Corri ragazzo, corri

I limiti sono solo nella nostra testa: questo motto campeggia sul sito dell’associazione podistica Dragonero, che ha organizzato qualche giorno fa, di concerto con la ProLoco Montemale, il Trail estivo dei due comuni (i due comuni essendo Dronero, il mio “capoluogo”, e Montemale di Cuneo, il mio “paese”). Mi avessero detto vent’anni fa che sarei riuscito (allora, quand’ero al massimo teorico della mia forma fisica, non oggi) a fare di corsa 10,4 km, equamente divisi tra salita, discesa e tratti pianeggianti, parte su asfalto, parte su carrarecce e parte su sentiero (sia pure al mio ritmo pacifico), probabilmente avrei riso un po’ amaro. Ma oggi, che gli anni sono quasi quarantasei, tutto ciò non solo è stato possibile, ma mi pare tranquillo e normale.

La metafora, dunque, è chiara: vedi una montagna di fronte a te, prendi paura e pensi che non riuscirai mai ad arrivare in cima. Oppure non pensi, parti e arrivi in cima. (Misuri prima le forze, beninteso; ma senza lasciare che le paure trainino tutte le cose.) I limiti sono nella nostra testa, ovvero il risultato dipende da noi stessi.

Giovedì scorso […] continua a leggere »

L’attesa delle cose belle

VLUU L110 / Samsung L110
Mi preparo a trasferire famiglia, armi e bagagli nel mio rifugio tra i monti. Precorro con la mente le notti silenziose – come puoi chiamare casa un luogo dove le notti non sono silenziose? – e tutto il bello del luogo.

E poi, in sul volgere del mio genetliaco che farà quarantasei – l’avrei detto, a vent’anni, che ci sarei arrivato? sarei anche solo lontanamente riuscito ad immaginarmi coi capelli brizzolati (così recita la mia carta d’identità nuova di zecca)? – rivedrò la mia patria seconda, c’est à dire la montagna in mezzo al mare.

Ecco, non sono tanto questi due mesi di felicità a venire, ma è l’attesa di questo periodo ora imminente che mi riempie l’animo:

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua […] continua a leggere »

Un sito 4.0

sito
Tutti i grandi progetti che sono usciti da Tesi & testi – i miei libri e le grosse traduzioni sono i primi casi che mi sovvengono – sono per me come dei figlioletti. Il sito di Tesi & testi nacque per combinazione nello stesso periodo della mia primogenita.

Ora, guardare la prima versione, oltre tredici anni dopo, mi produce un misto di tenerezza e nostalgia, con una punta di orgoglio.

La seconda versione, del 2001, era sempre brochureware, ma aveva fatto un passo in avanti.

Nel 2004 volevo il sito 3.0 (sono sempre stato stregato dalla magia dei numeri), e venne fuori un bel lavoro. Fu un progetto complesso, che durò mesi e richiese diverse competenze, ma la soddisfazione finale ripagò di tutte le fatiche.

Poi gli anni sono passati, io un po’ mi sono allontanato dall’attività, ho fatto nel corso del tempo degli aggiustamenti e dei ritocchi ma senza rivoluzioni.

Quest’anno mi è stato chiaro che dovevo fare qualcosa. Avere un sito completamente nuovo non mi pareva necessario (il flusso […] continua a leggere »

Il calzolaio con le scarpe rotte

il calzolaio con le scarpe rotte
Una decina di giorni fa sono stato per giorni interi in assoluta distonia con me medesimo: mi sembrava che qualunque cosa facessi non potesse che essere sbagliata e non portasse comunque da nessuna parte. Possibile, mi dicevo, che io sia tanto bravo a indicare la strada agli altri ma non la so trovare per me?

Poi, però, ho pensato alle cose belle che mi circondano. Certo se non stai bene il sorriso non ti potrà tornare d’incanto, ma comunque a poco a poco le cose cambiano.

