Tag: industria della traduzione

Del pressappochismo, ovvero: le cose che non cambiano

Langit
Sono rientrato da poche settimane in Langit, dopo un’assenza di anni.

Non che la cosa mi stupisca, ma in tanti, troppi messaggi ho trovato – è stata la mia prima impressione – la stessa sciatteria, la stessa trascuratezza, la stessa disinformazione che all’epoca avevo lasciato.

Due esempi, tra i tanti possibili: mail scritte a caratteri tutti maiuscoli, oppure scritte senza il rigore che il mestiere di traduttore richiede.

Noi che lavoriamo con le parole scritte dovremmo essere infastiditi se una singola virgola non è al suo posto preciso.

Ricordo una sera, terminata la sessione di lavoro di una conferenza ALC (era giugno 2005, lo ricordo bene perché era il sabato immediatamente precedente l’annuncio dell’acquisto di Trados da parte di SDL – certe cose si sedimentano dentro di te con immagini e colori e profumi e aria), in cui un collega disse:

Tu credi che lunedì mattina, quando i nostri colleghi torneranno in ufficio, metteranno in pratica quel che hanno sentito, le esortazioni a cambiare, a fare meglio eccetera e di conseguenza cambierà tutto?

Era una domanda retorica, ma mi colpì. Perché io credo […] continua a leggere »

Dell’inutilità dello scrivere

Zucchero
Sono partito da una frase di Jaron Lanier, riportata da Luigi Muzii in questo post:

Any skill, no matter how difficult to acquire, can become obsolete when the machines improve.

E l’ho collegata alle mie competenze acquisite in tanti anni di studi e poi di professione. Ho pensato, per esempio, al mestiere di correttore di bozze che ho esercitato tanti anni fa: anche grazie al mio professore di tesi, il caro Riccardo Massano, imparai una competenza che ben si sposava col mio carattere, ovvero la pignoleria nei minimi segni grafici, la diffidenza per il doppio spazio e così via. Ma tutte quelle ore passate a sudare sui testi, che portarono al mio primo libro e alla creazione della mia attività, quale valore hanno oggi, oggi che quel mestiere è da tempo estinto?

Muzii riferisce questa frase al mestiere del traduttore:

Oggi il profilo di un professionista della traduzione si può paragonare a un tavolino a tre gambe, ognuna delle quali è essenziale, ma nessuna di esse […] continua a leggere »

Sfide

sfide
A margine del mio post di due settimane fa, desidero oggi affrontare un problema piuttosto sentito nella comunità dei traduttori. Kevin Hendzel, il cui post ha dato la stura al mio e a un profluvio di commenti anche sulla lista ATA Business Practices (tanto che ha continuato a essere discusso per settimane dopo la pubblicazione), ha parlato tra gli altri argomenti della direzione presente e futura dell’ATA. Notava infatti sulla lista:

The experts are already going elsewhere.

ATA in some sense “competes” with other translator and interpreter associations for members and conference dollars (this may be one reason why membership has stalled and conference attendance has dropped every year since 2009).

Il che mi sembra molto vero: probabilmente il “mercato” dei nuovi traduttori è interessante per un’associazione del genere, ma appare altrettanto pacifico che quando un traduttore cresce professionalmente ha bisogno di sfide nuove, sfide che probabilmente l’ATA non è in grado di sottoporgli – e allora finisce in […] continua a leggere »

Learn as you go

Learn As You Go
Segnalo questo interessante post di Kevin Hendzel (del suo blog in generale avevo parlato qui), dedicato all’apprendistato dei traduttori.

Già, è sempre lo stesso problema (“La storia non contiene / il prima e il dopo”, direbbe Montale): come entro in un settore se non ho esperienza, anche se ho studiato anni e anni per fare questo mestiere?

La paura.

