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Internet ci rende stupidi?

stupid
Il titolo del post di oggi riprende il libro di Nicholas Carr di cui avevo parlato qui.

Lo so, lo so che quando inizi a dire – o anche solo a pensare – “ai miei tempi” vuol dire, in parole povere, l’inizio della fine. E tuttavia mi chiedo, io che ho ancora voglia di studiare argomenti nuovi, imparare, approfondire: come faccio a farlo, visto che a parte quando sono sul divano o nel letto con un libro il tempo è per forza spezzettato dalla potenza del Web?

Oggi ricordo con piacere i pomeriggi del liceo, o i giorni dell’università passati di fronte ad un libro. Però, che cosa potremmo pensare oggi di che cosa scriveva Roberto Vacca nel 1981 in Come imparare più cose e vivere meglio?

I tedeschi dicono che è importante “lernen mit Sitzfleisch” – cioè: imparare con la carne con cui ci si siede. Questo vuol dire […] continua a leggere »

Dieci anni

Noi abbiamo un problema.

Ce l’abbiamo come società tutta, ma oggi lo esaminiamo dal punto di vista di un giovane che sta per entrare, sta entrando o è appena entrato sul mercato del lavoro. Un traduttore, per esempio.

Partiamo da questo post di Giovanna Cosenza, che pubblica lo sfogo di una lavoratrice dell’intelletto che è impiegata per due lire.

Sara Crimi, che con l’editoria ci lavora, sulla sua pagina Facebook sintetizza tutto quanto in maniera efficace:

Basta con i piagnistei, sul serio.
Tirare fuori gli attributi e smettere di menarsela col lavoro intellettuale.

Allora che cosa facciamo?

Prima considerazione: questa turbolenza che stiamo attraversando contiene già in sé, per forza e di necessità, la sua soluzione, solo che noi non la vediamo ora. Il fatto che non la vediamo non significa però che non esista. (Nassim Taleb docet; e non solo col suo Cigno nero, ma anche col suo Antifragile che sto leggendo da un mese – lettura difficile, lentissima, da digerire, affascinante, piena di significati.)

Nessuno ha (per ora) grandi risposte, dunque; ma questo non […] continua a leggere »

La desertificazione del lavoro

Mi soffermo ogni tanto a pensare alle differenze tra i miei inizi e quelli di chi entra oggi nel mercato del lavoro a offrire le proprie competenze e i propri servizi. Be’, a prescindere dalle cause la situazione è difficile per chiunque, dunque è triplamente difficile per chi non ha una storia lavorativa dimostrabile alle spalle.

Se penso a me, credo di essere andato più o meno sempre bene per via dell’entusiasmo che mi ha sempre contraddistinto. Ho sempre messo energia e passione nel lavoro. Mi sovviene il Pavese delle Lettere:

Io qui farò tant’altro. Studierò e lavorerò per fare della mia vita la cosa migliore e più bella di cui sarò capace. Per ora vedo quest’avvenire un po’ confusamente, ma non mi spaventa. Ho passato dei momenti atroci nella mia vita e sono ancora qui.

E un concetto simile espresse Ben Hogan:

I feel sorry for the kids these days. They don’t know what it’s like to learn that you can survive almost anything.

Allora alla fine dico è vero che non c’è lavoro, che ci sono poche possibilità, che le prospettive sono tutt’altro che rosee. Ma metti passione in quello che […] continua a leggere »

Stress da consegna – e lezioni apprese

Mi sono trovato la settimana scorsa vittima dello “stress da consegna” – quel tipico lavoro lungo da fare in tempi brevissimi, che va per forza consegnato entro la tal ora del tal giorno (e naturalmente va fatto bene, ma questo è un datum e quindi non è da nominare). Il problema nasce dal fatto che io, in questo caso, ero “solo” il middleman, con poco potere di influire sul risultato finale.

