Autore: giannidavico

Gli auguri – il resto verrà

Questo mio diario, nato sei anni fa per registrare le mie riflessioni sull’industria della traduzione e poi col tempo dilatatosi, modificatosi e cresciuto a contenere i miei pensieri in maniera più allargata – ho perso focus, questo è certo; ma io non voglio (né so) fare quello che mi conviene, voglio fare quello che mi va –, è anche lo specchio della mia ingenuità e del mio candore, che a volte sono un valore e a volte un difetto; ma sono sempre parte di me. Io non so mentire, e di conseguenza non so scrivere per finta.

Ora che Natale si avvicina – e Natale magari puoi non sopportarlo per lunghissimi periodi della vita per gli obblighi che comporta, ma quando hai bambini che gironzolano per casa è sempre un avvenimento magico, e non c’è da aggiungere altro –, questo post è sostanzialmente un augurio ai miei venticinque lettori.

A volte mi pare di smarrire gli obiettivi, di non sapere perché faccio le cose; tante volte i compiti che mi attendono mi paiono troppo difficili ma poi so, so che capita qualcosa che mi fare capire il perché di patimenti e tribolazioni che, a viverli, paiono troppo grandi e comunque […] continua a leggere »

Tòjo Fnoj, in memoriam

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È morto un amico, qualche giorno fa.

Un ragazzo di 82 anni, sempre col sorriso sulla bocca e una parola buona per tutti. Sempre di buonumore, qualcuno che portava gioia ovunque andasse.

Se n’è andato così, in un momento, senza nessun tipo di preavviso.

Per il giorno del funerale mi sono tornate in mente le parole che Simon Turner pronunciò all’orazione funebre per David Henderson:

Oggi farò un buon pranzo e berrò un buon bicchiere in onore dell’amico scomparso. Forse potrò anche ubriacarmi, perché così lui avrebbe voluto.

Allora proprio in quel momento ho scelto di fare l’attività che amo di più, giocare a golf. Ho giocato a golf durante il suo funerale, perché la sua volontà sarebbe stata la gioia e non certo le lacrime.

Il giorno dopo sono andato a trovarlo al cimitero. Ho cercato a lungo la tomba, poi grazie ad un aiutante magico che si è materializzato nella forma della signora dei fiori l’ho trovata. Sono stato con lui per un po’, gli ho parlato, ho versato qualche lacrima. Poi sono andato a […] continua a leggere »

Le cose belle prossime venture

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Nella settimana che comincia ora farò delle cose belle. (Descrivo volutamente queste attività che verranno a breve con nome e aggettivo minimi, semplici, perché sulla scia di certo Ungaretti e di tutto Saba – e di chissà di quanti altri poeti che sono dentro di me e di cui ora non ho memoria – penso a quelle come a qualcosa di estremamente lieve, lineare, gioioso nella sua tranquilla elementarità.)

Domani pomeriggio prenderò la strada per Cuneo guidando lentamente ed evitando le autostrade per andare a sentire questa conferenza, che è una maniera per ricordare a me stesso che le lingue cosiddette “minoritarie” minoritarie poi tanto non sono, nella vita quotidiana delle persone come noi che non fanno la Storia.

Verso sera prenderò la strada per Montemale di Cuneo e andrò nel mio rifugio tra i monti solo per andare nel mio rifugio tra i […] continua a leggere »

L’appiattimento delle lingue regionali (la mia, innanzitutto)

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Sabato 22 novembre si è tenuta una conferenza – brillante e viva, molto più di quanto mi sarei aspettato – che è stata di fatto un fare il punto sulla lingua piemontese oggi. Ne ho scritto qui; ne ho scritto in piemontese perché mi viene difficile conversare della mia lingua in una lingua altra, sia pure quella dominante e quella che è per me normale per i pensieri pubblici.

Ora, passato qualche giorno, vorrei fare qualche considerazione un pochino più distaccata. (Per quanto ciò sia possibile, perché con Tavo Burat so che “‘L piemontèis a l’é mè pais. / Tuta la resta a l’é mach d’anviron”.)

Prima di tutto, occasioni come queste sono utili per fare la conta delle cose e delle persone: guardarci in faccia, noi rari nantes in gurgite vasto, riconoscere che c’è un problema (e sì, mi rendo conto che al mondo ci sono questioni ben più pressanti, ma è il tempo che ho dedicato alla mia rosa a rendere la mia rosa così importante, insomma).

Il problema esiste, questo è certo. La diminuzione dei parlanti (tacciamo degli scriventi, visto che il 98% dei […] continua a leggere »

TransPerfect, qualche lustro dopo

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Questo articolo mi ha dato da riflettere.

TransPerfect è stata per me per anni l’epitome dell’azienda che avrei voluto costruire. Ho ammirato il coraggio imprenditoriale dei due fondatori; forse l’incoscienza, quasi, di quando – correva l’anno 1993 – accettarono quel progetto grandissimo di traduzione verso il russo di 600 pagine: erano ancora all’università ma avevano già dentro di loro l’idea, chiara, di creare la società di traduzioni più grande al mondo.

(Lascio da parte qui tutti i commenti negativi che tantissimi traduttori hanno verso questa azienda, per i suoi metodi sbrigativi eccetera – avendoci lavorato come fornitore per un certo periodo, sia pure molto tangenzialmente, posso dire di aver sperimentato di persona tutto questo, ma non è ciò di cui voglio parlare qui: mi impressionò molto di più, per dire, la vista che si godeva dal trentanovesimo piano del grattacielo di Park Avenue, 3.)

