Il flow, una bambina, la professione e io

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Ho tardato a pubblicare oggi perché l’idea per il post mi è nata solo ieri sera tardi, e avevo bisogno di elaborarla, di “cucinarla” nel mio laboratorio di scrittura, e di chiedere – prima che fosse fuori – il parere e i consigli di mia figlia piccola nella maniera di cui dirò tra poco.

Tutto nasce da una combinazione di due fatti:

– sto leggendo questo libro. L’autore lo conosco bene (ne ho parlato ad esempio qui), il suo concetto di flow è un pilastro per le prestazioni in diversi campi;

– ieri, domenica, ho passato tanto tempo con mia figlia piccola a giocare insieme e fare altre cose (ma giocare soprattutto, anche perché per lei ogni cosa del mondo è un gioco). E se ieri nel gioco c’era solo il gioco e nessun’altra considerazione, pensandoci oggi ho capito che lei mi insegna tante cose del flow che sa per istinto, per natura: e dunque frutto laterale del giocare con lei è l’imparare come se si stesse leggendo un libro. (Ciò […] continua a leggere »

Cosa ci faccio alla stazione di Fossano?

Fossano
Giovedì 31 dicembre, qualche minuto prima delle 18. Sono lì per fare il biglietto per tornare verso casa. Poco più di sette ore prima sono partito dal mio rifugio tra i monti, con l’obiettivo di arrivare camminando alla stazione di Centallo. Ma poi cammin facendo mi sono reso conto che sarei arrivato troppo presto, che c’era ancora luce e allora ho proseguito.

Sono 38 km in tutto, che ho percorso correndo a tratti e in buona parte camminando.

Pensare camminando. Camminare correndo. Correre lentamente. Correre fortissimo. Respirare. Respirare sopra tutto.

Non ho pensato molto, o meglio ho pensato che pensare non serve, che “capire, in fondo, è inutile” (l’ha detto Eduardo).

Che c’è molta grazia nascosta, nelle nostre terre piemontesi: ad un certo punto mi sono rivolto a due persone chiedendo lumi sulla via, in piemontese e dando del lei; ma quelle persone, evidentemente, sono molto più avanti, perché mi hanno risposto in piemontese dandomi del voi: e questo è figura (nel senso auerbachiano del termine) della gentilezza e cortesia proprie delle nostre genti.

(Mi è sovvenuto, per parallelismo, quel […] continua a leggere »

Rifiutologia

Dunque, vado con ordine.

Il 24 novembre mia figlia piccola e io andiamo a vedere un film-documentario sui rifiuti, Meno 100 chili. Proiezione gratuita nell’unico cinema rimasto della mia cittadina.

Presenti i felici pochi di morantiana memoria; ma presente l’autore, Roberto Cavallo. Avrei voluto chiedere l’autografo al suo libro ma mi sono vergognato. Comunque.

Il maestro si è presentato quando l’allievo era pronto, diciamo. Sì, perché a casa mia, che è sì un ex orfanotrofio di fine Cinquecento diventato convento e poi sede della fabbrica di nonno Giovanni e comunque casa Davico da kent’annos, ma anche un condominio dove tra abitazioni e attività gravita una cinquantina di persone, con tutte le difficoltà che ciò può creare per quanto riguarda i rifiuti, il problema dei rifiuti esiste, e come! Esiste nel cortile – ormai è un’abitudine quasi divertente tirare su le cicche delle sigarette, e non credo passi settimana senza che io ne tiri su meno di cinquanta -, esiste soprattutto nei vari contenitori dei rifiuti. (Fortunatamente non sono il solo.)

In ogni caso quel film e poi quel libro hanno risvegliato in me il punto centrale: il punto centrale è che io posso fare qualcosa. Sarà […] continua a leggere »

Le cose che non ho detto, i gesti che non ho fatto

RM
Ho l’età in cui si cominciano a tirare i remi in barca, in cui si fanno almeno tanti bilanci quanti progetti. Cioè, in realtà la questione è un momento più complicata di così. Direbbe Giovanni Giudici:

Ho l’età
in cui dovrei fare ciò che volevo
fare da grande e ancora non l’ho deciso.

