I luoghi dell’anima

neve alla Piatta
Sono stato nel mio rifugio tra i monti, qualche giorno fa. Una toccata e fuga – di fatto una notte –, ma significativa per più d’un motivo.

L’occasione l’hanno fatta due conferenze – questa e questa –, e mi è venuto bene unirci una notte a casa mia.

Sono state ore molto intense, dentro di me (e rasserenanti, ça va sans dire), a partire dalla vista della linea delle Alpi Marittime che incorona la piana di Cuneo. Sia detto incidentalmente, per parte di mamma provengo da una famiglia povera di pianura, fatta di terra e nebbia e fango, ma la mia natura mi porta inevitabilmente verso quelle montagne – povere anche loro: quindi andare verso le montagne, in un pomeriggio di un giovedì qualunque, è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio in luoghi stranieri.

È stato particolare vedere la Bisalta “ingrossata” e pienotta per la neve, mentre l’immagine che ne […] continua a leggere »

Dell’inutilità dello scrivere

Zucchero
Sono partito da una frase di Jaron Lanier, riportata da Luigi Muzii in questo post:

Any skill, no matter how difficult to acquire, can become obsolete when the machines improve.

E l’ho collegata alle mie competenze acquisite in tanti anni di studi e poi di professione. Ho pensato, per esempio, al mestiere di correttore di bozze che ho esercitato tanti anni fa: anche grazie al mio professore di tesi, il caro Riccardo Massano, imparai una competenza che ben si sposava col mio carattere, ovvero la pignoleria nei minimi segni grafici, la diffidenza per il doppio spazio e così via. Ma tutte quelle ore passate a sudare sui testi, che portarono al mio primo libro e alla creazione della mia attività, quale valore hanno oggi, oggi che quel mestiere è da tempo estinto?

Muzii riferisce questa frase al mestiere del traduttore:

Oggi il profilo di un professionista della traduzione si può paragonare a un tavolino a tre gambe, ognuna delle quali è essenziale, ma nessuna di esse […] continua a leggere »

Eugenio Montale, Per finire

Raccomando ai miei posteri
(se ne saranno) in sede letteraria,
il che resta improbabile, di fare
un bel falò di tutto che riguardi
la mia vita, i miei fatti, i miei nonfatti.
Non sono un Leopardi, lascio poco da ardere
ed è già troppo vivere in percentuale.
Vissi al cinque per cento, non aumentate
la dose. Troppo spesso invece piove
sul bagnato.

Eugenio Montale, Per finire, in: Diario del ’71 e del ’72, Milano, Mondadori, 1973.

Ripartenze

ricominciare
Non sono pessimista.

Il bicchiere è per me sempre mezzo pieno: sempre e comunque e per definizione. A volte, però, faccio fatica a credere alle mie stesse parole.

Passano gli anni e vedo che non riesco a modificare il mondo come vorrei. Lasciare il segno, andare oltre. Pavese, nel diario:

Sei consacrato dai grandi cerimonieri. Ti dicono: hai 40 anni e ce l’hai fatta, sei il migliore della tua generazione, passerai alla storia, sei bizzarro e autentico… Sognavi altro a vent’anni?
Ebbene? Non dirò ‘tutto qui e adesso?’ Sapevo quel che volevo e so quel che vale ora che l’ho. Non volevo soltanto questo. Volevo continuare, andar oltre, mangiarmi un’altra generazione, diventare perenne come una collina.

Diventare perenne come una collina. Resistere al tempo. Fare birdie tirando da un parcheggio.

Montale: “Vissi al cinque per cento”. Non è un po’ poco?

L’altra sera dicevo: “Che tragedia! Ho già tutti questi anni e fatto solo il cinque per cento di quel che avrei voluto”. Mia figlia piccola, però, mi ha […] continua a leggere »

Sfide

sfide
A margine del mio post di due settimane fa, desidero oggi affrontare un problema piuttosto sentito nella comunità dei traduttori. Kevin Hendzel, il cui post ha dato la stura al mio e a un profluvio di commenti anche sulla lista ATA Business Practices (tanto che ha continuato a essere discusso per settimane dopo la pubblicazione), ha parlato tra gli altri argomenti della direzione presente e futura dell’ATA. Notava infatti sulla lista:

The experts are already going elsewhere.

ATA in some sense “competes” with other translator and interpreter associations for members and conference dollars (this may be one reason why membership has stalled and conference attendance has dropped every year since 2009).

Il che mi sembra molto vero: probabilmente il “mercato” dei nuovi traduttori è interessante per un’associazione del genere, ma appare altrettanto pacifico che quando un traduttore cresce professionalmente ha bisogno di sfide nuove, sfide che probabilmente l’ATA non è in grado di sottoporgli – e allora finisce in […] continua a leggere »

Le seconde nove

pedalando in salita
Quando ho fatto il mio ingresso nel mercato del lavoro, grossomodo venti anni fa, credevo di fare faville – ne ero sinceramente convinto. Ora, guardando indietro, credo anche che ne avrei avute le capacità. Sognavo di costruire una grande impresa, avevo tutto in mente e tutto scritto. Ora, guardando indietro, vedo che ben poco si è realizzato. Eppure (ma questa è una nota del tutto laterale) per nulla al mondo cambierei la mia vita – provvisoria e precaria – con qualunque altra.

