Autore: giannidavico

Le seconde nove

pedalando in salita
Quando ho fatto il mio ingresso nel mercato del lavoro, grossomodo venti anni fa, credevo di fare faville – ne ero sinceramente convinto. Ora, guardando indietro, credo anche che ne avrei avute le capacità. Sognavo di costruire una grande impresa, avevo tutto in mente e tutto scritto. Ora, guardando indietro, vedo che ben poco si è realizzato. Eppure (ma questa è una nota del tutto laterale) per nulla al mondo cambierei la mia vita – provvisoria e precaria – con qualunque altra.

(“Vissi al cinque per cento”, direbbe Montale.)

Ad ogni modo. Mi sto “riorganizzando” per la seconda parte della vita, le mie “seconde nove” – le buche che ti riportano al punto di partenza (perché il tempo è circolare: ma questo lo sapevi già, vero?). Non importano i dettagli – i dettagli cambiano per ciascuno –, ma vorrei mettere l’accento sul “sistema di pensiero” che mi porta lì.

Un tempo scrivevo dei piani strategici dettagliatissimi e lunghissimi. Ne ero fiero, e confesso che erano belli a vedersi; ma di fatto inutili, proprio perché troppo articolati. Era […] continua a leggere »

Learn as you go

Learn As You Go
Segnalo questo interessante post di Kevin Hendzel (del suo blog in generale avevo parlato qui), dedicato all’apprendistato dei traduttori.

Già, è sempre lo stesso problema (“La storia non contiene / il prima e il dopo”, direbbe Montale): come entro in un settore se non ho esperienza, anche se ho studiato anni e anni per fare questo mestiere?

La paura.

La paura, dice Hendzel, è una gran maestra, perché ti costringe a farti domande, semina dentro di te il dubbio. Perché quando tu traduci non devi solo conoscere l’argomento di cui stai parlando (ovvio), ma devi anche conoscere tutto ciò che il tuo scrittore conosce.

Hendzel racconta un’esperienza che ebbe agli inizi del suo percorso professionale come interprete involontario e assolutamente impreparato allo scopo, e, sebbene se la sia cavata,

that terror of desperation and self-doubt is a key reason I was later to succeed at professional translation – an activity where I was actually paid for my work.

E c’è un altro punto […] continua a leggere »

Internet ci rende stupidi?

stupid
Il titolo del post di oggi riprende il libro di Nicholas Carr di cui avevo parlato qui.

Lo so, lo so che quando inizi a dire – o anche solo a pensare – “ai miei tempi” vuol dire, in parole povere, l’inizio della fine. E tuttavia mi chiedo, io che ho ancora voglia di studiare argomenti nuovi, imparare, approfondire: come faccio a farlo, visto che a parte quando sono sul divano o nel letto con un libro il tempo è per forza spezzettato dalla potenza del Web?

Oggi ricordo con piacere i pomeriggi del liceo, o i giorni dell’università passati di fronte ad un libro. Però, che cosa potremmo pensare oggi di che cosa scriveva Roberto Vacca nel 1981 in Come imparare più cose e vivere meglio?

I tedeschi dicono che è importante “lernen mit Sitzfleisch” – cioè: imparare con la carne con cui ci si siede. Questo vuol […] continua a leggere »

Profezie che si autoavverano

VLUU L110 / Samsung L110
Scrivevo qualche mese fa:

Il mio obiettivo, che qui rendo pubblico […], è quello di partecipare, portandola a termine, ad una mezza maratona entro la fine del 2014.

Ebbene, quel sogno – perché di sogno a tutti gli effetti si tratta: per fare una cosa devi prima sognarla (è questo uno degli insegnamenti fondamentali di Bob Rotella) – si è avverato ieri. (Decisamente prima del previsto: e questo, a cose fatte, non mi stupisce punto – da tre mesi sognavo, con profluvio di dettagli, di passare sotto quel traguardo.)

La corsa era questa. Oggi ne parlo da un punto di vista “filosofico”; mercoledì dirò di come ho vissuto questa competizione in piemontese, e venerdì del lato strettamente sportivo.

Quel che volevo, a dirla tutta, era arrivare in fondo entro le due ore e mezza: questo era lo spartiacque che, nella mia mente, avrebbe separato il successo dal fallimento.

Le due notti precedenti sono state difficili, per problemi che non riuscivo a […] continua a leggere »

Ij pòr son nen bon, i-i mangio ij verm

VLUU L110 / Samsung L110
Tornare al mio rifugio tra i monti in dicembre è difficile, per via del freddo, della luce scarsa e dell’acqua in casa che, d’inverno, non c’è. (Già, nel mio paese d’adozione le stagioni hanno il loro ritmo naturale e lo seguono qualunque cosa accada, “in direzione ostinata e contraria”, per così dire – ma contraria a cosa, poi?)

Essere lassù è per me una necessità quasi fisica ormai. Essere in un luogo dove il silenzio è la condizione naturale, dove ci si scalda con il fuoco. Dove si respira. Raccogliere da terra le ultime pere, raccogliere i rami per il fuoco, camminare per davvero su quella terra. Mettere via la legna per l’inverno prossimo venturo.

Siamo andati dal nostro pusher di fiducia per la frutta e la verdura: abbiamo fatto il pieno di mele, pere, kiwi, cavolfiori, porri (“Ij pòr son nen bon, i-i mangio ij verm”, ci avvisa; d’altra parte i porri riempiti di chimica non hanno vermi, questo è pressoché certo). E io non […] continua a leggere »

Entro venerdì a mezzanotte

Jonathan Mardukas
In questi giorni mi è tornata in mente la questione delle tariffe (delle traduzioni, ovviamente). Era tanto che non ci pensavo: il fatto – un fatto – è che probabilmente ai prezzi cui vendere i tuoi servizi ci pensi tanto nei primi anni di attività, poi col tempo ti lasci indietro tutte queste questioni e semplicemente fai quel che devi e che sai fare.