Alla fine mi pare che potrei anche piantarla lì (con il blog per esempio), dire ai miei venticinque lettori che mi sono sbagliato, che mi prendo una pausa eccetera. Ma invece no, mi sembra più vero – non utile forse, chissà se serio, ma vero certamente – registrare i miei pensieri e le mie difficoltà.

Mi conforta Eduardo e quel che scrisse in un suo diario:

Capire, in fondo, è inutile.

È una massima che cito spesso perché rende l’idea. In un mondo che va a rotoli, in un […] continua a leggere »

Ël camp ëd barba Ceco

ël camp ëd barba Ceco
Avevo un magone, sabato. Non aveva un nome e un oggetto precisi – uno dei miei tremila difetti è che faccio fatica a verbalizzare le mie ansie e le mie paure, e finisco per tenere dentro tutto quello che sarebbe bene raccontare ad un amico, qualcuno che stesse ad ascoltare, ascoltare e basta.

Ho preso la bici, e la bici mi porta sempre nei luoghi della mia infanzia, in quei luoghi che – me decenne o che – erano tutto il mio mondo. (C’era lo stadio, in quei campi; c’erano le battaglie con gli indiani e chissà quant’altre millanta fantasie che sono dentro di me ma ho dimenticato.)

Sono sceso proprio là, là dove c’era il campo di mio zio, quel campo dove tante volte ho raccolto patate, quel campo la cui terra mi è passata, volente o nolente, nel corpo e nell’animo.

Mi sono seduto in terra, senza pensieri. (Quant’è difficile far tacere il proprio discorso interno, quei cinquantamila pensieri che ci portiamo dietro tutti i giorni, tutti uguali!) Il vento smuoveva gli arbusti e […] continua a leggere »

Pavese traduttore, ovvero: per una lettura metrica del “Moby Dick”

dittatore editoriale
Questo è un articolo datato, ma ne sono venuto a conoscenza qualche settimana fa grazie a Facebook e vorrei spenderci due parole.

L’idea centrale dell’articolo – che non posso condividere – è che traduttori come Pavese, Vittorini e Pivano non fossero all’altezza del compito. Capisco il punto di vista di chi scrive, ma se i “nuovi” (absit iniuria verbis) traduttori riusciranno a fare la metà della metà della metà di quanto hanno fatto quei “mostri sacri” (così li definisce l’articolista) per la diffusione della letteratura americana in Italia potranno dire di aver avuto un successone.

Mi limito ad un caso che conosco bene, la traduzione di Moby Dick di Cesare Pavese. È vero che quella traduzione, letta oggi, può far sorridere in diversi punti; è vero che contiene errori veri e propri, libere interpretazioni eccetera. Ma c’è un errore di fondo in questa posizione: considerare quella traduzione come se fosse stata fatta oggi, con i mezzi e le conoscenze di oggi, che non sono in alcuna misura paragonabili a […] continua a leggere »

Cose che fanno il tuo rifugio tra i monti

rifugio
La colazione davanti a casa, il sole che pian piano arriva, i monti che ti guardano maestosi là di fronte.

Il fruscio dell’acqua che scorre nel rigagnolo poco a valle, la sera prima di dormire quando tutto è silenzio.

Il canto degli uccelli all’imbrunire, uccelli di cui vorresti sapere il nome ma non sai.

Le passeggiate, lunghe oppure brevi a seconda dell’uzzolo.

La fontana che gorgoglia in fondo al cortile.

Le lenzuola un poco ruvide che accolgono il tuo sonno. Dormire senza pensieri e senza rumori.

Scendere in paese, ogni tanto, e sentirsi a casa. Comprare in un vero negozio.

Tagliare l’erba, spaccare la legna, accatastare la legna.

Accendere la stufa verso sera, e sentire il caldo buono che avvolge la cucina.

Lo stormire del vento tra le fronde.

I caprioli che saltano con un’agilità che ti sorprende ogni volta.

