Autore: giannidavico

J’ai lu tous les livres

biblioteca
Umberto Eco sostiene – giustamente – che la propria libreria è in realtà una biblioteca: è sciocca la domanda “ma li hai letti tutti questi libri?”

Non è importante aver letto tutti i propri libri, è importante quel che ti hanno trasmesso e ti trasmettono. (“Cesare Pavese […], l’uomo-libro.”)

Se prendi in mano un incunabolo o una cinquecentina oggi, sono di fatto inutili. Ma anche un libro stampato cinquant’anni fa ha poche chance. Guardo i miei libri: a parte la Treccani, che possiedo per ragioni di famiglia (e che comunque viene consultata forse una volta l’anno), a parte qualche volume Einaudi degli anni Cinquanta (dovuto ai miei studi su Pavese), a parte qualche raro volume dell’Ottocento, la maggior parte dei miei libri è stata pubblicata negli ultimi vent’anni, e più della metà negli ultimi dieci.

E un ebook? Dove sarà – continuo a chiedermi – tra cinque anni l’ebook che compro oggi? Ovviamente la scelta del supporto è un compromesso – il cuore mi direbbe la carta, la praticità è senz’altro digitale –, ma raggiungere un equilibrio […] continua a leggere »

Word Prisms

Conobbi Kevin Hendzel in una delle tante conferenze nel settore della traduzione cui ho partecipato negli Stati Uniti tra il 2003 e il 2008 – una conoscenza occasionale, ma ricordo che rimasi colpito dal suo modo tranquillo di parlare e dall’aura di calmevolezza (sì, lo so che il termine non esiste sul dizionario; ma inventare le parole è un bel modo per sviscerare, rimescolare e conoscere la propria lingua) che emanava la persona.

Ho da poco scoperto, e volentieri segnalo, il suo blog, Word Prisms, un laboratorio di idee sul mondo della traduzione.

(La cosa bella dei blog americani, anzi degli americani in genere, a riguardo del nostro settore è che si parla – anche – di denaro senza troppi giri di parole come invece faremmo noi.)

(Da un po’ tempo rifletto anche sul fatto che il concetto stesso di “blog” è obsoleto: certo, io non faccio male a nessuno con le mie parole in libertà, e anzi c’è pure chi le apprezza; ma uno strumento che qualche anno fa mi appariva futuristico oggi mi sembra superato dagli eventi, ovvero dall’informazione che si sbriciola e frammenta.)

Tutto il blog si fa leggere […] continua a leggere »

L’annoso problema dei (micro)pagamenti

Ricevere pagamenti da aziende – tipicamente di traduzione – al di fuori dell’Unione Europea è sempre stato un problema per i traduttori, ovviamente dovuto ai costi notevoli delle transazioni.

Qualche anno fa PayPal irruppe sul mercato e, per un po’, si ebbe la sensazione che la difficoltà fosse risolta. Tuttavia, con l’andare del tempo è apparso chiaro che la situazione è certamente migliorata, ma il problema rimane. (Considero i pagamenti che ricevo via PayPal da clienti americani quasi il corrispettivo per un favore, perché mettendo insieme differenza di cambio e commissioni viene fuori un quadro piuttosto scoraggiante.)

Ora Common Sense Advisory segnala Translator Pay, un sistema che potenzialmente potrebbe diventare l’Amazon dei pagamenti (nel senso che la piattaforma è di fatto il luogo in cui avviene il passaggio di denaro), di piccola entità ma non solo.

Hélène Pielmeier, l’autrice dell’articolo, appare positiva rispetto al servizio:

We expect freelancers to take to this new service because they’ll be able to get faster payments, favorable exchange rates, and no transfer fees would be deducted from their payment whatsoever. LSPs will like it because they can batch process vendor payments without […] continua a leggere »

Stress da consegna – e lezioni apprese

Mi sono trovato la settimana scorsa vittima dello “stress da consegna” – quel tipico lavoro lungo da fare in tempi brevissimi, che va per forza consegnato entro la tal ora del tal giorno (e naturalmente va fatto bene, ma questo è un datum e quindi non è da nominare). Il problema nasce dal fatto che io, in questo caso, ero “solo” il middleman, con poco potere di influire sul risultato finale.

