Autore: giannidavico

Que será será

Copertina non disponibile
La settimana scorsa, al termine di una lunga e piacevole chiacchierata con un amico che da virtuale è diventato in carne e ossa, lui mi ha chiesto quando sarebbe uscito il mio prossimo libro. Io sono rimasto un po’ spiazzato – è una domanda che non mi sentivo rivolgere da tantissimo tempo –, e gli ho risposto che per ora non è in previsione, e che forse lo spazio occupato dai blog va a riempire quel mio bisogno di condividere delle esperienze.

Ho continuato a pensarci per i giorni successivi però, e ho concluso che se questo è certamente vero la questione è comunque più complessa.

Innanzitutto, nei tre libri che ho scritto l’idea è stata compiuta dentro di me prima che iniziassi a scriverli. Ovvero essi erano di fatto già tutti scritti prima di essere scritti, perché dentro di me ne avevo già il senso e l’architettura. Quindi per il prossimo (se un prossimo ci sarà, perché come diceva Vittorini “ci vorrebbe silenzio, silenzio per parecchie generazioni”), so per certo che mi si presenterà […] continua a leggere »

Quandoque bonus dormitat Homerus

Oggi partiamo da questo commento di Luigi Muzii:

Non si parla al vento, altrimenti tanto vale restare zitti e questo post è inutile, come gli altri, qualunque altro. Così si sputa in aria.

Commento assolutamente legittimo; però vorrei illustrare alcuni concetti che regolano il mio scrivere.

1. Mi picco di essere uno scrittore. (Che lo sia davvero o meno non è importante, credo di esserlo e questo è sufficiente.) E uno scrittore, per mille motivi, scrive. La scrittura è la mia gioia e il mio cruccio.

2. Non pretendo che i miei pezzi siano imperituri. Ho scritto delle cose che reputo bellissime (immodestamente ma davvero), e altre che sono state giustamente ignorate e che non fa differenza che abbia scritto o no.

3. Con me stesso e con i miei venticinque lettori ho preso un impegno: di pubblicare qui, ogni lunedì del mondo, un pezzo. Che sia Natale oppure un giorno qualunque, che io sia nella comodità del mio studiolo oppure con una connessione lentissima e provvisoria nel mio rifugio tra i monti o dovunque. Così accade dall’11 ottobre 2010, il che fa – se non erro – 178 settimane. […] continua a leggere »

Lo 0 nei preventivi

Bla_Bla_Bla
Io ho sempre adorato preparare preventivi. A chi mi chiedesse suggerimenti ricorderei due punti fondamentali:

Primo: la qualità non è un argomento di vendita.

Già: si ottengono risultati molto superiori semplicemente non menzionandola. Quello che noi facciamo parla molto più forte di quello che diciamo; e il concetto di qualità è un argomento del tutto soggettivo.

Secondo: la stringatezza nelle comunicazioni scritte ha un valore inestimabile.

Il nostro cliente non ha tempo di sentire tutta la pappardella su quanto siamo bravi eccetera, ma vuole sapere quanto gli costa il progetto, e vuole essere sicuro che il lavoro sarà fatto a regola d’arte. Quando sei un professionista non servono tante parole.

E poi c’è un altro punto che ho scoperto di recente (almeno nella sua formulazione scritta) e che trovo fondamentale:

in un preventivo, ti è permesso di usare una sola volta lo 0. Una sola. Fine.

Lo spunto viene da questo interessante articolo (sito da tenere d’occhio, quello), segnalato qualche settimana fa su ATA Business Practices.

 

L’idea è […] continua a leggere »

Del pressappochismo, ovvero: le cose che non cambiano

Langit
Sono rientrato da poche settimane in Langit, dopo un’assenza di anni.

Non che la cosa mi stupisca, ma in tanti, troppi messaggi ho trovato – è stata la mia prima impressione – la stessa sciatteria, la stessa trascuratezza, la stessa disinformazione che all’epoca avevo lasciato.

Due esempi, tra i tanti possibili: mail scritte a caratteri tutti maiuscoli, oppure scritte senza il rigore che il mestiere di traduttore richiede.

Noi che lavoriamo con le parole scritte dovremmo essere infastiditi se una singola virgola non è al suo posto preciso.

Ricordo una sera, terminata la sessione di lavoro di una conferenza ALC (era giugno 2005, lo ricordo bene perché era il sabato immediatamente precedente l’annuncio dell’acquisto di Trados da parte di SDL – certe cose si sedimentano dentro di te con immagini e colori e profumi e aria), in cui un collega disse:

Tu credi che lunedì mattina, quando i nostri colleghi torneranno in ufficio, metteranno in pratica quel che hanno sentito, le esortazioni a cambiare, a fare meglio eccetera e di conseguenza cambierà tutto?

Era una domanda retorica, ma mi colpì. Perché io […] continua a leggere »

La qualità delle decisioni

This Must Be the Place
Io ho fatto tanti errori.

Rifletto sui miei primi vent’anni (circa) di lavoro, e mi rendo conto di tutte le decisioni macroscopicamente sbagliate prese nel tempo. È uno spreco di talenti, perché ho fatto ben poco di quel che avrei potuto. Dice Cheyenne (Sean Penn) in This Must Be The Place:

Lo sai qual è il vero problema, Rachel? Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice “un giorno farò così” all’età in cui si dice “è andata così”.