Giocare con le tue figlie, lasciarsi trasportare dal loro entusiasmo.

Il sonnellino del dopopranzo.

Le conversazioni col tuo padrone di casa, custode di questa terra nonostante ogni evidenza.

Le sensazioni, pensieri pochi.

Sentirsi a casa. Essere a casa.

A quanti anni inizia la mezza età?

La risposta non può che essere soggettiva, certo; ma per me la mezza età è iniziata nel mio quarantaseiesimo anno di vita – questo.

Me ne accorgo da piccoli ma decisivi segni.

Da un punto di vista mentale, mi accorgo di fare errori che prima non facevo – piccoli errori di battitura per esempio, io che sento una trafittura fortissima ogniqualvolta vedo una parola non scritta come si deve, un accento sbagliato e così via.

Da un punto di visto fisico, per via di piccole trasformazioni (non certo in meglio) cui è soggetto il mio corpo, e questo nonostante le cure quasi maniacali – allenamenti prolungati, palestra, corsa eccetera – che gli dedico. (Ne ho parlato di recente qui.)

Qualche anno fa per via del golf mi è stato chiaro – limpidissimo – che corpo e mente esistono senza soluzione di continuità, e dunque il declino dell’uno va di pari passo con quello dell’altra. Questo non mi stupisce; mi infastidisce assai, però.

In più, ci sono i miei toiramenti – che forse sono tipici dell’età, ma non ne sono sicuro – per cui mi devo preoccupare di far quadrare i conti, rispondere di errori del passato […] continua a leggere »

Finis terrae

2013-05-18 20.31.12
Chissà, forse sono io ad essere disadattato al mondo ma è un fatto che i luoghi solitari, là dove la natura è padrona assoluta, sono quelli in cui mi trovo in pace con me. Il mio rifugio tra i monti è uno di questi; il Delta del Po ne è un altro esempio.

Ti trovi in questi luoghi dove non puoi che perderti, prima di tutto perché non c’è un abbozzo minimo di collina – e dunque non esiste prospettiva –, e il pensiero lascia il posto alle sensazioni.

Ma un pensiero l’ho avuto: che in un luogo come questo, là dove l’acqua è padrona e non sai dove finisce il fiume – il grande fiume, il padre Po – e dove inizia il mare, mi piacerebbe vivere. (In effetti mi piacerebbe vivere in tanti posti, ma vedo che sono accomunati dal silenzio e dal tempo rallentato.)

E le sensazioni! Di meraviglia, soprattutto. E di impotenza: arrivare all’estremo lembo di terra calpestabile solo per scoprire quello che già sai, […] continua a leggere »

Fare pace con i CAT

Per anni, gli anni a cavallo del giro del millennio, ho sentito parlare di questi famigerati CAT senza sapere bene che cosa fossero. È vero che la tecnologia è vecchissima (gli albori risalgono agli anni Cinquanta), ma per un traduttore “normale” la storia era molto più vicina: nel 2000 non erano molti i traduttori che possedevano e soprattutto utilizzavano fattivamente un CAT.

Io all’epoca ero (più precisamente: io pensavo di essere) un imprenditore tutto preso dal suo sogno, impegnato a costruire una grande azienda. (Altrimenti perché avrei comprato una sede di 140 metri quadri? Sognavo di riempirla di persone che lavoravano a progetti, ma come? Su questo punto non avevo riflettuto veramente.) Nella pratica, il primo CAT a entrare da noi – era il 2002 circa – fu SDLX Lite (credo), grazie ad una traduttrice che rientrava da un’esperienza inglese. Servì a dare un tocco di internazionalità alla mia boita torinese, e la sua esperienza fu preziosa perché aprì un mondo nuovo. Comprammo le licenze e tutto, ma per me personalmente rimase un mondo lontano, di cui avevo diffidenza ovvero timore. Ne scrissi anche nel libro, ma più da “studioso”, da osservatore che da utente.

Negli […] continua a leggere »