Il mio baratro

Questo post ha quattro premesse.

La prima, abbastanza ovvia per chi mi conosce, è la situazione di papà, il suo respiro sempre più lento, le varie malattie che porta e che molto presto lo porteranno al commiato da noi.

La seconda è un libro che sto leggendo e meditando, un libro che ha molte significanze ma che, in estrema sintesi, dice che per ottenere dei risultati devi rimanere concentrato per molto tempo di fila. Lernen mit Sitzfleisch, come dicono i tedeschi – sono concetti che ragionano da tempo dentro di me, di cui ho parlato spesso in Brainfood. Ne parlerò ancora, perché è un concetto fondamentale.

La terza è che l’unica attività dove non temo la concorrenza di chicchessia è la scrittura. E lo è perché dalla terza media, all’inizio del tutto inconsapevolmente, mi sono preparato con tutta calma a essere un cristallo, per dirla con Pavese. Ho scritto tutti i giorni, dal biglietto della spesa alla giustificazione per le figlie, da libri ad articoli, dalla tesi al biglietto di auguri: col risultato che oggi, una quarantina d’anni dopo, la mia scrittura è raffinata, distillata e pronta.

La quarta è che in questi mesi ho scritto tanto […] continua a leggere »

Abbiamo fatto una bicchierata

Lo vedi che la vita lo sta lasciando.

Non è necessario essere un dottore.

Eppure oggi papà e mamma “festeggiano” 51 anni di matrimonio. E noi abbiamo festeggiato. Una bottiglia di moscato, una torta.

Un anno fa la salute di papà era già molto malferma; ma è passato un anno intero, lui è ancora qui.

Gli ho detto che oggi è il loro anniversario di matrimonio; lui, tra il rallegrato e lo stupito, mi ha risposto prima neuva. Ovvero non si ricordava, ma era contento. Papà era contento.

E comunque ha bevuto due cucchiaini di moscato insieme a noi.

La vita lo sta lasciando ma oggi abbiamo festeggiato.

facebookCondividi su FacebookTwitterTweet

La Mora com’era adesso

Ho bisogno di sistemare i pensieri, perché ne ho troppi che non sono in ordine.

Mi trovo in questi giorni in un luogo che adoro, la mia seconda patria, luogo che da quindici anni è il ricettacolo di tanti pensieri di libertà e fierezza e riconoscimento di sé e, in una parola, di comunione e identità con me stesso. La locità per me è fondamentale, in generale, e la Corsica definisce tanta parte di me. Nei silenzi di Corsica mi sento a casa, e questo è un fatto.

Mi trovo in questi giorni in una parte di vita abbastanza strana, forse particolare, perché quel grande uomo che mi ha dato i natali si trova nel suo ultimo, ultimissimo forse, periodo di vita. E io sono qui per amore delle mie figlie, soprattutto di quella bambina che si trova al suo limitar d’infanzia, lei che tempo quindici giorni comincerà una nuova avventura, la scuola media che in breve tempo la porterà lontano dall’essere la bambina che è pienamente ancora.

Io nella settimana che domani comincia terminerò il mio cinquantesimo anno di vita, e insomma compirò cinquant’anni – e anche questo è un fatto strano, forse particolare. (Per tradizione di famiglia, […] continua a leggere »

Un grande uomo

Voglio dirlo adesso, adesso che papà è – sia pure molto flebilmente, e per quanto è logico supporre per brevissimo tempo ancora – ancora in vita.
Il mio papà è un grande uomo.

È un grande uomo, perché a otto anni rimase orfano di padre, esperienza che ha segnato indelebilmente la sua vita, trasformandola da un’esistenza agiata e scevra di problemi materiali a un percorso in costante salita.

È un grande uomo, perché a diciassette anni, a guerra finita da pochi mesi e con l’Italia in ginocchio, senza speranze per l’avvenire prese il piroscafo che lo portò in diciotto (credo) giorni di navigazione e dopo aver attraversato col trenino le Ande in Cile, dove venne accolto come un figlio dal ramo cileno della sua famiglia e rimase quindici anni a lavorare onestamente e in allegria.

È un grande uomo, perché tornato dal Cile incontrò per caso (su un pullman, credo) la donna della sua vita, mamma, con cui dal 1966 a oggi ha condiviso ogni istante di vita.

È un grande uomo, perché tornato dal viaggio di nozze si trovò inaspettatamente senza lavoro e dovette ricominciare tutto da capo. E lo fece senza lamente e senza patemi, […] continua a leggere »

Il cowboy è andato lontanissimo

La mia malatia a l’é bruta e a së s-ciama dësmentia nen. La mia sola meisin-a a l’é parte e andé via. Doman matin a Turin a më speta ël rataplan ch’a peul meineme a la sima dël mond. Mi i veuj traversé ël desert, ël baciass pì gròss ch’a-i é, e peui monté ansima a la montagna forëstera pì àuta dël mond. Da là ansima it im sentirài crijé la sola ròba ch’a conta andrinta a la mia vita da dësgrassià: «It veuj bin Mariana, bele che ti t’im veule pì nen. Për sempe, tò Gioanin».
Compania dij Musicant d’Alba, Rondolina – canson d’amor

Sono stato sulla tomba dell’amico mio più caro, in questi giorni. Sono passati oltre cinque mesi e mezzo dal giorno della sua scomparsa e non ci ero mai stato prima; ma il tempo in questo caso è relativo, o meglio è confuso e non lineare. E poi le strade diritte noi non le sappiamo prendere, noi possiamo solo ciapé travers.

È stata un’emozione forte, che le parole – sempre inadeguate a esprimere le sensazioni – possono descrivere solo in parte. Mi sono seduto davanti a lui, ho nascosto gli occhi perché […] continua a leggere »

Vita neuva, criste!