(In effetti pensando ai clienti di Tesi & testi penso soprattutto ad un rapporto di partnership: forse non strategica come la consulenza aziendale, ma d’altra parte se qualcuno cerca il prezzo più basso nel servizio di traduzioni non verrà certamente da me.)

Ebbene, mi è tornata in mente perché ho ricevuto il listino da un’azienda simile alla mia. Ora, a parte il fatto che il concetto stesso di listino prezzi non ha molto senso (il prezzo essendo influenzato da troppi fattori quali il tempo, il settore, la quantità eccetera), mi ha colpito il fatto che quei prezzi sono di un buon 30% (almeno) più bassi rispetto ai miei.

Be’, sai che c’è? La […] continua a leggere »

La provvidenza secondo Goethe

[originariamente pubblicato su La vita 2.0 il 17 novembre 2011]

Avrebbe scritto Goethe:

Fino a che uno non si compromette c’è esitazione, possibilità di tornare indietro, e sempre inefficacia. Rispetto ad ogni atto di iniziativa c’è solo una verità elementare, l’ignorarla uccide innumerevoli idee e splendidi piani. Nel momento in cui uno si compromette definitivamente anche la provvidenza si muove. Ogni sorta di cose accade per aiutare cose che altrimenti non sarebbero mai accadute. Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione, facendo sorgere a nostro favore ogni tipo di incidenti imprevedibili, incontri e assistenza materiale, che nessuno avrebbe sognato potessero venire in questo modo. Tutto quello che puoi fare, o sognare di poter fare, incomincialo. Il coraggio ha in sé genio, potere e magia. Incomincia adesso.

Ho usato il condizionale perché, per quanto il concetto sia certamente goethiano, queste parole sono in realtà attribuite erroneamente a Goethe. Derivano da una traduzione in inglese molto libera dei versi 214-230 del Faust, ad opera di John Aster (Londra, Cassell, 1835, p. 20).

Ma al di là della filologia il concetto è questo: è importante seminare per il futuro. Guardare oltre gli ostacoli come se […] continua a leggere »

Running flow

mozziconi
Ho sperimentato il flow tantissime volte nel lavoro (quella meravigliosa sensazione di dimostrare a se stessi che si è molto bravi, sia lavorando da soli che in gruppo), molte volte nel golf, ma la scorsa settimana mi è capitato per la prima volta nella corsa.

È stata un’esperienza esaltante perché non cercata. È iniziata giovedì: prima della consueta lezione di pilates ho fatto un quarto d’ora scarso sul tapis roulant, poi complice la musica la lezione è scivolata via con gioia e ritmo (Luciano, la tua playlist era fantastica!), e infine ho corso per un’altra mezz’ora senza pensare a niente e contando i passi (180 passi al minuto è il numero magico per una corsa fluida, by the way); ma ha raggiunto il suo apice ieri mattina.

Avevo scelto un percorso pianeggiante, che ho approcciato in maniera cauta (Gianni diesel, that’s me!); ma verso la fine della prima ora di corsa i pensieri – che prima già fluivano – hanno cominciato a scorrere velocissimi e ordinati, e ho “visto” (ovvero immaginato in profondità, con vividezza e ricchezza di particolari) due cose:

– l’armonia di mente […] continua a leggere »

Daje (mach)

daje
Ho passato recentissimamente e in sequenza due giornate con due persone che hanno significato e significano tantissimo per me. La prima con uno scrittore che con i suoi libri mi ha insegnato una parte molto significativa di quello che so sul come si fa a scrivere bene; l’altra con un amico – probabilmente il mio più caro. Mi è venuto allora da fare qualche considerazione. (Non mi aspettavo certo che due giornate così “pesanti” passassero come acqua fresca su di me.)

Fondamentalmente mi accorgo che in tante cose non sono all’altezza. Per carattere o per altro, i motivi non li so: ma mi accorgo che sono tanto bravo con la parola scritta perché faccio tanta fatica con la parola parlata (o viceversa, è lo stesso); e se non dici le parole giuste al momento giusto rimani indietro, è matematico. E questo è un mio limite che mi è evidente e con cui devo comunque fare i conti.

O, per dirla con Giovanni Giudici:

Parlo di me, dal cuore del miracolo:
la mia colpa sociale è di non ridere,
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Sergio Arneodo, in memoriam

Sergio Arneodo
Io credo che occorra partire dalla fine, e da lì tornare indietro. E allora comincerò dall’omelia che sabato, in una chiesetta di montagna strapiena, e i microfoni fuori ad amplificare le parole per le tantissime persone giunte a dare l’estremo saluto a Sergio Arneodo, padre, nonno, suocero, professore, scrittore, poeta, cantore della montagna, il prete ha pronunciato per il funerale di questo piccolo grande uomo. In una parola lui ha detto che quel che conta è l’eredità che lascia: e l’eredità di Arneodo non si misura certo in denaro, ma in opere, pensieri, libri e così via.

Arneodo era un grande uomo, e voleva bene alle sue montagne – terra povera e difficile, ma terra sua e dei suoi padri e dei padri dei suoi padri. Per questo mi sono commosso quando la salma, dopo la cerimonia, è stata portata per il paese per un addio monti semplice che vale più di tante parole. Tutto nel piccolo paese di Sancto Lucio de Coumboscuro era silenzio, un silenzio fatto di rispetto e commozione e presenza.

Presenza, […] continua a leggere »