Autore: giannidavico

Articoli di marketing per traduttori

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Sto preparando l’ormai prossimo seminario sul marketing per i traduttori che si stanno avviando a questa carriera, e questo per me significa prima di tutto studio e ripasso, per offrire a chi ci sarà contenuti freschi, aggiornati, di peso.

E lo studio, va da sé, si basa innanzitutto su articoli pescati in rete. Ecco qui a seguire un florilegio commentato di articoli in tema di marketing per i freelance: chi sarà presente può prepararsi anche partendo da qui, e chi non ci sarà potrà comunque trovare degli spunti interessanti per il mestiere.

Sono semplici suggerimenti sul come entrare nel mercato (da una porticina laterale, perché quella principale è quasi sempre chiusa).

Full disclosure: nelle mie ricerche ho un pusher di fiducia, cui va il mio grazie – sto parlando, ovviamente, di Sabrina Tursi, le cui imbeccate sono state preziose per arrivare a materiali come questi.

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ATA, ALC e compagnia cantando

Quando sono entrato in questo settore ero un ignorante completo, nel senso etimologico del termine: non avevo nessuna conoscenza di prezzi, colleghi, strumenti, associazioni eccetera.

Col tempo, poi, ho scoperto Federcentri e in seguito financo l’America: ATA, ALC e STC.

Ora ho deciso che non rinnoverò più la mia iscrizione all’ATA: dopo dieci anni ho capito che è il momento per me di passare oltre. Mi sovviene Pavese (Il mestiere di vivere, 16 agosto 1950):

La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti.

Anche vedendo le foto della recente conferenza (dell’Italian Language Division, e dunque di una parte che dovrebbe essermi familiare) trovo tanti volti sconosciuti in mezzo a pochi che conosco. E anche l’America per motivi vari è uscita dal focus dei miei clienti: è rimasto qualcosa, ma negli anni mi sono di fatto ri-concentrato in Italia (ho fatto il giro del mondo per tornare più o meno al punto di partenza – e questo, per quanto controintuitivo, ha certamente le sembianze del crescere).

Però questi dieci anni di […] continua a leggere »

Tradurre file di Autocad


C’è un problema che, sporadicamente ma puntualmente, si è presentato nella mia carriera di PM: come tradurre i file di Autocad in maniera rapida ed economica. Poiché penso alle quantità di tempo e di denaro che abbiamo investito in passato per trovare una soluzione, mi piace oggi segnalare questo software, ZTrad.

L’applicativo serve a estrarre i testi di disegni Autocad in maniera che possano essere tradotti (in Word, per esempio), e poi re-importati nel disegno stesso. Il tutto in pochi e semplici passaggi.

Questo software dà un aiuto molto specifico e probabilmente piccolo nel contesto della traduzione tecnica, ma – come chiunque abbia dovuto tradurre decine di file Autocad sa – si tratta di una questione che quando sorge ha bisogno di una soluzione veloce: è un prodotto che accogliamo dunque volentieri nel ventaglio delle nostre possibilità.

Nel laboratorio di un traduttore – Pisa, 1 dicembre 2012

Fino a che qualcuno non muove un passo, nulla nel mondo cambia.

Se io lavoro per conto mio non devo solo essere bravo (no, bravissimo) a tradurre, ma anche bravo (no, più che bravissimo) a promuovere i miei servizi, a vendere, a far di conto, a fare le fatture, a usare i social e così via.

Di questo, in poche parole, parleremo a Pisa il 1 dicembre. Non dimenticando che il traduttore non è un dipendente, quindi deve assumersi i suoi rischi (come ciascuno nel mondo del lavoro di oggi e di domani). Alla fine trovare il proprio posto nel mondo non è complicato, ma ha le sue regole. Regole che vanno seguite e applicate.

Già, perché aveva ragione Gramsci, quando nelle Lettere dal carcere parlava del concetto di difficile (o, ciò che è lo stesso, di facile): difficile rispetto a che cosa? È l’impegno che fa la differenza. Sono le regole del gioco.

La prima edizione milanese di questo workshop è stata un successo. Questo a testimonianza del fatto che il problema è sentito, che c’è necessità di sapere che cosa fare.

Ma un punto […] continua a leggere »

Scimpanzé, giocattoli e altre amenità

A volte qualcuno mi dice qualcosa come ‘tu hai capito tante cose’.

No, io non ho capito nulla e credo anche che capire, come ricordava Eduardo, sia in fondo inutile. Però essere presenti a sé stessi sì, però essere grati per quel che si ha e si è sì. Leggo ad esempio frasi come questa, a proposito dei “manuali per vivere meglio”:

Difficilmente vi troveremo istruzioni ed esortazioni alla mitezza, alla dignità, alla compassione, alla gentilezza, alla gratitudine e a tante altre virtù, più classiche che romantiche, oggi poco praticate.

Il libro è questo, l’autore è Enzo Marigonda (peraltro scomparso tragicamente qualche mese fa, ma questa è un’altra storia).

Se io penso al mio libro, oggi che sono passati quasi due anni da quando è uscito, e quindi lo posso guardare con una certa prospettiva, ritrovo tutta la mia ingenuità (come gli operai di quel racconto di Rodari, se le tue mani hanno fatto sempre armi da guerra difficilmente riusciranno a costruire giocattoli). Ma la mia ingenuità e la mia pacatezza sono un valore che porto con me.

Io non ho capito nulla ma, appunto, non è importante. Ho solo suggerito qualche tecnica […] continua a leggere »

Perché proprio io? Perché io no?

