Autore: giannidavico

C’è terra all’orizzonte

al ragazzo che viene dall’isola


Era il 27 luglio 2002.

Chiudo gli occhi e davanti a me c’è la Corsica, a pochi chilometri, vista dal traghetto che arriva da Savona: una luce abbagliante, i riflessi del mare nostrum, un paesaggio quasi lunare, le montagne incoronate da turbine eoliche, la Giraglia ad annunciare la terra.

Roberta dormiva quieta distesa sulle mie gambe, io leggevo L’amore ai tempi del colera, romanzo dell’amore immortale. È stato in quel momento preciso che ho capito di essere arrivato a casa.

La Corsica è stata da allora il ricettacolo di tutti i miei sogni di fierezza, desideri di libertà, semplicità, lingua eccetera. Là mi sono rimescolato e mi sono riconosciuto. Quell’aria che brucia la pelle, quel mare dai colori cangianti, il buon animo e la tranquillità di quella gente: la Corsica è il luogo che più di ogni altro, più che la cittadina che mi ha visto nascere e crescere e in cui sono sempre ritornato, riconosco come casa mia.

E la Corsica non è semplicemente la Corsica, ma un luogo molto specifico, […] continua a leggere »

La luce di luglio


Sabina parla della sua lunga estate nel segno del Telepass e io, in questo periodo di gare di qua e gare di là, mi immedesimo e mi ritrovo nella descrizione: mi capita di sentirmi una trottola un po’ sballottata per l’universo mondo. È vero che l’ho deciso io, ma a volte le proprie decisioni pesano: sento le voce delle bambine che sono un soffio in un telefonino anziché carne e respiro e sangue e “dammi un bacio, papi, dammi un bacio” e mi sembra che mi manchi qualcosa.

Però le giornate passano leggere e luminose, la Corsica – o meglio Porto Pollo, quel particolare angolo di Corsica del sud che chiude a nord il golfo del Valinco ed è da anni il ricettacolo di tutti i miei sogni di mare e libertà – è solo a giorni di distanza, l’estate è qui, in tutta la sua pienezza – luglio è da decenni il mese che di gran lunga preferisco –, io mi sento leggero nonostante il peso degli affanni.

E poi volevo esprimere anche […] continua a leggere »

DISC: tariffe

Non credo che, il tempo passando, le cose cambieranno.

Qualche settimana fa mi sono reiscritto a Langit, dopo un assenza di qualche mese che seguiva un periodo ininterrotto di tredici anni di frequentazione. Ho ritrovato che la maniera di rapportarsi ai clienti e in particolare ai prezzi è spessissime volte la medesima: “sentite che proposta indecente mi hanno fatto”, “quell’agenzia mi offre x centesimi a parola e io non accetterò mai” e così via.

Forse non dovrei essere stupito, ma lo sono.

Il problema – uno dei problemi, forse – è che il numero di traduttori è in aumento, l’esperienza media in diminuzione, la caccia al cliente sempre più garibaldina. Troppi traduttori non affrontano il mercato in maniera professionale.

Mi si taccerà di visione semplicistica, ma a parer mio le cose sono molto chiare: tu vedi quel che vuoi vedere. E tra l’altro ritengo che questa considerazione valga per qualunque settore.

Insomma è un mondo difficile se pensiamo che lo sia. Altrimenti è tutto lineare e limpido.

Summer time calls for light thoughts


Non so cos’ho fatto per meritarle, ma ce l’ho. L’oggetto sono la pace e la tranquillità che sento qui, in questo luogo sperduto delle montagne sopra Cuneo, questo luogo che mi ha visto crescere e che ora è di fatto una specie di prima casa, per me.

Il mio lento paradiso in mezzo ai boschi. Ieri sera un passerotto appena nato era caduto dal nido sotto il nostro tetto. Ho preso la scala e nel rimetterlo a casa sua vedevo e sentivo gli altri piccoli allargare la bocca e sbraitare in attesa del cibo, come se fossi la loro mamma. Con i bambini intorno anche questo è un avvenimento.

Penso alle invidie, alle critiche, tutte cose che mi scivolano addosso senza lasciare traccia.

Io qui sto bene, faccio le cose che adoro: sto con le bambine, penso, scrivo, lavoro (ogni tanto), gioco a golf (naturalmente), soprattutto mi sento una cosa sola con queste montagne.

Queste montagne, questa borgata che un tempo aveva mille abitanti e ora ne ha sette, questo luogo dove non nasce più nessuno ma i pochi […] continua a leggere »

Cose che ho dimenticato

Pettinarmi la mattina.

Pianificare la vita fino a due generazioni dopo di me.

Arrivare puntuale a tutti gli appuntamenti.

L’ansia da lunedì mattina.

Essere preciso a ogni costo.

Voler fare comunque la differenza.

L’efficienza.

(Et permulta.)

Le linguine alle zucchine


La scena si svolge verso le otto di sera di un venerdì qualunque, in un non-luogo come tanti della provincia italiana: un locale che vorrebbe chiamarsi ristorante in un centro commerciale, ma che mi dà più l’impressione di essere uno spazio in cui sei forzato ad entrare, pagare, consumare velocemente e uscire. Scene già viste.

