Mah

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Sto rileggendo, sfogliando – centellinando è il termine più preciso – le vecchie copie di Inc. È una storia d’amore che è nata nel 1998 a Philadelphia. Fu amore a prima vista: io vidi quella rivista e in un momento intuii che lì dentro c’era un mondo.

Quel mondo era fatto di adrenalina che scorreva, di storie di grandi uomini e grandi donne che facevano l’America, era la proiezione, l’idealizzazione del mio essere imprenditore. Io come volevo essere ed essere visto.

È stato bellissimo. Letture appassionanti, libri, conferenze, conversazioni, conoscenze.

Ora però il tempo è passato, io sono cambiato e in quei numeri vedo evidenziazioni che ho fatto e che adesso non mi dicono più nulla. Un po’, si parva licet, come l’ingegner Luciano De Crescenzo all’IBM alla fine degli anni Settanta.

Ripensando ora alla mia storia professionale, vedo che ho realizzato solo il 10% di quel che pensavo, e forse solo il 5% (“Vissi al cinque per cento”, direbbe Montale) di quel […] continua a leggere »

Cambiare per star bene

Alla fine delle fini, cambiare non è difficile; solo, richiede metodo e applicazione, richiede costanza e capacità di sopportare le difficoltà inevitabili. Ecco perché la stragrande maggioranza delle persone non cambierà mai: si arrenderà un momento prima del cambiamento.

Alla fine delle fini, il mio 25×44 non è altro che buon senso applicato. Ho molto da dire, e soprattutto da scrivere, sul tema, ma a ben vedere penso anche che il tutto potrebbe riempire un paio di fogli A4, e sarebbe sufficiente.

(Cioè, insomma, come al solito la realtà è sfaccettata, e il medesimo concetto può avere significati differenti e anche opposti a seconda del destinatario: perché da un altro punto di vista servirebbe un La vita 2.1 di 400 pagine.)

Scrive Paula Radcliffe:

La maggior parte di noi ha la tendenza a concentrarsi su come stanno andando le cose al momento, reiterando nella mente sempre gli stessi pensieri, per tutta la vita. Così facendo perpetuiamo all’infinito le stesse situazioni, mantenendo immutata la nostra versione di “realtà”.

(Paula Radcliffe non è una filosofa di professione, anche se in effetti il suo mestiere – maratoneta – può per tanti […] continua a leggere »

Mareggiate

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Ha smesso di piovere, stamattina.

Stamattina sono uscito a guardare il mare. Ho pensato a quel verso di Pavese, “uomo solo dinanzi all’inutile mare”; ma poi ho cercato di mettere a tacere i pensieri e lasciar parlare le sensazioni. (Difficile, ma si può fare. E dà soddisfazione.)

Sono le sensazioni che ti fanno capire delle cose. E sì, è vero che capire – l’ha detto Eduardo – è in fondo inutile. Ma insomma ho capito che anche i fastidi che ho, le magagne, i problemi che non riesco a risolvere compongono la meraviglia della vita stessa. Sono parte di me, sono me: e allora non li respingo, ma li accolgo.

Le sensazioni sono importanti, e soprattutto non possono sbagliare. Allora lasciarsi guidare dalle sensazioni è un buon metodo per andare un po’ più in là, per scoprire qualcosa di te stesso e – soprattutto – del mondo. Ben sapendo che la maggior parte delle cose che accadono e che vengono dette non sono importanti, e che non riuscirai comunque a cambiare la maggior parte delle cose che vorresti.

Cammino, respiro, […] continua a leggere »

Tariffe

DC
Il post di oggi è l’ideale complemento a quello della settimana scorsa, scritto dalla traduttrice Gabriella Gentile sul tema sempre caldo delle tariffe.

Che cosa succede se il cliente offre 5 centesimi a parola?

È semplice: una risata, grassa, sonora e liberatoria. Una risata li seppellirà. Senza tante parole o fronzoli: si ride e si passa oltre.

Dice Gabriella:

Le agenzie cattive sono molte di più di quelle buone, […] le tariffe da fame (inferiori rispetto agli anni precedenti) sembrano essere diventate uno standard di mercato.

Mi sono affacciato a questa professione intorno al 1996, e udivo allora precisamente gli stessi concetti. La storia è sempre uguale a se stessa e si ripete. È ovvio – e anche logico – che un compratore offra poco, offra comunque “di meno”; ma, altrettanto, è logico che il venditore rifiuti la proposta e passi oltre.

In questi anni ho aumentato in maniera regolare i prezzi, perché questo garantisce ai miei clienti che io sarò qui anche domani a servirli. Sì, negli ultimi due anni […] continua a leggere »

Gabriella Gentile, Il mercato delle traduzioni: crisi o declino?

Lo spunto per questo post, della traduttrice Gabriella Gentile, è nato da un suo recente commento ad un mio vecchio articolo.

Ma il tema delle tariffe, si sa, è annoso e imperituro; e poi tocca ovviamente chiunque lavori per proprio conto. Ho chiesto allora a Gabriella di elaborare il suo pensiero sul tema. Il risultato è qui a seguire.

Enter Gabriella.

Lettera d’incarico, impegno, ricerche terminologiche, finalmente la consegna e la fattura: “siamo spiacenti ma il cliente ha limitato ulteriormente il budget e possiamo offrirle soltanto 0,05 centesimi a parola”.

La professione del traduttore, perché di professione si tratta, è oggi persa nell’ambiguità di un mercato in cui le agenzie cattive sono molte di più di quelle buone, in cui le tariffe da fame (inferiori rispetto agli anni precedenti) sembrano essere diventate uno standard di mercato.

