Perché proprio io? Perché io no?

Bell’articolo, questo, perché collega il lato destro del cervello a quello sinistro, cosa che troppo spesso manca alle analisi (anche mie, alas!).

Da leggere con attenzione, e soprattutto da applicare. Perché i clienti scelgono noi? Perché noi scegliamo un servizio piuttosto che un altro? Spesso non lo sappiamo dire esattamente. O meglio, non c’è un preciso motivo razionale:

Because their decisions are largely subconscious, intuitive, purely from the gut. Sometimes emotional. Maybe even irrational in some way. Instantaneous.

Claudio Maffei dice che l’unico motivo per cui compriamo una macchina – l’unico – è perché ci fa sentire fighi quando siamo sopra (parole sue). Ma lo dice anche Walt Kania:

Clients decide at gut level first. They only use the goodies in your CV to justify their choice afterward. Emotion first, facts later.

Interessante anche il paragone con il corteggiamento, perché la vendita è seduzione.

Quindi: dimentichiamo tutti i nostri titoli di studio, la lista dei clienti eccetera. La presunzione. (Se sei un professionista si vede subito, non c’è bisogno di molte parole.) Dimentichiamo tutto il resto e uniamo il lato destro del cervello con […] continua a leggere »

Luigi Muzii, Thomas Gresham, John Maynard Keynes e il presente dell’industria della traduzione


Prendo spunto da questa intervista fatta a Luigi Muzii per esprimere qualche pensiero sull’industria della traduzione.

L’intervistatore, Paul Sulzberger, cita questo post di Don DePalma per sostenere che, anche se la domanda di traduzioni è in aumento,

prices appear to be dropping or at least are stagnant.

Desidero stabilire un primo punto generale qui. Abbassare il prezzo di un servizio che si offre stabilmente in un qualunque mercato è un suicidio professionale. Piuttosto, allora, meglio perdere il cliente o i clienti – decisamente meglio. Questa regola vale per chiunque in qualunque mercato. Insomma abbassare il proprio prezzo unitario è sintomo di una malattia che non può che peggiorare.

Seconda considerazione, questa specifica: chi dice che i prezzi siano in discesa? È, leopardianamente, una fòla. I prezzi dei servizi professionali – qualunque servizio professionale – non sono mai in discesa, per il semplice fatto che i servizi professionali servono al mercato. Il cliente ha bisogno […] continua a leggere »

L’industria della traduzione e la Inc. 5000


Io un po’ l’ho presa dagli americani, questa mania di numeri e statistiche. O meglio, la loro ossessione per le classifiche ben si sposa col mio amore per i numeri. Ora Inc. pubblica come tutti gli anni Inc. 5000, l’elenco delle aziende americane a crescita più rapida, e io un po’ mi sento a casa.

Anche perché quest’anno sono venti le aziende del nostro settore a far parte della lista, come ci fa sapere Common Sense Advisory. Ed è una sorta di ritorno a casa perché per me un elenco del genere è prima di tutto un’enumerazione di amici conosciuti negli anni a varie conferenze negli Stati Uniti e altrove. Dunque un ritorno al passato, in un certo senso, o una sorta di conferenza virtuale.

Tre anni fa notavo la medesima cosa. Insomma è un fenomeno che si ripete.

Mi fa piacere vedere che persone con cui ho conversato, pranzato, passato del tempo sono alla guida di aziende sane, che crescono, che creano lavoro. Insomma […] continua a leggere »

Quanto vale la felicità

f
Non è che ho l’impressione che non ci capiamo, è che proprio non parliamo la medesima lingua e non c’è speranza di comunicare.

Leggo questo articolo, che è fuorviante già dal titolo e dalla foto (oltre che per i ragionamenti che vi si fanno) e capisco alcune cose.

Prima di tutto, capisco che il sistema socio-economico di cui facciamo parte esige che i lettori (in questo caso, ma le persone in generale) siano innanzitutto consumatori. Devi consumare o sei out. (Sentita ieri sera, Elisa scusami se cito le tue parole: i genitori di un ragazzo di diciott’anni si sono sentiti chiedere dall’assistente sociale se il figlio aveva dei problemi, essendo l’unico in classe a non avere un telefonino.)

Poi capisco che per troppe persone la felicità è commisurata in maniera più o meno diretta al denaro, mentre sia varie ricerche (alcune anche citate nell’articolo) che, soprattutto, un po’ di buon senso dicono che la felicità è da cercare dentro di sé, e non certamente nel possesso dell’ultimo telefonino, TV al plasma eccetera.

Misuriamo il […] continua a leggere »

Viaggio nell’Italia che cambia


Oggi è il giorno. Adesso è l’ora.

Daniel Tarozzi, direttore de “il Cambiamento”, parte per un viaggio di cinque mesi con l’obiettivo di incontrare quelli che lui chiama “gli agenti del cambiamento”, ovvero coloro che hanno deciso che le condizioni di vita cui sono costretti non vanno bene. E quindi cambiano.

O meglio, hanno già cambiato. Sovviene Montale:

Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono più liberi di lui.

“Cambiamento”, che bella parola… Il cambiamento che può partire solo da dentro di noi, tutto il resto sono sciocchezze. Aria fritta.

Conobbi Daniel alla stazione di Grosseto, un giorno in cui in agenda c’era la creazione dell’ufficio di scollocamento. E ora lui è in viaggio. (L’intero percorso può essere seguito qui.) Abbiamo già un appuntamento, che non poteva che essere nel mio angolo di paradiso sui monti.

