Metti che un giorno, all’improvviso, capisci


Avevo un magone che non riuscivo a razionalizzare, un dolore che mi attanagliava il petto. E poiché so che, in casi come questo, quando la felicità ti sembra effimera e sfuggente, quando la serenità è poco più che una parola vuota di significato, i soldi spesi meglio sono in un biglietto aereo di andata e ritorno (il ritorno è fondamentale, senza dubbio) che ti porti lontano, ho chiesto asilo ad un amico, al

Il piano B

Uno dei vicepresidenti di Lionbridge, Didier Hélin, scrive venerdì scorso (lui di pirsona pirsonalmente, per dirla alla Camilleri) proprio a me (“Dear Gianni Davico”) chiedendomi uno sconto del 5% sulle condizioni in essere perché la crisi ecc. ecc.

Ora, non è tanto il fatto che l’ultimo lavoro per Lionbridge che abbiamo fatto noi risale a oltre sei anni fa (ere geologiche fa).

Non è neanche il fatto che non immagino – nemmeno lontanamente – che sia possibile che io o la mia società cureremo ora o in futuro dei progetti per conto di Lionbridge. Semplicemente, non succederà (ma lui non è tenuto a saperlo).

E non è nemmeno il fatto che un vicepresidente di una società quotata in borsa scriva a tutti (credo) i fornitori di servizi linguistici per dire che la crisi impone delle scelte drastiche: non mi offende il modo, sono andato ben oltre alle apparenze (siamo nel post-post-post-modernismo, come mi disse un tempo un’amica). Io sono passato oltre; Lionbridge e Gianni Davico possono coesistere senza problemi perché parlano lingue diverse. Ma non è questo il punto.

Piuttosto, tirando le somme credo che il settore delle traduzioni tecniche sia davvero alla frutta, sia un po’ come l’industria delle […] continua a leggere »

Cravatte


Ogni tanto, da questo studio di 13 mq che è il mio pensatoio attuale, rifletto sulle differenze evidenti tra il mio lavoro di ieri e quello di oggi; e la cravatta è una sorta di spartiacque. Ripenso a tutto il tempo in cui la cravatta è stata tutti i giorni la mia divisa: così era, e non poteva essere diversamente, perché io ero un giovane uomo “in carriera”, e quello era un segno dinnanzi a me e dinnanzi al mondo di come io vedevo me stesso, di come volevo essere visto e di come venivo percepito. Ricordo con quanta cura facevo e disfacevo il nodo, l’importanza degli abbinamenti, le paranoie davanti agli specchi (vanitoso già allora!) se il nodo non era assolutamente perfetto.

E ora che sono un ragazzo (fortunato, peraltro), cerco di ricordarmi l’ultima volta in cui ne ho indossata una. E non mi riesce.

Probabilmente ad un certo punto il nodo è diventato un cappio, e forse non me ne sono neanche accorto. Prigione dorata? Ma insomma da un certo momento in poi ho avvertito […] continua a leggere »

Uomini senza vento


Chi mi segue anche distrattamente sa che Simone Perotti è uno dei miei miti per quanto riguarda la crescita personale, il nostro contributo al mondo, lo stare bene con se stessi e così via. Per essere più precisi, è il miglior “acquisto” che io abbia fatto quest’anno.

Ricordo perfettamente la posizione del suo Adesso basta, che mi guardava dritto in faccia alla Feltrinelli di Torino, le sensazioni provate durante la lettura e i benefici avutine dopo (e che proseguono oggi).

Il mese scorso è uscito il nuovo romanzo di Simone, Uomini senza vento. Ed è una prova impegnativa per l’autore, perché – anche se è stato scritto prima di Adesso basta – segue il successo clamoroso del suo saggio sul downshifting: è normale che si guardi con un po’ di sospetto il volume.

Né io facevo eccezione: mi sono avvicinato al libro con diffidenza. Ma a lettura conclusa devo dire che, a mio parere, l’esame è superato a pieni voti: sia quanto a incastro narrativo, sia per stile di scrittura. Parlare di un romanzo qui potrebbe apparire fuori luogo (continua a leggere »

The Art of Non-Conformity


Sono stato, in questi ultimi anni, un ragazzo molto fortunato: al punto, tra le altre cose, di essermi imbattuto nell’opera di autori e blogger che mi hanno aiutato tantissimo nei pensieri, nella chiarezza di obiettivi, nella ricerca della semplicità e così via. Chris Guillebeau è tra questi felici pochi.

Seguo il suo blog dal giorno in cui l’ho scoperto (fu una fulminazione: non potevo credere che i concetti che esprimeva in maniera così lineare e semplice avessero così tanta forza dirompente in me), e lo cito spesso e volentieri qui, su Twitter e altrove.

Qualche settimana fa è uscito il suo libro, The Art of Non-Conformity, naturale estensione del blog.

