrere del tempo.

Flow. The Psychology of Optimal Experience di Mihaly Csikszentmihalyi (d’accordo, il cognome potrebbe porre qualche problema) è un’opera straordinaria, un luogo dove filosofia, psicologia e vita quotidiana si incontrano. La parola al libro. (Io ho semplicemente tradotto i passaggi.)

Sulla differenza tra piacere e gioia
Le esperienze che danno piacere possono anche dare gioia, ma le due sensazioni sono molto diverse. Per esempio, tutti provano piacere a mangiare. Godere del cibo, tuttavia, è più difficile. […] Una persona può provare piacere senza sforzo alcuno, se i giusti centri nel suo cervello sono stimolati elettricamente, o come conseguenza della stimolazione chimica dei farmaci. Ma è impossibile […] continua a leggere »

Ecco, ieri ero nel mio rifugio tra i monti…

VLUU L110 / Samsung L110
Ecco, ieri ero nel mio rifugio tra i monti e mi sono abbandonato alle sensazioni, ho lasciato che permeassero il mio corpo e il mio spirito.

Prima di tutto, mi è stato chiaro lo scorrere del tempo. Avevo dentro di me le voci e i colori di quand’ero bambino, le voci di chi non c’è più, il suono di una radio, d’estate; e davanti a me gli stessi colori della montagna di tanti lustri fa. Mi sono sentito fortunato e un po’ malinconico, mi era chiaro che lì come dovunque sono semplicemente un ospite temporaneo, e come ospite devo essere gentile ed educato con tutti.

A tratti soffiava un vento caldo, e mi riempiva la faccia e i polmoni.

Ho guardato quella casa, “casa mia”, ho guardato quelle montagne innevate e quei prati slavati: tutte le preoccupazioni, come d’incanto, svanivano. Ho pensato che quel luogo sarà per sempre il mio rifugio, il luogo dove i mali del mondo non potranno raggiungermi. (Be’, starò male anche lì, è chiaro, ma quel luogo sarà sempre un lenimento per […] continua a leggere »

2012, un bilancio – e per il 2013…

VLUU L110 / Samsung L110
Come per il 2011, anche quest’anno ho pubblicato qui 52 articoli, uno per ciascun lunedì dell’anno. Ieri li ho scorsi tutti, perché penso che sia importante ogni tanto voltarsi indietro a vedere da dove arriviamo. I temi sono stati quelli annunciati, ovvero lavoro e filosofia spicciola: quel che cerco di fare in questo luogo è legare appunto il lavoro – la gestione dei progetti di traduzione nel mio caso, ma il discorso è ampliabile a qualunque occupazione – con il poco tempo che abbiamo. (E molto presto non avremo un anno in più, ma uno in meno, come direbbe don Bosco.)

A gennaio ho – abbiamo – dovuto fare i conti con la scomparsa di David Henderson, che non era solo un traduttore brillante ma anche uomo molto intelligente e persona di gran cuore. Qui e qui i miei ricordi, qui un bell’articolo di Cristina Caimotto, qui un ricordo del caro Giulio Pianese a.k.a. […] continua a leggere »

Sensazioni sul SUSA


Be’, in una parola è stato bellissimo.

L’aria era tersa e limpida, venerdì alle 12,21 quando, la mano di mia figlia piccola da una parte, quella di una signora sconosciuta dall’altra, abbiamo formato una catena umana a dimostrare solidarietà con la natura. Tre semplicissimi, lunghissimi minuti.

È stato un evento imperfetto e bellissimo, sono felice di poter dire “io c ‘ero”. Nel blog del sito ci sono alcuni resoconti, qui tantissime foto. Nel tratto che avevo scelto – corso Francia, tra corso Racconigi e piazza Rivoli – eravamo in pochi ma questo non è stato importante. Importante è stato esserci.

I coordinatori sono stati gentili e quasi sopraffatti da quello che stava per capitare. Tra i passanti, c’è stato chi si è fermato e si è unito alla catena. L’atmosfera era magica.

Insomma, bello.

Sentiero Umano di Solidarietà Artistica / Ambientale


Questa è la settimana.

Il giorno è venerdì 21 dicembre, alle 12.21: per tre piccolissimi minuti un sentiero di mani si creerà – dico meglio: creeremo, non è qualcosa che viene dal cielo – per 54 chilometri, da Torino a Susa.

Tutti i dettagli sono qui.

Io credo che per un progetto del genere non servano tante descrizioni, ma piuttosto una citazione:

Aut insanit homo, aut versus facit.

Insomma, come dice Orazio, la poesia salva la vita. O, come scriveva Pavese nel suo diario il 22 febbraio 1940,

Verrà un tempo che la nostra fede comune nella poesia farà invidia.

