Nell’attimo in cui comincia la discesa

Piccerì, a passà nun passa, ci si abitua.
Eduardo

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Ieri, appena finito il raduno, la luce era meravigliosa nel mio rifugio tra i monti. Questo però non mi aiutava molto.

Già, perché da una parte c’era l’elaborazione di un lutto – per quanto piccolo – che era dovuto alla fine di questa bella giornata e delle piacevolezze che ha portato con sé; da un’altra c’era il pensiero che era l’ultima domenica d’estate che passavo in questo luogo che amo; da un’altra ancora c’era l’idea incombente che questo possa essere l’ultimo anno che trascorro qui; e infine (ma in ordine sparso) c’era il fatto che la mia prima iscrizione a Langit è di vent’anni fa.

Insomma ho pensato alla mia vita che scorre rapida, e al fatto che non riesco a lasciare il segno come vorrei.

Quindi c’era l’idea delle cose che finiscono. E quindi mi ha preso una malinconia fortissima, pensando alle cose che avrei potuto fare e non ho fatto, alle parole che avrei potuto dire e non ho detto. Alle possibilità avute e non […] continua a leggere »

Dopo vent’anni, un piccolo grazie

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Un paio di anni fa organizzai nel mio rifugio tra i monti (e dove, altrimenti? 😀 ) un raduno di Langit. Fu un incontro quasi intimo, a cui parteciparono poche persone; ma la cosa non mi stupì, soprattutto perché Cuneo è lontana da qualsiasi cosa; e tanto più questo luogo, una borgata di una frazione di un paesino abbarbicato sul crinale tra la valle Maira e la valle Grana, dove o ci vieni apposta o non sai nemmeno dell’esistenza. Ma fu piacevole, e ne conservo un bel ricordo – come credo con me i partecipanti.

In più quest’anno ricorre il ventennale dacché diedi il via all’attività di traduzioni. I miei primi vent’anni nell’industria della traduzione. E quindi ho pensato di unire le due cose, organizzando qui per domenica prossima, 7 agosto, un raduno rivolto in primo luogo a tutti i traduttori, le traduttrici e le loro famiglie con cui ho avuto il piacere di lavorare insieme in questo tempo che mi pare lunghissimo, e poi a tutti i traduttori di Langit indistintamente (e alle loro famiglie, ovviamente).

In […] continua a leggere »

Come le cose che finiscono

Ho dei pensieri contrastanti in questo periodo. Un po’ agitosi, non ordinati come vorrei. (Non riesco a definirla bene questa cosa, ma so che quando ci sono troppi accadimenti non riesco a seguire tutto, vado in confusione e conseguentemente non sono tranquillo.)

Luglio non è stato – fino ad ora almeno – il mese che pensavo che fosse, principalmente per questo e questo motivo. Io me lo immaginavo così, ma pensare di “controllare” gli accadimenti è pura illusione.

Sabato mattina ho giocato a golf, ma il pomeriggio l’ho passato sui tetti. Stare sui tetti a cambiare le tegole è divertente, prendermi cura della casa è un’attività che mi dà soddisfazione (sebbene stia nell’angolo dei “lavori ad alto rendimento”, per dirla alla Batista). Quindi le mie percezioni cambiano – segnatamente l’età di mezzo è pericolosamente vicina a me. È un fatto che accetto perché sarebbe sciocco contrastare il tempo; ma non sono sicuro che mi piaccia poi così tanto.

Poi c’è il corpo che cambia – la vista che cala, sopra tutto –, e quindi l’idea del tempo che scorre inesorabile. Papà e mamma che per la prima volta quest’anno dal 1978 non vedranno la nostra […] continua a leggere »

Pulire i pensieri

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Avevo un problema grosso. Per tutta la settimana scorsa avevo continuato a pensare a quello che era successo la domenica precedente, a casa mia nel mio rifugio tra i monti. È qualcosa che sono riuscito ad elaborare solo l’altro ieri, sabato, salendo al bivacco Rousset, che è un luogo che mi dà pace e tranquillità.

