pecoranera

pecoranera
Avevo preso in biblioteca il suo libro – un approccio soft, come dire –, poi ho iniziato a leggerlo mi è piaciuto talmente tanto che mi sono vergognato: sono andato in libreria con un’amica, l’ho comprato e gliel’ho regalato seduta stante. (Da autore sono sicuro nell’affermare che i libri vanno comprati. Fine.)

Perché niente, io prima di morire voglio andare a conoscere Devis Bonanni, alias pecoranera. E voglio farlo perché scrive bene, perché è tosto, perché sa che cosa sta facendo e perché, perché ha dei dubbi ma anche dei punti saldi (quella capanna che liberò dai rovi, tanto per dire).

Voglio parlare con lui, spiegarmi, capire. Voglio sentirlo parlare, vederlo lavorare. Perché quella è una strada percorribile; ed è vero che io sono fortunato, lassù in montagna ho praticamente tutto pronto, ma chiunque può fare una cosa del genere. E “chiunque”, via tutte le balle, vuol dire chiunque.

Per me una recensione – e questa […] continua a leggere »

Usci per uscire

VLUU L110 / Samsung L110
Pioveva.

Ha piovuto quattro giorni interi, nel mio rifugio tra i monti. Ha piovuto ad intermittenza, con qualche lampo di sole; c’è stata la pioggia battente, la pioggerella fina, i temporali.

Ed è stato bellissimo.

Ieri sono stato lungamente seduto a guardare quelle stille cadere, quelle nuvole basse, tutto quel verde, quelle montagne che mi riempiono il respiro.

Ho respirato a lungo. Essere in armonia con se stessi e col mondo è importante, avere un rifugio è importante.

Ho fatto anche diverse ciance, in questi giorni. Ho parlato e ascoltato – soprattutto ascoltato.

Ciascuno di noi dovrebbe avere una via di fuga – per me è questa casetta tra i boschi, ma dove sia non è importante, è importante che sia il tuo luogo – dove poter andare oltre le preoccupazioni e i fastidi. Un uscio per uscire che è anche una porta per andare oltre.

Di nuovo sulla lettura, analogica e digitale

Continuo ad interrogarmi sulla lettura, attività che occupa tanta parte delle nostre vite. Leggo questo articolo e trovo alcune considerazioni stimolanti sui vantaggi della lettura analogica rispetto a quella digitale.

La prima riguarda la topografia della lettura: siamo in grado di localizzare le parole e le frasi in un libro, mentre in un lettore per ebook questo non è possibile. Il lettore per ebook “vuole” prendere il controllo della situazione, mentre noi lettori vogliamo sapere dove ci troviamo. Ed è possibile anche che ciò si rifletta su quanto noi assorbiamo di quanto leggiamo: almeno per quanto riguarda i libri tecnici, probabilmente la carta ha ancora un valore intrinseco superiore.

Ovvero, i lettori digitali dovranno migliorare in futuro. Ma certamente lo faranno, perché la strada non può che essere questa. E del resto tutto ciò non mi pare dissimile da quanto accade in Flatlandia: un mondo nuovo nasce e poi cresce intorno a noi e noi facciamo fatica ad accorgercene. Anche perché usiamo questi lettori come libri e non al 100% delle loro capacità – un po’ come accadeva con le […] continua a leggere »

Presunzioni

Presumo di sapere, ma non so.

Presumo di interpretare correttamente i pensieri di mia figlia piccola, ma cosa so di quel che illumina la sua testolina e la sua voglia perenne di passare da un gioco ad un altro?

Presumo che sia giusto che una persona anziana debba stare al suo posto e non disturbare, ma cosa so dei suoi sogni di ottantaquattrenne?

Presumo di indovinare i pensieri del mio vicino, ma in realtà so ben poco di lui.

Presumo, presumo. Ma non so.

La desertificazione del lavoro

Mi soffermo ogni tanto a pensare alle differenze tra i miei inizi e quelli di chi entra oggi nel mercato del lavoro a offrire le proprie competenze e i propri servizi. Be’, a prescindere dalle cause la situazione è difficile per chiunque, dunque è triplamente difficile per chi non ha una storia lavorativa dimostrabile alle spalle.

Se penso a me, credo di essere andato più o meno sempre bene per via dell’entusiasmo che mi ha sempre contraddistinto. Ho sempre messo energia e passione nel lavoro. Mi sovviene il Pavese delle Lettere:

Io qui farò tant’altro. Studierò e lavorerò per fare della mia vita la cosa migliore e più bella di cui sarò capace. Per ora vedo quest’avvenire un po’ confusamente, ma non mi spaventa. Ho passato dei momenti atroci nella mia vita e sono ancora qui.

E un concetto simile espresse Ben Hogan:

I feel sorry for the kids these days. They don’t know what it’s like to learn that you can survive almost anything.

Allora alla fine dico è vero che non c’è lavoro, che ci sono poche possibilità, che le prospettive sono tutt’altro che rosee. Ma metti passione in quello che […] continua a leggere »

J’ai lu tous les livres

biblioteca
Umberto Eco sostiene – giustamente – che la propria libreria è in realtà una biblioteca: è sciocca la domanda “ma li hai letti tutti questi libri?”

Non è importante aver letto tutti i propri libri, è importante quel che ti hanno trasmesso e ti trasmettono. (“Cesare Pavese […], l’uomo-libro.”)

