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Chiara Zanardelli: La cassetta degli attrezzi del traduttore

Chiara Zanardelli, che qui aveva parlato dell’equilibrio delicato tra lavoro e famiglia, descrive oggi alcuni strumenti a disposizione del traduttore (e del professionista in generale) per migliorare l’organizzazione del lavoro e dunque la gestione del proprio tempo.

Siamo padroni o schiavi della tecnologia? Domanda difficile che dipende da molti fattori come la propria esperienza, età, professione e, direi, il proprio individuale approccio alla tecnologia. Di certo non se ne può più prescindere e quindi perché non sfruttarla per “liberare tempo” invece che assorbirlo con giochi et similia?
tools
Come ho già raccontato alcune settimane fa, per me la tecnologia è importantissima per trarre il massimo dalle mie giornate lavorative e per dare quell’illusione di presenza continua a cui, ormai, sono avvezzi molti clienti. Prima di passare in rassegna alcuni dei software più utili, premetto che è essenziale dotarsi di uno smartphone e installare le App corrispondenti ai software presenti su PC: la sincronizzazione tra PC e smartphone permette infatti di non perdere tempo nel recupero dei dati e di averli sempre a propria disposizione.

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Occhi aperti sui consulenti

Meaningoflife
Gestisco la mia attività da oltre vent’anni. Vent’anni sono un tempo lunghissimo, un periodo in cui succedono tante cose, in cui assisti a tanti fenomeni.

Dal 1992 a oggi ho avuto una miriade di consulenti. Intendo qui questo termine nella sua accezione più ampia possibile, a includere notai, avvocati, commercialisti, informatici, meccanici e via dicendo: ovvero chiunque abbia utilizzato la sua esperienza professionale (vera o presunta) per consigliarmi sul da farsi rispetto a problemi specifici dell’attività.

Ebbene, di tutte queste persone che si sono avvicinate a Tesi & testi posso dire che la stragrande maggioranza è stata in buona fede. Solo in qualche caso c’è stata una sorta di dolo, materializzatasi nell’approfittare di uno stato di bisogno. Se chiudo gli occhi mi vengono in mente due casi eclatanti: una società di informatica che mi vendette come indispensabile un servizio di cui non avevamo assolutamente bisogno e che di fatto consisteva nel nulla, solo che fu brava a presentarlo come necessario (come non pensare alla macchina che fa “ping” di montypyphoniana memoria?); e uno studio di avvocati […] continua a leggere »

CV – alcuni errori da non fare

CV
Ho seguito nelle settimane scorse un progetto per un amico: la scrematura di un certo numero di curriculum per una posizione all’interno della sua azienda.

Ne ho tratte alcune conclusioni generali, che espongo a seguire sotto forma di errori da non commettere. È una sorta breve pentalogo a vantaggio di chi ha bisogno di presentare il suo curriculum. E, ahimè, mi rendo conto anche che gli errori principali sono sempre gli stessi: cambiano gli attori ma si ripetono nel tempo esattamente uguali a se stessi.

(Avevo parlato di questi argomenti, tra gli altri luoghi, qui.)

Non mandare il CV in Word

Questo perché un Word è un semilavorato: è sì il programma di scrittura di gran lunga più diffuso, ma non l’unico; mentre il PDF è uno standard per lo scambio di dati. (E i convertitori gratuiti da Word a PDF sono millanta e tutti di utilizzo immediato – dunque non ci sono scuse.)

Occhio all’oggetto della mail

Spesso non ci si fa caso ma è importante! Un oggetto corretto è il primo contatto che si ha […] continua a leggere »

Che te lo dico a fare?

donnie brasco
Il post di oggi nasce da un commento casuale fatto da un’insegnante sulla rinata lista Langit a proposito di un misero compenso percepito per un lavoro. L’occasione è casuale, ma il tema è generale – e anche ricorrente – e val la pena approfondirlo.

Io, per dirla con Nelo Risi,

vorrei solo che dall’urto
nascesse una più energica morale.