Nel 2000 l’azienda entrò nella Inc. 500, ed era la prima volta per il nostro settore: io mi sentii talmente felice per quel riconoscimento che fu come […] continua a leggere »

I preventivi nel 2014

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Mi sono messo a pensare quanti preventivi posso aver preparato in questi vent’anni. Certamente sono migliaia, e negli ultimi mesi il numero medio a settimana è aumentato. È invece diminuita la percentuale di preventivi accettati, ovvero quelli che diventano ordini.

(A questo proposito mi piace pensare a un concetto che si esprime con una parola sola, funnelling, ovvero l’idea che un contatto passa attraverso fasi successive fino a divenire un ordine; anche se qui trattiamo solo dell’ultima fase, quando un preventivo diventa un ordine.)

Quando un preventivo non viene confermato né mi viene detto qualcosa in proposito, faccio sempre – via, spesso – seguito al contatto con una telefonata o una mail (senz’altro meglio una telefonata, ma dipende dal contesto) per cercare di capire il motivo.

Va da sé che il motivo principe è dalla notte dei tempi il prezzo, ma questo motivo è diventato – nella mia percezione almeno – di recente più importante. Ovvero: nella maggior parte dei casi, se un mio preventivo non viene accettato ciò dipende dal fatto che il cliente (potenziale, ma anche attuale) ha […] continua a leggere »

Di nuovo in pista

Avevo passato un paio di mesi decisamente frustranti dal punto di vista lavorativo: pochissimi progetti, tempi morti, fatturato di conseguenza in calo pesante. Con la famiglia da mantenere, l’INPS da pagare, qualche attività che voglio seguire. Non è bello, a questa età, avere insicurezze del genere.

Poi, però, è arrivata la provvidenza. La provvidenza nel senso goethiano del termine:

Fino a che uno non si compromette c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.

Nota laterale: per quanto il concetto sia certamente goethiano, queste parole sono in realtà attribuite erroneamente a Goethe. Derivano da una traduzione in inglese molto libera dei […] continua a leggere »

Te la caverai

sta calm
Sono partito da una fotografia: un mio professore del liceo, ora in pensione terminati i suoi doveri pubblici, nutre la piccola nipote. Bene, questa immagine bellissima mi ha fatto pensare.

Questo professore, forse un po’ burbero ma senza dubbio corretto – una brava persona sotto tutti i punti di vista –, mi aveva fatto patire più di poco all’epoca (io ero bravino ma i suoi voti li sudavi, e come!).

Ebbene, c’è un’immagine potente che mi viene dalla lettura di un romanzo di Richard Bach (Uno, credo, ma potrei sbagliarmi) e che ho collegato a questa fotografia. Il protagonista, un aviatore (come il vero Richard Bach, cosa che gli è stata quasi fatale un paio di anni fa), parla con il sé giovane di tanti anni prima, per consigliarlo sulla strada da intraprendere (queste cose sono reali, sai? mai sentito parlare di angeli?).

Più volte nel tempo mi sono immaginato di parlare al me stesso di un tempo, soprattutto per avvertirmi – di fronte a un bivio importante – che […] continua a leggere »

CV e lettera di presentazione

Carducci
Abbiamo parlato di come scrivere un curriculum, giovedì.

Mi rendo conto che sono argomenti prosaici, molto terra terra; ma del resto le basi servono per costruire carriere solide (non ne sono ingrediente sufficiente, questo no).

Parlando in seminari come questi la mente mi va spesso al me stesso di vent’anni fa, quando mi trovavo in situazioni simili. Sarei stato un bravissimo editor, per dire; ma mi mancò il coraggio di presentarmi di persona a Giulio Einaudi, che mi avrebbe certamente accolto nella sua squadra.

Poi presi altre strade; sostanzialmente costruii quel lavoro che, allora come ora, scarseggiava. Fui fortunato, certo; e credo anche che le condizioni di oggi siano ben diverse da quelle di allora.

Io, ad ogni modo, sono partito da quello che abbiamo (che può anche non essere molto) e da lì ho cercato di costruire. Sono partito da regole base, che potrebbero apparire scontate ma non lo sono:

– ho ricordato ad esempio il fatto che Carducci ai suoi esami di letteratura italiana all’università di […] continua a leggere »

Traduttori si diventa

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Be’, i commenti dei partecipanti al primo incontro di questo corso sono stati molto positivi. Questo è un primo risultato; naturalmente non basta, perché è importante che le informazioni che sono passate diventino poi pensiero in chi le ha recepite, e soprattutto, poi, azione. Pavese: essere e fare, potremmo dire con Italo Calvino.

Per me era la prima volta in cui tenevo un seminario a distanza – io, lo schermo davanti e laggiù, chissà dove, un gruppo numeroso di traduttori e aspiranti traduttori che attendevano suggerimenti. Ho avuto un po’ d’ansia prima di cominciare, ma una volta che il seminario ha avuto inizio non ho più pensato, ho semplicemente fatto quel che so fare bene.

Come amo ricordare in questi casi citando Tim Ferriss,

Io non sono l’esperto. Sono l’esploratore e la guida.

Il che significa che mi prendo la responsabilità delle affermazioni che faccio, che illustro dati e non solo opinioni; e nello stesso tempo che mi rendo conto che la materia è delicata perché i […] continua a leggere »