Ago 24

Prendo spunto da un commento che la collega María José Iglesias ha lasciato sulla mia pagina FB:

Che bello il tuo blog, Gianni. È sempre molto piacevole leggerti e nelle tue parole trovo sempre nascosto qualcosa di quello che per me è essere imprenditore, che coincide pienamente con l’essere persona, con un cervello e un cuore. Sei un uomo fortunato 🙂 Anch’io sono fortunata.

(“Ragazzo” e non “uomo”, mi sono permesso di correggerla io; anche se il primo pensiero – o forse sensazione che precede il pensiero – è stato la gratificazione che immediatamente il mio essere vanitoso come un gatto ne riceveva.)

Ho aggiunto che, come dice Luigi Muzii, proprio perché siamo ragazzi fortunati dobbiamo (abbiamo il dovere morale di) restituire parte di questa fortuna agli altri. Ed è su questo punto che mi sono trovato, in questi due giorni di Verdon (quello che per me è uno dei luoghi più belli dell’orbe terracqueo che conosco), di silenzio, montagne, orridi, panorami mozzafiato e laggiù, piccolissimo e pacifico, il fiume, a riflettere.

Parlo per me, inizio da me. Da me, perché, come dice Federico Bavagnoli,

Se non lo facciamo oggi non lo facciamo più; se non lo facciamo noi non lo fa nessuno.

Quindi: poiché il caso / la vita / la sorte / la fortuna / Dio (casella da riempire a scelta, e sono possibili risposte multiple) mi ha dato delle doti, è giusto (ovviamente) che ne benefici, ma è altrettanto giusto che trasmetta questo beneficio a chi ha voglia di starmi a sentire.

È una lezione che ho imparato da Chris Guillebeau: il merito va a lui. (E il suo libro esce tra 14 giorni. Meno male: io ne ho bisogno.) A Luigi va il merito di avermelo ricordato – repetita iuvant, si sa –, a Maria José il merito (tutt’altro che piccolo) di aver dato l’abbrivio a questa riflessione. “Grazia à tutti / è l’amichi”, direbbero i miei amici Svegliu d’Isula.

Per me, questo vuol dire, tra le altre cose, il mio libro: l’ho riletto proprio in questi giorni, e l’ho trovato degno d’attenzione e utile: indipendentemente dal fatto che l’abbia scritto io, e nonostante il fatto che potrà non interessare a molti. Ma non è importante che venga ignorato dai più, è importante che il messaggio arrivi alle persone giuste, a chi avrà voglia di starmi a sentire per avere benefici per sé. (Entro fine anno sarà pubblicato, è una promessa solenne: deve uscire, perché io voglio andare oltre, pavesianamente mangiarmi una collina ecc.)

Vuol dire questo blog, questi blog, che sono ormai uno dei miei quattro mestieri.

Vuol dire che più doni offro al mondo e più, in realtà, sono io a beneficiarne. Aver capito questo è stato un passo avanti immenso nel mio personalissimo percorso di conoscenza.

E per te? Che cosa puoi offrire di veramente speciale al mondo? E come?

Ago 10

Ho conosciuto Cecilia Iros quando lei e la collega Maria Cecilia Maldonado (“las dos Cecis”, ossia le anime di IMTT) ebbero la bontà (l’ardire?) di invitarmi a parlare al secondo Vendor Management Seminar di Santiago. Conservo ricordi molto piacevoli di quella settimana cilena, che per me fu anche un ritorno a radici familiari.

Nei giorni scorsi le ho chiesto se le andava di scrivere qualcosa sul VMS di Las Vegas da poco concluso, pregandola di scrivere in spagnolo. Ecco il risultato.

Con tante grazie a Ceci per aver trovato il tempo di scrivere questa nota.