In questi giorni sono stato a visitare la tomba del mio professore di tesi, Riccardo Massano. (Ne avevo parlato qui, solo che ero nel posto sbagliato.) La prima cosa che ho pensato, o meglio che mi è venuta alla testa ancor prima del pensiero, è stato quell’esame – credo il primo per me con lui – in quell’afosissimo giorno di luglio del 1991 o dintorni immediati, lui sudatissimo con una polo a maniche corte color celeste pallido e il fazzoletto a togliersi i sudori dalla fronte (ce l’ho davanti agli occhi limpidissima la scena, ricordo che pensai che non mi sembrava tanto degno di un professore universitario farsi vedere sul luogo di lavoro, nel “tempio del sapere”, con una maglietta e un fazzoletto sulla […] continua a leggere »

Aggiungere valore

Ho consegnato un progetto qualche giorno fa – un progetto normale, lingue normali, sostanzialmente normale in tutto. È in effetti, in sintesi estrema, quel che faccio tutti i giorni da vent’anni circa. Gianni Davico l’editor, un po’ come – si parva licet – “Cesare Pavese […], l’uomo-libro” (lettera a Tullio Pinelli, 18 agosto 1927).

Cioè. Quell’uomo lavorava solo sui libri, sui libri degli altri per dirla à la Calvino, mentre io leggo contratti, specifiche tecniche, materiali di marketing e così via. (A ben vedere c’è della poesia anche nella marketing literature; ma probabilmente questa è un’altra storia, buona per un altro post.)

Però guardavo quel documento così come mi è arrivato, tradotto (bene) e pronto (in teoria) per essere mandato al cliente, e poi guardavo quello stesso documento qualche ora dopo, dopo una mia rilettura, dopo una formattazione che seguisse le attese del cliente, dopo il confronto col traduttore su dubbi che potevano essere nati durante il suo e il mio lavoro.

Non erano la stessa cosa. Indubbiamente parenti, ma non certamente la stessa cosa.

Traduco: ho ricevuto un semilavorato (per quanto finito dal punto di vista del traduttore), ho consegnato un prodotto finito. Insomma ho aggiunto valore.

Perché questo […] continua a leggere »

Lo smartphone e io

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Quest’estate avevo discusso con Chiara Zanardelli di un tema cui avevo pensato: il nostro (inteso come professionisti, traduttori o anche “semplici” utenti) rapporto con lo smartphone. Avevo proposto a lei di scriverne dal punto di vista professionale (e il suo pezzo – molto interessante – si trova ora qui), lasciando per me le considerazioni “filosofiche” (spicciole, ça va sans dire).

L’idea mi era nata in un pomeriggio in cui ero da solo nel mio rifugio tra i monti (quanti pensieri leggeri lassù!): avevo lasciato in casa – a bella posta – il mio bello smartphone ed ero partito per una lunga passeggiata tra i miei monti. Quelle poche volte in cui riesco a farlo la sensazione di libertà è completa, sia pure trattandosi di una libertà relativa perché di breve durata.

Se lo porto con me è comodo, certo, ma il rapporto con la realtà cambia: perché vuoi fare una foto, poi guardi il meteo, poi l’ultima su FB e insomma non c’è neanche il tempo per respirare. La realtà si modifica, appare filtrata, magari più […] continua a leggere »

Chiara Zanardelli: Lo smartphone come strumento di lavoro del libero professionista


Un altro pezzo interessante di Chiara Zanardelli (i precedenti qui e qui), con la quale abbiamo immaginato un tema – il rapporto con lo smartphone – sviluppato da due punti di vista diversi: il suo, qui, che riguarda la produttività; il mio, più “filosofico”, seguirà la settimana prossima. La parola a Chiara.

Dopo aver parlato qualche mese fa degli strumenti indispensabili per liberi professionisti, questa settimana mi vorrei concentrare sullo smartphone, ormai fondamentale tanto quanto il PC o il notebook per il lavoro di ogni professionista.

