La vita 2.0 in 2’00”

Ho cercato di dire in breve come il mio libro possa aiutare chi è interessato a strutturare meglio la propria vita a dare meno importanza al lavoro e – soprattutto – più valore alle passioni e a ciò che ci definisce veramente.

Formazione per traduttori (Milano, 12 febbraio 2011)

Ho conosciuto Sabrina Tursi per caso. Abbiamo iniziato a parlare di progetti comuni, che sperabilmente avranno sviluppi di cui darò conto a breve.

Per intanto segnalo un seminario organizzato da lei, che si terrà a Milano il 12 febbraio: Gli adempimenti fiscali del traduttore/interprete professionale. Qui c’è il programma completo.

E lo segnalo perché tradizionalmente i traduttori non hanno (in genere) un buon rapporto con i numeri. E invece essere traduttori vuol dire essere imprenditori; ed essere imprenditori vuol dire capire i numeri, amarli anche, comunque rispettarli. Allora sapere quali sono le strade che si possono percorrere per dare alla propria micro-impresa un senso (in buona sostanza, per non lasciare sul tavolo più soldi del necessario) è importante, anzi fondamentale. E questo seminario va precisamente in quella direzione.

Tra l’altro, l’educazione ai numeri parte da lontano, idealmente dai nostri figli, come ci segnala magistralmente Cameron Herold in questa presentazione al TED.

Altro punto debole, di cui non mi stancherò mai di parlare: il marketing. Il marketing (meglio, il soft marketing) non concerne i numeri ma fa parte di quei requisiti estranei alla professione in senso stretto ma assolutamente necessari per esserne dei vincenti.

[…] continua a leggere »

Le leggi di Davico

L’idea (presuntuosa al limite della vanagloria, lo so) di formulare delle “leggi” mi viene da lontano. Tanti anni fa Nicola Poeta parlò di un “teorema” che avevamo elaborato assieme, una via di mezzo tra la scienza e la goliardia:

Il costo a parola di partenza equivale al costo a cartella diviso 2, utilizzando il centesimo di euro come unità.

Quello era il primo teorema di Davico, o più precisamente di Davico-Poeta. So che c’era, ma non ricordo qual era il secondo. Tant’è: evidentemente però l’idea di cercare delle regole nel mondo mi è rimasta, e per il mio ultimo libro ho elencato cinque leggi:

Legge di Davico numero 1, o della ricchezza
La vera ricchezza è data dal tempo che hai a disposizione, non dai soldi.

Legge di Davico numero 2, o del tempo
La mancanza di tempo non è altro che mancanza di priorità.

Legge di Davico numero 3, o del lavoro
NON – sì, non – lavorare duro.

Legge di Davico numero 4, o della zucca
In qualunque ambiente professionale, il 90% dei professionisti è zuccone.

Legge di Davico numero 5, o dell’indipendenza
Mettersi per conto proprio è la strada […] continua a leggere »

Claudio Maffei, Stai come vuoi


Ho conosciuto Claudio Maffei diversi anni fa, per caso, in uno dei suoi tanti interventi. Mi affascinarono subito la capacità affabulatoria di quest’uomo, la sua sicurezza, le storie che racconta, il suo credere in quello che fa senza prendersi troppo sul serio.

Mi considero un suo “fan”. Mi piacciono le cose che dice, i pensieri che esprime, la forza che ci mette. E il sorriso.

Non posso essere obiettivo, quindi, nel parlare di Stai come vuoi, il suo ultimo libro. Lo farò, comunque, tramite qualche citazione di passi che mi hanno colpito.

Puoi stare come vuoi tu, piuttosto che come vogliono gli altri o come sembra ti sia imposto dalle tue vicende personali (p. 10).

Puoi stare come vuoi tu. Non è meraviglioso e semplicissimo?

Se prendiamo tutto come un attacco personale, è evidente che saremo particolarmente vulnerabili (p. 71).

Il mondo, dopotutto, probabilmente non ce l’ha con noi. Probabilmente le cose vanno avanti lo stesso. (Ecco perché possiamo stare come vogliamo.)

Perfino un dolore, se opportunamente ristrutturato, a distanza di tempo, potrà offrire […] continua a leggere »

Due anni di passione


Dopodomani mercoledì 22 dicembre è il giorno, per me (meglio per il mio libro). Un conto è progettare un libro, organizzarlo, scriverlo; una storia differente è decidere il formato, curare l’impaginazione, vederlo nascere, rompere le scatole ad ogni piè sospinto allo studio grafico per farsi mandare un PDF, sapere questo e quel dettaglio, chiedere quando ci saranno le copie.

È stato un parto, sì. Sto imparando a fare l’editore di me stesso. Questo libro mi gira qui intorno da qualche giorno ma solo mercoledì – mercoledì 22 dicembre 2010 – l’avrò fisicamente in mano, potrò dire che sarà uscito. Dieci giorni prima della fine dell’anno, come sapevo da oltre un anno. E quindi mi vengono in mente le parole di Jack Walsh (Robert De Niro) in Prima di mezzanotte: “Mezzanotte meno un quarto… ce l’avrei fatta”.

Oggi non voglio parlare dei contenuti. Oggi voglio tentare una cronaca di un’edizione, a memoria futura.

Intanto, quando ho pubblicato il mio secondo libro una cosa sapevo: che non sarebbero più trascorsi otto anni, com’era successo in quel […] continua a leggere »

Il lunedì mattina

Non riflettere. Rispondi subito. Qual è il primo pensiero che associ al concetto di lunedì mattina?

