Tag: filosofia spicciola

La linea sottile

impasti
A stare qui in mezzo a queste montagne, tra i bambini che giocano, a sentire lingue che si mescolano con naturalezza (l’italiano, alcune lingue dell’est, tante varianti della mia lingua madre), mi sento cucita addosso la descrizione di pecoranera:

Quando si inizia a essere la propria idea non c’è più necessità di parlarne, di farne propaganda, di urlarla addosso al mondo. Eccomi, sono qua a coltivare i miei pomodori, era questo che aveva sostituito le infinite discussioni sui massimi sistemi. Quel che avrei da dirvi lo sto facendo.

Non servono tante parole, qui c’è già tutto (tomatoes included).

E allora nella tranquillità di questi luoghi mi sovviene anche un altro pensiero: di aver sempre fatto il bravo ragazzo (perché questa è la mia natura), di essere ligio al dovere, per anni di aver parlato solo quando interrogato e – per questi fatti – di essermi tante volte sentito un deficiente… poi però basta una parola, un gesto, uno sguardo di qualcuno e capisco perché l’ho fatto, che tutto accade per una ragione.

Capisco insomma che rispettare il mio […] continua a leggere »

Corri ragazzo, corri

I limiti sono solo nella nostra testa: questo motto campeggia sul sito dell’associazione podistica Dragonero, che ha organizzato qualche giorno fa, di concerto con la ProLoco Montemale, il Trail estivo dei due comuni (i due comuni essendo Dronero, il mio “capoluogo”, e Montemale di Cuneo, il mio “paese”). Mi avessero detto vent’anni fa che sarei riuscito (allora, quand’ero al massimo teorico della mia forma fisica, non oggi) a fare di corsa 10,4 km, equamente divisi tra salita, discesa e tratti pianeggianti, parte su asfalto, parte su carrarecce e parte su sentiero (sia pure al mio ritmo pacifico), probabilmente avrei riso un po’ amaro. Ma oggi, che gli anni sono quasi quarantasei, tutto ciò non solo è stato possibile, ma mi pare tranquillo e normale.

La metafora, dunque, è chiara: vedi una montagna di fronte a te, prendi paura e pensi che non riuscirai mai ad arrivare in cima. Oppure non pensi, parti e arrivi in cima. (Misuri prima le forze, beninteso; ma senza lasciare che le paure trainino tutte le cose.) I limiti sono nella nostra testa, ovvero il risultato dipende da noi stessi.

Giovedì scorso […] continua a leggere »

L’attesa delle cose belle

VLUU L110 / Samsung L110
Mi preparo a trasferire famiglia, armi e bagagli nel mio rifugio tra i monti. Precorro con la mente le notti silenziose – come puoi chiamare casa un luogo dove le notti non sono silenziose? – e tutto il bello del luogo.

E poi, in sul volgere del mio genetliaco che farà quarantasei – l’avrei detto, a vent’anni, che ci sarei arrivato? sarei anche solo lontanamente riuscito ad immaginarmi coi capelli brizzolati (così recita la mia carta d’identità nuova di zecca)? – rivedrò la mia patria seconda, c’est à dire la montagna in mezzo al mare.

Ecco, non sono tanto questi due mesi di felicità a venire, ma è l’attesa di questo periodo ora imminente che mi riempie l’animo:

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la […] continua a leggere »

Il calzolaio con le scarpe rotte

il calzolaio con le scarpe rotte
Una decina di giorni fa sono stato per giorni interi in assoluta distonia con me medesimo: mi sembrava che qualunque cosa facessi non potesse che essere sbagliata e non portasse comunque da nessuna parte. Possibile, mi dicevo, che io sia tanto bravo a indicare la strada agli altri ma non la so trovare per me?

Poi, però, ho pensato alle cose belle che mi circondano. Certo se non stai bene il sorriso non ti potrà tornare d’incanto, ma comunque a poco a poco le cose cambiano.

Alla fine mi pare che potrei anche piantarla lì (con il blog per esempio), dire ai miei venticinque lettori che mi sono sbagliato, che mi prendo una pausa eccetera. Ma invece no, mi sembra più vero – non utile forse, chissà se serio, ma vero certamente – registrare i miei pensieri e le mie difficoltà.

Mi conforta Eduardo e quel che scrisse in un suo diario:

Capire, in fondo, è inutile.

È una massima che cito spesso perché rende l’idea. In un mondo che va a rotoli, in un […] continua a leggere »

Ël camp ëd barba Ceco

ël camp ëd barba Ceco
Avevo un magone, sabato. Non aveva un nome e un oggetto precisi – uno dei miei tremila difetti è che faccio fatica a verbalizzare le mie ansie e le mie paure, e finisco per tenere dentro tutto quello che sarebbe bene raccontare ad un amico, qualcuno che stesse ad ascoltare, ascoltare e basta.

Ho preso la bici, e la bici mi porta sempre nei luoghi della mia infanzia, in quei luoghi che – me decenne o che – erano tutto il mio mondo. (C’era lo stadio, in quei campi; c’erano le battaglie con gli indiani e chissà quant’altre millanta fantasie che sono dentro di me ma ho dimenticato.)

Sono sceso proprio là, là dove c’era il campo di mio zio, quel campo dove tante volte ho raccolto patate, quel campo la cui terra mi è passata, volente o nolente, nel corpo e nell’animo.