Sì, un fatto molto simile mi era successo l’anno scorso, quando salendo lassù avevo avuto la sensazione magnifica di liberarmi completamente dei problemi avuti con l’INPS che mi avevano tolto il sonno per un paio di anni: fu proprio come togliermi un peso, una splendida metafora della leggerezza dopo il tormento.

Questa volta è stato un po’ diverso, nel senso che sono salito lassù magari un po’ inconsciamente ma di fatto con l’idea di pensare, di riflettere, di sistemare le cose dentro di me. E quando sono arrivato in cima a quelle montagne sono stato in grado di capire quello che non riuscivo a razionalizzare.

(Non era #ER16, come hanno paventato alcuni amici! I bambini non hanno […] continua a leggere »

Perdere un sogno

Ho messo via un po’ di legnate
i segni quelli non si può
che non è il male né la botta
ma purtroppo è il livido
(Ligabue, Ho messo via)

Il mio rifugio tra i monti, luogo che mi ha visto bambino e poi ragazzo e poi giovane uomo e poi uomo e poi ancora persona che entra nella mezza età, è da anni – circa dal 2006, quando per la prima volta avemmo come famiglia ristretta (ovvero come nucleo familiare non allargato a genitori eccetera) la nostra vera casa, una sorta di nido – un rifugio, appunto, nel vero e pieno senso della parola – dove crescere le figlie d’estate, dove pensare in pace, dormire senza pensieri, scrivere, lavorare, camminare e così via.
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Ieri, il giorno dopo la fine ufficiale di #ER16 (a proposito: è andato tutto bene, ce l’abbiamo fatta, i bambini sono stati contenti, i genitori pure, e c’è anche stato il momento di commozione con la lacrima), è successo un fatto che sapevo che […] continua a leggere »

Interrompere il flusso dei pensieri

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Avevo preparato tutto, soprattutto dentro di me, per questa settimana. Poi, improvviso e imprevedibile, è successo un fatto che ha immediatamente spostato il flusso dei miei pensieri in una direzione differente.

(Ero in una splendida passeggiata con mia figlia grande, al ritorno da Narbona, luogo pieno di fascino e meta agognata. Tant’è.)

Il problema è che io mi sento, che io sono responsabile per le Rosine. Conseguente ansia, pensieri neri, conseguente stress, telefonate, ascolto di lamentele e preoccupazioni eccetera. Senza nemmeno essere lì, senza nemmeno poter constatare i tanti danni avuti, senza nemmeno poter spostare un secchio d’acqua.

Ora, che sono nel mezzo del ciclone – ecco, appunto –, questa mi sembra una bella sfida. Riuscire a gestire 22 bambini urlanti (per fortuna non sono solo!), le criticità di casa e in mezzo a tutto questo portare anche avanti il lavoro soddisfacendo i clienti sarà un bel traguardo. Il traguardo di questa settimana.

Il flow dei pensieri si è interrotto subitaneamente, il flow dei pensieri positivi riprenderà presto.

Una parola luminosa

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C’era una parola, sopra tutto, che mi girava in testa nei giorni scorsi, pensando al post che avevo da scrivere per oggi: luglio. Luglio di tutti è il mese che preferisco, perché il più leggero, il più caldo, soprattutto perché il più luminoso. Già, la luce di luglio è particolare e non ripetibile.

Soprattutto, pensando alle cose belle che verranno, a #ER16, alle mie camminate solitarie sui monti, al mio rifugio tra i monti che è luogo di partenze e di ritorni, il cuore mi si allarga. Luglio è il mese della leggerezza e della luce, ecco.

Le sensazioni, quelle sì sono importanti. Ieri mi sono lasciato alle spalle, per un po’ almeno, le gare di golf e lo stress che ultimamente mi hanno provocato, o per meglio dire ho elaborato l’idea che il golf in sé non è più assolutamente wow! per me – non in questo momento.