Il blog è una miniera di informazioni nel campo dei viaggi, dell’imprenditorialità, della filosofia spicciola, del coraggio di essere differenti, del desiderio di lasciare traccia di sé. È il primo passo quindi, e per quanto è ampio e articolato potrebbe anche essere tutto. Il libro invece va un po’ più in là, aggiunge notizie e dà al suo scrivere un senso per […] continua a leggere »

Growing Pains

Sono grato a Emily Stewart, che già aveva scritto qui a giugno, per averci aggiornato relativamente al suo percorso di conoscenza nella nostra difficile, intricata e cangiante industria della traduzione.

Sono riflessioni pratiche e dirette (filosofia spicciola della gestione delle traduzioni, potremmo dire), che trovo utili perché danno un altro punto di vista su temi che conosciamo bene. Eccole.

E il collega che risponde al telefono mentre ordina il suo hamburger da McDonald’s è secondo me un segno – una figura, direbbe Auerbach – che troppe cose in questo mondo non vanno e vanno aggiustate. Ma questa è un’altra storia, magari tema per un prossimo intervento.

Questa è la domanda


(Grazie ad Antonio Albanese, o meglio ad Alberto, co-protagonista di Questione di cuore: gli ho rubato la battuta per dare il titolo a questo post.)

Forse domani sarà troppo tardi. Tina Pizzardo, la pavesiana donna dalla voce rauca, scrisse in Senza pensarci due volte, la sua autobiografia:

Sono arrivata alla fine della vita e non ho fatto nulla che valga.

Forse sarà il caso di fare oggi qualcosa affinché domani non sia troppo tardi. (E domani sarà in ogni caso troppo tardi: l’energia ci lascerà. La vita ci avrà ferito. E moriremo comunque.)

Pasolini direbbe:

Ho capito. Ho capito fin troppo.

Quando io racconto, con calma (olimpica, il sangue mi scorre lento nelle vene) e senza spocchia alcuna, quel che faccio, come e perché lo faccio, invariabilmente la reazione è la medesima:

Eh, beato tu che puoi permettertelo…

Ma io non ho talenti o risorse particolari (a parte la chiarezza di obiettivi, forse: ma nulla che non si possa acquisire.) Allora c’è qualcosa che non va. Vogliamo dirlo poeticamente? Prendiamo a prestito le parole di Luciano Erba:

perché non io lungo lo stradale
almeno […] continua a leggere »

Senza paura

Che cosa faresti, adesso, se non avessi più nessuna paura?

C’è una sensazione, splendida, che ho provato pochi giorni fa accompagnando mia figlia grande (si fa per dire, io la ricordo batuffolino minuscolo la notte in cui nacque) al suo primo giorno di prima media.

Mi rendevo conto che tutti gli altri genitori erano incerti come me, insicuri, combattuti tra il desiderio di protezione e l’immagine del proprio figlio che fa un salto netto nella scala della vita. Ma non avevo paura, lo vedevo come un passaggio; e sorridevo.

Io, che ho passato anni a dare un nome e combattere – spesso uscendone perdente – tante paure che da fuori possono apparire ridicole (perché la paura, in sé, non ha sostanza), mi ritrovavo sicuro di me; e ho pensato con una certa soddisfazione al gran lavoro compiuto su di me in questi anni.

Che cosa faresti, adesso, se non avessi più nessuna paura?

Corbett Barr:

Why the fuck not?

Qual è la differenza? Anche se mi è difficile spiegare esattamente che cosa mi succede, credo che la differenza risieda nel fatto che ho abbracciato – totalmente e definitivamente – il cambiamento; e la conseguenza – dici poco – […] continua a leggere »

Responsabilità


C’è un segreto, piccolo piccolo e allo stesso tempo grandissimo, immenso, che ho imparato in anni recenti (sono lento nell’apprendere, non posso farci molto) e che riguarda un misto di successo nella vita, cose fatte per bene, soddisfazione, orgoglio di se stessi e così via.

È facile, e Danielle LaPorte lo dice mooolto meglio di me:

Do what you say you’re going to do.

Insomma: ci sono sempre dei motivi validi per posporre una decisione, per lasciare che siano altri a decidere, “forse bisogna aspettare, avere più informazioni, sentire il tale e il talaltro, vediamo che cosa succede…”

(Scene troppo familiari, mondo troppo uguale a se stesso.)

No! NO!

Non succederà mai nulla nel mondo fino a che qualcuno – tu, chi altri? – non si prenderà la responsabilità delle proprie azioni. Per parafrasare Federico Bavagnoli, se non lo fai tu non lo farà nessuno, e se non lo farai oggi non lo farai più.

“Sì, ma c’è la crisi…”
“Sì, ma ho perso un cliente…”
“Sì, ma se […] continua a leggere »

43

Quarantatré anni. Non uno di più, non uno di meno.

La meraviglia del mondo che mi colpisce ogni giorno di più.

Chris Guillebeau, Simone Perotti, Tim Ferriss.

Le immagini, i luoghi, le vacanze.

L’aria che diventa frizzantina alla Piatta, a fine agosto.

(Io che sono nato quando l’estate finisce, e una volta mi sembrava una condanna – ora la ritengo una benedizione.)

La Corsica, i libri, le bambine.

Scrivere, leggere, il tempo che passa.

Sono un ragazzo fortunato.

E questo è tutto.