Porto Pollo blues

La Corsica dunque misura la mia vita. I pensieri che provoca, così facendo, sono a volte gioiosi e a volte un po’ tristi. Sia gli uni che gli altri sono però sempre sereni: questo posso giurarlo (Stefano Tomassini, Amor di Corsica)
Marmuntagnja
Non è stato diverso rispetto all’anno scorso – non poteva esserlo.

Per giorni prima della partenza avevo immaginato quel “pellegrinaggio”, il sabato pomeriggio, a salutare, rendere omaggio, vedere per una volta ancora i luoghi della “mia” Corsica. (No, la Corsica non è mia, sarò sempre un ospite qui, ma l’incantagione che mi provoca la rende parte di me.)

Quando è venuto il momento ho preso l’auto. C’era mia figlia piccola con me, il che rendeva meno doloroso quel distacco. Siamo andati verso i luoghi che fanno parte della nostra mitologia corsa: Porto Pollo (ça va sans dire), Serra di Ferro (per via di U San Petru), Marmuntagnja (dove, e non so spiegarmi con precisione perché, c’è una casa che è per me […] continua a leggere »

E poi venne settembre

Porto Pollo
Quarantasette anni – quelli cui arrivo oggi – sono uno sproposito.

Seguendo una tradizione familiare iniziata due anni fa e proseguita l’anno scorso, anche quest’anno trascorro questo giorno nella montagna in mezzo al mare, e più precisamente in quei luoghi che per me, chiudendo gli occhi, sono casa.

Penso a tante cose. Penso a chi per anni mi ha augurato buon compleanno e ora non c’è più (“nel cuore / nessuna croce manca”, direbbe Ungaretti). Penso ai progetti che ho abbandonato o dovuto abbandonare, a tutto quel che avrei voluto e potuto fare e non ho fatto e insomma, sono nell’età in cui qualche bilancio devi farlo per forza e non tutto è ancora possibile. O, come direbbe Giovanni Giudici:

Ho l’età
in cui dovrei fare ciò che volevo
fare da grande e ancora non l’ho deciso.

Penso, citando Zu, a quel che succede due giorni dopo l’antivigilia del vero capodanno, […] continua a leggere »

Incantagione di Corsica

Canni
Accadde dodici anni fa. Per la prima volta arrivai (casualmente) in Corsica e subito questa terra mi sembrò magica.

Con gli anni l’ho girata, principalmente a piedi (o, per dirla con Pavese: “Non invidiava le automobili, sapeva che in automobile si attraversa ma non si conosce una terra. A piedi vai veramente in campagna, prendi sentieri e costeggi le vigne, vedi tutto. C’è la stessa differenza che guardare un’acqua e saltarci dentro”), ne ho adorati i piccoli paesi dell’interno (soprattutto quelli dove nessuno, o quasi, mette piede – l’Oriu di Canni ieri verso fine giornata, per dire), i larghi silenzi. Anche il mare, si capisce; che però è quasi un incidente, qui: perché la vera magia è nel silenzio.

Ne ho scritto tante volte, sempre con ammirato stupore. Le sensazioni sono sempre le medesime della prima volta, solo più sfumate e articolate. Sarò sempre uno straniero, qui, un ospite: ma va bene così.

Ieri ho corso, dopo il tramonto: e quando l’asfalto e lo sfrigolare delle griglie dei ristoranti hanno lasciato il […] continua a leggere »

Montemale blues, o dell’appartenenza

Montemale
Me ne sono reso conto solo dopo averlo fatto.

Giovedì era il mio ultimo giorno d’estate completo nel mio rifugio tra i monti. Allora, complice la solitudine (che non è un limite, e comunque non lo era in quel giorno), ho passato il pomeriggio a camminare intorno al mio paese, a bere birra con gli amici, a salutare (nel senso etimologico del termine: alicui salutem dicere) amici vecchi e nuovi.

Esattamente come l’anno scorso; solo che allora era nel senso contrario, ovvero nel mio ultimo giorno di Corsica.

Mi è servito, quel pomeriggio, perché è sempre una settimana difficile, questa, per me: da un lato c’è la gioia per la partenza verso la mia patria seconda, quel luogo che per me da anni è casa, ma dall’altro c’è il lasciare il mio rifugio sui monti, quel luogo che considero la mia casa futura.

Il tutto quest’anno complicato – positivamente complicato, s’intende – dal fatto di aver conosciuto tante persone nuove, villeggianti o locali, con cui ho scambiato parole e chiacchiere, parlato e riso, […] continua a leggere »

Per un Paese più giusto

Equitalia
Sono stato la settimana scorsa presso gli uffici Equitalia di Torino per un rimborso. Troppe cose non vanno, a seguire le mie impressioni.

I fatti: mi sono presentato per ricevere due rimborsi (EUR 28 per me ed EUR 18 per papà), dovuti alla tassa dei rifiuti. Prima considerazione: abbiamo pagato quel che ci era stato detto di pagare, perché se il comune incassa tramite banca non può pagare con lo stesso mezzo? Ma, prima ancora: perché non fa i calcoli giusti da subito, anziché correggere dopo? Oppure, visto che sbagliare è lecito: perché non trattiene quel denaro come acconto per il pagamento di quest’anno?