Il traduttore per questo incarico è stato tough but fair – qualcuno con cui non è sempre facile andare d’accordo, però gran professionista, bravissimo.

Devo aggiungere che le scadenze pressanti cozzano un po’ – più di un po’, per la verità – col mio “sistema” di vita 2.0, che è fatto di tanti fattori, tra i quali la professione è importante ma non certo esclusiva in una giornata normale.

Il lavoro è stato eseguito a regola d’arte e consegnato nei tempi. Il project manager che è in me è stato soddisfatto.

Ma la parte filosofica del fatto mi interessa molto di più, perché è da essa che si possono ricavare lezioni utili per il futuro. E per questa parte ho pensato soprattutto a Nassim Taleb […] continua a leggere »

Fare pace con la posta elettronica

[originariamente pubblicato su La vita 2.0 il 10 novembre 2011]

A riguardo della posta elettronica c’è un piccolo trucco, che io uso da anni e che trovo straordinariamente efficace nella sua semplicità:

Svuota completamente la tua casella di posta in arrivo ogni sera.

“Eh, ma come?” “No, non è possibile!” Eccetera. Sento già i commenti di chi ha nel proprio programma venti, duecento o duemila messaggi.

C’è un fatto, però. La Posta in arrivo è un luogo di passaggio: essendo un luogo (sia pure metaforico) dove trascorriamo molto tempo, ogni messaggio che rimane lì più del dovuto significa tempo in più per l’attenzione che richiede, per il fatto di dover riprendere il filo di una questione a distanza di tempo, perché non è necessario. Tempo prezioso sottratto ad altri preziosissimi compiti.

Ci sono cose più importanti che fare l’esegesi dei messaggi in arrivo. La vita media di una mail è breve, brevissima. Allora quel che io considero di un’efficacia cartesiana e illuminante è proprio questo: allontanarsi dal computer ogni sera avendo la casella […] continua a leggere »

Mah

VLUU L110 / Samsung L110
Sto rileggendo, sfogliando – centellinando è il termine più preciso – le vecchie copie di Inc. È una storia d’amore che è nata nel 1998 a Philadelphia. Fu amore a prima vista: io vidi quella rivista e in un momento intuii che lì dentro c’era un mondo.

Quel mondo era fatto di adrenalina che scorreva, di storie di grandi uomini e grandi donne che facevano l’America, era la proiezione, l’idealizzazione del mio essere imprenditore. Io come volevo essere ed essere visto.

È stato bellissimo. Letture appassionanti, libri, conferenze, conversazioni, conoscenze.

Ora però il tempo è passato, io sono cambiato e in quei numeri vedo evidenziazioni che ho fatto e che adesso non mi dicono più nulla. Un po’, si parva licet, come l’ingegner Luciano De Crescenzo all’IBM alla fine degli anni Settanta.

Ripensando ora alla mia storia professionale, vedo che ho realizzato solo il 10% di quel che pensavo, e forse solo il 5% (“Vissi al cinque per cento”, direbbe Montale) di […] continua a leggere »

Cambiare per star bene

Alla fine delle fini, cambiare non è difficile; solo, richiede metodo e applicazione, richiede costanza e capacità di sopportare le difficoltà inevitabili. Ecco perché la stragrande maggioranza delle persone non cambierà mai: si arrenderà un momento prima del cambiamento.

Alla fine delle fini, il mio 25×44 non è altro che buon senso applicato. Ho molto da dire, e soprattutto da scrivere, sul tema, ma a ben vedere penso anche che il tutto potrebbe riempire un paio di fogli A4, e sarebbe sufficiente.

(Cioè, insomma, come al solito la realtà è sfaccettata, e il medesimo concetto può avere significati differenti e anche opposti a seconda del destinatario: perché da un altro punto di vista servirebbe un La vita 2.1 di 400 pagine.)

