Tag: recensioni

Uomini senza vento


Chi mi segue anche distrattamente sa che Simone Perotti è uno dei miei miti per quanto riguarda la crescita personale, il nostro contributo al mondo, lo stare bene con se stessi e così via. Per essere più precisi, è il miglior “acquisto” che io abbia fatto quest’anno.

Ricordo perfettamente la posizione del suo Adesso basta, che mi guardava dritto in faccia alla Feltrinelli di Torino, le sensazioni provate durante la lettura e i benefici avutine dopo (e che proseguono oggi).

Il mese scorso è uscito il nuovo romanzo di Simone, Uomini senza vento. Ed è una prova impegnativa per l’autore, perché – anche se è stato scritto prima di Adesso basta – segue il successo clamoroso del suo saggio sul downshifting: è normale che si guardi con un po’ di sospetto il volume.

Né io facevo eccezione: mi sono avvicinato al libro con diffidenza. Ma a lettura conclusa devo dire che, a mio parere, l’esame è superato a pieni voti: sia quanto a incastro narrativo, sia per stile di scrittura. Parlare di un romanzo qui potrebbe apparire fuori luogo (l’ho […] continua a leggere »

The Art of Non-Conformity


Sono stato, in questi ultimi anni, un ragazzo molto fortunato: al punto, tra le altre cose, di essermi imbattuto nell’opera di autori e blogger che mi hanno aiutato tantissimo nei pensieri, nella chiarezza di obiettivi, nella ricerca della semplicità e così via. Chris Guillebeau è tra questi felici pochi.

Seguo il suo blog dal giorno in cui l’ho scoperto (fu una fulminazione: non potevo credere che i concetti che esprimeva in maniera così lineare e semplice avessero così tanta forza dirompente in me), e lo cito spesso e volentieri qui, su Twitter e altrove.

Qualche settimana fa è uscito il suo libro, The Art of Non-Conformity, naturale estensione del blog.

Il blog è una miniera di informazioni nel campo dei viaggi, dell’imprenditorialità, della filosofia spicciola, del coraggio di essere differenti, del desiderio di lasciare traccia di sé. È il primo passo quindi, e per quanto è ampio e articolato potrebbe anche essere tutto. Il libro invece va un po’ più in là, aggiunge notizie e dà al suo scrivere un senso per […] continua a leggere »

Studio illegale

Per la prima volta dedico un intero post a un romanzo; ma non soltanto perché l’estate porta con sé in maniera naturale la voglia di letture più leggere, è che proprio si tratta di un libro che si sposa perfettamente con i temi di cui mi occupo da tempo.

Studio illegale, di Duchesne, a.k.a. Federico Baccomo, è il racconto – largamente autobiografico – di come la professione forense (o di “avvocato d’affari”, direbbe l’autore), così attraente dall’esterno, può essere in realtà alienante e portare l’individuo ben lontano dai suoi desideri e sogni. E questo è il collegamento con Brainfood.

Anche, mi ha colpito il sorprendente parallelismo con la vita del traduttore (e chissà di quanti altri mestieri e professioni che non conosco). A ben vedere infatti, l’avvocato (sì, il termine è probabilmente troppo generico ma rende l’idea) è motivato dalle medesime paure: di non guadagnare abbastanza, di perdere i clienti e così via. Questo lo spinge a ritmi di lavoro infernali e – visti da di fuori – senza senso alcuno.

Ma Andrea Campi, il protagonista, […] continua a leggere »

Simone Perotti, Adesso basta

Adesso basta
Ci sono libri – pochi – che non ti fanno dormire la notte, che ti fanno pensare, pensare, pensare e poi ti fanno agire. Agire. Adesso.

Ieri ho passato la mattina per bancarelle e librerie, e alla Feltrinelli di Torino c’era un libro che pareva mi guardasse, Adesso basta. Ho cercato di ignorarlo, ma cercava proprio me. L’ho comprato, portato a casa, nel pomeriggio ho cominciato a leggere le prime pagine e ho pensato: “Ehi, ma queste sono le stesse cose che dico e che faccio io, esattamente queste!”

Ho imparato, ad esempio, che quel che faccio da un paio d’anni a questa parte si chiama downshifting.

Ho evidenziato alcuni passaggi:

I prodotti, la loro accessibilità, la loro apparente convenienza sono sufficienti a spingere orde intere di persone, pure benestanti, pure acculturate, a uscire tutte le mattine da casa con la loro vettura fiammante, a percorrere a passo d’uomo strade intasate, a lavorare per dieci, dodici ore in modo sempre identico, sentendosi anche privilegiate, e poi a ritroso, e poi ancora avanti, senza che ci sia un ordine perentorio, senza che qualcuno alzi […] continua a leggere »

Dizionario delle Combinazioni Lessicali


Quella dei dizionari è una malattia che ho contratto all’università, dopo aver capito (tardi, ovviamente) che la letteratura era ciò che veramente volevo studiare e conoscere. Ricordo che il dizionario di italiano che più amavo era il Garzanti: avevo anche iniziato a tenere un elenco di parole italiane che non vi comparivano. Poi, per mio conto, avevo compilato un dizionario di parolacce, sulla scia de La mala lingua di Augusta Forconi: molto divertente, ma è sempre rimasto nel cassetto.

Nella lingua italiana, insomma, mi sono rimescolato e mi sono conosciuto, per dirla con Ungaretti. (E tutto ciò soprattutto grazie ai grandi maestri che ho avuto la fortuna di avere allora, in primis Riccardo Massano – che mi ha insegnato davvero a scrivere – e Guido Davico Bonino – che ha tenuto per platee di studenti/spettatori lezioni che erano sostanzialmente degli show. Pavese, poi, ha completato il tutto.)