Ecco, allora, le sensazioni sono di leggerezza incipiente, di pensieri leggeri e luminosi. E la leggerezza porterà a riflessioni calme, che a loro volta porteranno a progetti […] continua a leggere »

#ER16

estate
Abbiamo fatto la pazzia, e la responsabilità è innanzitutto mia.

Tutto trae origine da un pensiero: vedere mia figlia piccola così spensieratamente bambina, innocente e felice nei suoi giochi (“La vita è fatta solo di giochi”, ha detto alla mamma non più tardi di un mese fa), e capire, sapere che è al limitare dell’infanzia, che questa sarà forse l’ultima sua estate di bambina; e allora cercare di fermare il tempo, e fermarlo io so che si può solo mirando a viverlo nella sua pienezza intera, nel suo andare, nel suo flusso naturale, con l’idea (forse infantile, e certamente ingenua) che tutto questo contribuirà a rinforzare i miei ricordi di lei quando bambina non sarà più.

Allora abbiamo invitato nel nostro rifugio tra i monti la sua classe intera, per una settimana che è quasi qui. Ed è stato un successone di adesioni: nella prima settimana di luglio saremo in compagnia di ventidue diconsi ventidue bambini scorrazzanti, urlanti, ridenti, felici intorno a noi.

Bambini felici.

Ecco, alla fine delle fini mi sembra che essere genitore sia questo. […] continua a leggere »

Esiste il talento?

Peak
Che cos’è il talento? Questo è un libro denso, pieno, disruptive al pari del Cigno nero, che dà delle risposte che non saranno definitive ma vanno considerate con attenzione; non da ultimo perché Anders Ericsson è l’esperto mondiale della deliberate practice.

La versione breve, a mio modo di vedere, è che il talento puro non esiste. Ci possono essere persone che hanno più predisposizione rispetto ad altre verso un determinato compito, ma senza il duro lavoro quel loro “talento” non verrà mai fuori. (Sul punto rimando anche a quest’altra mia recensione.)

Questo libro è significativo sotto molti punti di vista (a me, ad esempio, attira tanto l’applicazione nello sport), ma soprattutto è da considerare per quanto riguarda l’apprendimento nei bambini e nei ragazzi: perché l’applicazione di metodi corretti alle persone che stanno crescendo e imparando può avere delle ricadute enormi, in primo luogo in termini di vita mentale più ricca di significato e più in generale nella società.

Il libro presenta il caso di Mozart, che però ormai è troppo ovvio. Generalmente si pensa a Mozart […] continua a leggere »

Una porta socchiusa

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Ama’, nun saccio pecché, ma chella criatura ca sta llà dinto me fa penzà ‘o paese nuosto. Io so’ turnato e me credevo ‘e truvà ‘a famiglia mia o distrutta o a posto, onestamente. Ma pecché?… Pecché io turnavo d’ ‘a guerra… Invece, ccà nisciuno ne vo’ sentere parlà.

Quann’io turnaie ‘a ll’ata guerra, chi me chiammava ‘a ccà, chi me chiammava ‘a llà. Pe’ sapé, pe’ sentere ‘e fattarielle, gli atti eroici… Tant’è vero ca, quann’io nun tenevo cchiú che dícere, me ricordo ca, per m’ ‘e llevà ‘a tuorno, dicevo buscíe, cuntavo pure cose ca nun erano succiese, o ca erano succiese all’ati surdate… Pecché era troppa ‘a folla, ‘a gente ca vuleva sèntere… e guagliune… ‘O surdato! ‘Assance séntere, conta! Fatelo bere! Il soldato italiano!

Ma mo pecché nun ne vonno sèntere parlà? Primma ‘e tutto pecché nun è colpa toia, ‘a guerra nun l’he voluta tu, e po’ pecché ‘e ccarte ‘e mille lire fanno perdere ‘a capa… Tu ll’he accuminciate a vedé a poco ‘a vota, po’ cchiú assaie, po’ cientomila, po’ nu […] continua a leggere »