Lug 13

Multilingual
Leggo, sull’ultimo “Multilingual”, il canto del cigno dell’azienda di traduzioni ad opera di Terena Bell. Qui l’articolo. La sua visione è che la translation company di medie dimensioni sta di fatto morendo. È tutto relativo, ovviamente; ma, nelle sue parole:

The translation company of the future will either sell over $10 million a year or it will sell under $1 million, but there will be no companies in between.

Six year from now, oltretutto. Questo genere di previsioni è sempre pericoloso.

Lei sostiene che l’industria della traduzione come la conosciamo noi non sarà mai più la stessa (“the industry as we know it will never be the same again”): cosa che non è di certo una previsione, ma un fatto sotto gli occhi di tutti. Nessun settore è oggi uguale a come era dieci anni fa; probabilmente posso rammaricarmi del buon tempo andato, e dire che anche per me non torneranno i fasti dei primi anni Duemila, nei quali stavo costruendo un’azienda sana, solida e in crescita, mentre poi sono successe delle cose sia dentro che fuori di me per cui il mondo del lavoro di oggi non assomiglia neanche un po’ a quello di allora; ma non è questo il punto.

Il fatto è che la realtà è sfaccettata e non si può tagliare con l’accetta in questa maniera. Le aziende, in due parole, comprano dalle società di traduzioni la capacità di gestire progetti più o meno complessi; comprano tranquillità. Poi magari non sempre otterranno l’una e l’altra cosa, ma questa è l’idea, e non vedo come possa cambiare nel futuro a noi visibile. E dunque segnare dei confini precisi, sia di tempo che di dimensioni, presta il fianco a facili interrogativi.

Poi certo, è condivisibile l’idea che tutto questo rientri in un manicomio più grande, che troppe regole oggi sono sbagliate, che il mondo del lavoro così come è fatto oggi non può funzionare sul lungo termine (o più semplicemente non è giusto). Ma il fatto rimane: le previsioni apocalittiche sono sempre pericolose.

Va comunque riconosciuto all’autrice il merito di aver scritto un articolo lucido su un tema che pare essere caduto nel dimenticatoio delle analisi degli ultimi anni, mentre si tratta pur sempre di un attore di primo piano (e non sostituibile) nell’industria della traduzione. Insomma possiamo essere d’accordo o meno con lei, ma certo non possiamo non fermarci a riflettere quando per esempio scrive:

No one wants to spend $0.28 a word anymore and no one has for a really long time. Quality is not king and hasn’t been for even longer. No industry can fight tech for too long and that’s exactly what we did.


3 commenti “In morte dell’azienda di traduzioni”

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