Tag: industria della traduzione

Parlare stanca

Sabato a fine pomeriggio, dopo una giornata trascorsa a parlare del marketing per i traduttori, ero esausto. Prosciugato. Ho dato tutto me stesso, ho cercato di trasmettere quello che so.

A chi era presente vorrei aggiungere questo: benissimo. Ora che avete ascoltato e riflettuto passate all’azione! È importante che la teoria diventi pratica, che le parole che si sono dette diventino realtà, sforzi di marketing e infine ordini. Questo conta.

Ci sono difficoltà oggettive. Troppa offerta rispetto alla domanda, pochi soldi in circolazione. Non è facile. Non è facile per nessuno. Ma il marketing, se fatto bene, è una grossa opportunità. Ed è anche divertente!

Il sito, un blog, Twitter, l’emailing… solo la fantasia può essere il limite. E le visite dirette ai clienti. Vedere un cliente di persona, piantare nella sua mente il seme della vostra esistenza professionale.

Mille cose si possono fare. Mille opportunità davanti a noi. La passione.

Tutto qui.

La “qualità” nelle traduzioni

Sto terminando di preparare il workshop che terrò questo sabato a Torino sul marketing per il traduttore. È anche un’occasione per riflettere su tanti temi che riguardano il mestiere del traduttore. Uno di questi è una brutta, famigerata parola: qualità.

Che cos’è, esattamente, la qualità?, mi chiedo – e non so rispondermi. Parto allora da quello che so.

Un tempo tutti i miei preventivi facevano leva sulla qualità (del servizio, della traduzione eccetera). Ma col passare degli anni e col feedback che via via ricevevo, crescendo quella che io soggettivamente considero la qualità complessiva del servizio che la mia azienda offre, mi sono reso conto che ottenevo risultati molto superiori semplicemente non menzionandola.

Insomma non lo considero un argomento di vendita o di discussione. In sé la parola “qualità” non significa molto: è un argomento soggettivo, ciascuno di noi ha una sua idea di qualità. Anche le varie certificazioni non fanno altro che garantire un processo, non che una traduzione sia di “qualità”.

Non serve dire che le nostre traduzioni sono di qualità. Tutti lo dicono e lo diranno, dunque non è un differenziatore.

E poi la […] continua a leggere »

Formazione dei prezzi, suicidi professionali, opportunità e botteghe (virtuali)

Il mio post della settimana scorsa ha suscitato molti commenti, sia qui che sulla mia pagina Facebook che sul gruppo STL di Sabrina Tursi. Già, come stabilire il prezzo per i propri servizi – insieme un’arte e una scienza – è un punto cruciale per qualunque professionista, e dunque il tema è molto sentito. E probabilmente ho scritto anche delle ovvietà, come mi ha fatto notare Aurelia Peressini (invitandomi però a continuare a scriverle). (Personalmente mi pare il commento più sensato e lo condivido pure; ma se il re è nudo bisogna prima accorgersi che lo è per vedere che cosa fare dopo.)

Orbene, un filone di commenti riguardava i giovani, e in particolare i neolaureati che entrano sul mercato del lavoro e hanno scarse prospettive. Chi ha venticinque anni oggi fa parte di una generazione che non sta certo bene; e in più è inserito in una crisi epocale, peggiore di quella del 1929, fatta per durare anni.

Ma le crisi, di qualunque natura siano, hanno questo di buono: che fanno […] continua a leggere »

Come può il traduttore vivere del proprio lavoro, a.k.a.: traduzioni a due centesimi, no grazie

A  luglio dell’anno scorso avevo preparato un intervento per il LanguageCamp della Luspio, che poi per motivi di tempo non era stato possibile esporre: ecco qui a seguire la traccia per quel contributo.

Grazie, innanzitutto, ad Anna Fellet e Valeria Cannavina per l’organizzazione di questa unconference: trovo che la formula sostanzialmente nuova – almeno per l’Italia – sia un buon viatico per il futuro.

Questo fatto – l’uso della tecnologia per semplificare la nostra vita lavorativa – mi fa venire in mente quel che Renato Beninatto ha detto questa mattina, ovvero che la machine translation è di fatto un alleato e non un nemico del traduttore.

Non ho potuto seguire tutti gli interventi, ma un’idea della giornata me la sono fatta. Così come ho un’idea abbastanza precisa di questo nostro mercato, che cercherò ora di illustrare.

Ho scritto qualche appunto, ma sostanzialmente vedo questo breve intervento come una chiacchierata a braccio. Questo anche perché ho preparato quest’intervento in pochissimo tempo, seguendo la legge di Parkinson esposta da Tim Ferriss, secondo la quale il lavoro si espande fino a riempire tutto il tempo disponibile per […] continua a leggere »

Daniel Gouadec, Translation as a Profession

Tre anni fa scrissi una recensione del libro di Daniel Gouadec per Language International, sito che aveva lo scopo di far rivivere i fasti dell’omonima rivista, punto di incontro nel nostro settore tra il 1988 e il 2002; ma purtroppo ebbe vita breve. Ripubblico allora qui quel pezzo.

Daniel Gouadec is a professor at the Université de Rennes 2 and a well-known author in our field (a list of his publications can be found here). His latest feat is Translation as a profession, an excellent overview of the translator’s job in the XXI century. Generally speaking, the perception of the translation profession in the eyes of the general public is that of a sort of Saint Jerome with a dusty dictionary (obviously on paper) in his/her hands. But nothing is more far from the truth, now that translation and IT have become more and more intertwined; and this book contributes to clearing up that misunderstanding.

