
Quarantasette anni – quelli cui arrivo oggi – sono uno sproposito.
Seguendo una tradizione familiare iniziata due anni fa e proseguita l’anno scorso, anche quest’anno trascorro questo giorno nella montagna in mezzo al mare, e più precisamente in quei luoghi che per me, chiudendo gli occhi, sono casa.
Penso a tante cose. Penso a chi per anni mi ha augurato buon compleanno e ora non c’è più (“nel cuore / nessuna croce manca”, direbbe Ungaretti). Penso ai progetti che ho abbandonato o dovuto abbandonare, a tutto quel che avrei voluto e potuto fare e non ho fatto e insomma, sono nell’età in cui qualche bilancio devi farlo per forza e non tutto è ancora possibile. O, come direbbe Giovanni Giudici:
Ho l’età
in cui dovrei fare ciò che volevo
fare da grande e ancora non l’ho deciso.
Penso, citando Zu, a quel che succede due giorni dopo l’antivigilia del vero capodanno, che […] continua a leggere »



