Autore: giannidavico

Perdere un sogno

Ho messo via un po’ di legnate
i segni quelli non si può
che non è il male né la botta
ma purtroppo è il livido
(Ligabue, Ho messo via)

Il mio rifugio tra i monti, luogo che mi ha visto bambino e poi ragazzo e poi giovane uomo e poi uomo e poi ancora persona che entra nella mezza età, è da anni – circa dal 2006, quando per la prima volta avemmo come famiglia ristretta (ovvero come nucleo familiare non allargato a genitori eccetera) la nostra vera casa, una sorta di nido – un rifugio, appunto, nel vero e pieno senso della parola – dove crescere le figlie d’estate, dove pensare in pace, dormire senza pensieri, scrivere, lavorare, camminare e così via.
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Ieri, il giorno dopo la fine ufficiale di #ER16 (a proposito: è andato tutto bene, ce l’abbiamo fatta, i bambini sono stati contenti, i genitori pure, e c’è anche stato il momento di commozione con la lacrima), è successo un fatto che sapevo che doveva […] continua a leggere »

Interrompere il flusso dei pensieri

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Avevo preparato tutto, soprattutto dentro di me, per questa settimana. Poi, improvviso e imprevedibile, è successo un fatto che ha immediatamente spostato il flusso dei miei pensieri in una direzione differente.

(Ero in una splendida passeggiata con mia figlia grande, al ritorno da Narbona, luogo pieno di fascino e meta agognata. Tant’è.)

Il problema è che io mi sento, che io sono responsabile per le Rosine. Conseguente ansia, pensieri neri, conseguente stress, telefonate, ascolto di lamentele e preoccupazioni eccetera. Senza nemmeno essere lì, senza nemmeno poter constatare i tanti danni avuti, senza nemmeno poter spostare un secchio d’acqua.

Ora, che sono nel mezzo del ciclone – ecco, appunto –, questa mi sembra una bella sfida. Riuscire a gestire 22 bambini urlanti (per fortuna non sono solo!), le criticità di casa e in mezzo a tutto questo portare anche avanti il lavoro soddisfacendo i clienti sarà un bel traguardo. Il traguardo di questa settimana.

Il flow dei pensieri si è interrotto subitaneamente, il flow dei pensieri positivi riprenderà presto.

Una parola luminosa

luce
C’era una parola, sopra tutto, che mi girava in testa nei giorni scorsi, pensando al post che avevo da scrivere per oggi: luglio. Luglio di tutti è il mese che preferisco, perché il più leggero, il più caldo, soprattutto perché il più luminoso. Già, la luce di luglio è particolare e non ripetibile.

Soprattutto, pensando alle cose belle che verranno, a #ER16, alle mie camminate solitarie sui monti, al mio rifugio tra i monti che è luogo di partenze e di ritorni, il cuore mi si allarga. Luglio è il mese della leggerezza e della luce, ecco.

Le sensazioni, quelle sì sono importanti. Ieri mi sono lasciato alle spalle, per un po’ almeno, le gare di golf e lo stress che ultimamente mi hanno provocato, o per meglio dire ho elaborato l’idea che il golf in sé non è più assolutamente wow! per me – non in questo momento.

Ecco, allora, le sensazioni sono di leggerezza incipiente, di pensieri leggeri e luminosi. E la leggerezza porterà a riflessioni calme, che a loro volta porteranno a progetti […] continua a leggere »

#ER16

estate
Abbiamo fatto la pazzia, e la responsabilità è innanzitutto mia.

Tutto trae origine da un pensiero: vedere mia figlia piccola così spensieratamente bambina, innocente e felice nei suoi giochi (“La vita è fatta solo di giochi”, ha detto alla mamma non più tardi di un mese fa), e capire, sapere che è al limitare dell’infanzia, che questa sarà forse l’ultima sua estate di bambina; e allora cercare di fermare il tempo, e fermarlo io so che si può solo mirando a viverlo nella sua pienezza intera, nel suo andare, nel suo flusso naturale, con l’idea (forse infantile, e certamente ingenua) che tutto questo contribuirà a rinforzare i miei ricordi di lei quando bambina non sarà più.