Lug 30


Nell’ultimo post della sua rubrica bisettimanale, Chris Guillebeau scrive:

If you have a range of projects, products, or activities, it’s almost always better to devote your efforts to the strong performers than to try and pull up the weak ones. Most people do the opposite. If your goal is for everything to be average, that’s the best you’ll ever get.

È un concetto sul quale vale la pena di riflettere. “Si chiama destino”, direbbe Pavese: è sostanzialmente inutile perdere tempo a cercare di correggere i propri difetti, mentre ha molto più senso valorizzare i propri punti di forza. O “tagliare le perdite e lasciar correre i profitti”, come si dice in borsa.

E questo vale sia nel lavoro che nella sfera personale (ammesso che una distinzione tra i due esista). E significa fare un esame severo dei propri obiettivi e dei propri progetti e tagliare senza pietà quelli che sono un amen meno che stellari.

È la differenza – piccolissima di fatto, ma una voragine in realtà, poiché “the winner takes all” – tra Juan Diego Florez e Luciano Pavarotti nelle parole illuminanti di Cal Newport ospite di Tim Ferriss.

Insomma, rigore di pensiero e chiarezza di intenti. Decisione, concentrarsi su ciò che conta veramente, lasciare andare tutto il resto. Cyril Northcote Parkinson, Vilfredo Federico Damaso Pareto. La tua vita, tu.

Lug 24

Ho provato una sensazione strana, questa sera, quando ho cancellato l’iscrizione a Langit. Sentivo che era giunto il momento di passare oltre, di “mangiare una collina” come direbbe Pavese. E tuttavia tredici anni passati di fatto quasi quotidianamente nella più grande comunità online di traduttori italiani non si cancellano con un click, lasciano giocoforza un po’ disorientati.

Da una parte la rete si è evoluta, e tanto di ciò che passava di lì ora passa per FB e altri canali, dall’altra io sono cambiato molto; ma insomma il momento era giunto.

Però, poiché Langit è una parola che ho pensato, pronunciato e scritto un milione di volte in tutto questo tempo, vorrei ricordare i benefici che ne ho avuto, che sono anche una sorta di invito per il traduttore – o comunque per chi gravita attorno all’ambiente – a considerare la possibilità di frequentarla.

1. L’industria della traduzione, che era per me un oggetto assolutamente sconosciuto tredici anni fa, mi è diventata familiare anche grazie a Langit. È stata una sorta di rampa di lancio verso altri incontri, altre conoscenze, altri mondi (associazioni, conferenze, risorse di vario tipo).

2. Vi ho incontrato tantissime persone con cui ho sviluppato amicizie più o meno forti, o anche semplici conoscenze. Ho litigato tantissimo e a lungo con diversi traduttori; avrò detto la mia quota di sciocchezze – quandoque bonus dormitat Homerus, si sa –, ma ho cercato di aiutare quando e come potevo.

3. Langit è stata anche una risorsa magnifica per la ricerca di traduttori, mi ha tolto dalle peste grandi e piccole un’infinità di volte.

Spendo lietamente una parola finale per il “padre spirituale” della lista, Simon Turner, il cui senso della misura moltiplica il valore della lista stessa.

Ciao Langit – e grazie.

Lug 19

Per la prima volta dedico un intero post a un romanzo; ma non soltanto perché l’estate porta con sé in maniera naturale la voglia di letture più leggere, è che proprio si tratta di un libro che si sposa perfettamente con i temi di cui mi occupo da tempo.

Studio illegale, di Duchesne, a.k.a. Federico Baccomo, è il racconto – largamente autobiografico – di come la professione forense (o di “avvocato d’affari”, direbbe l’autore), così attraente dall’esterno, può essere in realtà alienante e portare l’individuo ben lontano dai suoi desideri e sogni. E questo è il collegamento con Brainfood.

