Tag: filosofia spicciola

Ma davvero non ho tempo?

Grazie al caro Zu che ne parla qui sono arrivato a questo articolo.

Parentesi: invito a leggere quel breve post di Zu, e soprattutto a seguirne i link (lui è un mago delle scatole cinesi, chapeau. Perché questo è solo uno dei tanti possibili, ma certamente è un uso efficace del Web). E allora scopri, per esempio, che

per fare le cose bisogna farle.

Lo sappiamo tutti, è vero; ma anche che il re fosse nudo lo vedevamo tutti, però chi aveva il coraggio di dirlo?

Tornando al concetto di tempo, ecco un’autodescrizione della generazione degli overwhelmed, nelle parole dell’autrice del libro recensito nell’articolo:

Sempre indietro e sempre in ritardo, con un’ultima cosa e poi un’ultima cosa e poi un’altra ultima cosa da fare prima di andare.

A me capita, ma segno le volte. Normalmente il tempo mi basta – mi deve bastare, perché ad un certo punto finirà. E soprattutto è un tempo scandito, non raffazzonato da una cosa e dall’altra mischiate insieme per fare e produrre […] continua a leggere »

Que será será

Copertina non disponibile
La settimana scorsa, al termine di una lunga e piacevole chiacchierata con un amico che da virtuale è diventato in carne e ossa, lui mi ha chiesto quando sarebbe uscito il mio prossimo libro. Io sono rimasto un po’ spiazzato – è una domanda che non mi sentivo rivolgere da tantissimo tempo –, e gli ho risposto che per ora non è in previsione, e che forse lo spazio occupato dai blog va a riempire quel mio bisogno di condividere delle esperienze.

Ho continuato a pensarci per i giorni successivi però, e ho concluso che se questo è certamente vero la questione è comunque più complessa.

Innanzitutto, nei tre libri che ho scritto l’idea è stata compiuta dentro di me prima che iniziassi a scriverli. Ovvero essi erano di fatto già tutti scritti prima di essere scritti, perché dentro di me ne avevo già il senso e l’architettura. Quindi per il prossimo (se un prossimo ci sarà, perché come diceva Vittorini “ci vorrebbe silenzio, silenzio per parecchie generazioni”), so per certo che mi si presenterà […] continua a leggere »

Quandoque bonus dormitat Homerus

Oggi partiamo da questo commento di Luigi Muzii:

Non si parla al vento, altrimenti tanto vale restare zitti e questo post è inutile, come gli altri, qualunque altro. Così si sputa in aria.

Commento assolutamente legittimo; però vorrei illustrare alcuni concetti che regolano il mio scrivere.

1. Mi picco di essere uno scrittore. (Che lo sia davvero o meno non è importante, credo di esserlo e questo è sufficiente.) E uno scrittore, per mille motivi, scrive. La scrittura è la mia gioia e il mio cruccio.

2. Non pretendo che i miei pezzi siano imperituri. Ho scritto delle cose che reputo bellissime (immodestamente ma davvero), e altre che sono state giustamente ignorate e che non fa differenza che abbia scritto o no.

3. Con me stesso e con i miei venticinque lettori ho preso un impegno: di pubblicare qui, ogni lunedì del mondo, un pezzo. Che sia Natale oppure un giorno qualunque, che io sia nella comodità del mio studiolo oppure con una connessione lentissima e provvisoria nel mio rifugio tra i monti o dovunque. Così accade dall’11 ottobre 2010, il che fa – se non erro – 178 settimane. […] continua a leggere »

Del pressappochismo, ovvero: le cose che non cambiano

Langit
Sono rientrato da poche settimane in Langit, dopo un’assenza di anni.

Non che la cosa mi stupisca, ma in tanti, troppi messaggi ho trovato – è stata la mia prima impressione – la stessa sciatteria, la stessa trascuratezza, la stessa disinformazione che all’epoca avevo lasciato.

