Autore: giannidavico

Le valli dell’anima

Pigna
Il luogo che considero casa sta in mezzo ai boschi, quasi sul crinale che divide la valle Grana dalla valle Maira. È fatto di silenzio, di verde, di mattini chiari, di gente semplice e di lunghe camminate. È un luogo molto preciso, poco esteso. Quando ci penso – spesso – mi viene in mente un verso di Erri De Luca:

Considero valore quello che domani non varrà più niente, e quello che oggi vale ancora poco.

(Perché il valore di quel luogo è per me intrinseco, non dipende dal giudizio del mercato o di chicchessia.)

La mia patria seconda è invece un luogo molto più esteso. Sì, prende vita da un piccolo villaggio che chiude a nord il golfo del Valinco, Lieu dit Porto Pollo, ma si allarga ad abbracciare quella terra tutta, in tutte le sue sfumature e variazioni.

Poiché arrivo da tanto tempo passato nel primo luogo, e mi trovo ora per qualche settimana nel secondo, ho pensato in questi giorni alle similarità che avvolgono […] continua a leggere »

Scappare verso


Un concetto espresso da Chris Guillebeau mi ha fatto riflettere in questi giorni:

What could you build that you’d want to escape to instead of escape from?

Ovvero: qual è il confine, la differenza sottile tra una vita piena, scelta, vissuta e un continuo reagire alle pressioni esterne? È lo stesso concetto che ho trovato espresso dall’uomo che ha cambiato per sempre la mia visione del golf:

The lucky people in life are the ones who never forget who they are, not what other people think they are.

È una frase apocrifa, perché fa parte di un romanzo di cui pubblicherò la recensione a settembre, ma il concetto è certamente hoganiano e comunque dà da riflettere.

È un concetto che trovo attualissimo in un momento di vacanza, in cui i nostri sogni possono essere esaminati da vicino, sia che ciò avvenga sulla spiaggia, in una città d’arte o in alta montagna – o anche semplicemente nel salotto di casa, ma senza […] continua a leggere »

Ultimo

Dragonero
Non sempre arrivare ultimi è una cosa negativa. Questa è la lezione che ho imparato ieri, al Trofeo Sentieri degli Acciugai, una corsa podistica di 10,6 km in valle Maira, per tre quarti in ripida salita e per il quarto restante in discesa altrettanto ripida (per me almeno).

I partecipanti erano un centinaio, e – al netto di qualche sparuto ritiro (che immagino, pur non avendone notizia certa) – l’ultimo degli arrivati è stato proprio yours truly.

Lezioni apprese, tre.

1. Gli spettatori ti dicono bravo per il solo fatto che tu partecipi (in fondo a chi importa che tu arrivi novantanovesimo o centesimo?), e questa è già di per sé una vittoria.

2. Correre è un’attività autotelica, che trae in sé la sua ragion d’essere e la sua soddisfazione; e non importa se a tratti ho camminato, il ritiro semplicemente non era tra le opzioni possibili e la soddisfazione di aver tagliato il traguardo è ricompensa sufficiente.

3. Il podismo è disciplina povera e semplice (lo dico con tutto il rispetto e l’ammirazione possibili): […] continua a leggere »

La linea sottile

impasti
A stare qui in mezzo a queste montagne, tra i bambini che giocano, a sentire lingue che si mescolano con naturalezza (l’italiano, alcune lingue dell’est, tante varianti della mia lingua madre), mi sento cucita addosso la descrizione di pecoranera:

Quando si inizia a essere la propria idea non c’è più necessità di parlarne, di farne propaganda, di urlarla addosso al mondo. Eccomi, sono qua a coltivare i miei pomodori, era questo che aveva sostituito le infinite discussioni sui massimi sistemi. Quel che avrei da dirvi lo sto facendo.

Non servono tante parole, qui c’è già tutto (tomatoes included).

E allora nella tranquillità di questi luoghi mi sovviene anche un altro pensiero: di aver sempre fatto il bravo ragazzo (perché questa è la mia natura), di essere ligio al dovere, per anni di aver parlato solo quando interrogato e – per questi fatti – di essermi tante volte sentito un deficiente… poi però basta una parola, un gesto, uno sguardo di qualcuno e capisco perché l’ho fatto, che tutto accade per una ragione.

Capisco insomma che rispettare il […] continua a leggere »

Perché scrivo?

Molti anni fa, quando avevo finalmente trovato la mia strada – lettere all’università – e mi ero dedicato seriamente alla lettura e alla scrittura, apprezzai tantissimo un volumetto dal titolo Perché scrivete?, in cui un centinaio di autori spiegava le ragioni che li spingeva a scrivere.

Ebbene, quel libro mi è tornato in mente in questi giorni, con la lettura di questo post di Fabian Kruse, in cui l’autore mette l’accento su alcuni punti relativi all’attività di blogging sui quali vale, io credo, la pena di riflettere.

Il punto cruciale è quello del pensare (scrivere) a voce alta (“thinking in public”): e questo è un vantaggio indubbio sia per chi scrive, che da una parte si espone ma dall’altra riesce a fissare meglio i suoi pensieri e a partorire dunque nuove idee, o nuove versioni di idee antiche, sia per chi legge, dal momento che può spingere il suo pensiero in terre ancora incognite. O, per dirla con Fabian:

The only thing worse than a half-assed intellectual dinghy in your blogging river is the half-finished genius battleship that never leaves the dockyard.

