
Umberto Eco sostiene – giustamente – che la propria libreria è in realtà una biblioteca: è sciocca la domanda “ma li hai letti tutti questi libri?”
Non è importante aver letto tutti i propri libri, è importante quel che ti hanno trasmesso e ti trasmettono. (“Cesare Pavese […], l’uomo-libro.”)
Se prendi in mano un incunabolo o una cinquecentina oggi, sono di fatto inutili. Ma anche un libro stampato cinquant’anni fa ha poche chance. Guardo i miei libri: a parte la Treccani, che possiedo per ragioni di famiglia (e che comunque viene consultata forse una volta l’anno), a parte qualche volume Einaudi degli anni Cinquanta (dovuto ai miei studi su Pavese), a parte qualche raro volume dell’Ottocento, la maggior parte dei miei libri è stata pubblicata negli ultimi vent’anni, e più della metà negli ultimi dieci.
E un ebook? Dove sarà – continuo a chiedermi – tra cinque anni l’ebook che compro oggi? Ovviamente la scelta del supporto è un compromesso – il cuore mi direbbe la carta, la praticità è senz’altro digitale –, ma raggiungere un equilibrio […] continua a leggere »