Oggi credo che colga l’essenza delle cose. Il vero problema.

Capisco anche che il talento mi ha aiutato ad andare avanti discretamente bene. Ma mi basta, questo? Ti basterebbe poter dire “sì, non ho fatto sfracelli ma tutto sommato me la sono cavata”?

Pavese, nel diario:

Non dirò ‘tutto qui e adesso?’ Sapevo quel che volevo e so quel che vale ora che l’ho. Non volevo soltanto questo. Volevo continuare, andar oltre, mangiarmi un’altra generazione, diventare perenne come una collina.

Probabilmente non ho riflettuto abbastanza […] continua a leggere »

I luoghi dell’anima

neve alla Piatta
Sono stato nel mio rifugio tra i monti, qualche giorno fa. Una toccata e fuga – di fatto una notte –, ma significativa per più d’un motivo.

L’occasione l’hanno fatta due conferenze – questa e questa –, e mi è venuto bene unirci una notte a casa mia.

Sono state ore molto intense, dentro di me (e rasserenanti, ça va sans dire), a partire dalla vista della linea delle Alpi Marittime che incorona la piana di Cuneo. Sia detto incidentalmente, per parte di mamma provengo da una famiglia povera di pianura, fatta di terra e nebbia e fango, ma la mia natura mi porta inevitabilmente verso quelle montagne – povere anche loro: quindi andare verso le montagne, in un pomeriggio di un giovedì qualunque, è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio in luoghi stranieri.

È stato particolare vedere la Bisalta “ingrossata” e pienotta per la neve, mentre l’immagine che […] continua a leggere »

Dell’inutilità dello scrivere

Zucchero
Sono partito da una frase di Jaron Lanier, riportata da Luigi Muzii in questo post:

Any skill, no matter how difficult to acquire, can become obsolete when the machines improve.

E l’ho collegata alle mie competenze acquisite in tanti anni di studi e poi di professione. Ho pensato, per esempio, al mestiere di correttore di bozze che ho esercitato tanti anni fa: anche grazie al mio professore di tesi, il caro Riccardo Massano, imparai una competenza che ben si sposava col mio carattere, ovvero la pignoleria nei minimi segni grafici, la diffidenza per il doppio spazio e così via. Ma tutte quelle ore passate a sudare sui testi, che portarono al mio primo libro e alla creazione della mia attività, quale valore hanno oggi, oggi che quel mestiere è da tempo estinto?

Muzii riferisce questa frase al mestiere del traduttore:

Oggi il profilo di un professionista della traduzione si può paragonare a un tavolino a tre gambe, ognuna delle quali è essenziale, ma nessuna di esse […] continua a leggere »

Eugenio Montale, Per finire

Raccomando ai miei posteri
(se ne saranno) in sede letteraria,
il che resta improbabile, di fare
un bel falò di tutto che riguardi
la mia vita, i miei fatti, i miei nonfatti.
Non sono un Leopardi, lascio poco da ardere
ed è già troppo vivere in percentuale.
Vissi al cinque per cento, non aumentate
la dose. Troppo spesso invece piove
sul bagnato.

Eugenio Montale, Per finire, in: Diario del ’71 e del ’72, Milano, Mondadori, 1973.

Ripartenze

ricominciare
Non sono pessimista.

Il bicchiere è per me sempre mezzo pieno: sempre e comunque e per definizione. A volte, però, faccio fatica a credere alle mie stesse parole.

Passano gli anni e vedo che non riesco a modificare il mondo come vorrei. Lasciare il segno, andare oltre. Pavese, nel diario:

Sei consacrato dai grandi cerimonieri. Ti dicono: hai 40 anni e ce l’hai fatta, sei il migliore della tua generazione, passerai alla storia, sei bizzarro e autentico… Sognavi altro a vent’anni?
Ebbene? Non dirò ‘tutto qui e adesso?’ Sapevo quel che volevo e so quel che vale ora che l’ho. Non volevo soltanto questo. Volevo continuare, andar oltre, mangiarmi un’altra generazione, diventare perenne come una collina.

Diventare perenne come una collina. Resistere al tempo. Fare birdie tirando da un parcheggio.

Montale: “Vissi al cinque per cento”. Non è un po’ poco?

L’altra sera dicevo: “Che tragedia! Ho già tutti questi anni e fatto solo il cinque per cento di quel che avrei voluto”. Mia figlia piccola, però, mi ha […] continua a leggere »

Sfide

sfide
A margine del mio post di due settimane fa, desidero oggi affrontare un problema piuttosto sentito nella comunità dei traduttori. Kevin Hendzel, il cui post ha dato la stura al mio e a un profluvio di commenti anche sulla lista ATA Business Practices (tanto che ha continuato a essere discusso per settimane dopo la pubblicazione), ha parlato tra gli altri argomenti della direzione presente e futura dell’ATA. Notava infatti sulla lista:

The experts are already going elsewhere.

ATA in some sense “competes” with other translator and interpreter associations for members and conference dollars (this may be one reason why membership has stalled and conference attendance has dropped every year since 2009).

Il che mi sembra molto vero: probabilmente il “mercato” dei nuovi traduttori è interessante per un’associazione del genere, ma appare altrettanto pacifico che quando un traduttore cresce professionalmente ha bisogno di sfide nuove, sfide che probabilmente l’ATA non è in grado di sottoporgli – e allora finisce in […] continua a leggere »