Anche, mi ha colpito il sorprendente parallelismo con la vita del traduttore (e chissà di quanti altri mestieri e professioni che non conosco). A ben vedere infatti, l’avvocato (sì, il termine è probabilmente troppo generico ma rende l’idea) è motivato dalle medesime paure: di non guadagnare abbastanza, di perdere i clienti e così via. Questo lo spinge a ritmi di lavoro infernali e – visti da di fuori – senza senso alcuno.

Ma Andrea Campi, il protagonista, alla fine ne ha abbastanza e lascia lo studio, anche senza prospettive certe. Già solo questo suo coraggio gli vale una medaglia e un “bravo!” da parte mia. E quindi:

Il crepuscolo cala una cortina lucida sui palazzi mentre il vento si ferma un istante e poi riprende a soffiare, e il futuro mi sembra così banalmente bianco e bello. (p. 318)

(Alla fine, mettila come vuoi, chi decide di fare il salto poi col cavolo che si pente.)

Lug 15

LS
Giorni d’estate, giorni sereni. Luglio è sempre stato un mese particolare per me, come credo per chiunque: la sua luce favorisce pensieri positivi e progetti per l’avvenire.

In queste settimane ho avuto molti pensieri per il futuro, un po’ sparsi, e probabilmente avevo necessità di cambiare aria per radunarli e sistematizzarli, ed essere qui a Tizzano, in quest’angolo di Corsica che è mare più che terra, certamente mi ha aiutato perché mi ha permesso il necessario distacco per ordinarli. Eccoli qui a beneficio di chi vorrà leggerli, farne uso, e – nel caso – commentarli.

(L’unica cosa: a volte Internet ha dato da penare, ma per fortuna il mio socio ha saputo risolvere brillantemente i problemi. Grazie Valter.)

1. I detrattori sono un segno del fatto che si sta andando nella direzione giusta
Nei giorni scorsi ho avuto con vari traduttori su Facebook alcune discussioni sui soliti temi delle tariffe, e queste liti che una volta non mi facevano dormire la notte – con me si può discutere di tutto, ma non si può mettere in dubbio la mia buona fede – adesso le considero come un complimento e come un segno. La mia coscienza è pulita ora come era quindici anni fa quando ho cominciato questo mestiere: il fatto che qualcuno mi attacchi al di là del lecito è un semplice segno, figura del fatto che sto andando nella direzione giusta.
Come questo può applicarsi a te?

2. Un progetto richiede azione
Un progetto richiede radici profonde e salde, quindi richiede di essere pensato per bene, articolato; ma poi – e vorrei dire soprattutto – richiede azione. Azione. Questa credo sia la chiave, perché immagina quanti progetti sono stati sognati, pesanti e ripensati; e poi non c’era il coraggio di partire perché non c’erano i soldi, mancava questo, mancava quest’altro: e insomma le cose non succedevano. E invece una volta che uno è partito e ha fatto anche poco ma nella direzione giusta ha un vantaggio competitivo enorme sul resto del gruppo.

3. La semplicità innanzi tutto
La natura delle cose nelle nostre vite è nella sostanza semplice. È vero che Einstein diceva che bisogna semplificare il più possibile ma non più del necessario, ma è altrettanto vero che noi abbiamo nelle nostre vite talmente tanto ciarpame che più ne togliamo e meglio staremo, più in sostanza le nostre vite saranno ricche di significato e più godibili, quindi avranno più valore sia per noi che per gli altri.

Ho camminato per un pomeriggio intero seguendo il sentiero del Littoral Sartènais per sistemare questi tre semplici pensieri. Insomma io procedo per la mia strada tranquillo in compagnia di me stesso innanzitutto, e poi di tutti gli amici reali e virtuali che ho incontrato, sto incontrando e incontrerò nel mio cammino. Se vuoi unirti, la porta è sempre aperta.

