Diecimila libri

biblioteca
Nei primi anni di Tesi & testi i libri sono stato uno strumento fondamentale, per me, per imparare il mestiere. Ovvero: il mestiere – qualunque mestiere – non basta impararlo sui libri, ma i libri sono fondamentali per darti visione e respiro. E comunque ci viene in soccorso il Nuto della Luna:

– Sono libri, – disse lui, – leggici dentro fin che puoi. Sarai sempre un tapino se non leggi nei libri.

Dapprima, nei miei primissimi anni (primi anni Novanta) apprezzai soprattutto i libri degli editori Franco Angeli e di Sperling & Kupfer. Franco Angeli, lui di pirsona pirsonalmente divenne quasi un mito per me, tant’è che quando fu ora di pubblicare il mio secondo libro fu uno dei primi cui proposi il progetto. Di Sperling & Kupfer ricordo soprattutto Wow! Un successo da urlo (Tom Peters era un altro dei miei miti dell’epoca).

Leggevo solo in italiano; il che era un po’ limitante, date tutte le risorse che provenivano da oltreoceano. Per questo ricordo con profluvio di dettagli la meraviglia che mi prese quando a Philadelphia […] continua a leggere »

Lo storytelling aziendale

Accennavo la settimana scorsa a un tema, tra gli altri, che mi ripromettevo di sviluppare in futuro: lo storytelling.

Ecco, oggi parliamo di questo. Sia chiaro che questo post non vuole nella maniera più assoluta assomigliare a una definitive guide o qualcosa del genere: sono semplicemente alcuni pensieri sul tema. (La mia storia, appunto.) Sono tutti pensieri che vanno approfonditi nel dibattito comune, sempre avendo in mente i versi di Nelo Risi:

Vorrei solo che dall’urto
nascesse una più energica morale.

(Li ho citati millanta volte in questi venti anni, ma tanto lavoro rimane ancora da fare.)

Riflettendo nei giorni scorsi sul tema, ho pensato che l’illustrazione migliore fosse l’esempio. Ho iniziato dunque da “casa” mia: ho condensato in poche righe la storia (e anche la geografia, e di questo vado particolarmente fiero) di Tesi & testi. È la storia della mia azienda – della mia bòita, per meglio dire –, fatta di conquiste e di zone d’ombra, di successi e di fallimenti. È, in fondo, la mia storia. Magari non luccica e non risplende, ma è vera.

Perché è questo il punto fondamentale: la storia che racconti deve essere vera. Il punto – passiamo al lato […] continua a leggere »

Alcune note per la vendita di servizi

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A margine dei post di una e due settimane fa, faccio oggi alcune considerazioni su come possono essere impostate le vendite di servizi.

Intanto, dobbiamo presupporre di avere a che fare con un cliente molto ben informato: come conseguenza, il nostro ruolo principale è quello del consulente. È tramontata per sempre l’era del venditore – del fornitore di servizi, nello specifico – informato e del cliente che doveva per forza attenersi a quanto apprendeva dai fornitori consultati. Oggi l’informazione è a disposizione di chiunque in ogni momento, ed è perlopiù gratis (Free, perfect, and now, per dirla con il titolo di un libro di successo di qualche anno fa), dunque di per sé non possiede più valore spendibile. Ma l’obiettivo è – dovrebbe essere – quello di diventare un consulente, ovvero un partner, ovvero un fornitore non intercambiabile con chiunque, ma qualcuno le cui idee sono percepite come di valore e per questo viene ascoltato.

Anni fa parlai qui del circolo virtuoso della qualità, che è in teoria il mercato “perfetto”. E anche se Yogi Berra […] continua a leggere »

Vendere e comprare

market
Qualche giorno fa ho inserito su Langit, la mailing list dei traduttori che lavorano con l’italiano, una richiesta per traduttori aventi determinate caratteristiche per un progetto che reputo decisamente interessante e che sto organizzando in questo periodo.

