Autore: giannidavico

Pavese traduttore, ovvero: per una lettura metrica del “Moby Dick”

dittatore editoriale
Questo è un articolo datato, ma ne sono venuto a conoscenza qualche settimana fa grazie a Facebook e vorrei spenderci due parole.

L’idea centrale dell’articolo – che non posso condividere – è che traduttori come Pavese, Vittorini e Pivano non fossero all’altezza del compito. Capisco il punto di vista di chi scrive, ma se i “nuovi” (absit iniuria verbis) traduttori riusciranno a fare la metà della metà della metà di quanto hanno fatto quei “mostri sacri” (così li definisce l’articolista) per la diffusione della letteratura americana in Italia potranno dire di aver avuto un successone.

Mi limito ad un caso che conosco bene, la traduzione di Moby Dick di Cesare Pavese. È vero che quella traduzione, letta oggi, può far sorridere in diversi punti; è vero che contiene errori veri e propri, libere interpretazioni eccetera. Ma c’è un errore di fondo in questa posizione: considerare quella traduzione come se fosse stata fatta oggi, con i mezzi e le conoscenze di oggi, che non sono in alcuna misura paragonabili a quelle […] continua a leggere »

Cose che fanno il tuo rifugio tra i monti

rifugio
La colazione davanti a casa, il sole che pian piano arriva, i monti che ti guardano maestosi là di fronte.

Il fruscio dell’acqua che scorre nel rigagnolo poco a valle, la sera prima di dormire quando tutto è silenzio.

Il canto degli uccelli all’imbrunire, uccelli di cui vorresti sapere il nome ma non sai.

Le passeggiate, lunghe oppure brevi a seconda dell’uzzolo.

La fontana che gorgoglia in fondo al cortile.

Le lenzuola un poco ruvide che accolgono il tuo sonno. Dormire senza pensieri e senza rumori.

Scendere in paese, ogni tanto, e sentirsi a casa. Comprare in un vero negozio.

Tagliare l’erba, spaccare la legna, accatastare la legna.

Accendere la stufa verso sera, e sentire il caldo buono che avvolge la cucina.

Lo stormire del vento tra le fronde.

I caprioli che saltano con un’agilità che ti sorprende ogni volta.

Giocare con le tue figlie, lasciarsi trasportare dal loro entusiasmo.

Il sonnellino del dopopranzo.

Le conversazioni col tuo padrone di casa, custode di questa terra nonostante ogni evidenza.

Le sensazioni, pensieri pochi.

Sentirsi a casa. Essere a casa.

A quanti anni inizia la mezza età?

La risposta non può che essere soggettiva, certo; ma per me la mezza età è iniziata nel mio quarantaseiesimo anno di vita – questo.

Me ne accorgo da piccoli ma decisivi segni.

Da un punto di vista mentale, mi accorgo di fare errori che prima non facevo – piccoli errori di battitura per esempio, io che sento una trafittura fortissima ogniqualvolta vedo una parola non scritta come si deve, un accento sbagliato e così via.

Da un punto di visto fisico, per via di piccole trasformazioni (non certo in meglio) cui è soggetto il mio corpo, e questo nonostante le cure quasi maniacali – allenamenti prolungati, palestra, corsa eccetera – che gli dedico. (Ne ho parlato di recente qui.)

Qualche anno fa per via del golf mi è stato chiaro – limpidissimo – che corpo e mente esistono senza soluzione di continuità, e dunque il declino dell’uno va di pari passo con quello dell’altra. Questo non mi stupisce; mi infastidisce assai, però.

In più, ci sono i miei toiramenti – che forse sono tipici dell’età, ma non ne sono sicuro – per cui mi devo preoccupare di far quadrare i conti, rispondere di errori del passato […] continua a leggere »

Finis terrae

2013-05-18 20.31.12
Chissà, forse sono io ad essere disadattato al mondo ma è un fatto che i luoghi solitari, là dove la natura è padrona assoluta, sono quelli in cui mi trovo in pace con me. Il mio rifugio tra i monti è uno di questi; il Delta del Po ne è un altro esempio.

Ti trovi in questi luoghi dove non puoi che perderti, prima di tutto perché non c’è un abbozzo minimo di collina – e dunque non esiste prospettiva –, e il pensiero lascia il posto alle sensazioni.

Ma un pensiero l’ho avuto: che in un luogo come questo, là dove l’acqua è padrona e non sai dove finisce il fiume – il grande fiume, il padre Po – e dove inizia il mare, mi piacerebbe vivere. (In effetti mi piacerebbe vivere in tanti posti, ma vedo che sono accomunati dal silenzio e dal tempo rallentato.)

E le sensazioni! Di meraviglia, soprattutto. E di impotenza: arrivare all’estremo lembo di terra calpestabile solo per scoprire quello che già sai, […] continua a leggere »

Fare pace con i CAT

Per anni, gli anni a cavallo del giro del millennio, ho sentito parlare di questi famigerati CAT senza sapere bene che cosa fossero. È vero che la tecnologia è vecchissima (gli albori risalgono agli anni Cinquanta), ma per un traduttore “normale” la storia era molto più vicina: nel 2000 non erano molti i traduttori che possedevano e soprattutto utilizzavano fattivamente un CAT.

