Tag: filosofia spicciola

Stress da consegna – e lezioni apprese

Mi sono trovato la settimana scorsa vittima dello “stress da consegna” – quel tipico lavoro lungo da fare in tempi brevissimi, che va per forza consegnato entro la tal ora del tal giorno (e naturalmente va fatto bene, ma questo è un datum e quindi non è da nominare). Il problema nasce dal fatto che io, in questo caso, ero “solo” il middleman, con poco potere di influire sul risultato finale.

Il traduttore per questo incarico è stato tough but fair – qualcuno con cui non è sempre facile andare d’accordo, però gran professionista, bravissimo.

Devo aggiungere che le scadenze pressanti cozzano un po’ – più di un po’, per la verità – col mio “sistema” di vita 2.0, che è fatto di tanti fattori, tra i quali la professione è importante ma non certo esclusiva in una giornata normale.

Il lavoro è stato eseguito a regola d’arte e consegnato nei tempi. Il project manager che è in me è stato soddisfatto.

Ma la parte filosofica del fatto mi interessa molto di più, perché è da essa che si possono ricavare lezioni utili per il futuro. E per questa parte ho pensato soprattutto a Nassim Taleb […] continua a leggere »

Fare pace con la posta elettronica

[originariamente pubblicato su La vita 2.0 il 10 novembre 2011]

A riguardo della posta elettronica c’è un piccolo trucco, che io uso da anni e che trovo straordinariamente efficace nella sua semplicità:

Svuota completamente la tua casella di posta in arrivo ogni sera.

“Eh, ma come?” “No, non è possibile!” Eccetera. Sento già i commenti di chi ha nel proprio programma venti, duecento o duemila messaggi.

C’è un fatto, però. La Posta in arrivo è un luogo di passaggio: essendo un luogo (sia pure metaforico) dove trascorriamo molto tempo, ogni messaggio che rimane lì più del dovuto significa tempo in più per l’attenzione che richiede, per il fatto di dover riprendere il filo di una questione a distanza di tempo, perché non è necessario. Tempo prezioso sottratto ad altri preziosissimi compiti.

Ci sono cose più importanti che fare l’esegesi dei messaggi in arrivo. La vita media di una mail è breve, brevissima. Allora quel che io considero di un’efficacia cartesiana e illuminante è proprio questo: allontanarsi dal computer ogni sera avendo la casella di […] continua a leggere »

Cambiare per star bene

Alla fine delle fini, cambiare non è difficile; solo, richiede metodo e applicazione, richiede costanza e capacità di sopportare le difficoltà inevitabili. Ecco perché la stragrande maggioranza delle persone non cambierà mai: si arrenderà un momento prima del cambiamento.

Alla fine delle fini, il mio 25×44 non è altro che buon senso applicato. Ho molto da dire, e soprattutto da scrivere, sul tema, ma a ben vedere penso anche che il tutto potrebbe riempire un paio di fogli A4, e sarebbe sufficiente.

(Cioè, insomma, come al solito la realtà è sfaccettata, e il medesimo concetto può avere significati differenti e anche opposti a seconda del destinatario: perché da un altro punto di vista servirebbe un La vita 2.1 di 400 pagine.)

Scrive Paula Radcliffe:

La maggior parte di noi ha la tendenza a concentrarsi su come stanno andando le cose al momento, reiterando nella mente sempre gli stessi pensieri, per tutta la vita. Così facendo perpetuiamo all’infinito le stesse situazioni, mantenendo immutata la nostra versione di “realtà”.

(Paula Radcliffe non è una filosofa di professione, anche se in effetti il suo mestiere – maratoneta – può per tanti […] continua a leggere »

Mareggiate

mareggiate
Ha smesso di piovere, stamattina.

Stamattina sono uscito a guardare il mare. Ho pensato a quel verso di Pavese, “uomo solo dinanzi all’inutile mare”; ma poi ho cercato di mettere a tacere i pensieri e lasciar parlare le sensazioni. (Difficile, ma si può fare. E dà soddisfazione.)