Ma so anche che Donnie Brasco direbbe: “Che te lo dico a fare?”

Il sottinteso di un misero compenso è questo: è bene accettare qualunque prezzo ci venga offerto, altrimenti non si lavora.

Ebbene, lasciamo da parte il bene della categoria, il rispetto verso i colleghi, considerazioni morali eccetera. Non parliamo di questo.

Parliamo “semplicemente” della convenienza economica e professionale, per un traduttore (o un insegnante, o un giornalista, o un web writer o i mille altri mestieri che oggi compongono “il popolo delle partite IVA”, è lo stesso), di accettare un compenso che sta ben al di sotto del livello […] continua a leggere »

I preventivi nel 2014

funnelling
Mi sono messo a pensare quanti preventivi posso aver preparato in questi vent’anni. Certamente sono migliaia, e negli ultimi mesi il numero medio a settimana è aumentato. È invece diminuita la percentuale di preventivi accettati, ovvero quelli che diventano ordini.

(A questo proposito mi piace pensare a un concetto che si esprime con una parola sola, funnelling, ovvero l’idea che un contatto passa attraverso fasi successive fino a divenire un ordine; anche se qui trattiamo solo dell’ultima fase, quando un preventivo diventa un ordine.)

Quando un preventivo non viene confermato né mi viene detto qualcosa in proposito, faccio sempre – via, spesso – seguito al contatto con una telefonata o una mail (senz’altro meglio una telefonata, ma dipende dal contesto) per cercare di capire il motivo.

Va da sé che il motivo principe è dalla notte dei tempi il prezzo, ma questo motivo è diventato – nella mia percezione almeno – di recente più importante. Ovvero: nella maggior parte dei casi, se un mio preventivo non viene accettato ciò dipende dal fatto che il cliente (potenziale, ma anche attuale) ha […] continua a leggere »

Escolo de Sancto Lucio de Coumboscuro

escolo
Allora: in una parola qui, in questo luogo magnifico e (apparentemente) solitario delle nostre valli, c’è bisogno di tutto. Ma facciamo un passo indietro.

L’avventura ebbe inizio circa sessant’anni fa, quando lou magistre, Sergio Arneodo, disse ai suoi allievi di allora che riempivano la piccola aula scolastica:

Da encuéi coumensé co a scrive ente la lengo que vous a moustrà vosto maire.
(Da oggi incominciate anche a scrivere nella lingua che vi ha insegnato a parlare vostra madre.)

L’Escolo di Sancto Lucìo de Coumboscuro è un’avventura straordinaria, che risalta la diversità (la società ci vorrebbe tutti omologati, tutti macdonaldizzati e perfettamente allineati ma non è detto che tutti si sia d’accordo con questa esigenza) e va avanti grazie all’impegno di persone che hanno capito (meglio, che sanno per istinto e conoscenza) che la montagna ha un valore.

Il futuro di questo progetto è difficile e incerto, ma il progetto è magnifico e va sostenuto. C’è bisogno di tutto ma c’è una maniera bellissima […] continua a leggere »

Se telefonando…

Se telefonando
Sono stato con il mio fornitore di telefonia fissa e ADSL (non importa il nome) negli ultimi sette – otto anni, da quando decisi di liberarmi dal giogo dell’incumbent (e giurai a me stesso che mai in vita mia, mai per nessun motivo, sarei tornato indietro; intendo restare fedele alla promessa).

Con questo fornitore ho passato due traslochi cambiando città, ma siamo riusciti a fare tutto in buona regola. Sono stato sempre discretamente soddisfatto.

Fino a quest’anno almeno. Ad aprile, in seguito ad uno spostamento interno, ho chiesto di traslocare la linea. All’interno dello stesso stabile, sullo stesso piano, tra due appartamenti confinanti. Il lavoro consiste nello spostare una borchia telefonica 10 metri [sic] più in là.

