Tag: filosofia spicciola

Professionisti e parole


Quante parole servono per far vedere che sei un professionista?

Poche, molto poche, pochissime. Sto rivedendo il nostro sito e il mio compito principale non è fare il copy o l’editor, ma il taglialegna. Disboscare, sfrondare, tagliare, tagliare ancora.

Il mercato è libero, è pacifico che chi viene da me si è fatto o farà un’idea dell’offerta andando da altri fornitori. Quando sei un professionista non servono tante parole. Quello che fai parla molto più forte di quello che dici.

È come nella psicologia sportiva: lo psicologo non racconta la rava e la fava, dice semplicemente quelle pochissime (ma essenziali) parole che fanno scattare qualcosa nella mente dell’atleta e portano alla performance eccellente.

La vendita è una performance. Scrivere un preventivo è una performance. I punti di contatto sono moltissimi. Un venditore deve essere gentile, rispettoso e disponibile ma non ossequioso, non deve ignorare la realtà dei fatti. Deve andare dritto al punto. Non c’è tempo per tutto.

Poche parole. Giuste, mirate, precise e in tempo. That’s it.

Riassunto delle puntate precedenti – e per l’avvenire…

Ho ripassato
le epoche
della mia vita

(Giuseppe Ungaretti, I fiumi)

Un tempo guardavo con religioso scrupolo il passaggio d’anno. Ricordo che inorridii, avrò avuto dieci anni o che, quando una mia cugina mi disse che sarebbe andata a dormire normalmente la sera del 31 dicembre, prima di mezzanotte. Dentro la mia testa quest’idea non trovava posto.

Ora non sento necessità di fare bilanci e programmi in questo periodo (ovvero, la sento in maniera continuativa e non legata al cambio d’anno); ma parlerò comunque di questo blog.

Questo è il post numero 150 – casuale coincidenza. Cinquantadue tra questi sono stati pubblicati nel 2011, uno per ciascun lunedì dell’anno. Era un obiettivo che mi ero dato, l’ho raggiunto. Lo stesso per GoPiedmont al mercoledì e per Campo pratica al venerdì.

Dei contenuti non so giudicare, ma questo mio diario pubblico è diventato una sorta di amico per me. Non solo un luogo di confronto e discussione, ma anche un oggetto che – in quanto pubblico – non mi appartiene più. Ovvero […] continua a leggere »

La vita 2.0 compie un anno…


… o forse tre. (La mia vita 2.0 era iniziata due anni prima, nel 2008, e prima con meraviglia e poi con sempre maggior decisione ho sperimentato su di me i cambiamenti.)

Esattamente un anno fa facevo qui la cronaca dell’edizione del mio ultimo libro. Oggi voglio tentare un bilancio (provvisorio), vedere come quel libro ha influito su di me e – sperabilmente – su altri.

L’idea di fondo è che tu sei l’artefice del tuo destino, e che solo tu puoi decidere che cosa è giusto oppure no per te. (Non sempre ci riusciamo, ovvio.)

Soprattutto, per cambiare – cambiare davvero – ti deve essere chiaro che vuoi cambiare. Sembra una tautologia ma non lo è: non esiste un cambiamento generico, ma solo un cambiamento preciso che nasce da una precisa volontà interna.

Ecco, questo mio entusiasmo a volte ingenuo è allo stesso tempo contagioso, qua e là. Alla fine, si semina “solo” per i felici pochi di morantiana memoria. Mi piacerebbe, ma non posso […] continua a leggere »

Soluzioni e problemi

Il mio post della scorsa settimana, dove denunciavo una crisi di liquidità in cui sono passato nei mesi scorsi, ha portato ad una serie di commenti. Me lo aspettavo, sono temi su cui tutti siamo sensibili e su cui tutti abbiamo un’opinione.