Sono le sensazioni che ti fanno capire delle cose. E sì, è vero che capire – l’ha detto Eduardo – è in fondo inutile. Ma insomma ho capito che anche i fastidi che ho, le magagne, i problemi che non riesco a risolvere compongono la meraviglia della vita stessa. Sono parte di me, sono me: e allora non li respingo, ma li accolgo.

Le sensazioni sono importanti, e soprattutto non possono sbagliare. Allora lasciarsi guidare dalle sensazioni è un buon metodo per andare un po’ più in là, per scoprire qualcosa di te stesso e – soprattutto – del mondo. Ben sapendo che la maggior parte delle cose che accadono e che vengono dette non sono importanti, e che non riuscirai comunque a cambiare la maggior parte delle cose che vorresti.

Cammino, respiro, […] continua a leggere »

In the flow

Flow
Oggi non parlo io, parla un libro fondamentale per capire meglio il concetto di flusso (flow), ovvero la condizione in cui ci troviamo quando siamo in situazioni nelle quali ricaviamo talmente tanto piacere da quel che stiamo facendo che ci dimentichiamo quasi di noi stessi, che il mondo esterno non ha più alcuna importanza, che non siamo più nemmeno consapevoli dello scorrere del tempo.

Flow. The Psychology of Optimal Experience di Mihaly Csikszentmihalyi (d’accordo, il cognome potrebbe porre qualche problema) è un’opera straordinaria, un luogo dove filosofia, psicologia e vita quotidiana si incontrano. La parola al libro. (Io ho semplicemente tradotto i passaggi.)

Sulla differenza tra piacere e gioia
Le esperienze che danno piacere possono anche dare gioia, ma le due sensazioni sono molto diverse. Per esempio, tutti provano piacere a mangiare. Godere del cibo, tuttavia, è più difficile. […] Una persona può provare piacere senza sforzo alcuno, se i giusti centri nel suo cervello sono stimolati elettricamente, o come conseguenza della stimolazione chimica dei farmaci. Ma è impossibile […] continua a leggere »

Ecco, ieri ero nel mio rifugio tra i monti…

VLUU L110 / Samsung L110
Ecco, ieri ero nel mio rifugio tra i monti e mi sono abbandonato alle sensazioni, ho lasciato che permeassero il mio corpo e il mio spirito.

Prima di tutto, mi è stato chiaro lo scorrere del tempo. Avevo dentro di me le voci e i colori di quand’ero bambino, le voci di chi non c’è più, il suono di una radio, d’estate; e davanti a me gli stessi colori della montagna di tanti lustri fa. Mi sono sentito fortunato e un po’ malinconico, mi era chiaro che lì come dovunque sono semplicemente un ospite temporaneo, e come ospite devo essere gentile ed educato con tutti.

A tratti soffiava un vento caldo, e mi riempiva la faccia e i polmoni.

Ho guardato quella casa, “casa mia”, ho guardato quelle montagne innevate e quei prati slavati: tutte le preoccupazioni, come d’incanto, svanivano. Ho pensato che quel luogo sarà per sempre il mio rifugio, il luogo dove i mali del mondo non potranno raggiungermi. (Be’, starò male anche lì, è chiaro, ma quel luogo sarà sempre un lenimento per […] continua a leggere »

2012, un bilancio – e per il 2013…

VLUU L110 / Samsung L110
Come per il 2011, anche quest’anno ho pubblicato qui 52 articoli, uno per ciascun lunedì dell’anno. Ieri li ho scorsi tutti, perché penso che sia importante ogni tanto voltarsi indietro a vedere da dove arriviamo. I temi sono stati quelli annunciati, ovvero lavoro e filosofia spicciola: quel che cerco di fare in questo luogo è legare appunto il lavoro – la gestione dei progetti di traduzione nel mio caso, ma il discorso è ampliabile a qualunque occupazione – con il poco tempo che abbiamo. (E molto presto non avremo un anno in più, ma uno in meno, come direbbe don Bosco.)