La mia richiesta è del 26 aprile o giù di lì. A oggi ancora nulla. Il problema è che telefono al numero verde e parlo con una malcapitata persona che non ha assolutamente alcun potere decisionale né autorità di alcun tipo. Ha le mani legate, legge uno schermo e probabilmente la più parte del tempo si domanda che cosa facendo lì. L’ultima […] continua a leggere »

Quandoque bonus dormitat Homerus

Oggi partiamo da questo commento di Luigi Muzii:

Non si parla al vento, altrimenti tanto vale restare zitti e questo post è inutile, come gli altri, qualunque altro. Così si sputa in aria.

Commento assolutamente legittimo; però vorrei illustrare alcuni concetti che regolano il mio scrivere.

1. Mi picco di essere uno scrittore. (Che lo sia davvero o meno non è importante, credo di esserlo e questo è sufficiente.) E uno scrittore, per mille motivi, scrive. La scrittura è la mia gioia e il mio cruccio.

2. Non pretendo che i miei pezzi siano imperituri. Ho scritto delle cose che reputo bellissime (immodestamente ma davvero), e altre che sono state giustamente ignorate e che non fa differenza che abbia scritto o no.

3. Con me stesso e con i miei venticinque lettori ho preso un impegno: di pubblicare qui, ogni lunedì del mondo, un pezzo. Che sia Natale oppure un giorno qualunque, che io sia nella comodità del mio studiolo oppure con una connessione lentissima e provvisoria nel mio rifugio tra i monti o dovunque. Così accade dall’11 ottobre 2010, il che fa – se non erro – 178 settimane. […] continua a leggere »

Lo 0 nei preventivi

Bla_Bla_Bla
Io ho sempre adorato preparare preventivi. A chi mi chiedesse suggerimenti ricorderei due punti fondamentali:

Primo: la qualità non è un argomento di vendita.

Già: si ottengono risultati molto superiori semplicemente non menzionandola. Quello che noi facciamo parla molto più forte di quello che diciamo; e il concetto di qualità è un argomento del tutto soggettivo.

Secondo: la stringatezza nelle comunicazioni scritte ha un valore inestimabile.

Il nostro cliente non ha tempo di sentire tutta la pappardella su quanto siamo bravi eccetera, ma vuole sapere quanto gli costa il progetto, e vuole essere sicuro che il lavoro sarà fatto a regola d’arte. Quando sei un professionista non servono tante parole.

E poi c’è un altro punto che ho scoperto di recente (almeno nella sua formulazione scritta) e che trovo fondamentale:

in un preventivo, ti è permesso di usare una sola volta lo 0. Una sola. Fine.

Lo spunto viene da questo interessante articolo (sito da tenere d’occhio, quello), segnalato qualche settimana fa su ATA Business Practices.

 

L’idea è […] continua a leggere »

Le seconde nove

pedalando in salita
Quando ho fatto il mio ingresso nel mercato del lavoro, grossomodo venti anni fa, credevo di fare faville – ne ero sinceramente convinto. Ora, guardando indietro, credo anche che ne avrei avute le capacità. Sognavo di costruire una grande impresa, avevo tutto in mente e tutto scritto. Ora, guardando indietro, vedo che ben poco si è realizzato. Eppure (ma questa è una nota del tutto laterale) per nulla al mondo cambierei la mia vita – provvisoria e precaria – con qualunque altra.

(“Vissi al cinque per cento”, direbbe Montale.)

Ad ogni modo. Mi sto “riorganizzando” per la seconda parte della vita, le mie “seconde nove” – le buche che ti riportano al punto di partenza (perché il tempo è circolare: ma questo lo sapevi già, vero?). Non importano i dettagli – i dettagli cambiano per ciascuno –, ma vorrei mettere l’accento sul “sistema di pensiero” che mi porta lì.

Un tempo scrivevo dei piani strategici dettagliatissimi e lunghissimi. Ne ero fiero, e confesso che erano belli a vedersi; ma di fatto inutili, proprio perché troppo articolati. […] continua a leggere »