Sono entrato in contatto con un certo numero di traduttori. Con alcuni ho avuto un veloce scambio di mail, con altri abbiamo approfondito, con altri ancora abbiamo iniziato a collaborare.

In linea con i pensieri che esprimevo lunedì scorso, inserisco qui alcune considerazioni. Non hanno un ordine particolare, ma sono intese come “imbeccate” per i traduttori interessati a negoziare progetti.

1. Il potenziale cliente non è tuo amico
Se cerco un fornitore per un servizio, non mi interessa diventare suo amico. Voglio dire, io nel tempo ho stretto amicizie fraterne con millanta traduttori; ma questo, appunto, può avvenire nel tempo. Se entriamo in contatto per la prima volta significa che non ci conosciamo; e non è necessario che tu mi diventi simpatico, voglio solo risolvere un mio problema e dunque cerco la soluzione a quel problema. Apprezzerò tantissimo se mi parli […] continua a leggere »

Le vendite per traduttori

2 Broadway
Qual è il cruccio principale di qualunque professionista?

(Parlo del settore che conosco, l’industria della traduzione, ma il discorso vale per qualunque settore e qualunque mestiere.)

Le vendite.

Non c’è alcun dubbio.

Partiamo da un brano tratto da questo libro, che qui traduco per comodità del lettore. Racconta Lytle di un giorno in cui stava sciando con un amico dentista, cui chiese quale fosse il maggior cruccio nel suo settore.

“Le vendite”, è stata la risposta dell’amico. “Devi convincere le persone a farsi togliere i denti del giudizio. Devi gestire le obiezioni. Persuaderli a sopportare il dolore, le spese e il tempo sacrificato al lavoro. Non ti insegnano l’arte delle vendite all’università. Ma dovrebbero farlo”.

Il problema è che nessuna scuola di traduzione insegna a vendere. In teoria questo sarebbe compito della formazione, ma per fare uno yogiberrismo dirò che in teoria la teoria e la pratica sono la stessa cosa, ma in pratica no.

Occorre amare la vendita. Vendere è avere la possibilità di mettere in mostra la propria abilità nel settore. Non è fatto da […] continua a leggere »

Chiara Zanardelli: La cassetta degli attrezzi del traduttore

Chiara Zanardelli, che qui aveva parlato dell’equilibrio delicato tra lavoro e famiglia, descrive oggi alcuni strumenti a disposizione del traduttore (e del professionista in generale) per migliorare l’organizzazione del lavoro e dunque la gestione del proprio tempo.

Siamo padroni o schiavi della tecnologia? Domanda difficile che dipende da molti fattori come la propria esperienza, età, professione e, direi, il proprio individuale approccio alla tecnologia. Di certo non se ne può più prescindere e quindi perché non sfruttarla per “liberare tempo” invece che assorbirlo con giochi et similia?
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Come ho già raccontato alcune settimane fa, per me la tecnologia è importantissima per trarre il massimo dalle mie giornate lavorative e per dare quell’illusione di presenza continua a cui, ormai, sono avvezzi molti clienti. Prima di passare in rassegna alcuni dei software più utili, premetto che è essenziale dotarsi di uno smartphone e installare le App corrispondenti ai software presenti su PC: la sincronizzazione tra PC e smartphone permette infatti di non perdere tempo nel recupero dei dati e di averli sempre a propria […] continua a leggere »

Prima della primalba (e anche dopo)

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Oggi ho visto nascere il giorno.

Ero nel mio rifugio tra i monti, ieri sera. Avevo puntato la sveglia molto presto ma poi mezz’ora prima ero già su, proprio come i bambini al primo giorno di scuola che alle sette e mezza girano già per casa con tutto il necessario in mano e chiedono “È ora? È ora? E adesso è ora?”

Pur in un periodo burrascoso ero eccezionalmente sereno, quasi senza pensieri. Mi sono preparato la colazione e poi l’ho consumata a luce spenta – di quella casa conosco ogni centimetro, una lampadina mi sembrava un di più non necessario.