The book is divided into six sections. The first analyzes the translation process, while the second describes […] continua a leggere »

Milwaukee non è Carrapipi

Da tempo ho l’idea che ciò che scrivo sia, per quanto possibile, riunito in questo mio sito, perché ciò che è altrove può per vari motivi andare “disperso”. Inizio allora con oggi la ripubblicazione di miei vari interventi e articoli sul mondo della traduzione.

Il primo, Milwaukee non è Carrapipi, è un pezzo che scrissi nel 2006 per il blog di Nicola Poeta, inserito ovviamente col suo permesso e solo lievemente aggiornato per via dei link che nel frattempo sono cambiati, e che racconta di una delle tante esperienze che ho avuto a conferenze sul nostro mondo (il collegamento con l’attualità è dato dalla conferenza ATA testé terminata), esperienze che ricordo con piacere e gratitudine immensi e che conto di riprendere presto.

Come dice il giornalista Bobby Tanzilo, americano di quarta generazione che ha riscoperto l’Italia e l’italiano, lingua dei padri che nemmeno i genitori parlavano più (e, tra parentesi: curioso e denso di sviluppi l’incontro di un piemontese innamorato dell’America con un americano innamorato del Piemonte), Milwaukee viene spesso considerata dagli americani come la città di Happy […] continua a leggere »

L’industria della traduzione in croato


Un anno fa l’amica e collega Ivana Karanikić mi propose di tradurre il mio libro in croato. È stata per me una piacevole sorpresa, e ho acconsentito di buon grado: se le informazioni circolano è meglio, comunque, per tutti.

Ora quel progetto è concluso, e il libro è diventato realtà. Riceverne delle copie per posta è stata un’emozione (sebbene in questo caso io non abbia fatto proprio nulla).

Ho chiesto allora ad Ivana qualche parola di commento. Dice Ivana:

Nel momento in cui in Croazia i traduttori si educano soprattutto da soli, a parte alcuni seminari in cui si possono ascoltare alcune esperienze pratiche, io considero un libro come Prevoditeljska industrija u Italiji (L’industria della traduzione), scritto da un esperto di settore, un punto di partenza per tutti coloro che si occupano di traduzioni – o vorrebbero farlo. Non avendo scuole di formazione per traduttori e interpreti, spero che in futuro avremo almeno libri su questi temi, dai quali poter apprendere concetti importanti per il nostro mestiere.

Prima […] continua a leggere »

Sono stati mesi difficili

Dal punto di vista della liquidità, l’anno 2011 è stato complicato per Tesi & testi. Ho dovuto combattere con fatturati in calo (sia pur lieve – ma questo rientra nel panorama corrente), con un cliente che premeditatamente ha chiuso una S.r.l. per aprirne un’altra per fare la medesima attività, lasciando quindi fornitori e – cosa peggiore: ma dove avete la dignità? – dipendenti senza ciò che spettava loro di diritto, con pagamenti ritardati di mesi senza fanfara (come se fosse cosa normale).

Conseguenza: ho dovuto posticipare io stesso dei pagamenti a traduttori, cosa che mi dà oltremodo fastidio, mi spiace nel profondo; ma non avevo scelta. (Sono indietro col mio stipendio di mesi e mesi, mi pare di essere ritornato a dieci anni fa – anche questa cosa non va bene.)

Il panorama è ora mutato. L’avvenire a breve/medio termine, per come posso vederlo io, è più roseo e tranquillo. Certo che quando ti trovi nel bel mezzo di una crisi di liquidità che si prolunga per mesi non è bello, non fa piacere. Non è bello da raccontare né da vivere. Hai un problema reale e molto tangibile.

Le cose stanno cambiando in meglio appunto; e questo è anche […] continua a leggere »

Tradurre

Segnalo Tradurre, il blog della divisione italiana dell’ATA.

Il blog, che festeggia oggi – è assolutamente un caso – il suo primo anno di vita, è opera di professionisti che in maniera volontaria e gratuita dedicano il loro tempo ad argomenti che stanno loro a cuore.

(Mi sovvengono le parole di Federico Bavagnoli:

Se non lo facciamo oggi non lo facciamo più; se non lo facciamo noi non lo fa nessuno.)

E insomma questo blog c’è. Ed è aggiornato con regolarità. E contiene molte notizie pratiche sul mondo della traduzione.

È da seguire anche per lo sguardo che attraversa l’oceano (Atlantico, ovviamente), nel senso che riporta sia le notizie di casa nostra che attività dell’ATA di interesse per i traduttori italiani.

Gabe Bokor e il Translation Journal


Il lavoro di certi uomini – calmo, paziente, preciso, ostinato, testardo, sereno – mi fa pensare che c’è ancora molta speranza. Non importa se perdiamo i riferimenti, abbiamo ancora le nostre mani che possiamo adoperare bene. Possiamo esprimere noi stessi al massimo delle nostre possibilità, possiamo lasciare un segno nel mondo.

Gabe Bokor è una tra queste persone. Un “monumento” della traduzione (sia detto con tutto il rispetto che ho per lui, come persona attiva – e come! e quanto! – nell’industria della traduzione). Oggi ne parlo perché ha pubblicato il numero di ottobre del suo “Translation Journal”.

Be’, al di là dei contenuti – sempre di tutto rispetto – la cosa meravigliosa è che questa pubblicazione è online dal 1997. È al suo quindicesimo anno (and counting).

Ho conosciuto Gabe di persona nel 2003, quando con la mia valigia di cartone mi avventurai in un viaggio di dieci giorni fatto di appuntamenti con colleghi per cercare di capire come si affrontasse il mestiere di là dall’oceano. (E la decisione di scrivere un continua a leggere »