Nel bene e nel male, e lascio a Gianni una riflessione più filosofica sul tema, al libero professionista è richiesto di essere sempre connesso e rispondere in tempi brevi agli input esterni. Che impressione vi fate di una persona che impiega una settimana a rispondere a un’e-mail? In quanto tempo al massimo rispondete a una richiesta di un cliente? Che cosa fate nei tempi morti, ovvero nelle sale d’aspetto di medici, sui mezzi pubblici o in coda al semaforo?

Se vi riconoscete in questa descrizione e non riuscite […] continua a leggere »

Lungo le rive del grande fiume

Io arrivo tardi alle cose, lo so. (Gianni diesel era uno dei miei soprannomi, e credo spieghi tante cose.) Sabato sono andato a cercare la tomba del mio professore di tesi, che forse ho trovato e forse no (perché c’è il nome della famiglia ma non il suo – il che non mi stupisce nemmeno tanto: conoscendone il rigore, l’austerità e lo stile potrebbe essere benissimo seppellito senza nome). Volevo – ma non avendo la certezza di averlo trovato non ci sono riuscito – chiudere un metaforico cerchio che si aprì tanti anni fa, quando mi incantai a sentire le sue lezioni su Dante (chiamarle lezioni è assolutamente riduttivo, peraltro). In una ricordo che io ero l’unico studente (quand’eravamo tanti eravamo forse una decina), e allora lui passò l’ora intera a leggermi le sue traduzioni in piemontese di poeti della latinità. Ed è stato proprio in quel momento che ho capito che la mia lingua/dialetto aveva dignità letteraria, ovvero andava più in là di un campanile o di un modo di dire, se un professore di università sentiva la necessità di volgere in quell’idioma carmi di duemila anni prima. Mi sovviene Ungaretti (I fiumi):

Questo è il Serchio
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Il traduttore “ideale”

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Mi sono fatto una domanda: perché lavoro più volentieri con determinati traduttori piuttosto che con altri?

Certo, ci sono le simpatie, c’è il caso e ci sono tanti fattori poco ponderabili. Ma ho cercato di darmi comunque delle risposte, che sono ovviamente del tutto personali ma potrebbero anche avere una valenza più generale. Quello che segue dunque è un tentativo di descrizione del traduttore “ideale” (le virgolette sono d’obbligo), e nello stesso tempo uno spunto di discussione.

La prima caratteristica che cerco in un traduttore è la professionalità. Professionalità per me significa ad esempio:
– rispetto dei tempi;
– uso consapevole degli strumenti informatici, e in particolare dei CAT;
– fatturazione facile;
– facilità di lavorarci insieme.

Il costo sarà conseguente a queste caratteristiche, ma non è il punto principale. Io devo far quadrare i conti ma non ho mai cercato il fornitore meno caro (non può essere un assioma – dipende da tanti fattori), cerco piuttosto il fornitore che risolva per me e con me dei problemi, e che parli la mia stessa lingua – […] continua a leggere »

Dizionario delle Combinazioni Lessicali: il sito

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Sei anni fa uscì il Dizionario delle Combinazioni Lessicali: opera che, a quanto ne so, è unica nel suo genere per il fatto che fornisce le combinazioni di nomi, aggettivi, verbi e avverbi, con ciò dando una bella mano a chi lavora con la lingua italiana. Ne parlai qui (inclusa un’intervista con l’autore, Francesco Urzì).

Già allora la carta pareva come una barriera alla diffusione di quest’opera meritoria. Infatti alla mia domanda (“La carta, per quanto affascinante, potrebbe essere un limite per questo strumento. Prevedi un’edizione su CD?”) l’autore rispose:

Sembra la conferma della legge del contrappasso. Il DCL, concepito per essere pubblicato su supporto informatico, viene alla fine pubblicato su carta, e adesso il CD-ROM viene sollecitato a furor di popolo…
Non posso ignorare questa istanza popolare. Non appena raggiunta una certa massa critica (in termini di copie vendute) partiremo anche con questo progetto.

Ecco, passati gli anni anche i CD sembrano cose dell’altro ieri, ma da poco tempo è online la versione digitale del dizionario e la lacuna è colmata. È un passaggio che […] continua a leggere »