Ho fatto un’ora e rotti di coda e mezz’ora e passa allo sportello per ricevere questo denaro, più altri EUR 40 circa per non so che cosa. La signorina è stata molto gentile (non ha lesinato complimenti per la mia pazientissima figlia piccola), ma lei stessa non poteva non rendersi conto della kafkianità della cosa: mi diceva “e dire che siamo nell’era dei computer”, ed era costretta a compilare a mano ricevute infinite, si alzava ogni […] continua a leggere »

Il lavorìo mentale

Sempre gli stessi pensieri, sempre quei 50mila che ci accompagnano da mattina a sera, sempre quelle catene che ci trasciniamo dietro.

E poi sempre dietro alle piccolezze che di fatto ci distolgono dalle cose veramente importanti della vita.

Come si esce da questo circolo vizioso? Le soluzioni principali sono due:
– imparare cose nuove, ovvero andare oltre i propri limiti;
– fare esperienze che ci procurino delle sensazioni positive.

Ciascuno le declinerà secondo gusti e personalità; e come scrive Paula Radcliffe

noi non siamo prigionieri di questo schema: abbiamo a portata di mano gli strumenti che ci consentono di cambiarlo, e il più efficace di tutti è l’immaginazione.

Ecco allora che il lavorìo mentale, quella bestia scura che scava continuamente dentro di noi, può diventare il nostro alleato: tramite l’immaginazione – se puoi immaginarlo puoi farlo; o, ciò che è lo stesso, per fare le cose devi prima immaginarle – tutto quel pensiero diventa forza positiva. Le difficoltà sono tante, ma non è questo il punto: l’equilibrio perfetto non esiste (in vita, almeno), ma trovare un equilibrium instabilis ci dà certamente, come dire?, una marcia in più.

Leonardo Sinisgalli, Il passero e il lebbroso

squilla argentina
Si può prendere la felicità
per la coda come un passero.
Si possono dimenticare i debiti
che abbiamo con il mondo.
Un lampo di beatitudine
non offende il nostro vicino.
Lui dorme sulla panchina,
il passero gli vola intorno.
Lui sogna il lebbroso
ma sentiamo che il suo male
non è contagioso.

Un semplice raduno

Tanti anni fa – ero ragazzo – riuscii per un pomeriggio ad unire due mie grandi passioni: il calcetto e le Langhe. Aver giocato per una volta al mio sport preferito di allora in una terra che consideravo (e considero) pressoché sacra fu una gioia grandissima, mi diede la soddisfazione che deriva dal senso delle cose che si compiono.

Ieri, dentro di me, è successa una cosa simile: ho potuto mettere insieme il mio mestiere in senso lato – nella fattispecie l’appartenenza alla comunità langitiana – con il luogo che più d’ogni altro considero casa.

Era un avvenimento che ho sognato da quest’inverno nei dettagli, e che ora sono contento di aver contribuito a creare. Eravamo in pochi, ma l’atmosfera dei raduni è sempre gioiosa e rilassata e questo mi bastava. È stato qualcosa di molto semplice, semplice come le mie montagne.

Non abbiamo (non che sappia io almeno) foto di questo raduno. Pur nella civiltà dell’immagine, dove lo scatto domina dovunque e comunque, ho pensato alle parole di Italo Calvino (che cito a memoria, ma che un giorno scrisse ad uno scrittore amico ‘Come osi paragonare […] continua a leggere »

Se telefonando…

Se telefonando
Sono stato con il mio fornitore di telefonia fissa e ADSL (non importa il nome) negli ultimi sette – otto anni, da quando decisi di liberarmi dal giogo dell’incumbent (e giurai a me stesso che mai in vita mia, mai per nessun motivo, sarei tornato indietro; intendo restare fedele alla promessa).

Con questo fornitore ho passato due traslochi cambiando città, ma siamo riusciti a fare tutto in buona regola. Sono stato sempre discretamente soddisfatto.

Fino a quest’anno almeno. Ad aprile, in seguito ad uno spostamento interno, ho chiesto di traslocare la linea. All’interno dello stesso stabile, sullo stesso piano, tra due appartamenti confinanti. Il lavoro consiste nello spostare una borchia telefonica 10 metri [sic] più in là.

La mia richiesta è del 26 aprile o giù di lì. A oggi ancora nulla. Il problema è che telefono al numero verde e parlo con una malcapitata persona che non ha assolutamente alcun potere decisionale né autorità di alcun tipo. Ha le mani legate, legge uno schermo e probabilmente la più parte del tempo si domanda che cosa facendo lì. L’ultima […] continua a leggere »

Rallentare

rallentare
Cioè, l’altro giorno una signora che mi ha visto due volte in vita sua – e dunque non mi conosce per nulla – mi ha guardato negli occhi e ha detto: “Ha l’aria molto stanca”.

Io fino ai 35 – 40 anni ho sempre dimostrato meno degli anni che avevo, ma ora credo che questi quasi 47 si vedano tutti, e fors’anche qualcuno di più. (Guardo le mie foto e penso ma possibile che tutti quei capelli grigi siano i miei? Proprio tutti quanti?)

Allora quelle poche e semplici parole mi hanno dato da pensare. E credo che la signora abbia ragione. Insomma devo smetterla di cercare sempre di andare più in là dei miei limiti; anzi accettare le proprie debolezze è un gran pregio. Non ho più il tempo di fare tutto quello che vorrei: forse è un bene o forse un male, ma comunque è un fatto.

Il principio 80/20 è fondamentale. Tagliare gli angoli. Lasciare andare. E mi sovvengono anche le parole che Bob Rotella disse a Darren Clarke, nei giorni precedenti il British Open del 2011. Cito a memoria da […] continua a leggere »