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Prima di Austin

Adoro l’atmosfera che precede le conferenze! La preparazione articolata e minuziosa, le letture, l’attesa, i piccoli rituali.

Isabella Massardo, commentando un post di Luigi Muzii dice che “per tenere un blog devi […] non dire mai o quasi quello che pensi”. Be’, questo mio diario pubblico, mio di me slightly famous, è invece proprio un contenitore di note dei miei pensieri riguardo a questo mondo. Non ricordo più chi disse: “Non voglio fare quel che mi conviene, voglio fare quello che mi va”.

Insomma qui ci sono io, idiosincrasie, debolezze e difetti compresi, quasi pronto al check-in e, con la scusa di andare a parlare ad una conferenza, impaziente di essere contraddetto, discutere, argomentare e imparare.

Tre libri, un’idea

Negli ultimi mesi mi sono imbattuto – in parte per caso, ma come sappiamo da Nassim Taleb è il caso a guidare le nostre vite – in tre libri molto differenti tra di loro, dei quali però mi colpisce l’idea centrale, simile in tutti e tre.

I libri sono:

Timothy Ferriss, The 4-Hour Workweek: Escape 9-5, Live Anywhere, and Join the New Rich. Questo è il sito di Ferriss e qui c’è l’edizione italiana che, sottotitolo a parte, è ben tradotta.

Robert T. Kiyosaki, Rich Dad Poor Dad: What the Rich Teach Their Kids About Money – That the Poor and the Middle Class Do Not! L’edizione italiana esiste, ma la traduzione è molto imprecisa.

Robert Shemin, How Come THAT Idiot’s Rich and I’m Not? C’è anche l’edizione italiana, che però non conosco.

(Un’avvertenza: come per tutti i libri che provengono di là dall’Oceano, occorre fare la tara ai concetti espressi: non tutto ciò che illustrano queste opere è condivisibile o applicabile.)

Quel che trovo molto significativo è il fatto che, quando si parla delle cose che contano davvero – le nostre vite, i progetti, […] continua a leggere »

Cantata dei giorni dispari, parte seconda

cantata
I commenti di Renato Beninatto e Luigi Muzii al mio post precedente mi hanno fatto riflettere più in profondità sull’argomento. Mi sono reso conto che forse la citazione era fuorviante, perché potrebbe lasciar trasparire un astio che – in realtà – non c’è.

In due parole, intendo dire che il male fondamentale dell’industria della traduzione, per come la vedo io, è una sorta di Giano bifronte. Da un lato c’è il cliente agenzia che non considera il proprio fornitore un partner, ma un mero accessorio intercambiabile in qualunque momento (cosa che può essere vera in molti casi, ma in tanti altri no). Dall’altro il traduttore che accetta, e dunque avalla, questo stato di cose – e diviene pertanto causa del suo stesso male.

Cantata dei giorni dispari

Ricevo ex abrupto, qualche giorno fa, una mail da un cliente americano con cui abbiamo smesso da anni di collaborare per via della solita questione dei prezzi (e io sono stufo di riparlare di queste cose con chi non sa dare valore al lavoro non solo di altri, ma soprattutto proprio):

Dear Giovanni,

I hope this e-mail finds you well.

I would like to ask for you independent opinion. Please have one of your qualified linguists evaluate the document above. It has five columns: the original English text, original translation, editorial changes of the client, opinion of the original linguist of the editor’s changes and the very last column is yours. Please evaluate these changes and objectively tell who is right here.

We will pay $25 for this job.

Please confirm if you are able to deliver by Monday morning (US Eastern Standard time).

Thank you in advance,

È riportata precisa precisa, non ho cambiato nemmeno una virgola. È purtroppo un segno dei tempi. Non saprei che commentarla con le parole di Antonio Piscopo, personaggio di Eduardo:

Mannaggia la testa del ciuccio! e lo fate apposta. Io non è che per orgoglio non confesso una debolezza mia, che me […] continua a leggere »

Giocare con le parole

In un recente comunicato stampa di Transperfect si legge:

With more than 7 years’ experience in the language services field, Flodrová is an industry veteran.

Veteran? Con tutta l’ammirazione che ho avuto per la storia imprenditoriale di Liz Elting, soprattutto nei primi, avventurosi anni, e pur tenendo conto del fatto che tutti abbiamo bisogno di vendere qualcosa, e naturalmente senza conoscere la persona citata, credo che sette anni siano pochi per definire qualcuno “veterano” di un settore.