Sono lì per caso (ovviamente), alla cassa davanti a me c’è una signora oltre la sessantina che ha preso un piatto di linguine alle zucchine e null’altro. Me la immagino vedova, che vive da sola, che ha problemi con i soldi e magari vorrebbe ogni tanto concedersi un piccolo extra come questo, ma aggiungere anche il costo di un acqua minerale sarebbe un problema. La capisco.

Dice alla cassiera di farle lo sconto perché ha la tessera, che però ha scordato a casa. La cassiera dice che senza tessera non è possibile. (Stiamo parlando di dodici centesimi di euro.)

“Mi chiami il direttore”, dice la signora. “Il direttore non c’è”, è la risposta, “sono io la responsabile questa sera”. […] continua a leggere »

Andare oltre


Mi trovo nel bel mezzo di un periodo molto impegnativo – e di conseguenza anche stressante – dal punto di vista golfistico: dieci giorni consecutivi di gare. Trovo interessante analizzare quello che mi capita per cercare di trarre delle possibili conclusioni generali.

1. Dieci giorni in giro per i campi di Piemonte e Lombardia vuol dire anche lunghe ore passate in autostrada, cene solitarie e insomma tanto tempo da solo: tempo per pensare, per dare una prospettiva più ampia alle cose, per analizzare quello che capita eccetera.

2. Vuol dire poi andare oltre i propri limiti, o comunque arrivare lì vicino, in quella zona che conosco poco ma che è assolutamente significativa, ovvero vedere dove posso andare, fino a dove posso arrivare.

3. Vuol dire anche un bel po’ di soldi spesi per qualcosa che domani diventerà un lavoro ma al momento è poco più di un gioco.

4. Vuol dire tempo lontano dalla famiglia. Anziché passare un fine settimana lungo in montagna, vuol dire saltare in macchina per andare lontano e da solo a giocare a golf. […] continua a leggere »

Una vita da mediano

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Papà ha 82 anni e da un paio di settimane porta l’ossigeno, e lo porterà finché vive. Lui non è persona che fa storie, è accomodante, non si lamenta. Però, certo, la vita con un tubicino attaccato al naso e alle orecchie per 365/24/7 non è più esattamente come prima.

È vero che per papà già prima andare anche solo nell’orto era un viaggio che costava fatica.

L’orto della casa dove nacque. Casa mia. Suo padre morì a 57 anni, lui bambino piccolo. Ho sognato spesso una scena con tre generazioni di Davico in piedi, io giovane rampollo assetato di sapere, nel cortile di questa casa ex convento che è nostra dal 1920, a parlare da uomini.

(Mi sovviene Doc, da piccolo ne Il mio west, ammesso ad ascoltare la conversazione tra il padre e il nonno, ovvero i suoi miti massimi. E William Hurt che in Smoke racconta la storia di un uomo che non aveva mai conosciuto il padre per averlo perduto quando lui era nella culla in un incidente in montagna. Il corpo non fu più […] continua a leggere »

Another day in the office

L’altro giorno telefona un traduttore alle prime armi, molto candido per la verità. Mi dice che si è appena laureato e sta cercando di cominciare, per cui se abbiamo bisogno per traduzioni eccetera. Io gli dico che no, perché noi lavoriamo con traduttori professionisti, anche se mi rendo conto che da qualche parte bisognerà pur iniziare.

“Ma nemmeno per le revisioni?” “Eh no, le revisioni sono la stessa cosa, nel senso che vengono fatte comunque da traduttori e/o revisori professionisti”.

“Va bene, però allora se lei mi lascia un indirizzo mail nel caso in cui possa avere bisogno le mando il mio curriculum”.

Questo è l’episodio. Io questa scena l’ho già vissuta countless times e faccio qualche considerazione.

La prima è la “tenerezza” che mi fa questa persona, perché rivedo il me stesso di vent’anni fa o quasi. Quindi da questo punto di vista lo invidio.

La seconda è pratica, di lavoro: nessuno sta aspettando quella persona, o chicchessia, per aggiungere un nome al database dei traduttori. Dunque la priorità è sapersi presentare in maniera professionale e dimostrare che si può portare valore al cliente (anche parlando la sua lingua).

E in questa direzione specifica c’è molto da fare, […] continua a leggere »

E poi un giorno diventi un tributo sui giornali


Aveva ventun anni, correva l’anno 1979. Nel giro finale del British Open, alla buca 16 del Royal Lytham & St. Annes, spedì la pallina in un parcheggio; dovettero spostare un’auto affinché lui potesse droppare ma fece birdie (e poi vinse il titolo).

Lui è Seve Ballesteros, ovviamente.

Ma negli anni la discesa fu inesorabile. I colpi di un tempo che non gli riuscivano più. È triste il passaggio da numero 1 al mondo a ex giocatore: cos’ha in testa il mago Walter quando il trucco non gli riesce?

Poi la lotta contro un tumore al cervello. Tutti che facevano il tifo per lui. Operazioni, ospedali, ansia. Forse rassegnazione. (Cosa sappiamo noi dei pensieri di un semidio caduto?) Sabato, a 54 anni, la fine. Da un paio di giorni è una leggenda del golf, qualcuno di cui si parlerà tra cent’anni quando tutti noi saremo polvere.

Allora questo è quello che intendo quando dico “morirai comunque”, un invito – a me stesso innanzitutto – ad adoperare ora i talenti di cui dispongo per fare della mia vita, diciamolo alla Pavese […] continua a leggere »