Il traduttore per questo incarico è stato tough but fair – qualcuno con cui non è sempre facile andare d’accordo, però gran professionista, bravissimo.

Devo aggiungere che le scadenze pressanti cozzano un po’ – più di un po’, per la verità – col mio “sistema” di vita 2.0, che è fatto di tanti fattori, tra i quali la professione è importante ma non certo esclusiva in una giornata normale.

Il lavoro è stato eseguito a regola d’arte e consegnato nei tempi. Il project manager che è in me è stato soddisfatto.

Ma la parte filosofica del fatto mi interessa molto di più, perché è da essa che si possono ricavare lezioni utili per il futuro. E per questa parte ho pensato soprattutto a Nassim Taleb […] continua a leggere »

Fare pace con la posta elettronica

[originariamente pubblicato su La vita 2.0 il 10 novembre 2011]

A riguardo della posta elettronica c’è un piccolo trucco, che io uso da anni e che trovo straordinariamente efficace nella sua semplicità:

Svuota completamente la tua casella di posta in arrivo ogni sera.

“Eh, ma come?” “No, non è possibile!” Eccetera. Sento già i commenti di chi ha nel proprio programma venti, duecento o duemila messaggi.

C’è un fatto, però. La Posta in arrivo è un luogo di passaggio: essendo un luogo (sia pure metaforico) dove trascorriamo molto tempo, ogni messaggio che rimane lì più del dovuto significa tempo in più per l’attenzione che richiede, per il fatto di dover riprendere il filo di una questione a distanza di tempo, perché non è necessario. Tempo prezioso sottratto ad altri preziosissimi compiti.

Ci sono cose più importanti che fare l’esegesi dei messaggi in arrivo. La vita media di una mail è breve, brevissima. Allora quel che io considero di un’efficacia cartesiana e illuminante è proprio questo: allontanarsi dal computer ogni sera avendo la casella […] continua a leggere »

Minestre pronte


Questo post è dedicato a coloro che hanno in animo di intraprendere la professione di traduttore. È un suggerimento operativo che può avere valenza anche più estesa, nel senso che le considerazioni che farò valgono per tutte le professioni (i fondamenti sono sempre gli stessi).

Mi arrivano, ogni tanto (ma puntualmente), mail da studenti che mi chiedono informazioni di vario genere sul settore: prospettive sul mercato, informazioni sulla tal opera, domande sui CAT e compagnia cantando.

Sono di persone che stanno compiendo degli studi universitari, e che lavoreranno con la parola scritta. Dunque io mi aspetto alcune cose semplici: che il tono sia appropriato, che tutte (ho detto tutte, non quelle più elementari) ricerche siano state fatte e così via.

Ad esempio una mail indirizzata a me ma mandata all’indirizzo info e non al mio non va bene: il mio indirizzo si trova dappertutto sul web, non ci sono attenuanti.

Ad esempio che mi si chiami “signor Davico” non mi piace: o sono Gianni o sono dottore. (E so bene che occorre guardarsi dagli asini specie se dottori, ma lo dico […] continua a leggere »

Ci vorrebbe una norma ISO…

Era l’ottobre del 2004, io tornavo dalla conferenza ATA, e sul pullman che mi portava all’aeroporto di Toronto incontrai un traduttore. Tra gli argomenti di conversazione ci fu un’idea che lui suggerì: disse che avvertiva la mancanza di una sorta di norma ISO, qualcosa che regolasse le conversazioni sia orali che scritte che avvengono in due lingue (es. io parlo in italiano e tu mi rispondi in inglese).

In effetti da allora è passato tanto tempo, la tecnologia è progredita tantissimo e codificare un’idea del genere sarebbe oggi quasi antistorico, nel senso che ci sono strumenti che risolvono in maniera efficace problemi simili. (Io mi ritengo piuttosto digitale ma sono “nato” nella carta e continuo a stupirmi per meraviglie tecnologiche che per un quindicenne sono pane quotidiano.)

