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La vita 2.0, venti mesi dopo


Ho fatto quel che ho voluto, e questo è ciò che conta davvero. Ho scritto questo libro per me soprattutto, perché dopo il secondo non volevo più che passassero tanti anni tra l’uno e l’altro, perché mi picco di essere scrittore (che lo sia davvero o meno non è importante, credo di esserlo e questo è sufficiente) e uno scrittore scrive, perché sentivo di avere cose da dire, informazioni da passare, volevo lasciare il segno.

Il libro ha venduto poco, ma non importa: ogni tanto mi arrivano messaggi di complimenti e allora mi rendo conto che è per momenti come quelli che scrivo. Ovviamente credo che meriterebbe molto di più ma questo lo pensa qualunque autore; i messaggi di chi l’ha letto e – soprattutto – messo in pratica mi bastano.

Io non sono tanto bravo a vendermi ma anche questo non importa: lì ci sono ricette pratiche, ricette che funzionano e per me è sufficiente. La mia vita è già 2.0 da anni ormai, alla fine è questo che conta. Il libro in sé piano piano si […] continua a leggere »

La vita 2.0 compie un anno…


… o forse tre. (La mia vita 2.0 era iniziata due anni prima, nel 2008, e prima con meraviglia e poi con sempre maggior decisione ho sperimentato su di me i cambiamenti.)

Esattamente un anno fa facevo qui la cronaca dell’edizione del mio ultimo libro. Oggi voglio tentare un bilancio (provvisorio), vedere come quel libro ha influito su di me e – sperabilmente – su altri.

L’idea di fondo è che tu sei l’artefice del tuo destino, e che solo tu puoi decidere che cosa è giusto oppure no per te. (Non sempre ci riusciamo, ovvio.)

Soprattutto, per cambiare – cambiare davvero – ti deve essere chiaro che vuoi cambiare. Sembra una tautologia ma non lo è: non esiste un cambiamento generico, ma solo un cambiamento preciso che nasce da una precisa volontà interna.

Ecco, questo mio entusiasmo a volte ingenuo è allo stesso tempo contagioso, qua e là. Alla fine, si semina “solo” per i felici pochi di morantiana memoria. Mi piacerebbe, ma non posso […] continua a leggere »

La vita 2.0 in 2’00”

Ho cercato di dire in breve come il mio libro possa aiutare chi è interessato a strutturare meglio la propria vita a dare meno importanza al lavoro e – soprattutto – più valore alle passioni e a ciò che ci definisce veramente.

Le leggi di Davico

L’idea (presuntuosa al limite della vanagloria, lo so) di formulare delle “leggi” mi viene da lontano. Tanti anni fa Nicola Poeta parlò di un “teorema” che avevamo elaborato assieme, una via di mezzo tra la scienza e la goliardia:

Il costo a parola di partenza equivale al costo a cartella diviso 2, utilizzando il centesimo di euro come unità.

Quello era il primo teorema di Davico, o più precisamente di Davico-Poeta. So che c’era, ma non ricordo qual era il secondo. Tant’è: evidentemente però l’idea di cercare delle regole nel mondo mi è rimasta, e per il mio ultimo libro ho elencato cinque leggi:

Legge di Davico numero 1, o della ricchezza
La vera ricchezza è data dal tempo che hai a disposizione, non dai soldi.

Legge di Davico numero 2, o del tempo
La mancanza di tempo non è altro che mancanza di priorità.

Legge di Davico numero 3, o del lavoro
NON – sì, non – lavorare duro.

Legge di Davico numero 4, o della zucca
In qualunque ambiente professionale, il 90% dei professionisti è zuccone.

Legge di Davico numero 5, o dell’indipendenza
Mettersi per conto proprio è la strada […] continua a leggere »

Due anni di passione


Dopodomani mercoledì 22 dicembre è il giorno, per me (meglio per il mio libro). Un conto è progettare un libro, organizzarlo, scriverlo; una storia differente è decidere il formato, curare l’impaginazione, vederlo nascere, rompere le scatole ad ogni piè sospinto allo studio grafico per farsi mandare un PDF, sapere questo e quel dettaglio, chiedere quando ci saranno le copie.

È stato un parto, sì. Sto imparando a fare l’editore di me stesso. Questo libro mi gira qui intorno da qualche giorno ma solo mercoledì – mercoledì 22 dicembre 2010 – l’avrò fisicamente in mano, potrò dire che sarà uscito. Dieci giorni prima della fine dell’anno, come sapevo da oltre un anno. E quindi mi vengono in mente le parole di Jack Walsh (Robert De Niro) in Prima di mezzanotte: “Mezzanotte meno un quarto… ce l’avrei fatta”.

Oggi non voglio parlare dei contenuti. Oggi voglio tentare una cronaca di un’edizione, a memoria futura.

Intanto, quando ho pubblicato il mio secondo libro una cosa sapevo: che non sarebbero più trascorsi otto anni, com’era successo in quel […] continua a leggere »

La vita 2.0 (piccola cronaca di un libro)

Oggi parlo di me – o meglio del mio ultimo libro (dal titolo La vita 2.0, appunto), progetto che ha riempito le mie giornate per tutto lo scorso inverno e la scorsa primavera.

L’idea che lo sottende è semplice (forse troppo semplice; ma il re è nudo, per dirla con Andersen): la felicità è alla nostra portata sempre e comunque, e ammazzarsi di lavoro non è più necessario. Basta prepararsi per tempo (Simone Perotti docet), applicare il principio di Pareto e la legge di Parkinson, spingere con decisione sul pedale della tecnologia e il gioco è fatto.

