Autore: giannidavico

Growing Pains

Sono grato a Emily Stewart, che già aveva scritto qui a giugno, per averci aggiornato relativamente al suo percorso di conoscenza nella nostra difficile, intricata e cangiante industria della traduzione.

Sono riflessioni pratiche e dirette (filosofia spicciola della gestione delle traduzioni, potremmo dire), che trovo utili perché danno un altro punto di vista su temi che conosciamo bene. Eccole.

E il collega che risponde al telefono mentre ordina il suo hamburger da McDonald’s è secondo me un segno – una figura, direbbe Auerbach – che troppe cose in questo mondo non vanno e vanno aggiustate. Ma questa è un’altra storia, magari tema per un prossimo intervento.

Questa è la domanda


(Grazie ad Antonio Albanese, o meglio ad Alberto, co-protagonista di Questione di cuore: gli ho rubato la battuta per dare il titolo a questo post.)

Forse domani sarà troppo tardi. Tina Pizzardo, la pavesiana donna dalla voce rauca, scrisse in Senza pensarci due volte, la sua autobiografia:

Sono arrivata alla fine della vita e non ho fatto nulla che valga.

Forse sarà il caso di fare oggi qualcosa affinché domani non sia troppo tardi. (E domani sarà in ogni caso troppo tardi: l’energia ci lascerà. La vita ci avrà ferito. E moriremo comunque.)

Pasolini direbbe:

Ho capito. Ho capito fin troppo.

Quando io racconto, con calma (olimpica, il sangue mi scorre lento nelle vene) e senza spocchia alcuna, quel che faccio, come e perché lo faccio, invariabilmente la reazione è la medesima:

Eh, beato tu che puoi permettertelo…

Ma io non ho talenti o risorse particolari (a parte la chiarezza di obiettivi, forse: ma nulla che non si possa acquisire.) Allora c’è qualcosa che non va. Vogliamo dirlo poeticamente? Prendiamo a prestito le parole di Luciano Erba:

perché non io lungo lo stradale
almeno fino […] continua a leggere »

Senza paura

Che cosa faresti, adesso, se non avessi più nessuna paura?

C’è una sensazione, splendida, che ho provato pochi giorni fa accompagnando mia figlia grande (si fa per dire, io la ricordo batuffolino minuscolo la notte in cui nacque) al suo primo giorno di prima media.

Mi rendevo conto che tutti gli altri genitori erano incerti come me, insicuri, combattuti tra il desiderio di protezione e l’immagine del proprio figlio che fa un salto netto nella scala della vita. Ma non avevo paura, lo vedevo come un passaggio; e sorridevo.

Io, che ho passato anni a dare un nome e combattere – spesso uscendone perdente – tante paure che da fuori possono apparire ridicole (perché la paura, in sé, non ha sostanza), mi ritrovavo sicuro di me; e ho pensato con una certa soddisfazione al gran lavoro compiuto su di me in questi anni.

Che cosa faresti, adesso, se non avessi più nessuna paura?

Corbett Barr:

Why the fuck not?

Qual è la differenza? Anche se mi è difficile spiegare esattamente che cosa mi succede, credo che la differenza risieda nel fatto che ho abbracciato – totalmente e definitivamente – il cambiamento; e la conseguenza – dici poco – […] continua a leggere »

Responsabilità


C’è un segreto, piccolo piccolo e allo stesso tempo grandissimo, immenso, che ho imparato in anni recenti (sono lento nell’apprendere, non posso farci molto) e che riguarda un misto di successo nella vita, cose fatte per bene, soddisfazione, orgoglio di se stessi e così via.

È facile, e Danielle LaPorte lo dice mooolto meglio di me:

Do what you say you’re going to do.

Insomma: ci sono sempre dei motivi validi per posporre una decisione, per lasciare che siano altri a decidere, “forse bisogna aspettare, avere più informazioni, sentire il tale e il talaltro, vediamo che cosa succede…”

(Scene troppo familiari, mondo troppo uguale a se stesso.)

No! NO!

Non succederà mai nulla nel mondo fino a che qualcuno – tu, chi altri? – non si prenderà la responsabilità delle proprie azioni. Per parafrasare Federico Bavagnoli, se non lo fai tu non lo farà nessuno, e se non lo farai oggi non lo farai più.

“Sì, ma c’è la crisi…”
“Sì, ma ho perso un cliente…”
“Sì, ma se […] continua a leggere »

43

Quarantatré anni. Non uno di più, non uno di meno.

La meraviglia del mondo che mi colpisce ogni giorno di più.

Chris Guillebeau, Simone Perotti, Tim Ferriss.

Le immagini, i luoghi, le vacanze.

L’aria che diventa frizzantina alla Piatta, a fine agosto.

(Io che sono nato quando l’estate finisce, e una volta mi sembrava una condanna – ora la ritengo una benedizione.)

La Corsica, i libri, le bambine.

Scrivere, leggere, il tempo che passa.

Sono un ragazzo fortunato.

E questo è tutto.

