Una storia inconsueta

Stefano Gallorini è un traduttore che era incanalato verso la “normalità” della professione: azienda di traduzioni di famiglia, esperienza presso la Logos di Modena.

Poi, però, è successo qualcosa. E del suo percorso professionale mi hanno colpito un paio di cose: la specializzazione in nivologia e meteorologia alpina (non sapevo nemmeno che cosa fosse, la nivologia) e soprattutto il coraggio di fare il “salto” e andare a vivere in Marocco.

Ammiro le persone che hanno la forza d’animo di fare delle cose inconsuete, di vivere la vita secondo i loro propri termini, sicure che nessun altro potrà mai decidere al posto loro. Gli ho fatto qualche domanda. Qui le sue risposte.

Questo blog, un aggiornamento

Un mese senza scrivere nulla in questo blog è un tempo lunghissimo, ma la spiegazione è molto semplice: ho cambiato “casa” sul Web.

Come dire, prima ero in affitto e ora sono davvero a casa mia; e non importa se qualche presa magari non funziona, se in qualche stanza bisogna ancora dare il bianco e così via: farò tutto a tempo debito.

Ho (meglio, abbiamo) diversi guest post in cantiere, che saranno pubblicati nelle prossime settimane. Ho terminato il libro, ho scritto diverse cose: tout se tient, e a poco a poco transita qui sopra.

Il libro, un aggiornamento

Sto tirando le fila del mio libro, e mi trovo con un’opera organica e completa (almeno, io penso che lo sia), che mi è cresciuta tra le mani senza quasi che me ne accorgessi.

Questo manuale (purtroppo io sono come quell’operaio di una fabbrica di armi da guerra di quel racconto di Rodari, che per quanto si sforzasse di costruire giocattoli pacifici per il nipotino gli venivano sempre fuori armi: io so solo scrivere manuali), che vedrà la luce entro l’anno (sono ora nella fase della ricerca dell’editore), ha la pretesa di dire che un mondo – del lavoro, soprattutto – migliore è possibile, che non si devono sempre seguire le regole imposte da altri, che si può vivere bene e decentemente anche senza ammazzarsi di lavoro.

Una domanda, in questi anni, mi è girata in testa tante volte: quanti tra di noi, arrivati in punto di morte, vorrebbero aver passato più tempo in ufficio? A mio modo di vedere, lo scopo del lavoro è quello di liberare il tempo e quindi di permetterci di dedicarci a compiti più importanti e significativi. Oggi, anche grazie alla tecnologia, tutti possiamo farlo: se lo faremo o no dipende solo da noi, dal […] continua a leggere »

Dizionario delle Combinazioni Lessicali


Quella dei dizionari è una malattia che ho contratto all’università, dopo aver capito (tardi, ovviamente) che la letteratura era ciò che veramente volevo studiare e conoscere. Ricordo che il dizionario di italiano che più amavo era il Garzanti: avevo anche iniziato a tenere un elenco di parole italiane che non vi comparivano. Poi, per mio conto, avevo compilato un dizionario di parolacce, sulla scia de La mala lingua di Augusta Forconi: molto divertente, ma è sempre rimasto nel cassetto.

Nella lingua italiana, insomma, mi sono rimescolato e mi sono conosciuto, per dirla con Ungaretti. (E tutto ciò soprattutto grazie ai grandi maestri che ho avuto la fortuna di avere allora, in primis Riccardo Massano – che mi ha insegnato davvero a scrivere – e Guido Davico Bonino – che ha tenuto per platee di studenti/spettatori lezioni che erano sostanzialmente degli show. Pavese, poi, ha completato il tutto.)

Per caso mi sono imbattuto qualche settimana fa in questo Dizionario delle Combinazioni Lessicali. Poiché sono orgoglioso del mio scrivere (forse l’unica attività in cui davvero non temo confronti), è uno strumento che mi ha […] continua a leggere »

Gli errori, gran maestri

Ovvero: buona parte di quello che so del mio mestiere non l’ho imparato a scuola

Danielle LaPorte non ha certo bisogno di presentazioni. Mi ha colpito un suo recente post, un elenco di errori che sarebbero da evitare ma che, se commessi, sono una manna perché insegnano molto sul proprio lavoro e soprattutto su di sé.

Mi sono ritrovato in molti di essi, e in particolare nel numero 3 (Got a workspace too soon), perché in quelle righe mi è sembrato di ripercorrere l’intera storia logistica di Tesi & testi.

Il mio primo ufficio era una stanza di 15 metri quadri circa e col bagno in cortile (era il 1995 – nel 1940 non ero ancora nato): lì comunque ho posto le basi per il futuro, ho avuto intuizioni che mi piace definire brillanti e ho provato emozioni intense riguardo alla mia creaturina di allora. (Come ad esempio la gioia di possedere un vero fax.)

Poi nel 1997 capii – meglio, credetti di capire – che un imprenditore deve avere tra le altre cose molto spazio per la sua azienda e un ufficio angolare per sé. La nuova sede era elegante, spaziosissima, molto bella da vedersi […] continua a leggere »

Cagliari, formazione per traduttori

Andrea Tuveri è prima di tutto un amico carissimo, ma poi è un traduttore brillante ed esperto. Giovedì 11 marzo dalle ore 9 alle 13 prenderà parte, presso l’Aula Magna dell’Università di Cagliari, ad una tavola rotonda dal titolo Tradurre per l’Europa unita. La pratica del multilinguismo nelle istituzioni europee, che fa parte di un ciclo di incontri dedicato alla traduzione e all’interpretazione. Parlerà della sua esperienza di traduttore, e darà suggerimenti pratici per chi si affaccia a questa intricata professione.