E tuttavia l’utilità pratica di uno “strumento” del genere è innegabile: tu e io possiamo capirci anche parlando lingue diverse – questo mi sembra fantastico.

Quell’osservazione è rimasta dentro di me da allora, è un argomento che ho portato in diverse conversazioni ma non sono mai riuscito a pensarlo in maniera precisa e organizzata. Forse ciò dipende anche dal fatto che per me si tratta di una pratica costante: alle mie figlie non […] continua a leggere »

Articoli di marketing per traduttori

DC
Sto preparando l’ormai prossimo seminario sul marketing per i traduttori che si stanno avviando a questa carriera, e questo per me significa prima di tutto studio e ripasso, per offrire a chi ci sarà contenuti freschi, aggiornati, di peso.

E lo studio, va da sé, si basa innanzitutto su articoli pescati in rete. Ecco qui a seguire un florilegio commentato di articoli in tema di marketing per i freelance: chi sarà presente può prepararsi anche partendo da qui, e chi non ci sarà potrà comunque trovare degli spunti interessanti per il mestiere.

Sono semplici suggerimenti sul come entrare nel mercato (da una porticina laterale, perché quella principale è quasi sempre chiusa).

Full disclosure: nelle mie ricerche ho un pusher di fiducia, cui va il mio grazie – sto parlando, ovviamente, di Sabrina Tursi, le cui imbeccate sono state preziose per arrivare a materiali come questi.

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Nel laboratorio di un traduttore – Pisa, 1 dicembre 2012

Fino a che qualcuno non muove un passo, nulla nel mondo cambia.

Se io lavoro per conto mio non devo solo essere bravo (no, bravissimo) a tradurre, ma anche bravo (no, più che bravissimo) a promuovere i miei servizi, a vendere, a far di conto, a fare le fatture, a usare i social e così via.

Di questo, in poche parole, parleremo a Pisa il 1 dicembre. Non dimenticando che il traduttore non è un dipendente, quindi deve assumersi i suoi rischi (come ciascuno nel mondo del lavoro di oggi e di domani). Alla fine trovare il proprio posto nel mondo non è complicato, ma ha le sue regole. Regole che vanno seguite e applicate.

Già, perché aveva ragione Gramsci, quando nelle Lettere dal carcere parlava del concetto di difficile (o, ciò che è lo stesso, di facile): difficile rispetto a che cosa? È l’impegno che fa la differenza. Sono le regole del gioco.

La prima edizione milanese di questo workshop è stata un successo. Questo a testimonianza del fatto che il problema è sentito, che c’è necessità di sapere che cosa fare.

Ma un punto […] continua a leggere »

Perché proprio io? Perché io no?

Bell’articolo, questo, perché collega il lato destro del cervello a quello sinistro, cosa che troppo spesso manca alle analisi (anche mie, alas!).

Da leggere con attenzione, e soprattutto da applicare. Perché i clienti scelgono noi? Perché noi scegliamo un servizio piuttosto che un altro? Spesso non lo sappiamo dire esattamente. O meglio, non c’è un preciso motivo razionale:

Because their decisions are largely subconscious, intuitive, purely from the gut. Sometimes emotional. Maybe even irrational in some way. Instantaneous.

Claudio Maffei dice che l’unico motivo per cui compriamo una macchina – l’unico – è perché ci fa sentire fighi quando siamo sopra (parole sue). Ma lo dice anche Walt Kania:

Clients decide at gut level first. They only use the goodies in your CV to justify their choice afterward. Emotion first, facts later.

Interessante anche il paragone con il corteggiamento, perché la vendita è seduzione.

Quindi: dimentichiamo tutti i nostri titoli di studio, la lista dei clienti eccetera. La presunzione. (Se sei un professionista si vede subito, non c’è bisogno di molte parole.) Dimentichiamo tutto il resto e uniamo il lato destro del cervello con […] continua a leggere »