Mi sono seduto in terra, senza pensieri. (Quant’è difficile far tacere il proprio discorso interno, quei cinquantamila pensieri che ci portiamo dietro tutti i giorni, tutti uguali!) Il vento smuoveva gli arbusti e […] continua a leggere »

Cose che fanno il tuo rifugio tra i monti

rifugio
La colazione davanti a casa, il sole che pian piano arriva, i monti che ti guardano maestosi là di fronte.

Il fruscio dell’acqua che scorre nel rigagnolo poco a valle, la sera prima di dormire quando tutto è silenzio.

Il canto degli uccelli all’imbrunire, uccelli di cui vorresti sapere il nome ma non sai.

Le passeggiate, lunghe oppure brevi a seconda dell’uzzolo.

La fontana che gorgoglia in fondo al cortile.

Le lenzuola un poco ruvide che accolgono il tuo sonno. Dormire senza pensieri e senza rumori.

Scendere in paese, ogni tanto, e sentirsi a casa. Comprare in un vero negozio.

Tagliare l’erba, spaccare la legna, accatastare la legna.

Accendere la stufa verso sera, e sentire il caldo buono che avvolge la cucina.

Lo stormire del vento tra le fronde.

I caprioli che saltano con un’agilità che ti sorprende ogni volta.

Giocare con le tue figlie, lasciarsi trasportare dal loro entusiasmo.

Il sonnellino del dopopranzo.

Le conversazioni col tuo padrone di casa, custode di questa terra nonostante ogni evidenza.

Le sensazioni, pensieri pochi.

Sentirsi a casa. Essere a casa.

A quanti anni inizia la mezza età?

La risposta non può che essere soggettiva, certo; ma per me la mezza età è iniziata nel mio quarantaseiesimo anno di vita – questo.

Me ne accorgo da piccoli ma decisivi segni.

Da un punto di vista mentale, mi accorgo di fare errori che prima non facevo – piccoli errori di battitura per esempio, io che sento una trafittura fortissima ogniqualvolta vedo una parola non scritta come si deve, un accento sbagliato e così via.

Da un punto di visto fisico, per via di piccole trasformazioni (non certo in meglio) cui è soggetto il mio corpo, e questo nonostante le cure quasi maniacali – allenamenti prolungati, palestra, corsa eccetera – che gli dedico. (Ne ho parlato di recente qui.)

Qualche anno fa per via del golf mi è stato chiaro – limpidissimo – che corpo e mente esistono senza soluzione di continuità, e dunque il declino dell’uno va di pari passo con quello dell’altra. Questo non mi stupisce; mi infastidisce assai, però.

In più, ci sono i miei toiramenti – che forse sono tipici dell’età, ma non ne sono sicuro – per cui mi devo preoccupare di far quadrare i conti, rispondere di errori del passato […] continua a leggere »

pecoranera

pecoranera
Avevo preso in biblioteca il suo libro – un approccio soft, come dire –, poi ho iniziato a leggerlo mi è piaciuto talmente tanto che mi sono vergognato: sono andato in libreria con un’amica, l’ho comprato e gliel’ho regalato seduta stante. (Da autore sono sicuro nell’affermare che i libri vanno comprati. Fine.)

Perché niente, io prima di morire voglio andare a conoscere Devis Bonanni, alias pecoranera. E voglio farlo perché scrive bene, perché è tosto, perché sa che cosa sta facendo e perché, perché ha dei dubbi ma anche dei punti saldi (quella capanna che liberò dai rovi, tanto per dire).

Voglio parlare con lui, spiegarmi, capire. Voglio sentirlo parlare, vederlo lavorare. Perché quella è una strada percorribile; ed è vero che io sono fortunato, lassù in montagna ho praticamente tutto pronto, ma chiunque può fare una cosa del genere. E “chiunque”, via tutte le balle, vuol dire chiunque.

Per me una recensione – e […] continua a leggere »

Usci per uscire

VLUU L110 / Samsung L110
Pioveva.

Ha piovuto quattro giorni interi, nel mio rifugio tra i monti. Ha piovuto ad intermittenza, con qualche lampo di sole; c’è stata la pioggia battente, la pioggerella fina, i temporali.

Ed è stato bellissimo.

Ieri sono stato lungamente seduto a guardare quelle stille cadere, quelle nuvole basse, tutto quel verde, quelle montagne che mi riempiono il respiro.

Ho respirato a lungo. Essere in armonia con se stessi e col mondo è importante, avere un rifugio è importante.

Ho fatto anche diverse ciance, in questi giorni. Ho parlato e ascoltato – soprattutto ascoltato.

Ciascuno di noi dovrebbe avere una via di fuga – per me è questa casetta tra i boschi, ma dove sia non è importante, è importante che sia il tuo luogo – dove poter andare oltre le preoccupazioni e i fastidi. Un uscio per uscire che è anche una porta per andare oltre.

Presunzioni

Presumo di sapere, ma non so.

Presumo di interpretare correttamente i pensieri di mia figlia piccola, ma cosa so di quel che illumina la sua testolina e la sua voglia perenne di passare da un gioco ad un altro?

Presumo che sia giusto che una persona anziana debba stare al suo posto e non disturbare, ma cosa so dei suoi sogni di ottantaquattrenne?

Presumo di indovinare i pensieri del mio vicino, ma in realtà so ben poco di lui.

Presumo, presumo. Ma non so.