La paura, dice Hendzel, è una gran maestra, perché ti costringe a farti domande, semina dentro di te il dubbio. Perché quando tu traduci non devi solo conoscere l’argomento di cui stai parlando (ovvio), ma devi anche conoscere tutto ciò che il tuo scrittore conosce.

Hendzel racconta un’esperienza che ebbe agli inizi del suo percorso professionale come interprete involontario e assolutamente impreparato allo scopo, e, sebbene se la sia cavata,

that terror of desperation and self-doubt is a key reason I was later to succeed at professional translation – an activity where I was actually paid for my work.

E c’è un altro punto […] continua a leggere »

Entro venerdì a mezzanotte

Jonathan Mardukas
In questi giorni mi è tornata in mente la questione delle tariffe (delle traduzioni, ovviamente). Era tanto che non ci pensavo: il fatto – un fatto – è che probabilmente ai prezzi cui vendere i tuoi servizi ci pensi tanto nei primi anni di attività, poi col tempo ti lasci indietro tutte queste questioni e semplicemente fai quel che devi e che sai fare.

(In effetti pensando ai clienti di Tesi & testi penso soprattutto ad un rapporto di partnership: forse non strategica come la consulenza aziendale, ma d’altra parte se qualcuno cerca il prezzo più basso nel servizio di traduzioni non verrà certamente da me.)

Ebbene, mi è tornata in mente perché ho ricevuto il listino da un’azienda simile alla mia. Ora, a parte il fatto che il concetto stesso di listino prezzi non ha molto senso (il prezzo essendo influenzato da troppi fattori quali il tempo, il settore, la quantità eccetera), mi ha colpito il fatto che quei prezzi sono di un buon 30% (almeno) più bassi rispetto ai miei.

Be’, sai che c’è? La […] continua a leggere »

A volte ritornano

Austin
Quando diedi vita a questo mio diario pubblico, ormai cinque anni fa, raccontando la mia esperienza nel mondo delle traduzioni, lo feci col doppio intento speculare di fissare i miei pensieri e di portare conoscenza ai lettori. Col tempo, lentamente, il focus si è allargato a contenere temi più ampi – il segno che possiamo lasciare nel mondo e l’importanza di fare davvero le cose che ci interessano e appassionano, in due parole.

I due concetti non sono affatto antitetici, come forse potrebbe sembrare. Io non mi tiro mai indietro di fronte al lavoro, e credo che sia importante che quando lavori lavori davvero; del resto, seguire e inseguire le proprie passioni e passare tanto tempo con le persone importanti della nostra vita sono cardini cui non ha senso rinunciare. Quanti, arrivati in punto di morte, vorrebbero aver passato più tempo in ufficio? (Lo scopo ultimo del lavoro è o dovrebbe essere liberare il tempo, non occuparlo fino allo sfinimento.)

Insomma questo blog è il diario di un collegamento tra due concetti solo apparentemente contrapposti. Tutto questo per dire che […] continua a leggere »

Dieci anni

Noi abbiamo un problema.

Ce l’abbiamo come società tutta, ma oggi lo esaminiamo dal punto di vista di un giovane che sta per entrare, sta entrando o è appena entrato sul mercato del lavoro. Un traduttore, per esempio.

Partiamo da questo post di Giovanna Cosenza, che pubblica lo sfogo di una lavoratrice dell’intelletto che è impiegata per due lire.

Sara Crimi, che con l’editoria ci lavora, sulla sua pagina Facebook sintetizza tutto quanto in maniera efficace:

Basta con i piagnistei, sul serio.
Tirare fuori gli attributi e smettere di menarsela col lavoro intellettuale.

Allora che cosa facciamo?

Prima considerazione: questa turbolenza che stiamo attraversando contiene già in sé, per forza e di necessità, la sua soluzione, solo che noi non la vediamo ora. Il fatto che non la vediamo non significa però che non esista. (Nassim Taleb docet; e non solo col suo Cigno nero, ma anche col suo Antifragile che sto leggendo da un mese – lettura difficile, lentissima, da digerire, affascinante, piena di significati.)

