Dic 17


La prima è un classico natalizio: mandare gli auguri di Natale alla propria rubrica, magari in chiaro. In 10 minuti si assolve ad un “dovere”, ma l’effetto in chi lo riceve può essere devastante.

(La variante “con musica” è un tocco di classe. Ma il top è l’inoltro alla rubrica: L'”I: AUGURI!” è assolutamente esilarante.)

La seconda è più sfumata, o più precisamente fumosa. Ho chiesto un preventivo per una breve traduzione (stiamo parlando di poche decine di euro) ad un nostro fornitore, sul cui sito la lingua che ho richiesto è data come trattata normalmente. A seguire, poi, è successo questo.

Fase 1. Il CEO mi risponde dicendo che il PM mi manderà a breve la quotazione.
Fase 2. Il PM mi scrive dicendo che il lavoro richiederà un paio d’ore.
Fase 3. Dopo che ho chiesto di dirmi quanto sarebbe costato, alla fine ottengo il prezzo, che “sarebbe” tot euro.

(Nel frattempo – ma forse è un dettaglio – avevo già trovato un altro fornitore, assegnato il lavoro eccetera.)

Chi guadagna da tutto ciò?

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Dic 14

“Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale” (EM)

Nei miei primi anni di mestiere, i preventivi che preparavo erano componimenti, poemi, contenevano ogni dettaglio immaginabile (e superfluo). Io non capivo perché i clienti – potenziali e non – non apprezzavano quegli sforzi stilistici. Erano pezzi di bravura, dopotutto!

Col tempo mi sono reso conto che ero io a sbagliare. Non servono molte parole per far vedere che sei un professionista. Oggi i miei preventivi sono comunicati laconici, che parlano la lingua del commercio e dicono tutte le cose essenziali. Non sono poesia, che riservo ad altri ambiti, ma vanno diretti al punto.

E percepisco che i clienti mi sono grati per il fatto che non perdono tempo prezioso a cercare le informazioni che gli occorrono.

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