Allora abbiamo invitato nel nostro rifugio tra i monti la sua classe intera, per una settimana che è quasi qui. Ed è stato un successone di adesioni: nella prima settimana di luglio saremo in compagnia di ventidue diconsi ventidue bambini scorrazzanti, urlanti, ridenti, felici intorno a noi.

Bambini felici.

Ecco, alla fine delle fini mi sembra che essere genitore sia questo. […] continua a leggere »

Esiste il talento?

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Che cos’è il talento? Questo è un libro denso, pieno, disruptive al pari del Cigno nero, che dà delle risposte che non saranno definitive ma vanno considerate con attenzione; non da ultimo perché Anders Ericsson è l’esperto mondiale della deliberate practice.

La versione breve, a mio modo di vedere, è che il talento puro non esiste. Ci possono essere persone che hanno più predisposizione rispetto ad altre verso un determinato compito, ma senza il duro lavoro quel loro “talento” non verrà mai fuori. (Sul punto rimando anche a quest’altra mia recensione.)

Questo libro è significativo sotto molti punti di vista (a me, ad esempio, attira tanto l’applicazione nello sport), ma soprattutto è da considerare per quanto riguarda l’apprendimento nei bambini e nei ragazzi: perché l’applicazione di metodi corretti alle persone che stanno crescendo e imparando può avere delle ricadute enormi, in primo luogo in termini di vita mentale più ricca di significato e più in generale nella società.

Il libro presenta il caso di Mozart, che però ormai è troppo ovvio. Generalmente si pensa a Mozart […] continua a leggere »

Una porta socchiusa

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Ama’, nun saccio pecché, ma chella criatura ca sta llà dinto me fa penzà ‘o paese nuosto. Io so’ turnato e me credevo ‘e truvà ‘a famiglia mia o distrutta o a posto, onestamente. Ma pecché?… Pecché io turnavo d’ ‘a guerra… Invece, ccà nisciuno ne vo’ sentere parlà.

Quann’io turnaie ‘a ll’ata guerra, chi me chiammava ‘a ccà, chi me chiammava ‘a llà. Pe’ sapé, pe’ sentere ‘e fattarielle, gli atti eroici… Tant’è vero ca, quann’io nun tenevo cchiú che dícere, me ricordo ca, per m’ ‘e llevà ‘a tuorno, dicevo buscíe, cuntavo pure cose ca nun erano succiese, o ca erano succiese all’ati surdate… Pecché era troppa ‘a folla, ‘a gente ca vuleva sèntere… e guagliune… ‘O surdato! ‘Assance séntere, conta! Fatelo bere! Il soldato italiano!

Ma mo pecché nun ne vonno sèntere parlà? Primma ‘e tutto pecché nun è colpa toia, ‘a guerra nun l’he voluta tu, e po’ pecché ‘e ccarte ‘e mille lire fanno perdere ‘a capa… Tu ll’he accuminciate a vedé a poco ‘a vota, po’ cchiú assaie, po’ cientomila, po’ nu […] continua a leggere »

Salire per scendere

In poche parole, sabato è andata così:
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A mezzogiorno ero al santuario, che è di fatto il punto di partenza per tante mie camminate, e ho iniziato la salita verso il monte Tibert, dove sono arrivato due ore più tardi. Su c’era la nebbia ma non mi importava: i pensieri erano puri, puliti, leggeri. E poi si cammina per camminare, mica per altro o per giungere a un punto preciso: si cammina per mettere un passo dopo l’altro, salire, scendere o quel che comunque ti presenta la strada. Si va, si va e basta.

Ho poi seguito il crinale fino al monte Crosetta, anche piangendo per la commozione di quello spettacolo immenso e assoluto. Già, non ho ancora metabolizzato il fatto che al mondo esista tanta bellezza.