Il sentiero di venerdì è una poesia, una sinfonia, una preghiera e un’opera d’arte al tempo stesso. Io ci sarò – e vi aspetto.

Minestre pronte


Questo post è dedicato a coloro che hanno in animo di intraprendere la professione di traduttore. È un suggerimento operativo che può avere valenza anche più estesa, nel senso che le considerazioni che farò valgono per tutte le professioni (i fondamenti sono sempre gli stessi).

Mi arrivano, ogni tanto (ma puntualmente), mail da studenti che mi chiedono informazioni di vario genere sul settore: prospettive sul mercato, informazioni sulla tal opera, domande sui CAT e compagnia cantando.

Sono di persone che stanno compiendo degli studi universitari, e che lavoreranno con la parola scritta. Dunque io mi aspetto alcune cose semplici: che il tono sia appropriato, che tutte (ho detto tutte, non quelle più elementari) ricerche siano state fatte e così via.

Ad esempio una mail indirizzata a me ma mandata all’indirizzo info e non al mio non va bene: il mio indirizzo si trova dappertutto sul web, non ci sono attenuanti.

Ad esempio che mi si chiami “signor Davico” non mi piace: o sono Gianni o sono dottore. (E so bene che occorre guardarsi dagli asini specie se dottori, ma lo dico […] continua a leggere »

Lei, professore…


Quando persone che hanno investito del denaro e del tempo per venire ad ascoltare le cose che hai da dire vanno via soddisfatte dopo una giornata di seminario, posso ragionevolmente affermare che l’obiettivo è stato raggiunto.

Certo, sabato è stato facile: da un lato Beppe Bonavia ha parlato per un paio d’ore di problematiche fiscali, di IRPEF e di INPS, di ricevute e di conteggi (non l’avevo mai sentito prima, ma ha indubbiamente il gran pregio di rendere interessante una materia che di per sé non avrebbe molto per catturare l’attenzione di un uditorio); dall’altro Sabrina Tursi è intervenuta spesso a offrire una prospettiva differente, competente e più ampia sugli argomenti di cui abbiamo parlato.

Insomma del valore s’è dato (e questa è la mia preoccupazione prima, e sostanzialmente l’unica). Certo, il tutto nell’ottica di un ambito lavorativo difficile, di un mondo della traduzione che cambia in fretta e così via. Ma il quadro generale è chiaro a tutti: il punto è […] continua a leggere »

Ci vorrebbe una norma ISO…

Era l’ottobre del 2004, io tornavo dalla conferenza ATA, e sul pullman che mi portava all’aeroporto di Toronto incontrai un traduttore. Tra gli argomenti di conversazione ci fu un’idea che lui suggerì: disse che avvertiva la mancanza di una sorta di norma ISO, qualcosa che regolasse le conversazioni sia orali che scritte che avvengono in due lingue (es. io parlo in italiano e tu mi rispondi in inglese).

In effetti da allora è passato tanto tempo, la tecnologia è progredita tantissimo e codificare un’idea del genere sarebbe oggi quasi antistorico, nel senso che ci sono strumenti che risolvono in maniera efficace problemi simili. (Io mi ritengo piuttosto digitale ma sono “nato” nella carta e continuo a stupirmi per meraviglie tecnologiche che per un quindicenne sono pane quotidiano.)

E tuttavia l’utilità pratica di uno “strumento” del genere è innegabile: tu e io possiamo capirci anche parlando lingue diverse – questo mi sembra fantastico.

Quell’osservazione è rimasta dentro di me da allora, è un argomento che ho portato in diverse conversazioni ma non sono mai riuscito a pensarlo in maniera precisa e organizzata. Forse ciò dipende anche dal fatto che per me si tratta di una pratica costante: alle mie figlie non […] continua a leggere »

memoQfest USA 2013


Certo, parlare da qui di una conferenza molto specialistica che si terrà dall’altra parte dell’Atlantico (mooolto al di là) appare forse un po’ pretenzioso. Eppure memoQ è un ottimo strumento, potente e moderno, che ha tutti i requisiti per giocare un ruolo di primo piano nel campo dei software che assistono il traduttore nel suo lavoro.

Quindi San Antonio, Texas, 31 gennaio – 2 febbraio 2013.

Tra gli interventi meritano un cenno almeno quello di Mike Dillinger, vicepresidente dell’AMTA (Making MT Work – Four Scenarios), e di Gábor Ugray, che è a capo dello sviluppo di Kilgray (Zen and the art of memoQ maintenance).

Già, che ci piaccia o no la traduzione automatica è qui per rimanere, e può essere un alleato potente del traduttore. Il mercato cambia, come’è logico e inevitabile che sia (anche il mio meccanico me lo immagino con la chiave inglese e le mani sporche d’olio, ma lui utilizza dei computerini che mi fanno impressione); e negli scenari che mutano le […] continua a leggere »