Bene, non vedo l’ora di scambiare qualche parola […] continua a leggere »

La vita 2.0, venti mesi dopo


Ho fatto quel che ho voluto, e questo è ciò che conta davvero. Ho scritto questo libro per me soprattutto, perché dopo il secondo non volevo più che passassero tanti anni tra l’uno e l’altro, perché mi picco di essere scrittore (che lo sia davvero o meno non è importante, credo di esserlo e questo è sufficiente) e uno scrittore scrive, perché sentivo di avere cose da dire, informazioni da passare, volevo lasciare il segno.

Il libro ha venduto poco, ma non importa: ogni tanto mi arrivano messaggi di complimenti e allora mi rendo conto che è per momenti come quelli che scrivo. Ovviamente credo che meriterebbe molto di più ma questo lo pensa qualunque autore; i messaggi di chi l’ha letto e – soprattutto – messo in pratica mi bastano.

Io non sono tanto bravo a vendermi ma anche questo non importa: lì ci sono ricette pratiche, ricette che funzionano e per me è sufficiente. La mia vita è già 2.0 da anni ormai, alla fine è questo che conta. Il libro in sé piano piano […] continua a leggere »

I miei primi 45 anni


Per la prima volta, quest’anno trascorrerò il mio genetliaco – ennesimo et imminente – nella mia patria seconda, la Corsica: tecnicamente è dunque un anniversariu.

Anche se io mi sento sempre un ragazzo, quarantacinque anni sono tanti. Ma i bilanci non mi interessano, perché quel che ho fatto non è importante: conta invece quel che sta davanti a me, conta soprattutto il momento presente.

E il momento presente è la maestosa e silente e sconfinata bellezza di questi luoghi. Non potrò mai più fare finta che la Balagna (“Balagna” e non “Balagne”, perché when in Rome do as Romans do – e la lingua non ufficiale ma del luogo qui non è certamente il francese ma il corso) sia un semplice tratto di cartina geografica, ormai mi è nel cervello e nel cuore come la Corsica tutta – la mia patria seconda appunto.

Attraverso queste terre, percorro tratti lunghissimi di una terra assolutamente disabitata, arida, magnifica, e ogni tanto incontro minuscoli paesini, quali rari nantes in gurgite vasto. La sensazione è quasi di non sapere dove ti trovi, […] continua a leggere »

Blackberry, carriere ecc.

Ho conosciuto Emanuela tanti anni fa, per poco e per caso. Era all’epoca una studentessa universitaria (brava), era chiaro che avrebbe fatto carriera.

Poi gli anni sono passati, la carriera (la prima parte, almeno) l’ha fatta. E, di nuovo casualmente, la ritrovo nel suo blog, aperto per parlare di un malessere e di una speranza:

Tra pochi giorni partirò per il Senegal.

Lascio un’avviata (dodici anni di esperienza) carriera nel mondo della pubblicità. […] Un contratto a tempo indeterminato, di quelli che non si vedono più, di quelli che molti miei coetanei non hanno mai visto, un ruolo chiaro, riconosciuto, un posto di lavoro sicuro. Sicuro.

Ma.

Tra i miei ma ci sono un blackberry troppo invadente, praticamente l’unico vero compagno della mia vita, e l’ansia.

L’ansia del vedermi a 34 anni con la strada segnata, dritta, lineare, scritta.

Per troppi mesi ho sentito un ticchettio. Tic tac. Non quello in cui spererebbe mia madre. Quello di un altro orologio, quello che continua a fare solo tic tac. Tic tac. Tic tac.

E quindi eccomi qui.

Allora. Chi cambia la sua vita è mio amico a prescindere, perché ha coraggio, perché non si accontenta, perché vuole […] continua a leggere »

Massimo Gramellini, Fai bei sogni

Questo è un libro bellissimo, che merita pienamente il successo che sta avendo.

Conoscevo Gramellini solo molto tangenzialmente e distrattamente, ma il consiglio di un’amica mi ha spinto verso questo romanzo – questa storia, come la definisce l’autore – e l’ho trovato meraviglioso.

È un libro che parla dell’importanza del perdono, del lasciare andare le colpe come mezzo verso il crescere, verso il diventare tutto quello che possiamo diventare. Il tutto con una scrittura ariosa e leggera.

Una citazione:

Se alzi il velo sui tuoi tormenti più intimi, ti esponi alle critiche di chi trova insopportabile la sincerità perché ne teme il contagio.

E poi ce ne sarebbero tante altre, ma il libro mi ha rapito e ho preferito arrivare al fondo della storia anziché soffermarmi sui dettagli. Ora lo rileggerò con calma, cercherò di digerirlo. Ci vorrà tempo. Ma il succo, in due parole, è chiaro già da ora: perdona e passa oltre. A Gramellini sono occorsi quarant’anni ma ci è arrivato, questo è importante. Lo dice anche Antonio Albanese in continua a leggere »

Avere una rosa è importante


Avevo una serie di pensieri che non riuscivo a sistemare. Non preoccupazioni grandi, ma fastidi – tanti e diversi. Li pensavo, uno per uno, ma non riuscivo a dare un senso, un ordine. In questi casi il mio mondo non funziona, so che devo fare qualcosa per equilibrarlo.

Per fortuna ero diretto verso il mio rifugio tra i monti. È importante mantenersi sempre una via di fuga. La mia è una casa senza pretese in mezzo al bosco, ma non è questo il punto: è una metafora, conta che sia un luogo dell’anima, un rifugio per quei momenti dispari della vita.

Ho pensato alle parole del Piccolo principe:

È il tempo che hai dedicato alla tua rosa che ha reso la tua rosa così importante,

e in quelle parole, pensate in quel luogo, ho trovato una sistemazione a quei fastidi. Avere una rosa è importante, può fare la differenza tra un giorno dispari e uno pari.