Prima o poi doveva succedere.

E oggi è successo. Oggi ho chiuso un cerchio.

Come i miei venticinque lettori sanno, la valle Grana è luogo che mi “appartiene” (o cui appartengo) dal 1974, e alla fine dell’anno scorso non è stato facile dover dire che non avevo più casa mia lassù. Ho cercato di spiegare a me stesso i motivi, ma mi sono stati chiari solo in parte. Insomma era un nodo irrisolto, che si è risolto oggi nella maniera meno immaginabile e scontata possibile.

Sentivo il bisogno di passare a vedere la casa dove sono cresciute le mie figlie, dove ho scritto quantità inimmaginabili di post e articoli, dove ho sognato e respirato e sono stato in pace con me. Per un mio sciocco ed esecrabile errore – ho sentito l’impulso di entrarvi – sono venuto a male parole col “custode” di quel luogo, persona che credevo di conoscere. Ma solo oggi, in verità, l’ho conosciuta.

La persona che era con me mi ha dato lo spunto per la soluzione. “Che cos’avrebbe detto Batista?”, mi ha chiesto. […] continua a leggere »

Una dichiarazione d’amore

Ho passato un’oretta da papà e mamma, questa mattina verso l’ora del desinare. Piccoli lavoretti, piccole parole, piccoli gesti. Mamma mi racconta dei pannoloni, delle tribolazioni pratiche nel curare un uomo molto anziano, mite, buono, che è al di là della malattia.

Credo che, a parlarmi, mamma si senta un poco sollevata. Io mi guardo intorno e non vedo più davanti a me coloro che sempre, comunque e senza condizioni sono stati dalla mia parte. Ovvero li vedo, ma li vedo deboli, debolissimi.

Questi momenti con loro mi infondono dolcezza, mi infondono mitezza. Non so se sono stato un bravo figlio o no; ma loro certamente sono stati bravi genitori, nei loro limiti di conoscenza e tempo.

Mi ripeto, lo so. All’età mia le scoperte ci sono ancora – #ciapatravers ha del resto un significato molto preciso –, ma altrettanto importante è guardare il tempo che è passato. Allora mi ripeto, perché le novità sono importanti ma altrettanto importanti sono le cose che si sono fatte, le parole che si sono dette, i gesti d’amore.

Ho parlato con papà. Lui fa fatica (ma questo lo sappiamo già). I suoi occhi sono occhi vivi. Direbbe Saba, parlando delle “creature della vita […] continua a leggere »

Una specie di felicità


Questa mattina percorrevo per lavoro a passo veloce via Garibaldi, a Torino, io e la mia tuta che mi accompagna sempre (tra parentesi: l’altro giorno ho dovuto mettermi la camicia: che fatica! Ma non si potrebbe mettere la regola che si va sempre in tuta in qualunque occasione e via fòrt?), e mi è occorso un pensiero.

Sono passati trent’anni.

Allora ero uno studente universitario. Io sono cambiato tanto, com’è logico che sia; ma il mondo in fondo è rimasto esattamente lo stesso. Mi è venuta in mente quella poesia di Attilio Bertolucci, Gli anni:

Le mattine dei nostri anni perduti
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.

Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,

la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda.
Il […] continua a leggere »

Il mondo è la tua palestra

In questo articolo dirò perché, e soprattutto come, io nel mio cinquantesimo anno di vita sono più forte fisicamente, corro più veloce e in genere ho un corpo più in forma rispetto al me stesso di quando avevo la metà degli anni di adesso, ovvero quando avrei dovuto essere al mio teorico massimo; e, soprattutto, dirò anche perché questo è importante per chiunque desideri prendersi cura del proprio corpo, sia per il presente ma soprattutto nell’ottica degli anni futuri.

Premessa: non sono un guru e non ho nulla da insegnare a chicchessia. Solo, parlo della mia esperienza – che non è più significativa rispetto a quella di chiunque altro – perché qualcuno potrebbe ricavare degli spunti da applicare a sé.

Per spiegarmi bene devo partire da lontano, dai miei trent’anni circa. Allora Tesi & testi era in piena crescita, io ero seriamente impegnato a farla diventare la cosa migliore di cui ero capace, e le dedicavo tutte le energie possibili. (Pensando poi a quel che anni dopo mi hanno fatto, o non fatto, sedicenti consulenti e l’INPS mi viene da sorridere; ma non divaghiamo.) Smisi quindi di giocare a calcetto, che era una delle mie passioni, e per […] continua a leggere »

Quello che non riesco a dire


Gli occhiali mi danno fastidio, ma senza non ci vedo. Cioè, leggo senza problemi ma col destro faccio fatica; per uscire, miope come sono, mi sono necessari (da millant’anni).

Ho quarantanove anni, ma mentalmente ne ho cinquanta – e questa sottigliezza fa per me tutta la differenza del mondo.

Ho aiutato papà a spostarsi dal divano dov’era disteso al tavolo per la cena. Non c’era peso in quel corpo.

Ho fatto diciotto buche oggi, e le ho godute fino in fondo. Il birdie come i birdie mancati come i tanti par – e anche il quadruplo. Senza problemi. Domani altre diciotto.

In quest’anno ho saputo che due miei compagni di liceo sono già morti – uno poche settimane fa, uno forse da un paio d’anni. Mi sembra tutto così strano. Possibile che sia tutto qui?

I miei capelli grigi, i miei pensieri.

Le mie figlie che cantano insieme “la vita è perfetta”. (Questo aggiusta tante cose.) (Angelo Manzoni, angelo di sangue.) (Gli anni sono brevi.)

Pensieri che si agitano, che cercano di uscire. Li registro qui, adesso, […] continua a leggere »