Nessuno ha (per ora) grandi risposte, dunque; ma questo non […] continua a leggere »

Il marketing non è pizza e fichi

Mi capita ogni tanto di imbattermi in colleghi nuovi arrivati in questa professione. Anch’io ero un “nuovo collega” una ventina d’anni fa, ma col tempo le cose sono cambiate: avendo commesso tutti gli errori possibili e immaginabili, ho semplicemente cercato di imparare da quelli (nel senso di non ripeterli più), e ora mi è facile distinguere di primo acchito il grano dal loglio, ovvero i competitor seri da quelli improvvisati e senza preparazione. (Bastano le prime due righe di una mail, per dire.)

Questo mercato è vasto – l’ordine di grandezza è intorno al miliardo di euro –, ma come dappertutto non ci si improvvisa. Ovvero, non ci vuole molto più di un computer per iniziare, ma continuare, creare valore, è una cosa diversa. Puoi anche ammantare le tue magagne di marketing e loghi e design, ma per fare vedere che sei un professionista non servono molte parole, ci vuole sostanza. E, soprattutto, anche il contrario è vero: ti sgamano subito.

E il discorso non vale solo per le agenzie, vale per chiunque, translators included: a cosa servono, ad esempio, i curricula che sono di fatto dei copia […] continua a leggere »

Fare pace con i CAT

Per anni, gli anni a cavallo del giro del millennio, ho sentito parlare di questi famigerati CAT senza sapere bene che cosa fossero. È vero che la tecnologia è vecchissima (gli albori risalgono agli anni Cinquanta), ma per un traduttore “normale” la storia era molto più vicina: nel 2000 non erano molti i traduttori che possedevano e soprattutto utilizzavano fattivamente un CAT.

Io all’epoca ero (più precisamente: io pensavo di essere) un imprenditore tutto preso dal suo sogno, impegnato a costruire una grande azienda. (Altrimenti perché avrei comprato una sede di 140 metri quadri? Sognavo di riempirla di persone che lavoravano a progetti, ma come? Su questo punto non avevo riflettuto veramente.) Nella pratica, il primo CAT a entrare da noi – era il 2002 circa – fu SDLX Lite (credo), grazie ad una traduttrice che rientrava da un’esperienza inglese. Servì a dare un tocco di internazionalità alla mia boita torinese, e la sua esperienza fu preziosa perché aprì un mondo nuovo. Comprammo le licenze e tutto, ma per me personalmente rimase un mondo lontano, di cui avevo diffidenza ovvero timore. Ne scrissi anche nel libro, ma più da “studioso”, da osservatore che da utente.

Negli […] continua a leggere »

Word Prisms

Conobbi Kevin Hendzel in una delle tante conferenze nel settore della traduzione cui ho partecipato negli Stati Uniti tra il 2003 e il 2008 – una conoscenza occasionale, ma ricordo che rimasi colpito dal suo modo tranquillo di parlare e dall’aura di calmevolezza (sì, lo so che il termine non esiste sul dizionario; ma inventare le parole è un bel modo per sviscerare, rimescolare e conoscere la propria lingua) che emanava la persona.

Ho da poco scoperto, e volentieri segnalo, il suo blog, Word Prisms, un laboratorio di idee sul mondo della traduzione.

(La cosa bella dei blog americani, anzi degli americani in genere, a riguardo del nostro settore è che si parla – anche – di denaro senza troppi giri di parole come invece faremmo noi.)

(Da un po’ tempo rifletto anche sul fatto che il concetto stesso di “blog” è obsoleto: certo, io non faccio male a nessuno con le mie parole in libertà, e anzi c’è pure chi le apprezza; ma uno strumento che qualche anno fa mi appariva futuristico oggi mi sembra superato dagli eventi, ovvero dall’informazione che si sbriciola e frammenta.)

Tutto il blog si fa leggere […] continua a leggere »