Ad aprile ne parlavo già come progetto concluso; e in effetti – come blocco almeno, come unità di pensiero – per me lo era; tant’è che da allora a oggi l’ho riletto qualche volta e ho apportato correzioni minime, ma sostanza e forma sono di fatto rimaste immutate.

Il problema – un problema che, vanitoso come sono (shame on me), ho sottovalutato – è stato trovare un editore disposto a pubblicarlo.

I miei due libri precedenti hanno venduto rispettivamente quasi 2mila e quasi mille copie. Non cifre da best seller, per carità; ma comunque risultati soddisfacenti per […] continua a leggere »

Libri, amici e doni

Prendo spunto da un commento che la collega María José Iglesias ha lasciato sulla mia pagina FB:

Che bello il tuo blog, Gianni. È sempre molto piacevole leggerti e nelle tue parole trovo sempre nascosto qualcosa di quello che per me è essere imprenditore, che coincide pienamente con l’essere persona, con un cervello e un cuore. Sei un uomo fortunato 🙂 Anch’io sono fortunata.

(“Ragazzo” e non “uomo”, mi sono permesso di correggerla io; anche se il primo pensiero – o forse sensazione che precede il pensiero – è stato la gratificazione che immediatamente il mio essere vanitoso come un gatto ne riceveva.)

Ho aggiunto che, come dice Luigi Muzii, proprio perché siamo ragazzi fortunati dobbiamo (abbiamo il dovere morale di) restituire parte di questa fortuna agli altri. Ed è su questo punto che mi sono trovato, in questi due giorni di Verdon (quello che per me è uno dei luoghi più belli dell’orbe terracqueo che conosco), di silenzio, montagne, orridi, panorami mozzafiato e laggiù, piccolissimo e pacifico, il fiume, a riflettere.

Parlo per me, inizio da me. Da me, perché, come dice Federico Bavagnoli,

Se non lo facciamo oggi non lo […] continua a leggere »

Il libro, un aggiornamento

Sto tirando le fila del mio libro, e mi trovo con un’opera organica e completa (almeno, io penso che lo sia), che mi è cresciuta tra le mani senza quasi che me ne accorgessi.

Questo manuale (purtroppo io sono come quell’operaio di una fabbrica di armi da guerra di quel racconto di Rodari, che per quanto si sforzasse di costruire giocattoli pacifici per il nipotino gli venivano sempre fuori armi: io so solo scrivere manuali), che vedrà la luce entro l’anno (sono ora nella fase della ricerca dell’editore), ha la pretesa di dire che un mondo – del lavoro, soprattutto – migliore è possibile, che non si devono sempre seguire le regole imposte da altri, che si può vivere bene e decentemente anche senza ammazzarsi di lavoro.

Una domanda, in questi anni, mi è girata in testa tante volte: quanti tra di noi, arrivati in punto di morte, vorrebbero aver passato più tempo in ufficio? A mio modo di vedere, lo scopo del lavoro è quello di liberare il tempo e quindi di permetterci di dedicarci a compiti più importanti e significativi. Oggi, anche grazie alla tecnologia, tutti possiamo farlo: se lo faremo o no dipende solo da noi, dal […] continua a leggere »

Economia della felicità

De Biase
Mi sono imbattuto in questo volume per caso, nel corso delle ricerche per il mio libro sulla filosofia spicciola (18.635 parole al momento; dei contenuti non so giudicare), e ho iniziato a sfogliarlo in maniera distratta, da lettore vorace e consumato e abituato a troppi libri inutili. (Saccente, in una parola.)

Poi però arrivo a pagina 78 e trovo una frase, sui motivi per i quali in economia si parla troppo poco di felicità, che vorrei avere scritto io:

Quasi che la felicità fosse considerata un punto d’arrivo talmente alto e indefinibile da dover restare fuori dal dibattito.

Allora mi appassiono. Mi faccio attento e guardingo, trovo altri concetti che attirano la mia attenzione. Mi incuriosisco. Naturalmente arrivo al sito di Luca De Biase, che è un punto di partenza per altre riflessioni.

Adesso c’è molta carne al fuoco e, per ora, di più non so dire. Però bravo Luca, non ti conosco ma il tuo lavoro è ottimo.

Risposte

Il mio ultimo post era una richiesta d’aiuto, motivata dal fatto che tante teste pensano mooolto meglio di una sola (il potere del crowdsourcing, lo potremmo chiamare ora). (A proposito: Renato Beninatto ci fa sapere che in 36 giorni l’ultimo libro di Dan Brown, 614 pagine, è stato tradotto in svedese da sette traduttori, rivisto, impaginato, stampato e distribuito in 300mila copie.)

Ho ricevuto pochi suggerimenti, il che può voler dire essenzialmente due cose:
– ho pochi lettori (ma sarebbe un colpo troppo grande alla mia vanità di scrittore, preferisco non ritenerla una causa);
– la felicità, soprattutto se associata al lavoro, lascia attoniti e sconcertati (sì, dev’essere senz’altro così! :-).

Tra i consigli richiesti, Silvina Dell’Isola suggerisce questo “piccolo granello” (così lo ha chiamato lei). Ok, può dare qualche indicazione.

E segnala un altro contributo di taglio accademico, mettendo l’accento su quanto riportato alla slide 45:

Paradosso del reddito: maggiore reddito non determina maggiore felicità. […]
Nel tempo: negli ultimi decenni nei paesi industrializzati il reddito pro capite è aumentato molto, ma la felicità media è leggermente diminuita.

Questo è un punto da studiare. Il problema principale, credo, […] continua a leggere »