Bell’articolo, questo, perché collega il lato destro del cervello a quello sinistro, cosa che troppo spesso manca alle analisi (anche mie, alas!).

Da leggere con attenzione, e soprattutto da applicare. Perché i clienti scelgono noi? Perché noi scegliamo un servizio piuttosto che un altro? Spesso non lo sappiamo dire esattamente. O meglio, non c’è un preciso motivo razionale:

Because their decisions are largely subconscious, intuitive, purely from the gut. Sometimes emotional. Maybe even irrational in some way. Instantaneous.

Claudio Maffei dice che l’unico motivo per cui compriamo una macchina – l’unico – è perché ci fa sentire fighi quando siamo sopra (parole sue). Ma lo dice anche Walt Kania:

Clients decide at gut level first. They only use the goodies in your CV to justify their choice afterward. Emotion first, facts later.

Interessante anche il paragone con il corteggiamento, perché la vendita è seduzione.

Quindi: dimentichiamo tutti i nostri titoli di studio, la lista dei clienti eccetera. La presunzione. (Se sei un professionista si vede subito, non c’è bisogno di molte parole.) Dimentichiamo tutto il resto e uniamo il lato destro del cervello con […] continua a leggere »

Luigi Muzii, Thomas Gresham, John Maynard Keynes e il presente dell’industria della traduzione


Prendo spunto da questa intervista fatta a Luigi Muzii per esprimere qualche pensiero sull’industria della traduzione.

L’intervistatore, Paul Sulzberger, cita questo post di Don DePalma per sostenere che, anche se la domanda di traduzioni è in aumento,

prices appear to be dropping or at least are stagnant.

Desidero stabilire un primo punto generale qui. Abbassare il prezzo di un servizio che si offre stabilmente in un qualunque mercato è un suicidio professionale. Piuttosto, allora, meglio perdere il cliente o i clienti – decisamente meglio. Questa regola vale per chiunque in qualunque mercato. Insomma abbassare il proprio prezzo unitario è sintomo di una malattia che non può che peggiorare.

Seconda considerazione, questa specifica: chi dice che i prezzi siano in discesa? È, leopardianamente, una fòla. I prezzi dei servizi professionali – qualunque servizio professionale – non sono mai in discesa, per il semplice fatto che i servizi professionali servono al mercato. Il cliente ha […] continua a leggere »

L’industria della traduzione e la Inc. 5000


Io un po’ l’ho presa dagli americani, questa mania di numeri e statistiche. O meglio, la loro ossessione per le classifiche ben si sposa col mio amore per i numeri. Ora Inc. pubblica come tutti gli anni Inc. 5000, l’elenco delle aziende americane a crescita più rapida, e io un po’ mi sento a casa.

Anche perché quest’anno sono venti le aziende del nostro settore a far parte della lista, come ci fa sapere Common Sense Advisory. Ed è una sorta di ritorno a casa perché per me un elenco del genere è prima di tutto un’enumerazione di amici conosciuti negli anni a varie conferenze negli Stati Uniti e altrove. Dunque un ritorno al passato, in un certo senso, o una sorta di conferenza virtuale.

Tre anni fa notavo la medesima cosa. Insomma è un fenomeno che si ripete.

Mi fa piacere vedere che persone con cui ho conversato, pranzato, passato del tempo sono alla guida di aziende sane, che crescono, che creano lavoro. Insomma […] continua a leggere »

Quanto vale la felicità

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Non è che ho l’impressione che non ci capiamo, è che proprio non parliamo la medesima lingua e non c’è speranza di comunicare.

Leggo questo articolo, che è fuorviante già dal titolo e dalla foto (oltre che per i ragionamenti che vi si fanno) e capisco alcune cose.

Prima di tutto, capisco che il sistema socio-economico di cui facciamo parte esige che i lettori (in questo caso, ma le persone in generale) siano innanzitutto consumatori. Devi consumare o sei out. (Sentita ieri sera, Elisa scusami se cito le tue parole: i genitori di un ragazzo di diciott’anni si sono sentiti chiedere dall’assistente sociale se il figlio aveva dei problemi, essendo l’unico in classe a non avere un telefonino.)

Poi capisco che per troppe persone la felicità è commisurata in maniera più o meno diretta al denaro, mentre sia varie ricerche (alcune anche citate nell’articolo) che, soprattutto, un po’ di buon senso dicono che la felicità è da cercare dentro di sé, e non certamente nel possesso dell’ultimo telefonino, TV al plasma eccetera.

Misuriamo il […] continua a leggere »

Viaggio nell’Italia che cambia


Oggi è il giorno. Adesso è l’ora.

Daniel Tarozzi, direttore de “il Cambiamento”, parte per un viaggio di cinque mesi con l’obiettivo di incontrare quelli che lui chiama “gli agenti del cambiamento”, ovvero coloro che hanno deciso che le condizioni di vita cui sono costretti non vanno bene. E quindi cambiano.

O meglio, hanno già cambiato. Sovviene Montale:

Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono più liberi di lui.

“Cambiamento”, che bella parola… Il cambiamento che può partire solo da dentro di noi, tutto il resto sono sciocchezze. Aria fritta.

Conobbi Daniel alla stazione di Grosseto, un giorno in cui in agenda c’era la creazione dell’ufficio di scollocamento. E ora lui è in viaggio. (L’intero percorso può essere seguito qui.) Abbiamo già un appuntamento, che non poteva che essere nel mio angolo di paradiso sui monti.

Bene, non vedo l’ora di scambiare qualche parola […] continua a leggere »