Un fatto positivo si trova nella presentazione degli incontri:

Gli incontri si rivolgono a tutti gli studenti a prescindere dalla combinazione delle lingue di studio e sono stati concepiti con un taglio più seminariale/pratico che accademico/teorico.

Noto con piacere – finalmente! – che in ambito accademico si inizia a parlare meno di teoria della traduzione e più di pratica, di marketing e quant’altro: e Andrea è certamente preparato a dare il suo contributo.

Padre Ricco Padre Povero

Oggi non parlo io, parlerà per me un libro ricco di spunti.

Ho più di centocinquanta dipendenti, ma nessuno mi ha chiesto di divulgare le mie conoscenze finanziarie. Mi chiedono un posto e la busta-paga, mai di insegnar loro quello che so sul modo in cui funziona il denaro. Di conseguenza, la maggior parte di queste persone passerà gli anni migliori dell’esistenza a lavorare per i soldi, senza comprendere ciò per cui lavorano davvero. (p. 38)

Smettila di darmi la colpa, di credere che io sia il problema. Se ragioni così, devi cambiarmi. Se invece ti rendi conto che sei tu il problema, puoi cambiare te stesso, imparare qualcosa e diventare più saggio. Molti vogliono che siano tutti gli altri a cambiare, tranne se stessi. (p. 39)

Quando si tratta di soldi, molti vogliono giocare sul sicuro, tenere le spalle al coperto. Di conseguenza, non si fanno guidare dalla passione, ma dalla paura. (p. 41)

L’aspetto migliore era che la nostra attività ci procurava denaro, anche quando eravamo assenti fisicamente. Il denaro lavorava per noi. (p. 61)

La cosa che mi inquieta è che incontro migliaia di persone con una cosa in comune: tutti hanno un incredibile potenziale, talenti […] continua a leggere »

Il facile e il difficile

Il mio ultimo post, che era denso di spunti (non per merito mio ma per le idee spesso controcorrente di Luigi Muzii), ha causato alcuni – pochi, in realtà – commenti su Langit.

A mio modo di vedere uno dei nodi principali per i traduttori, e di conseguenza una maniera per uscire dall’impantanamento cui troppi si autocondannano, resta il marketing. E il marketing non è (quantomeno non è più, se mai lo è stato) rompere le scatole ai clienti, ma è fatto di strumenti molto più soft come un sito ben fatto, una tagline efficace nelle mail, il biglietto da visita sporto nella maniera giusta e così via. (Che il servizio che si offre sia non meno che eccellente lo do per scontato.)

Per esempio, quel che ha fatto ieri Seth Godin per promuovere il suo libro (in una parola: promozione solo online, sotto forma di interviste fattegli dai blogger più ascoltati e influenti) è marketing della miglior specie; e non sei nemmeno costretto a parlare con chicchessia.

Troppi traduttori si dichiarano – a parole e nei fatti – incapaci a vendere, e preferiscono concentrarsi su ciò che sanno fare meglio: tradurre. Esempio: […] continua a leggere »

Il pensiero barbaro: Luigi Muzii

Il mio primo incontro “virtuale” con Luigi Muzii risale a ben oltre dieci anni fa, quando comprai e lessi avidamente il suo La redazione dei documenti tecnici, uno dei primissimi – e tutt’ora pochi – volumi in italiano dedicati alla redazione tecnica.

Poi lessi altro di lui, fino all’incontro avvenuto di persona a Bologna, all’ultimo congresso AITI: ho conosciuto un conversatore brillante e nello stesso tempo scettico, che si interroga sul senso del proprio lavoro e dell’industria in cui è immerso.

Alcuni giorni fa gli ho chiesto se voleva rispondere a qualche domanda. “A tuo rischio e pericolo…”, è stata la risposta: col sorriso e in pieno stile muziano. Pensate, fatte e mandate. Ecco qui il primo guest blogger di Brainfood.

Se io fossi giovane…

Lunedì 25 gennaio alle 10 Renato Beninatto parlerà alla LUSPIO – via Cristoforo Colombo 200 a Roma, aula 6, secondo piano – sul tema “Nuove figure professionali e prospettive per nuove opportunità di lavoro”.

Non mi serve sapere qualcosa nello specifico di questa conferenza, che è gratuita e aperta a tutti, per dire che è un’occasione splendida per chiunque voglia capire di più del mondo del lavoro di oggi e di domani.

Qualunque traduttore (almeno) che non abbia le idee chiare al 100% sulla sua professione e che si trovi nel raggio di 200 km (almeno) dovrebbe secondo me prendere in considerazione l’idea di partecipare.

Occhio alle controindicazioni! Può provocare irritazione, perché è tenuta da un provocatore – della specie migliore che io conosca – per natura. Ma può anche rivelarsi un incontro che cambierà in meglio il futuro di molte persone, perché Renato ha la rara dote di pensare fuori dagli schemi.