È positivo o negativo?

È il progetto che segui con passione da tempo, o quel compito che proprio non sopporti ma ti tocca?

La considerazione mi è nata da un commento casuale che ho ricevuto di recente, che sottintendeva l’idea che il lunedì mattina si debba essere per forza scontenti e di cattivo umore.

Ma… un momento: le cose sono come sono, in un empireo di cui non abbiamo le chiavi, oppure dipendono dalla nostra interpretazione?

È strano.

Io non ho pensieri particolari associati al lunedì mattina – come non ne ho relativi al sabato, tanto per dire.

Tu?

Il lunedì mattina è il momento delle costrizioni, della vita sociale che è fatta così e non ci si può fare niente, delle cose che sono come sono perché è così e basta. Questo dice il canone comune.

Oppure il lunedì è un momento di gioia, della vita, è il momento – come tutti gli altri momenti – di lasciare il nostro segno del mondo?

Propendo per la seconda ipotesi. Direi che l’interpretazione che diamo alle cose è fondamentale.

Se le cose ti vanno bene […] continua a leggere »

Rossella Bernascone, la traduzione come stile di vita


Ho conosciuto Rossella Bernascone ad un intervento organizzato dall’AITI. Mi ha colpito, di quel tardo pomeriggio, una parola che ha usato spesso, “passione”. Mi è risuonata a lungo in testa. Passione per il lavoro fatto bene, passione per quello che si fa e per come lo si fa. E l’effetto di entrare nel “laboratorio” che lei e Susanna Basso descrivevano è stato per me – per dirla con Pavese – come “toccare un filo di corrente”, ovvero un riandare ai miei anni universitari in cui la letteratura mi avvolgeva (“intenso senso di letterarietà dell’esistere”, così descrivevo allora a me stesso quel periodo).

Insomma mi ha colpito l’amore di Rossella per la parola scritta. E oggi mi rendo conto che se mia figlia undicenne, che legge un paio di libri a settimana (non so se sia un bene o no, ma sono riuscito a passarle – o meglio, lei è riuscita ad afferrare – quello che Bobbio chiama “il morbo della lettura”, quello che ti fa chinare per terra quando vedi un biglietto del tram […] continua a leggere »

La vita 2.0 (piccola cronaca di un libro)

Oggi parlo di me – o meglio del mio ultimo libro (dal titolo La vita 2.0, appunto), progetto che ha riempito le mie giornate per tutto lo scorso inverno e la scorsa primavera.

L’idea che lo sottende è semplice (forse troppo semplice; ma il re è nudo, per dirla con Andersen): la felicità è alla nostra portata sempre e comunque, e ammazzarsi di lavoro non è più necessario. Basta prepararsi per tempo (Simone Perotti docet), applicare il principio di Pareto e la legge di Parkinson, spingere con decisione sul pedale della tecnologia e il gioco è fatto.

Ad aprile ne parlavo già come progetto concluso; e in effetti – come blocco almeno, come unità di pensiero – per me lo era; tant’è che da allora a oggi l’ho riletto qualche volta e ho apportato correzioni minime, ma sostanza e forma sono di fatto rimaste immutate.

Il problema – un problema che, vanitoso come sono (shame on me), ho sottovalutato – è stato trovare un editore disposto a pubblicarlo.

I miei due libri precedenti hanno venduto rispettivamente quasi 2mila e quasi mille copie. Non cifre da best seller, per carità; ma comunque risultati soddisfacenti per […] continua a leggere »

The Times They Are a-Changin’

Scrive Nicholas Hartmann, presidente dell’ATA, sull’ultimo editoriale dell’ATA Chronicle:

I will express frankly our concerns with regard to machine translation.

L’articolo sintetizza l’intervento tenuto alla nona conferenza dell’AMTA (Association for Machine Translation in the Americas) qualche settimana fa a Denver, immediatamente precedente la conferenza ATA. L’intero testo si trova qui.

Credo sia un atteggiamento pericoloso, soprattutto perché viene da una figura che ovviamente è autorevole nell’industria della traduzione. Ma di più, credo anche che nasconda la paura per il futuro, per la scomparsa o il ridimensionamento di un mestiere.

Sarebbe forse più opportuno esternarla, quella paura: guardare il futuro dritto negli occhi e vedere che cosa porta con sé. Decidere in un mondo imperfetto. Anche perché quando il futuro arriva – hint: è già qui – non tiene conto di preghiere e invocazioni, spazza via come un tornado quel che trova sulla sua strada.

Il presidente precedente, Jiri Stejskal, aveva scritto nell’editoriale di gennaio 2009:

Like it or not, machine translation is here to stay and we should pay attention and find ways to make the best of it. Let us view it not as a threat, but as an opportunity.

Il […] continua a leggere »

La locità dei non-luoghi


Sabato mattina, aeroporto di Cagliari Elmas. Sono in attesa del volo che mi riporterà a casa, mi guardo intorno, rifletto sul non-luogo per eccellenza e penso invece a quanto sia pieno di vita reale.

Gli incontri casuali, gli affari che hanno inizio, le conversazioni, la stanchezza di un’attesa, l’emozione del primo volo… Mi sovviene Jovanotti (là era la città, ma è uguale):

una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede

Penso ai pensieri delle persone, ai discorsi, agli sguardi, alle emozioni che danno vita e valore ad un luogo che è di passaggio per eccellenza. Mi sento in armonia con tutte le persone presenti, questo non-luogo è in questo momento una metafora chiara della vita.