Due esempi, tra i tanti possibili: mail scritte a caratteri tutti maiuscoli, oppure scritte senza il rigore che il mestiere di traduttore richiede.

Noi che lavoriamo con le parole scritte dovremmo essere infastiditi se una singola virgola non è al suo posto preciso.

Ricordo una sera, terminata la sessione di lavoro di una conferenza ALC (era giugno 2005, lo ricordo bene perché era il sabato immediatamente precedente l’annuncio dell’acquisto di Trados da parte di SDL – certe cose si sedimentano dentro di te con immagini e colori e profumi e aria), in cui un collega disse:

Tu credi che lunedì mattina, quando i nostri colleghi torneranno in ufficio, metteranno in pratica quel che hanno sentito, le esortazioni a cambiare, a fare meglio eccetera e di conseguenza cambierà tutto?

Era una domanda retorica, ma mi colpì. Perché io […] continua a leggere »

La qualità delle decisioni

This Must Be the Place
Io ho fatto tanti errori.

Rifletto sui miei primi vent’anni (circa) di lavoro, e mi rendo conto di tutte le decisioni macroscopicamente sbagliate prese nel tempo. È uno spreco di talenti, perché ho fatto ben poco di quel che avrei potuto. Dice Cheyenne (Sean Penn) in This Must Be The Place:

Lo sai qual è il vero problema, Rachel? Che passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui si dice “un giorno farò così” all’età in cui si dice “è andata così”.

Oggi credo che colga l’essenza delle cose. Il vero problema.

Capisco anche che il talento mi ha aiutato ad andare avanti discretamente bene. Ma mi basta, questo? Ti basterebbe poter dire “sì, non ho fatto sfracelli ma tutto sommato me la sono cavata”?

Pavese, nel diario:

Non dirò ‘tutto qui e adesso?’ Sapevo quel che volevo e so quel che vale ora che l’ho. Non volevo soltanto questo. Volevo continuare, andar oltre, mangiarmi un’altra generazione, diventare perenne come una collina.

Probabilmente non ho riflettuto abbastanza […] continua a leggere »

I luoghi dell’anima

neve alla Piatta
Sono stato nel mio rifugio tra i monti, qualche giorno fa. Una toccata e fuga – di fatto una notte –, ma significativa per più d’un motivo.

L’occasione l’hanno fatta due conferenze – questa e questa –, e mi è venuto bene unirci una notte a casa mia.

Sono state ore molto intense, dentro di me (e rasserenanti, ça va sans dire), a partire dalla vista della linea delle Alpi Marittime che incorona la piana di Cuneo. Sia detto incidentalmente, per parte di mamma provengo da una famiglia povera di pianura, fatta di terra e nebbia e fango, ma la mia natura mi porta inevitabilmente verso quelle montagne – povere anche loro: quindi andare verso le montagne, in un pomeriggio di un giovedì qualunque, è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio in luoghi stranieri.

È stato particolare vedere la Bisalta “ingrossata” e pienotta per la neve, mentre l’immagine che […] continua a leggere »

Ripartenze

ricominciare
Non sono pessimista.

Il bicchiere è per me sempre mezzo pieno: sempre e comunque e per definizione. A volte, però, faccio fatica a credere alle mie stesse parole.

Passano gli anni e vedo che non riesco a modificare il mondo come vorrei. Lasciare il segno, andare oltre. Pavese, nel diario:

Sei consacrato dai grandi cerimonieri. Ti dicono: hai 40 anni e ce l’hai fatta, sei il migliore della tua generazione, passerai alla storia, sei bizzarro e autentico… Sognavi altro a vent’anni?
Ebbene? Non dirò ‘tutto qui e adesso?’ Sapevo quel che volevo e so quel che vale ora che l’ho. Non volevo soltanto questo. Volevo continuare, andar oltre, mangiarmi un’altra generazione, diventare perenne come una collina.