A gennaio ho – abbiamo – dovuto fare i conti con la scomparsa di David Henderson, che non era solo un traduttore brillante ma anche uomo molto intelligente e persona di gran cuore. Qui e qui i miei ricordi, qui un bell’articolo di Cristina Caimotto, qui un ricordo del caro Giulio Pianese a.k.a. […] continua a leggere »

Minestre pronte


Questo post è dedicato a coloro che hanno in animo di intraprendere la professione di traduttore. È un suggerimento operativo che può avere valenza anche più estesa, nel senso che le considerazioni che farò valgono per tutte le professioni (i fondamenti sono sempre gli stessi).

Mi arrivano, ogni tanto (ma puntualmente), mail da studenti che mi chiedono informazioni di vario genere sul settore: prospettive sul mercato, informazioni sulla tal opera, domande sui CAT e compagnia cantando.

Sono di persone che stanno compiendo degli studi universitari, e che lavoreranno con la parola scritta. Dunque io mi aspetto alcune cose semplici: che il tono sia appropriato, che tutte (ho detto tutte, non quelle più elementari) ricerche siano state fatte e così via.

Ad esempio una mail indirizzata a me ma mandata all’indirizzo info e non al mio non va bene: il mio indirizzo si trova dappertutto sul web, non ci sono attenuanti.

Ad esempio che mi si chiami “signor Davico” non mi piace: o sono Gianni o sono dottore. (E so bene che occorre guardarsi dagli asini specie se dottori, ma lo dico […] continua a leggere »

Scimpanzé, giocattoli e altre amenità

A volte qualcuno mi dice qualcosa come ‘tu hai capito tante cose’.

No, io non ho capito nulla e credo anche che capire, come ricordava Eduardo, sia in fondo inutile. Però essere presenti a sé stessi sì, però essere grati per quel che si ha e si è sì. Leggo ad esempio frasi come questa, a proposito dei “manuali per vivere meglio”:

Difficilmente vi troveremo istruzioni ed esortazioni alla mitezza, alla dignità, alla compassione, alla gentilezza, alla gratitudine e a tante altre virtù, più classiche che romantiche, oggi poco praticate.

Il libro è questo, l’autore è Enzo Marigonda (peraltro scomparso tragicamente qualche mese fa, ma questa è un’altra storia).

Se io penso al mio libro, oggi che sono passati quasi due anni da quando è uscito, e quindi lo posso guardare con una certa prospettiva, ritrovo tutta la mia ingenuità (come gli operai di quel racconto di Rodari, se le tue mani hanno fatto sempre armi da guerra difficilmente riusciranno a costruire giocattoli). Ma la mia ingenuità e la mia pacatezza sono un valore che porto con me.

Io non ho capito nulla ma, appunto, non è importante. Ho solo suggerito qualche tecnica […] continua a leggere »

Quanto vale la felicità

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Non è che ho l’impressione che non ci capiamo, è che proprio non parliamo la medesima lingua e non c’è speranza di comunicare.

Leggo questo articolo, che è fuorviante già dal titolo e dalla foto (oltre che per i ragionamenti che vi si fanno) e capisco alcune cose.

Prima di tutto, capisco che il sistema socio-economico di cui facciamo parte esige che i lettori (in questo caso, ma le persone in generale) siano innanzitutto consumatori. Devi consumare o sei out. (Sentita ieri sera, Elisa scusami se cito le tue parole: i genitori di un ragazzo di diciott’anni si sono sentiti chiedere dall’assistente sociale se il figlio aveva dei problemi, essendo l’unico in classe a non avere un telefonino.)

Poi capisco che per troppe persone la felicità è commisurata in maniera più o meno diretta al denaro, mentre sia varie ricerche (alcune anche citate nell’articolo) che, soprattutto, un po’ di buon senso dicono che la felicità è da cercare dentro di sé, e non certamente nel possesso dell’ultimo telefonino, TV al plasma eccetera.

Misuriamo il […] continua a leggere »