Alcuni tra questi prospettavano la possibilità di cambiare mestiere, di cambiare settore, di cambiare forse anche vita. A mio modo di vedere però, in questo caso il cambiamento non è una soluzione. Voglio dire, io sono assolutamente a favore del cambiamento in sé – le nostre vite le conosciamo già, se non ci danno soddisfazione è proprio il caso che facciamo gli aggiustamenti e/o le rivoluzioni che sono necessari –, ma andiamo a scontrarci con un problema molto più ampio: il lavoro scarseggia dappertutto.

Ci sono troppi avvocati e ci sono troppi maestri di golf, proprio come ci sono troppi traduttori. La società liquida, nel bene e nel male. Possiamo forse sognare di fare il cassiere o la cassiera in un supermercato, ma anche riuscendoci non è detto che questo migliori la nostra condizione. Quante persone lavorano in un call center a 800 euro al mese?

Siamo alle soglie di un cambiamento epocale, […] continua a leggere »

Frauke: In ferie ad oltranza


Frauke è ormai una sorta di istituzione presso i traduttori italiani: le sue riflessioni lucide, precise e disincantate accompagnano da anni questo mondo. Ma al di là della difesa della categoria, che ho sempre apprezzato, mi piace in lei la sua vita piena, la sua visione che va al di là del lavoro. Le ho chiesto di scrivere qualcosa sul suo downshifting: ecco qui le sue considerazioni.

Verso metà estate ho avuto uno di quei malori che ti dicono: “O ti fermi, o io ti mando all’ospedale a rallentare”. L’indomani ho iniziato a rispondere a tutte le richieste di lavoro che ero in ferie fino a una data ancora da stabilire.

Ho dormito, soprattutto. E mi si sono chiarite le idee. Voglio lavorare, vivere, sentendomi in ferie, come se non avessi bisogno di soldi, pur sapendo che ne ho bisogno. Quindi, nel paradosso.

Di conseguenza, sono in ferie ad oltranza. Scrivo dei racconti per Italia Magia, un sito per chi si vuole saziare di viste microscopiche sulla realtà italiana e su quella […] continua a leggere »

Retour au bercail

Venerdì sera, arrivato alla Piatta dopo un paio di giorni di assenza, a sole tramontato mi sono reso conto che la stagione stava cambiando. “Ci si sveglia un mattino che è morta l’estate”, scriveva Pavese. Insomma l’aria era frizzantina, il che mi fa pensare anche a quel che dice Luca Goldoni, che è questo il periodo dell’anno in cui ci si accorge di avere un anno in più, tra rientri dalle vacanze, inizio del lavoro, della scuola dei figli eccetera.

Ora, naturalmente le vite di oggi sono certamente meno regolate e incanalate – soprattutto per quanto riguarda il lavoro – rispetto agli anni Ottanta quando quella frase è stata scritta; ma l’intuizione è corretta. In più, poiché per accidente – essendo nato quando l’estate finisce – le due cose per me coincidono, mi sono messo a pensare a quel che voglio fare ancora. (Non a ciò che ho già fatto, perché non mi interessa molto.)

Mi godo i miei ultimi giorni da quarantatreenne e questi giorni di estate. Tornerò presto a parlare qui di traduzioni e di marketing. La vita si ristrutturerà a breve tra sveglie, bambine a scuola, ufficio eccetera. Strutturare il tempo di veglia è importante per chiunque, […] continua a leggere »

La passione secondo Gianni Davico

Le tecniche si imparano. A lavorare di meno e meglio si impara (volendolo). Tim Ferriss c’è, e con pochi euro si può comprare il suo libro. Seguirlo su Twitter o sul suo blog è peraltro gratuito.

E lui è “solo” uno dei tanti “guru” – risorse del genere sono vastissime. Libere, immediate, gratuite, a disposizione di tutti.

Ma quel che non si può imparare, né tantomeno insegnare, è la passione. La passione. Passione, che parola magica! La passione, ovvero il desiderio bruciante di fare determinate cose solo perché sì, e per nessun altro motivo.

Solo perché sì, solo perché l’hai deciso. Solo per esprimere al massimo il tuo potenziale.