Se prendi in mano un incunabolo o una cinquecentina oggi, sono di fatto inutili. Ma anche un libro stampato cinquant’anni fa ha poche chance. Guardo i miei libri: a parte la Treccani, che possiedo per ragioni di famiglia (e che comunque viene consultata forse una volta l’anno), a parte qualche volume Einaudi degli anni Cinquanta (dovuto ai miei studi su Pavese), a parte qualche raro volume dell’Ottocento, la maggior parte dei miei libri è stata pubblicata negli ultimi vent’anni, e più della metà negli ultimi dieci.

E un ebook? Dove sarà – continuo a chiedermi – tra cinque anni l’ebook che compro oggi? Ovviamente la scelta del supporto è un compromesso – il cuore mi direbbe la carta, la praticità è senz’altro digitale –, ma raggiungere un […] continua a leggere »

Word Prisms

Conobbi Kevin Hendzel in una delle tante conferenze nel settore della traduzione cui ho partecipato negli Stati Uniti tra il 2003 e il 2008 – una conoscenza occasionale, ma ricordo che rimasi colpito dal suo modo tranquillo di parlare e dall’aura di calmevolezza (sì, lo so che il termine non esiste sul dizionario; ma inventare le parole è un bel modo per sviscerare, rimescolare e conoscere la propria lingua) che emanava la persona.

Ho da poco scoperto, e volentieri segnalo, il suo blog, Word Prisms, un laboratorio di idee sul mondo della traduzione.

(La cosa bella dei blog americani, anzi degli americani in genere, a riguardo del nostro settore è che si parla – anche – di denaro senza troppi giri di parole come invece faremmo noi.)

(Da un po’ tempo rifletto anche sul fatto che il concetto stesso di “blog” è obsoleto: certo, io non faccio male a nessuno con le mie parole in libertà, e anzi c’è pure chi le apprezza; ma uno strumento che qualche anno fa mi appariva futuristico oggi mi sembra superato dagli eventi, ovvero dall’informazione che si sbriciola e frammenta.)

Tutto il blog si fa leggere […] continua a leggere »

L’annoso problema dei (micro)pagamenti

Ricevere pagamenti da aziende – tipicamente di traduzione – al di fuori dell’Unione Europea è sempre stato un problema per i traduttori, ovviamente dovuto ai costi notevoli delle transazioni.

Qualche anno fa PayPal irruppe sul mercato e, per un po’, si ebbe la sensazione che la difficoltà fosse risolta. Tuttavia, con l’andare del tempo è apparso chiaro che la situazione è certamente migliorata, ma il problema rimane. (Considero i pagamenti che ricevo via PayPal da clienti americani quasi il corrispettivo per un favore, perché mettendo insieme differenza di cambio e commissioni viene fuori un quadro piuttosto scoraggiante.)

Ora Common Sense Advisory segnala Translator Pay, un sistema che potenzialmente potrebbe diventare l’Amazon dei pagamenti (nel senso che la piattaforma è di fatto il luogo in cui avviene il passaggio di denaro), di piccola entità ma non solo.

Hélène Pielmeier, l’autrice dell’articolo, appare positiva rispetto al servizio:

We expect freelancers to take to this new service because they’ll be able to get faster payments, favorable exchange rates, and no transfer fees would be deducted from their payment whatsoever. LSPs will like it because they can batch process vendor payments without […] continua a leggere »

Stress da consegna – e lezioni apprese

Mi sono trovato la settimana scorsa vittima dello “stress da consegna” – quel tipico lavoro lungo da fare in tempi brevissimi, che va per forza consegnato entro la tal ora del tal giorno (e naturalmente va fatto bene, ma questo è un datum e quindi non è da nominare). Il problema nasce dal fatto che io, in questo caso, ero “solo” il middleman, con poco potere di influire sul risultato finale.

Il traduttore per questo incarico è stato tough but fair – qualcuno con cui non è sempre facile andare d’accordo, però gran professionista, bravissimo.

Devo aggiungere che le scadenze pressanti cozzano un po’ – più di un po’, per la verità – col mio “sistema” di vita 2.0, che è fatto di tanti fattori, tra i quali la professione è importante ma non certo esclusiva in una giornata normale.

Il lavoro è stato eseguito a regola d’arte e consegnato nei tempi. Il project manager che è in me è stato soddisfatto.

Ma la parte filosofica del fatto mi interessa molto di più, perché è da essa che si possono ricavare lezioni utili per il futuro. E per questa parte ho pensato soprattutto a Nassim Taleb […] continua a leggere »

Fare pace con la posta elettronica

[originariamente pubblicato su La vita 2.0 il 10 novembre 2011]

A riguardo della posta elettronica c’è un piccolo trucco, che io uso da anni e che trovo straordinariamente efficace nella sua semplicità:

Svuota completamente la tua casella di posta in arrivo ogni sera.

“Eh, ma come?” “No, non è possibile!” Eccetera. Sento già i commenti di chi ha nel proprio programma venti, duecento o duemila messaggi.

C’è un fatto, però. La Posta in arrivo è un luogo di passaggio: essendo un luogo (sia pure metaforico) dove trascorriamo molto tempo, ogni messaggio che rimane lì più del dovuto significa tempo in più per l’attenzione che richiede, per il fatto di dover riprendere il filo di una questione a distanza di tempo, perché non è necessario. Tempo prezioso sottratto ad altri preziosissimi compiti.

Ci sono cose più importanti che fare l’esegesi dei messaggi in arrivo. La vita media di una mail è breve, brevissima. Allora quel che io considero di un’efficacia cartesiana e illuminante è proprio questo: allontanarsi dal computer ogni sera avendo la casella […] continua a leggere »