Il coraggio imprenditoriale

Konosuke Matsushita, uno che su economia e mercati due o tre cose le sapeva, una volta disse:

Boom is welcome. Recession is more welcome.

In un momento in cui chiunque attende gli eventi e non si azzarda a fare investimenti o anche semplicemente spese che non siano strettamente necessari, la recessione in atto ha il gran pregio di costringere a pensare a soluzioni creative. Tutte le magagne gestionali ora vengono alla luce – adesso, veramente, si vede chi è bravo. E pensare che il coraggio imprenditoriale verrà premiato è ora una facile scommessa.

La storia di un’idea

C’è un concetto che porto con me da un anno circa, sul quale ho pensato molto e che mi pare incontri un certo interesse tra il pubblico. In due parole, è la prospettiva differente dei traduttori e dei loro clienti (che possono essere oppure no aziende di traduzione): i traduttori vogliono rispetto, i clienti vogliono i benefici che derivano dal servizio di traduzione.

È un’idea che ha viaggiato parecchio: ne ho parlato a Bologna al congresso AITI, a Roma al congresso Federcentri, a Santiago al VMS, ne ho scritto su Multilingual e ne parlerò tra un paio di mesi ad Austin alla conferenza ALC.

Sembra un dialogo tra sordi. Sembra che non se ne esca. Già, sembra. Ma per fortuna ci sono molti traduttori illuminati che si rendono conto che parlare il linguaggio dei propri clienti è un viatico al successo. Tanto più in tempi di crisi, perché le crisi costringono a soluzioni creative alle quali in tempi “normali” si potrebbe anche non aver pensato.

Luigi Muzii è d’accordo in parte con quel che scrivo (e già questa è per me di per sé una benedizione). Io, dall’inizio, ho sempre considerato […] continua a leggere »

Una mente sublime

Trovo decisamente geniale la maniera in cui Nassim Taleb chiude la sua pagina:

You are welcome to send me a very brief email at gamma [at] fooledbyrandomness [dotcom]. You would do me a favor if you waited a while as I am not in an online mode and have 1500 neglected letters in my inbox (so please just send mail for pressing matters). Concise messages are much preferable (say a maximum < 40 words) as I will not be able to read long letters. Please do not 1) send me your papers or other “interesting material” to read, 2) ask finance questions (not my specialty, 3) make me to rewrite sections of my books (I write books, not emails), 4) ask for a list of “other interesting books to read”, 5) ask me to provide career or educational advice, 6) send me passages from Tolstoy or the Ecclesiast on luck and randomness, 7) send me the list of typos in my drafts. Note that I almost always reply (but ONLY to short messages), time permitting (but once) –even to nasty emails. Finally, note that, thanks to my new keyboard, I sometimes reply in Arabic, particularly to academics.

[Also […] continua a leggere »

Il mio prossimo libro

Il 17 luglio 1949 Cesare Pavese scriveva agli amici Adolfo ed Eugenia Ruata, riferendosi alla nascitura Luna:

Io sono come pazzo perché ho avuta una grande intuizione – quasi una mirabile visione (naturalmente di stalle, sudore, contadinotti, verderame, letame ecc.) su cui dovrei costruire una modesta Divina Commedia.

Mooolto più umilmente, io ho un libro che mi sta crescendo tra le mani ed è decisamente più ampio rispetto al progetto iniziale. Rotti gli indugi, è una sorta di vademecum per il professionista (non solo traduttore).

Il Gianni-pensiero, insomma, dal titolo provvisorio e dall’indice abbozzato, ma che cresce a vista d’occhio.

La dura legge dei call center

Io – come molti, credo – associo il concetto di call center alle compagnie telefoniche che, puntuali come l’agente delle tasse, chiamano chiedendo del titolare per proporre un’offerta irripetibile.

Cosa c’è dall’altra parte del filo, ahimè, lo sappiamo tutti: un lavoro senza nessuna garanzia a 800 euro al mese. Leggere i racconti di chi c’è stato, o potrebbe esserci stato, dà comunque un’idea ben triste del mondo.

Possibile che la fantasia dell’uomo sia a volte così limitata, che conosca solo la legge del più forte senza nessun tocco di creatività? Cumannari è megghiu ca futtiri, si dice in siciliano. Che tristezza però.