Pensandoci su, come può essere possibile che negli anni le tariffe si abbassino invece di aumentare? È evidente che qualcosa non va. Medici, ingegneri e avvocati, hanno adeguato le tariffe al costo della vita così come sono aumentati i prezzi di beni e servizi e tutti pagano senza storcere il muso. […] continua a leggere »

La lettura liquida

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Che cos’è un libro, oggi?

Quali sensazioni provavano i lettori allorché si introdussero sul mercato i primi incunaboli? Che cos’era la lettura per loro, a fine Quattrocento?

Che cos’è la lettura per noi, oggi?

Che cosa sarà dei miei libri adorati che ho sul Kindle anche solo tra dieci anni? Se nel 2020 vorrò andare a ripescare una citazione di un libro che ho letto ora in versione digitale sarò in grado?

Perché oggi, nel 2013, se voglio comprare un libro che mi interessa veramente, un livre de chevet, propendo piuttosto per la versione su carta nonostante il costo superiore?

Impressionerò ancora qualcuno che verrà in casa mia coi miei libri, un domani, mostrandogli tutte le opere che ho sul Kindle (od omologo che ci sarà allora)?

Perché la lettura, che è un’attività che assolutamente adoro – assolutamente, senza riserva alcuna – mi procura delle ansie? Be’, il perché lo so, è per via di questa commistione tra analogico e digitale; ma non sono – non sono ancora, perlomeno – in grado di approfondire gli aspetti negativi di questa sensazione, […] continua a leggere »

In the flow

Flow
Oggi non parlo io, parla un libro fondamentale per capire meglio il concetto di flusso (flow), ovvero la condizione in cui ci troviamo quando siamo in situazioni nelle quali ricaviamo talmente tanto piacere da quel che stiamo facendo che ci dimentichiamo quasi di noi stessi, che il mondo esterno non ha più alcuna importanza, che non siamo più nemmeno consapevoli dello scorrere del tempo.

Flow. The Psychology of Optimal Experience di Mihaly Csikszentmihalyi (d’accordo, il cognome potrebbe porre qualche problema) è un’opera straordinaria, un luogo dove filosofia, psicologia e vita quotidiana si incontrano. La parola al libro. (Io ho semplicemente tradotto i passaggi.)

Sulla differenza tra piacere e gioia
Le esperienze che danno piacere possono anche dare gioia, ma le due sensazioni sono molto diverse. Per esempio, tutti provano piacere a mangiare. Godere del cibo, tuttavia, è più difficile. […] Una persona può provare piacere senza sforzo alcuno, se i giusti centri nel suo cervello sono stimolati elettricamente, o come conseguenza della stimolazione chimica dei farmaci. Ma è impossibile […] continua a leggere »

Ecco, ieri ero nel mio rifugio tra i monti…

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Ecco, ieri ero nel mio rifugio tra i monti e mi sono abbandonato alle sensazioni, ho lasciato che permeassero il mio corpo e il mio spirito.

Prima di tutto, mi è stato chiaro lo scorrere del tempo. Avevo dentro di me le voci e i colori di quand’ero bambino, le voci di chi non c’è più, il suono di una radio, d’estate; e davanti a me gli stessi colori della montagna di tanti lustri fa. Mi sono sentito fortunato e un po’ malinconico, mi era chiaro che lì come dovunque sono semplicemente un ospite temporaneo, e come ospite devo essere gentile ed educato con tutti.

A tratti soffiava un vento caldo, e mi riempiva la faccia e i polmoni.

Ho guardato quella casa, “casa mia”, ho guardato quelle montagne innevate e quei prati slavati: tutte le preoccupazioni, come d’incanto, svanivano. Ho pensato che quel luogo sarà per sempre il mio rifugio, il luogo dove i mali del mondo non potranno raggiungermi. (Be’, starò male anche lì, è chiaro, ma quel luogo sarà sempre un lenimento per […] continua a leggere »

2012, un bilancio – e per il 2013…

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Come per il 2011, anche quest’anno ho pubblicato qui 52 articoli, uno per ciascun lunedì dell’anno. Ieri li ho scorsi tutti, perché penso che sia importante ogni tanto voltarsi indietro a vedere da dove arriviamo. I temi sono stati quelli annunciati, ovvero lavoro e filosofia spicciola: quel che cerco di fare in questo luogo è legare appunto il lavoro – la gestione dei progetti di traduzione nel mio caso, ma il discorso è ampliabile a qualunque occupazione – con il poco tempo che abbiamo. (E molto presto non avremo un anno in più, ma uno in meno, come direbbe don Bosco.)

A gennaio ho – abbiamo – dovuto fare i conti con la scomparsa di David Henderson, che non era solo un traduttore brillante ma anche uomo molto intelligente e persona di gran cuore. Qui e qui i miei ricordi, qui un bell’articolo di Cristina Caimotto, qui un ricordo del caro Giulio Pianese a.k.a. […] continua a leggere »

Sensazioni sul SUSA


Be’, in una parola è stato bellissimo.

L’aria era tersa e limpida, venerdì alle 12,21 quando, la mano di mia figlia piccola da una parte, quella di una signora sconosciuta dall’altra, abbiamo formato una catena umana a dimostrare solidarietà con la natura. Tre semplicissimi, lunghissimi minuti.

È stato un evento imperfetto e bellissimo, sono felice di poter dire “io c ‘ero”. Nel blog del sito ci sono alcuni resoconti, qui tantissime foto. Nel tratto che avevo scelto – corso Francia, tra corso Racconigi e piazza Rivoli – eravamo in pochi ma questo non è stato importante. Importante è stato esserci.

I coordinatori sono stati gentili e quasi sopraffatti da quello che stava per capitare. Tra i passanti, c’è stato chi si è fermato e si è unito alla catena. L’atmosfera era magica.

Insomma, bello.