Io all’epoca ero (più precisamente: io pensavo di essere) un imprenditore tutto preso dal suo sogno, impegnato a costruire una grande azienda. (Altrimenti perché avrei comprato una sede di 140 metri quadri? Sognavo di riempirla di persone che lavoravano a progetti, ma come? Su questo punto non avevo riflettuto veramente.) Nella pratica, il primo CAT a entrare da noi – era il 2002 circa – fu SDLX Lite (credo), grazie ad una traduttrice che rientrava da un’esperienza inglese. Servì a dare un tocco di internazionalità alla mia boita torinese, e la sua esperienza fu preziosa perché aprì un mondo nuovo. Comprammo le licenze e tutto, ma per me personalmente rimase un mondo lontano, di cui avevo diffidenza ovvero timore. Ne scrissi anche nel libro, ma più da “studioso”, da osservatore che da utente.

Negli […] continua a leggere »

pecoranera

pecoranera
Avevo preso in biblioteca il suo libro – un approccio soft, come dire –, poi ho iniziato a leggerlo mi è piaciuto talmente tanto che mi sono vergognato: sono andato in libreria con un’amica, l’ho comprato e gliel’ho regalato seduta stante. (Da autore sono sicuro nell’affermare che i libri vanno comprati. Fine.)

Perché niente, io prima di morire voglio andare a conoscere Devis Bonanni, alias pecoranera. E voglio farlo perché scrive bene, perché è tosto, perché sa che cosa sta facendo e perché, perché ha dei dubbi ma anche dei punti saldi (quella capanna che liberò dai rovi, tanto per dire).

Voglio parlare con lui, spiegarmi, capire. Voglio sentirlo parlare, vederlo lavorare. Perché quella è una strada percorribile; ed è vero che io sono fortunato, lassù in montagna ho praticamente tutto pronto, ma chiunque può fare una cosa del genere. E “chiunque”, via tutte le balle, vuol dire chiunque.

Per me una recensione – e […] continua a leggere »

Usci per uscire

VLUU L110 / Samsung L110
Pioveva.

Ha piovuto quattro giorni interi, nel mio rifugio tra i monti. Ha piovuto ad intermittenza, con qualche lampo di sole; c’è stata la pioggia battente, la pioggerella fina, i temporali.

Ed è stato bellissimo.

Ieri sono stato lungamente seduto a guardare quelle stille cadere, quelle nuvole basse, tutto quel verde, quelle montagne che mi riempiono il respiro.

Ho respirato a lungo. Essere in armonia con se stessi e col mondo è importante, avere un rifugio è importante.

Ho fatto anche diverse ciance, in questi giorni. Ho parlato e ascoltato – soprattutto ascoltato.

Ciascuno di noi dovrebbe avere una via di fuga – per me è questa casetta tra i boschi, ma dove sia non è importante, è importante che sia il tuo luogo – dove poter andare oltre le preoccupazioni e i fastidi. Un uscio per uscire che è anche una porta per andare oltre.

Di nuovo sulla lettura, analogica e digitale

Continuo ad interrogarmi sulla lettura, attività che occupa tanta parte delle nostre vite. Leggo questo articolo e trovo alcune considerazioni stimolanti sui vantaggi della lettura analogica rispetto a quella digitale.

La prima riguarda la topografia della lettura: siamo in grado di localizzare le parole e le frasi in un libro, mentre in un lettore per ebook questo non è possibile. Il lettore per ebook “vuole” prendere il controllo della situazione, mentre noi lettori vogliamo sapere dove ci troviamo. Ed è possibile anche che ciò si rifletta su quanto noi assorbiamo di quanto leggiamo: almeno per quanto riguarda i libri tecnici, probabilmente la carta ha ancora un valore intrinseco superiore.

Ovvero, i lettori digitali dovranno migliorare in futuro. Ma certamente lo faranno, perché la strada non può che essere questa. E del resto tutto ciò non mi pare dissimile da quanto accade in Flatlandia: un mondo nuovo nasce e poi cresce intorno a noi e noi facciamo fatica ad accorgercene. Anche perché usiamo questi lettori come libri e non al 100% delle loro capacità – un po’ come accadeva con le […] continua a leggere »

Presunzioni

Presumo di sapere, ma non so.

Presumo di interpretare correttamente i pensieri di mia figlia piccola, ma cosa so di quel che illumina la sua testolina e la sua voglia perenne di passare da un gioco ad un altro?

Presumo che sia giusto che una persona anziana debba stare al suo posto e non disturbare, ma cosa so dei suoi sogni di ottantaquattrenne?

Presumo di indovinare i pensieri del mio vicino, ma in realtà so ben poco di lui.

Presumo, presumo. Ma non so.

La desertificazione del lavoro

Mi soffermo ogni tanto a pensare alle differenze tra i miei inizi e quelli di chi entra oggi nel mercato del lavoro a offrire le proprie competenze e i propri servizi. Be’, a prescindere dalle cause la situazione è difficile per chiunque, dunque è triplamente difficile per chi non ha una storia lavorativa dimostrabile alle spalle.

Se penso a me, credo di essere andato più o meno sempre bene per via dell’entusiasmo che mi ha sempre contraddistinto. Ho sempre messo energia e passione nel lavoro. Mi sovviene il Pavese delle Lettere:

Io qui farò tant’altro. Studierò e lavorerò per fare della mia vita la cosa migliore e più bella di cui sarò capace. Per ora vedo quest’avvenire un po’ confusamente, ma non mi spaventa. Ho passato dei momenti atroci nella mia vita e sono ancora qui.

E un concetto simile espresse Ben Hogan:

I feel sorry for the kids these days. They don’t know what it’s like to learn that you can survive almost anything.

Allora alla fine dico è vero che non c’è lavoro, che ci sono poche possibilità, che le prospettive sono tutt’altro che rosee. Ma metti passione in quello che […] continua a leggere »