E pazienza se qualche volta […] continua a leggere »

Corri ragazzo, corri

I limiti sono solo nella nostra testa: questo motto campeggia sul sito dell’associazione podistica Dragonero, che ha organizzato qualche giorno fa, di concerto con la ProLoco Montemale, il Trail estivo dei due comuni (i due comuni essendo Dronero, il mio “capoluogo”, e Montemale di Cuneo, il mio “paese”). Mi avessero detto vent’anni fa che sarei riuscito (allora, quand’ero al massimo teorico della mia forma fisica, non oggi) a fare di corsa 10,4 km, equamente divisi tra salita, discesa e tratti pianeggianti, parte su asfalto, parte su carrarecce e parte su sentiero (sia pure al mio ritmo pacifico), probabilmente avrei riso un po’ amaro. Ma oggi, che gli anni sono quasi quarantasei, tutto ciò non solo è stato possibile, ma mi pare tranquillo e normale.

La metafora, dunque, è chiara: vedi una montagna di fronte a te, prendi paura e pensi che non riuscirai mai ad arrivare in cima. Oppure non pensi, parti e arrivi in cima. (Misuri prima le forze, beninteso; ma senza lasciare che le paure trainino tutte le cose.) I limiti sono nella nostra testa, ovvero il risultato dipende da noi stessi.

Giovedì scorso […] continua a leggere »

L’attesa delle cose belle

VLUU L110 / Samsung L110
Mi preparo a trasferire famiglia, armi e bagagli nel mio rifugio tra i monti. Precorro con la mente le notti silenziose – come puoi chiamare casa un luogo dove le notti non sono silenziose? – e tutto il bello del luogo.

E poi, in sul volgere del mio genetliaco che farà quarantasei – l’avrei detto, a vent’anni, che ci sarei arrivato? sarei anche solo lontanamente riuscito ad immaginarmi coi capelli brizzolati (così recita la mia carta d’identità nuova di zecca)? – rivedrò la mia patria seconda, c’est à dire la montagna in mezzo al mare.

Ecco, non sono tanto questi due mesi di felicità a venire, ma è l’attesa di questo periodo ora imminente che mi riempie l’animo:

Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la […] continua a leggere »

Un sito 4.0

sito
Tutti i grandi progetti che sono usciti da Tesi & testi – i miei libri e le grosse traduzioni sono i primi casi che mi sovvengono – sono per me come dei figlioletti. Il sito di Tesi & testi nacque per combinazione nello stesso periodo della mia primogenita.

Ora, guardare la prima versione, oltre tredici anni dopo, mi produce un misto di tenerezza e nostalgia, con una punta di orgoglio.

La seconda versione, del 2001, era sempre brochureware, ma aveva fatto un passo in avanti.

Nel 2004 volevo il sito 3.0 (sono sempre stato stregato dalla magia dei numeri), e venne fuori un bel lavoro. Fu un progetto complesso, che durò mesi e richiese diverse competenze, ma la soddisfazione finale ripagò di tutte le fatiche.

Poi gli anni sono passati, io un po’ mi sono allontanato dall’attività, ho fatto nel corso del tempo degli aggiustamenti e dei ritocchi ma senza rivoluzioni.

Quest’anno mi è stato chiaro che dovevo fare qualcosa. Avere un sito completamente nuovo non mi pareva necessario (il flusso […] continua a leggere »

Il calzolaio con le scarpe rotte

il calzolaio con le scarpe rotte
Una decina di giorni fa sono stato per giorni interi in assoluta distonia con me medesimo: mi sembrava che qualunque cosa facessi non potesse che essere sbagliata e non portasse comunque da nessuna parte. Possibile, mi dicevo, che io sia tanto bravo a indicare la strada agli altri ma non la so trovare per me?

Poi, però, ho pensato alle cose belle che mi circondano. Certo se non stai bene il sorriso non ti potrà tornare d’incanto, ma comunque a poco a poco le cose cambiano.

Alla fine mi pare che potrei anche piantarla lì (con il blog per esempio), dire ai miei venticinque lettori che mi sono sbagliato, che mi prendo una pausa eccetera. Ma invece no, mi sembra più vero – non utile forse, chissà se serio, ma vero certamente – registrare i miei pensieri e le mie difficoltà.

Mi conforta Eduardo e quel che scrisse in un suo diario:

Capire, in fondo, è inutile.

È una massima che cito spesso perché rende l’idea. In un mondo che va a rotoli, in un […] continua a leggere »

Ël camp ëd barba Ceco

ël camp ëd barba Ceco
Avevo un magone, sabato. Non aveva un nome e un oggetto precisi – uno dei miei tremila difetti è che faccio fatica a verbalizzare le mie ansie e le mie paure, e finisco per tenere dentro tutto quello che sarebbe bene raccontare ad un amico, qualcuno che stesse ad ascoltare, ascoltare e basta.

Ho preso la bici, e la bici mi porta sempre nei luoghi della mia infanzia, in quei luoghi che – me decenne o che – erano tutto il mio mondo. (C’era lo stadio, in quei campi; c’erano le battaglie con gli indiani e chissà quant’altre millanta fantasie che sono dentro di me ma ho dimenticato.)

Sono sceso proprio là, là dove c’era il campo di mio zio, quel campo dove tante volte ho raccolto patate, quel campo la cui terra mi è passata, volente o nolente, nel corpo e nell’animo.

Mi sono seduto in terra, senza pensieri. (Quant’è difficile far tacere il proprio discorso interno, quei cinquantamila pensieri che ci portiamo dietro tutti i giorni, tutti uguali!) Il vento smuoveva gli arbusti e […] continua a leggere »