Per caso mi sono imbattuto qualche settimana fa in questo Dizionario delle Combinazioni Lessicali. Poiché sono orgoglioso del mio scrivere (forse l’unica attività in cui davvero non temo confronti), è uno strumento che mi ha […] continua a leggere »

Il pensiero barbaro: Luigi Muzii

Il mio primo incontro “virtuale” con Luigi Muzii risale a ben oltre dieci anni fa, quando comprai e lessi avidamente il suo La redazione dei documenti tecnici, uno dei primissimi – e tutt’ora pochi – volumi in italiano dedicati alla redazione tecnica.

Poi lessi altro di lui, fino all’incontro avvenuto di persona a Bologna, all’ultimo congresso AITI: ho conosciuto un conversatore brillante e nello stesso tempo scettico, che si interroga sul senso del proprio lavoro e dell’industria in cui è immerso.

Alcuni giorni fa gli ho chiesto se voleva rispondere a qualche domanda. “A tuo rischio e pericolo…”, è stata la risposta: col sorriso e in pieno stile muziano. Pensate, fatte e mandate. Ecco qui il primo guest blogger di Brainfood.

Economia della felicità

De Biase
Mi sono imbattuto in questo volume per caso, nel corso delle ricerche per il mio libro sulla filosofia spicciola (18.635 parole al momento; dei contenuti non so giudicare), e ho iniziato a sfogliarlo in maniera distratta, da lettore vorace e consumato e abituato a troppi libri inutili. (Saccente, in una parola.)

Poi però arrivo a pagina 78 e trovo una frase, sui motivi per i quali in economia si parla troppo poco di felicità, che vorrei avere scritto io:

Quasi che la felicità fosse considerata un punto d’arrivo talmente alto e indefinibile da dover restare fuori dal dibattito.

Allora mi appassiono. Mi faccio attento e guardingo, trovo altri concetti che attirano la mia attenzione. Mi incuriosisco. Naturalmente arrivo al sito di Luca De Biase, che è un punto di partenza per altre riflessioni.

Adesso c’è molta carne al fuoco e, per ora, di più non so dire. Però bravo Luca, non ti conosco ma il tuo lavoro è ottimo.

Aiuto!

Oggi parlo di me. Il mio libro è arrivato a 8.185 parole, entro settembre 2010 sarà terminato, entro fine anno sarà (auto)pubblicato.

È diverso rispetto al progetto originario: più ampio e più circoscritto al tempo stesso. Parla di felicità (questo concetto che teniamo sempre così nascosto, di cui troppo spesso parliamo con circospezione e vergogna), fortuna, ricchezza, dell’autenticità come valore-guida per il secondo decennio del secolo, di come la tecnologia può facilitare il nostro lavoro e così via.

Sono i temi che conosco, quelli dove mi sento preparato e – soprattutto – sento di poter portare valore a chi si prenderà la briga di leggerlo. Un Brainfood molto ampliato, insomma; con un tocco di Campo pratica e uno spruzzo lieve di GoPiedmont; e anche un po’ di Twitter, perché no?

Non insegnerò nulla, ma faciliterò il compito di chi vorrà imparare da sé. Per fare questo, per fare di questo mio terzo libro il lavoro più grande e bello di cui sarò capace, mi occorre il tuo aiuto. Sì, per individuare libri e siti che non conosco sui temi che ho elencato prima e su altri quali:

– perché i blog cambieranno il mondo;
– […] continua a leggere »

Crush It!


È un fatto che i blog sono un fenomeno che trasformerà – e presto – il mondo. Sono un luogo di discussione e confronto, ma anche un modello di business da non sottovalutare. Le prove sono innumerevoli, e una di queste è Gary Vaynerchuk, vulcanico imprenditore, blogger, e ora anche autore.

Il suo Crush It! è un fantastico inno alla passione. Per cominciare occorre guardare questo video, quindici minuti di autentica passione. La stessa passione che si ritrova nel libro.

Il volume è una guida passo passo per creare un blog e, sul lungo termine, trarne profitto. Cosa che è possibile solo alla condizione che la passione sia la guida dell’intero progetto (meglio, dell’intera vita).

Già, perché per dirla con Gary,

I measure my success by how happy I am, not how big the business is or how much money I’ve made.

Ecco il mondo di domani, luogo dove affari e passione, famiglia e lavoro si fondono in un’unica mistura vincente.

La revisione, ovvero: le traduzioni del tempo che fu

Renato Beninatto, da poco tornato dalla parte degli LSP (bem-vindo!), scrive un articolo degno di nota sull’ultimo numero di MultiLingual. L’impressione che ha, dice, è che c’è molta poca innovazione nell’industria della traduzione. (Come dargli torto? Personalmente avverto netta l’esigenza di sfide intellettuali nuove, soprattutto per via della ripetitività degli incarichi che incontro.)

Tre, secondo lui, sono i dogmi che hanno finora impedito il progresso nel nostro settore:

– le memorie di traduzione sono un asset;
– la revisione migliora la qualità;
– meno traduttori danno un risultato più omogeneo.

Concordo anche sul primo (argomento creato per vendere CAT, i quali però hanno valore solo quando la memoria esiste già e solo nella misura in cui un traduttore li sa usare) e sul terzo (con una buona automatizzazione dei processi – cosa che oggi è alla portata di qualunque budget – è preferibile usare diversi traduttori bravi piuttosto che un solo superesperto per ottenere traduzioni più veloci e, tutto considerato, meno care), ma è il secondo di questi punti quello che credo più interessante per l’industria della traduzione nel suo complesso.

È un tema di cui si occupa da un paio di anni almeno; […] continua a leggere »