Libri, amici e doni

Prendo spunto da un commento che la collega María José Iglesias ha lasciato sulla mia pagina FB:

Che bello il tuo blog, Gianni. È sempre molto piacevole leggerti e nelle tue parole trovo sempre nascosto qualcosa di quello che per me è essere imprenditore, che coincide pienamente con l’essere persona, con un cervello e un cuore. Sei un uomo fortunato 🙂 Anch’io sono fortunata.

(“Ragazzo” e non “uomo”, mi sono permesso di correggerla io; anche se il primo pensiero – o forse sensazione che precede il pensiero – è stato la gratificazione che immediatamente il mio essere vanitoso come un gatto ne riceveva.)

Ho aggiunto che, come dice Luigi Muzii, proprio perché siamo ragazzi fortunati dobbiamo (abbiamo il dovere morale di) restituire parte di questa fortuna agli altri. Ed è su questo punto che mi sono trovato, in questi due giorni di Verdon (quello che per me è uno dei luoghi più belli dell’orbe terracqueo che conosco), di silenzio, montagne, orridi, panorami mozzafiato e laggiù, piccolissimo e pacifico, il fiume, a riflettere.

Parlo per me, inizio da me. Da me, perché, come dice Federico Bavagnoli,

Se non lo facciamo oggi non lo […] continua a leggere »

El futuro es incierto

Ho conosciuto Cecilia Iros quando lei e la collega Maria Cecilia Maldonado (“las dos Cecis”, ossia le anime di IMTT) ebbero la bontà (l’ardire?) di invitarmi a parlare al secondo Vendor Management Seminar di Santiago. Conservo ricordi molto piacevoli di quella settimana cilena, che per me fu anche un ritorno a radici familiari.

Nei giorni scorsi le ho chiesto se le andava di scrivere qualcosa sul VMS di Las Vegas da poco concluso, pregandola di scrivere in spagnolo. Ecco il risultato.

Con tante grazie a Ceci per aver trovato il tempo di scrivere questa nota.

Semplicità, essenzialità, rigore, successo


Nell’ultimo post della sua rubrica bisettimanale, Chris Guillebeau scrive:

If you have a range of projects, products, or activities, it’s almost always better to devote your efforts to the strong performers than to try and pull up the weak ones. Most people do the opposite. If your goal is for everything to be average, that’s the best you’ll ever get.

È un concetto sul quale vale la pena di riflettere. “Si chiama destino”, direbbe Pavese: è sostanzialmente inutile perdere tempo a cercare di correggere i propri difetti, mentre ha molto più senso valorizzare i propri punti di forza. O “tagliare le perdite e lasciar correre i profitti”, come si dice in borsa.

E questo vale sia nel lavoro che nella sfera personale (ammesso che una distinzione tra i due esista). E significa fare un esame severo dei propri obiettivi e dei propri progetti e tagliare senza pietà quelli che sono un amen meno che stellari.

È la differenza – piccolissima di fatto, ma una voragine in realtà, poiché “the winner takes all” – tra Juan […] continua a leggere »

Langit (1997-2010)

Ho provato una sensazione strana, questa sera, quando ho cancellato l’iscrizione a Langit. Sentivo che era giunto il momento di passare oltre, di “mangiare una collina” come direbbe Pavese. E tuttavia tredici anni passati di fatto quasi quotidianamente nella più grande comunità online di traduttori italiani non si cancellano con un click, lasciano giocoforza un po’ disorientati.

Da una parte la rete si è evoluta, e tanto di ciò che passava di lì ora passa per FB e altri canali, dall’altra io sono cambiato molto; ma insomma il momento era giunto.

Però, poiché Langit è una parola che ho pensato, pronunciato e scritto un milione di volte in tutto questo tempo, vorrei ricordare i benefici che ne ho avuto, che sono anche una sorta di invito per il traduttore – o comunque per chi gravita attorno all’ambiente – a considerare la possibilità di frequentarla.

1. L’industria della traduzione, che era per me un oggetto assolutamente sconosciuto tredici anni fa, mi è diventata familiare anche grazie a Langit. È stata una sorta di rampa di lancio verso altri incontri, altre conoscenze, altri mondi (associazioni, conferenze, risorse di vario tipo).

2. Vi ho incontrato tantissime persone con cui ho […] continua a leggere »

Studio illegale

Per la prima volta dedico un intero post a un romanzo; ma non soltanto perché l’estate porta con sé in maniera naturale la voglia di letture più leggere, è che proprio si tratta di un libro che si sposa perfettamente con i temi di cui mi occupo da tempo.

Studio illegale, di Duchesne, a.k.a. Federico Baccomo, è il racconto – largamente autobiografico – di come la professione forense (o di “avvocato d’affari”, direbbe l’autore), così attraente dall’esterno, può essere in realtà alienante e portare l’individuo ben lontano dai suoi desideri e sogni. E questo è il collegamento con Brainfood.

Anche, mi ha colpito il sorprendente parallelismo con la vita del traduttore (e chissà di quanti altri mestieri e professioni che non conosco). A ben vedere infatti, l’avvocato (sì, il termine è probabilmente troppo generico ma rende l’idea) è motivato dalle medesime paure: di non guadagnare abbastanza, di perdere i clienti e così via. Questo lo spinge a ritmi di lavoro infernali e – visti da di fuori – senza senso alcuno.

Ma Andrea Campi, il protagonista, […] continua a leggere »