Quindi ho preso la mia bici e sono tornato verso casa. Praticamente un mattino di fatica nera: i primi cinquanta chilometri sono scorsi via lisci, ma durante gli ultimi quaranta le gambe arrancavano anzichenò. Mi sovveniva Max Pezzali:

È allora che al volo ho realizzato
il rischio di passare la mia vita
sopra a un Peugeot che arranca in salita
mentre uno con il Fifty ti sorpassa, ride e va.

D’accordo, […] continua a leggere »

Furinomoriniscirea


Dice: “Non si può essere contemporaneamente tifosi della Juve e del Toro”. O forse sì?

Nel maggio del 1974 io avevo 6 anni, e la Lazio conquistò lo scudetto. Non ricordo nulla di allora, ma ho una reminiscenza – peraltro molto vaga – di me come “simpatizzante” laziale, nel senso che è naturale che un bambino faccia il tifo per i vincenti. (Pochi anni dopo mi colpì la tragedia di Re Cecconi, quel suo gesto forse sconsiderato ma di fatto mai chiarito che gli costò la vita.)

Negli anni successivi però la Juventus tornò a essere quella di sempre, e un bambino cosa fa? Ne diventa tifoso, è normale. In quegli anni sapevo a memoria tutte le formazioni di tutte le squadre di serie A, ma quella della mia squadra la recitavo come un santo rosario.

In quegli anni il nostro panettiere era uno sfegatato torinista, e con me – soprattutto al lunedì, ça va sans dire – c’era sempre lo sberleffo amichevole. Questo siparietto aveva luogo di solito prima di scuola; io ero timidissimo e cercavo di sottrarmi, […] continua a leggere »

Per chiudere un cerchio

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Venerdì, quando il traghetto si è staccato dal porto di Calvi, il tempo era nuvoloso. Lasciare la mia patria seconda senza il sole è forse un commiato un po’ più semplice.

Quest’anno le mie giornate – numericamente brevi, perché le finanze sono quel che sono – sono state quasi sempre divise in maniera equanime: mattino al mare e pomeriggio a esplorare. Potevano essere sentieri – sentieri soprattutto –, oppure file di paesoli abbarbicati, assolati e silenziosi (di fatto mai sul mare, perché la Corsica è la montagna in mezzo al mare, ciò che vuol dire che è innanzitutto montagna – Mausoleo essendo quello che più mi è rimasto dentro), o anche golf.

Sentire, semplicemente sentire il fascino che questa terra esercita su di me. L’attrazione non resistibile.

Paesaggire, come avrebbe detto Zanzotto citato da Paolini. La paesologia arminiana esiste anche in Corsica.

Cominciare a immaginare il libro che prima o poi scriverò, e che si intitolerà Mal di Corsica. (Perché il mal di Corsica esiste, anche questo è un fatto.)

Pensare a questi cerchi che si aprono […] continua a leggere »

Quarantotto, cioè

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È cominciata, in maniera bella e casuale, tre anni fa; è proseguita due, e poi l’anno scorso. E domani, di nuovo. È la tradizione familiare di trascorrere il compleanno nella mia patria seconda.

Mi sovviene Pavese:

Son lontani i mattini che avevo vent’anni.
E domani, ventuno.

Quarantotto anni non sono tanti né pochi, semplicemente sono. Penso soprattutto alle esperienze che voglio fare, al vento in faccia, ad attraversare la Corsica a piedi, ad arrivare ad handicap zero. Ad altri traguardi impegnativi che col tempo mi fisserò.

La mia maniera di augurarmi buon compleanno, quella più piena e viva che conosca, è prendermi del tempo per pensare a come lasciare segni di vita dentro di me. Fare un piano di vita per le seconde nove, insomma.

Cercare di fare mia la lezione di Oliver Sachs:

There is no time for anything inessential.

Ben sapendo che sarà inutile, in sostanza, che la cima delle cime non esiste se non dentro di noi. Ma dentro di me esiste, e come! La cima è fissarmi un traguardo […] continua a leggere »