Diventare perenne come una collina. Resistere al tempo. Fare birdie tirando da un parcheggio.

Montale: “Vissi al cinque per cento”. Non è un po’ poco?

L’altra sera dicevo: “Che tragedia! Ho già tutti questi anni e fatto solo il cinque per cento di quel che avrei voluto”. Mia figlia piccola, però, mi ha […] continua a leggere »

Le seconde nove

pedalando in salita
Quando ho fatto il mio ingresso nel mercato del lavoro, grossomodo venti anni fa, credevo di fare faville – ne ero sinceramente convinto. Ora, guardando indietro, credo anche che ne avrei avute le capacità. Sognavo di costruire una grande impresa, avevo tutto in mente e tutto scritto. Ora, guardando indietro, vedo che ben poco si è realizzato. Eppure (ma questa è una nota del tutto laterale) per nulla al mondo cambierei la mia vita – provvisoria e precaria – con qualunque altra.

(“Vissi al cinque per cento”, direbbe Montale.)

Ad ogni modo. Mi sto “riorganizzando” per la seconda parte della vita, le mie “seconde nove” – le buche che ti riportano al punto di partenza (perché il tempo è circolare: ma questo lo sapevi già, vero?). Non importano i dettagli – i dettagli cambiano per ciascuno –, ma vorrei mettere l’accento sul “sistema di pensiero” che mi porta lì.

Un tempo scrivevo dei piani strategici dettagliatissimi e lunghissimi. Ne ero fiero, e confesso che erano belli a vedersi; ma di fatto inutili, proprio perché troppo articolati. […] continua a leggere »

Profezie che si autoavverano

VLUU L110 / Samsung L110
Scrivevo qualche mese fa:

Il mio obiettivo, che qui rendo pubblico […], è quello di partecipare, portandola a termine, ad una mezza maratona entro la fine del 2014.

Ebbene, quel sogno – perché di sogno a tutti gli effetti si tratta: per fare una cosa devi prima sognarla (è questo uno degli insegnamenti fondamentali di Bob Rotella) – si è avverato ieri. (Decisamente prima del previsto: e questo, a cose fatte, non mi stupisce punto – da tre mesi sognavo, con profluvio di dettagli, di passare sotto quel traguardo.)

La corsa era questa. Oggi ne parlo da un punto di vista “filosofico”; mercoledì dirò di come ho vissuto questa competizione in piemontese, e venerdì del lato strettamente sportivo.

Quel che volevo, a dirla tutta, era arrivare in fondo entro le due ore e mezza: questo era lo spartiacque che, nella mia mente, avrebbe separato il successo dal fallimento.

Le due notti precedenti sono state difficili, per problemi che non riuscivo a […] continua a leggere »

Ij pòr son nen bon, i-i mangio ij verm

VLUU L110 / Samsung L110
Tornare al mio rifugio tra i monti in dicembre è difficile, per via del freddo, della luce scarsa e dell’acqua in casa che, d’inverno, non c’è. (Già, nel mio paese d’adozione le stagioni hanno il loro ritmo naturale e lo seguono qualunque cosa accada, “in direzione ostinata e contraria”, per così dire – ma contraria a cosa, poi?)

Essere lassù è per me una necessità quasi fisica ormai. Essere in un luogo dove il silenzio è la condizione naturale, dove ci si scalda con il fuoco. Dove si respira. Raccogliere da terra le ultime pere, raccogliere i rami per il fuoco, camminare per davvero su quella terra. Mettere via la legna per l’inverno prossimo venturo.

Siamo andati dal nostro pusher di fiducia per la frutta e la verdura: abbiamo fatto il pieno di mele, pere, kiwi, cavolfiori, porri (“Ij pòr son nen bon, i-i mangio ij verm”, ci avvisa; d’altra parte i porri riempiti di chimica non hanno vermi, questo è pressoché certo). E io non […] continua a leggere »