Non ci sarà mai una risposta esauriente e definitiva alla domanda (fondamentale) “che cosa ci faccio qui?”; ma ciononostante le nostre passioni saranno un tentativo di risposta – imperfetto, umano e bellissimo – nella maniera più ampia, precisa e accurata possibile.

La passione che ti guida verso attività autoteliche, ovvero che trovano in se stesse lo scopo del loro esistere, e per questo motivo ti danno benessere, gioia, felicità.

Quindi: quali sono le […] continua a leggere »

Feria d’agosto

La Piatta, luogo sperduto nei boschi sopra Cuneo dove sono stato fin da bambino (e dunque dove sarò per sempre – è questa l’essenza del mito), luogo che mi piace definire “casa” soprattutto per il piacere di farvi ritorno dopo le partenze, si è animata ieri per un pranzo di famiglia.

Quegli stessi pranzi che da ragazzo aborrivo perché noiosi sono diventati adesso una delle figure (nel senso auerbachiano del termine) della serenità e della completezza.

Ascoltavo le parole dei miei commensali, partecipavo rilassato ai discorsi, sentivo la vita scorrere in quei momenti distesi. Quel cibo e quel vino mi sembravano passare direttamente dalla terra dentro di me, mi sentivo parte di un flusso naturale.

Pensavo che la felicità è fatta proprio di cose piccolissime, di piaceri minimi con persone che sempre e comunque saranno dalla tua parte. O forse più che pensarlo ero io stesso l’espressione di quel pensiero.

Insomma questi boschi e queste montagne sono parte di me, hanno fatto e plasmato il mio corpo e il mio spirito. Anche queste sono radici.

Ylenia Bellantoni: il downshifting, secondo me

Quel semplice atto di prendere in mano Adesso basta di Simone Perotti mi ha portato, oltre a tanti pensieri da condividere, a conoscere diverse persone con cui mi sento affine per lo spirito che hanno verso le cose della vita.

Ylenia Bellantoni è una di queste persone. Bolognese, 34 anni, si è laureata presso la Scuola per Interpreti e Traduttori di Forlì. Ha lavorato come traduttrice e interprete sia da dipendente che da freelance, e al momento lavora in un’impresa che opera nel settore editoriale. Ama leggere e viaggiare, in particolare nei paesi nordici e nei paesi anglofoni (ultimo viaggio fatto: Australia dove ha pensato più volte di emigrare).

Mi ha subito colpito la sua maniera tranquilla e nello stesso tempo sicura di affrontare la vita. Le ho chiesto allora di scrivere un post per Brainfood, per dare a chi legge qualche spunto ulteriore nel terreno del downshifting. Qui a seguire i suoi pensieri (e grazie mille, Ylenia, per averli condivisi).

Io sono downshifter per natura: mi sono presa sin da ragazza del “tempo per me”, perdendone anche di prezioso in alcuni momenti. Ad esempio a vent’anni, quando si dovrebbe seminare per il futuro, io ho […] continua a leggere »

A turri di Senetosa


La singola attività che preferisco fare in questa mia seconda patria è probabilmente camminare; e il sentiero che preferisco, tra tutti, è quella parte di Littoral Sartènais che unisce la torre di Campumoru alle prime propaggini di Tizzano. E oggi, giorno che segna il primo compleanno di giannidavico.it, mi faccio un regalo: descrivo il percorso compiuto qualche giorno fa.

È un sentiero che conosco abbastanza bene, per averlo già percorso qualche volta negli anni; è comunque ben segnalato e perdersi – se anche augurabile, per le scoperte che si possono fare – è difficile.

La prima mezz’ora di cammino è quella meno interessante, perché si è troppo vicini alla civiltà e sono dunque relativamente frequenti gli incontri con viandanti che sono lì per brevi passeggiate, non traversate di Corsica. (Sono irriguardoso in questo, lo so: ma è per via del fatto che da anni sogno la mia settimana solitaria di camminamenti corsi, in un maggio sempre di là da venire.)

Incontro delle mucche lungo il cammino, e non riesco a capire dove sia il loro ricovero […] continua a leggere »