(“Vissi al cinque per cento”, direbbe Montale.)

Ad ogni modo. Mi sto “riorganizzando” per la seconda parte della vita, le mie “seconde nove” – le buche che ti riportano al punto di partenza (perché il tempo è circolare: ma questo lo sapevi già, vero?). Non importano i dettagli – i dettagli cambiano per ciascuno –, ma vorrei mettere l’accento sul “sistema di pensiero” che mi porta lì.

Un tempo scrivevo dei piani strategici dettagliatissimi e lunghissimi. Ne ero fiero, e confesso che erano belli a vedersi; ma di fatto inutili, proprio perché troppo articolati. […] continua a leggere »

Learn as you go

Learn As You Go
Segnalo questo interessante post di Kevin Hendzel (del suo blog in generale avevo parlato qui), dedicato all’apprendistato dei traduttori.

Già, è sempre lo stesso problema (“La storia non contiene / il prima e il dopo”, direbbe Montale): come entro in un settore se non ho esperienza, anche se ho studiato anni e anni per fare questo mestiere?

La paura.

La paura, dice Hendzel, è una gran maestra, perché ti costringe a farti domande, semina dentro di te il dubbio. Perché quando tu traduci non devi solo conoscere l’argomento di cui stai parlando (ovvio), ma devi anche conoscere tutto ciò che il tuo scrittore conosce.

Hendzel racconta un’esperienza che ebbe agli inizi del suo percorso professionale come interprete involontario e assolutamente impreparato allo scopo, e, sebbene se la sia cavata,

that terror of desperation and self-doubt is a key reason I was later to succeed at professional translation – an activity where I was actually paid for my work.

E c’è un altro punto […] continua a leggere »

Internet ci rende stupidi?

stupid
Il titolo del post di oggi riprende il libro di Nicholas Carr di cui avevo parlato qui.

Lo so, lo so che quando inizi a dire – o anche solo a pensare – “ai miei tempi” vuol dire, in parole povere, l’inizio della fine. E tuttavia mi chiedo, io che ho ancora voglia di studiare argomenti nuovi, imparare, approfondire: come faccio a farlo, visto che a parte quando sono sul divano o nel letto con un libro il tempo è per forza spezzettato dalla potenza del Web?

Oggi ricordo con piacere i pomeriggi del liceo, o i giorni dell’università passati di fronte ad un libro. Però, che cosa potremmo pensare oggi di che cosa scriveva Roberto Vacca nel 1981 in Come imparare più cose e vivere meglio?

I tedeschi dicono che è importante “lernen mit Sitzfleisch” – cioè: imparare con la carne con cui ci si siede. Questo vuol […] continua a leggere »

Profezie che si autoavverano

VLUU L110 / Samsung L110
Scrivevo qualche mese fa:

Il mio obiettivo, che qui rendo pubblico […], è quello di partecipare, portandola a termine, ad una mezza maratona entro la fine del 2014.

Ebbene, quel sogno – perché di sogno a tutti gli effetti si tratta: per fare una cosa devi prima sognarla (è questo uno degli insegnamenti fondamentali di Bob Rotella) – si è avverato ieri. (Decisamente prima del previsto: e questo, a cose fatte, non mi stupisce punto – da tre mesi sognavo, con profluvio di dettagli, di passare sotto quel traguardo.)

La corsa era questa. Oggi ne parlo da un punto di vista “filosofico”; mercoledì dirò di come ho vissuto questa competizione in piemontese, e venerdì del lato strettamente sportivo.

Quel che volevo, a dirla tutta, era arrivare in fondo entro le due ore e mezza: questo era lo spartiacque che, nella mia mente, avrebbe separato il successo dal fallimento.

Le due notti precedenti sono state difficili, per problemi che non riuscivo a […] continua a leggere »

Ij pòr son nen bon, i-i mangio ij verm

VLUU L110 / Samsung L110
Tornare al mio rifugio tra i monti in dicembre è difficile, per via del freddo, della luce scarsa e dell’acqua in casa che, d’inverno, non c’è. (Già, nel mio paese d’adozione le stagioni hanno il loro ritmo naturale e lo seguono qualunque cosa accada, “in direzione ostinata e contraria”, per così dire – ma contraria a cosa, poi?)

Essere lassù è per me una necessità quasi fisica ormai. Essere in un luogo dove il silenzio è la condizione naturale, dove ci si scalda con il fuoco. Dove si respira. Raccogliere da terra le ultime pere, raccogliere i rami per il fuoco, camminare per davvero su quella terra. Mettere via la legna per l’inverno prossimo venturo.

Siamo andati dal nostro pusher di fiducia per la frutta e la verdura: abbiamo fatto il pieno di mele, pere, kiwi, cavolfiori, porri (“Ij pòr son nen bon, i-i mangio ij verm”, ci avvisa; d’altra parte i porri riempiti di chimica non hanno vermi, questo è pressoché certo). E io non […] continua a leggere »