Scrive Paula Radcliffe:

La maggior parte di noi ha la tendenza a concentrarsi su come stanno andando le cose al momento, reiterando nella mente sempre gli stessi pensieri, per tutta la vita. Così facendo perpetuiamo all’infinito le stesse situazioni, mantenendo immutata la nostra versione di “realtà”.

(Paula Radcliffe non è una filosofa di professione, anche se in effetti il suo mestiere – maratoneta – può per tanti […] continua a leggere »

Mareggiate

mareggiate
Ha smesso di piovere, stamattina.

Stamattina sono uscito a guardare il mare. Ho pensato a quel verso di Pavese, “uomo solo dinanzi all’inutile mare”; ma poi ho cercato di mettere a tacere i pensieri e lasciar parlare le sensazioni. (Difficile, ma si può fare. E dà soddisfazione.)

Sono le sensazioni che ti fanno capire delle cose. E sì, è vero che capire – l’ha detto Eduardo – è in fondo inutile. Ma insomma ho capito che anche i fastidi che ho, le magagne, i problemi che non riesco a risolvere compongono la meraviglia della vita stessa. Sono parte di me, sono me: e allora non li respingo, ma li accolgo.

Le sensazioni sono importanti, e soprattutto non possono sbagliare. Allora lasciarsi guidare dalle sensazioni è un buon metodo per andare un po’ più in là, per scoprire qualcosa di te stesso e – soprattutto – del mondo. Ben sapendo che la maggior parte delle cose che accadono e che vengono dette non sono importanti, e che non riuscirai comunque a cambiare la maggior parte delle cose che vorresti.

Cammino, respiro, […] continua a leggere »

Tariffe

DC
Il post di oggi è l’ideale complemento a quello della settimana scorsa, scritto dalla traduttrice Gabriella Gentile sul tema sempre caldo delle tariffe.

Che cosa succede se il cliente offre 5 centesimi a parola?

È semplice: una risata, grassa, sonora e liberatoria. Una risata li seppellirà. Senza tante parole o fronzoli: si ride e si passa oltre.

Dice Gabriella:

Le agenzie cattive sono molte di più di quelle buone, […] le tariffe da fame (inferiori rispetto agli anni precedenti) sembrano essere diventate uno standard di mercato.

Mi sono affacciato a questa professione intorno al 1996, e udivo allora precisamente gli stessi concetti. La storia è sempre uguale a se stessa e si ripete. È ovvio – e anche logico – che un compratore offra poco, offra comunque “di meno”; ma, altrettanto, è logico che il venditore rifiuti la proposta e passi oltre.

In questi anni ho aumentato in maniera regolare i prezzi, perché questo garantisce ai miei clienti che io sarò qui anche domani a servirli. Sì, negli ultimi due anni […] continua a leggere »

Gabriella Gentile, Il mercato delle traduzioni: crisi o declino?

Lo spunto per questo post, della traduttrice Gabriella Gentile, è nato da un suo recente commento ad un mio vecchio articolo.

Ma il tema delle tariffe, si sa, è annoso e imperituro; e poi tocca ovviamente chiunque lavori per proprio conto. Ho chiesto allora a Gabriella di elaborare il suo pensiero sul tema. Il risultato è qui a seguire.

Enter Gabriella.

Lettera d’incarico, impegno, ricerche terminologiche, finalmente la consegna e la fattura: “siamo spiacenti ma il cliente ha limitato ulteriormente il budget e possiamo offrirle soltanto 0,05 centesimi a parola”.

La professione del traduttore, perché di professione si tratta, è oggi persa nell’ambiguità di un mercato in cui le agenzie cattive sono molte di più di quelle buone, in cui le tariffe da fame (inferiori rispetto agli anni precedenti) sembrano essere diventate uno standard di mercato.

Pensandoci su, come può essere possibile che negli anni le tariffe si abbassino invece di aumentare? È evidente che qualcosa non va. Medici, ingegneri e avvocati, hanno adeguato le tariffe al costo della vita così come sono aumentati i prezzi di beni e servizi e tutti pagano senza storcere il muso. […] continua a leggere »