A un certo punto ho scorto Narbona (L’Arbouna):
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E in quel momento mi è stato chiaro perché ero arrivato fino a […] continua a leggere »

Bill Graeper, in memoriam

Torno di nuovo dopo tanto tempo a parlare di industria della traduzione, sia pure in senso lato, o per meglio dire in maniera personale (che poi è l’unica che di fatto conosca); e lo faccio per commemorare una persona che ho ammirato e che ci ha lasciato in questi giorni, Bill Graeper.

Per quanto riguarda il nostro settore, è sufficiente dire che Bill fondò, vent’anni fa, Certified Languages International e fu poi tra i membri fondatori dell’ALC, che è a mio giudizio di gran lunga la migliore associazione dedicata allo sviluppo del nostro settore da un punto di vista manageriale e professionale.

E proprio alle conferenze dell’ALC (Pasadena, Milwaukee, Austin) sono legati i miei ricordi di lui. Gli incontri sono sempre stati cordialissimi, e col tempo si sviluppò una piccola amicizia. Mi chiamava per nome, mi chiedeva dell’Italia, mi raccontava degli aneddoti, soprattutto mi parlava dell’ALC e di quanto tenesse alla sua crescita (me lo ricordo, ad esempio, allo stand dell’ALC alla conferenza ATA del 2007 a San Francisco).

Di lui ricordo soprattutto questo, distintamente: il sorriso. L’ho sempre visto sorridere, e anche se non lo conoscevo bene capisco che questo era un riflesso di un […] continua a leggere »

Pensieri puliti

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(Questo post si è scritto da solo, per intero, mentre camminavo.)

Scioccamente, il mio cruccio più grande di venerdì mattina, quando dovevo decidere se venire qui sabato oppure domenica (per domenica le previsioni parevano migliori), è stato il meteo.

(È da un po’ che medito un post su come è cambiata, probabilmente non in meglio, la nostra percezione del tempo da che ciascuno di noi ha il meteo sempre e comunque in tasca.)

Comunque alla fine mi sono detto what the fuck (o forse era navigare necesse, vivere non necesse, che è un tantino più elegante) e ho scelto il giorno che preferivo (sabato) perché ho pensato: il tempo faccia ciò che vuole, io vado e basta.

Ho dormito nel mio rifugio tra i monti. Alle 10 ho lasciato l’auto nell’ultimo posto utile prima della neve e ho cominciato il sentiero:

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(Parvetto – Fauniera – Colle dei Morti – Rifugio Trofarello)

Salendo, via via i […] continua a leggere »

In un pomeriggio di pioggia

Sono partito per un giro in bicicletta, ieri verso fine pomeriggio. La bici distende i pensieri, per così dire, li sistema, li mette in fila. In più pioveva. Da sempre adoro la pioggia. La pioggia è mia amica.

Pensavo alle costrizioni delle nostre vite, alle cose che facciamo perché dobbiamo farle, o anche (e forse soprattutto) perché “così si fa”, perché così fan tutti. Quando non posso scappare la mia reazione è estraniarmi (l’estraniamento è anche una fuga, dopotutto). E in bici ci sono solo io con i miei pensieri, null’altro.

Poi il cerchio si è allargato alle cose belle che avrei potuto fare e non ho fatto. C’era un po’ di malinconia, insomma, mista all’accettazione che è la consapevolezza dell’età di mezzo.

Erano dunque pensieri un po’ scomposti, forse un poco più sistemati dopo il giro ma sempre posticci, sempre appiccicati, provvisori. Accettare il guado a volte non è facile. Mi accompagnava Umberto Saba, soprattutto, e le varie “creature della vita / e del dolore” (Città vecchia); e pensavo, col poeta, che

s’agita in esse, come in me, il Signore.

E c’era anche un poco di Montale (Mediterraneo):

Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale
siccome i ciottoli che […] continua a leggere »