Lug 30


A Piatta Soprana, frazione del comune di Montemale di Cuneo che fino agli anni Cinquanta gli abitanti li contava nelle centinaia, abitano oggi due persone, due vecchini che ti fanno tenerezza solo a guardarli, due custodi imperterriti del tempo che passa.

Piatta Soprana è oggi di fatto una borgata deserta; ma contiene in sé i segni del cambiamento.

Il sentiero che da qui parte per arrivare a Pradleves, il provenzale prato delle acque (tre ore di cammino a leggere i cartelli, ma di fatto poco più di due ore di buon passo), è stato recentissimamente sistemato.

Qui non c’è (non ora, almeno, se escludiamo il primo lunedì di agosto in cui la tradizionale festa della borgata impedisce l’accesso se non a chi arriva mooolto per tempo) vita sociale ma è tutto pronto per un rinascimento prossimo venturo: ci sono le case, in gran parte integre (e, cosa non da poco, economiche all’acquisto), ci sono tutte le utenze, c’è la strada (prontamente sgombrata d’inverno dalla neve).

La rivoluzione informatica prima e la crisi globale poi hanno reso le città obsolete. (Lavoro di fatto per pagare le inefficienze di un sistema – e no, non lo trovo giusto; sento che devo fare qualcosa.) Ora luoghi come questo sono pronti ad accogliere abitanti nuovi, nuove iniziative, il nostro futuro.

Il futuro passa anche da qui. Quei vecchini lo sanno, stanno aspettando.

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Lug 11

al ragazzo che viene dall’isola


Era il 27 luglio 2002.

Chiudo gli occhi e davanti a me c’è la Corsica, a pochi chilometri, vista dal traghetto che arriva da Savona: una luce abbagliante, i riflessi del mare nostrum, un paesaggio quasi lunare, le montagne incoronate da turbine eoliche, la Giraglia ad annunciare la terra.

Roberta dormiva quieta distesa sulle mie gambe, io leggevo L’amore ai tempi del colera, romanzo dell’amore immortale. È stato in quel momento preciso che ho capito di essere arrivato a casa.

La Corsica è stata da allora il ricettacolo di tutti i miei sogni di fierezza, desideri di libertà, semplicità, lingua eccetera. Là mi sono rimescolato e mi sono riconosciuto. Quell’aria che brucia la pelle, quel mare dai colori cangianti, il buon animo e la tranquillità di quella gente: la Corsica è il luogo che più di ogni altro, più che la cittadina che mi ha visto nascere e crescere e in cui sono sempre ritornato, riconosco come casa mia.

E la Corsica non è semplicemente la Corsica, ma un luogo molto specifico, un piccolo villaggio che chiude a nord il golfo del Valinco, Porto Pollo, luogo di serenità e pace e di partenze e di ritorni.

Oggi ritorno a casa.

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