Giu 29


Sono entrato nel settore delle traduzioni assolutamente per caso, circa 15 anni fa, e senza alcuna esperienza. Se una piccola dote posso ascrivermi in questo lavoro, è quella di imparare dagli errori; e avevo capito presto che osservare quello che succede sul mercato è fondamentale per prosperare. (E il mercato, per me, è un concetto molto semplice: banchi di frutta osservati dal basso – uno dei miei primi ricordi a colori –, il profumo della frutta intorno a me e le voci di chi comprava e di chi vendeva.) Di conseguenza, un mio piccolo merito può essere quello di aver sempre messo l’accento, parlando con i traduttori (su Langit, alle conferenze, in scambi privati eccetera), sull’importanza del marketing.

Ora però sono giunto alla conclusione che – in definitiva – tutto questo parlare non è molto di più che un parlarsi addosso: elegante forse, ma inutile di fatto. Lo capisco per esempio da mail che ogni tanto mi arrivano. L’ultima qualche giorno fa, dove l’oggetto è “candidatura traduzioni inglese spagnolo 0,02 cent”, proveniente da una persona con due lauree.

Due cent per due lauree, un centesimo a laurea. Ai miei occhi non è poi molto diverso dal chiedere la carità: dignitoso, ma fuorviante. E discutere, ahimè, non serve, perché non parliamo il medesimo idioma. Direbbe Antonio Piscopo, indimenticabile personaggio di Eduardo (Sabato, domenica e lunedì):

Mannaggia la testa del ciuccio! e lo fate apposta. Io non è che per orgoglio non confesso una debolezza mia, che me ne importa a me? All’età mia mi metto a fare l’educato? Ma è che mi sono scocciato di dirlo.

Insomma il mondo non cambia, né potrebbe: perché l’animo umano è quello e non muta. Io ho scelto di ridurre i clienti e concentrarmi solo su quelli redditizi – non sul cliente multinazionale, che vuole lo sconto del 20% perché dice che i miei colleghi, la crisi eccetera bla bla bla, ma su coloro cui il lavoro serve e ti ringraziano per quello che fai, come succede quando l’idraulico viene a liberarti la casa allagata. Però quando lo racconto chi mi crede? Al più sono il ragazzo fortunato eccetera. Provo a dirlo allora prendendo a prestito le parole di Simone Perotti:

E’ solo che da quasi nove mesi non faccio che spiegare cose che, a volte, mi pare vengano fraintese un po’ a soggetto. IO accetto qualunque obiezione e critica, ma mi batto come un leone per far capire che la mia scelta è vera, non ha paracadute speciali, si basa su risorse interiori. Io non sono un privilegiato, ho pagato e pago un prezzo, alto, a volte molto alto, per un premio che ritengo eccellente: maggiore libertà. Su questo pretendo di essere creduto non certo condiviso.

Insomma è un gioco delle parti, un teatrino che non muta. “Capire, in fondo, è inutile”, direbbe Eduardo. E io non ho speranza (non ragionevole, almeno) che la situazione cambi, so perfettamente che troppi traduttori non riescono a vivere decentemente del loro lavoro perché non osservano le regole elementari e immutabili del mercato.

Ma dirlo non serve, e fare la Cassandra inascoltata non è divertente. Nonostante ciò, segnalo ancora una volta la splendida intervista di Marcela Jenney a Renato Beninatto, che ripercorre tutti i temi principali che un traduttore può ignorare solo a proprio rischio. A Renato si deve anche il disegnino qui sopra – elementare ma assolutamente esplicativo, come le immutabili leggi del marketing –, dove l’uomo più grande (e sorridente) è il nostro cliente e l’omino piccolo (e triste) è ovviamente il traduttore.

Non è un caso che da Renato io abbia sentito per la prima volta parole come “Skype” (Bologna, Galleria 2 agosto 1980, in una pausa della conferenza Federcentri, ottobre 2005) e “Facebook” (San Francisco, conferenza ATA, novembre 2007). Insomma, chi si trova in difficoltà e ha desiderio di cambiare potrebbe per esempio partire da ciò che dice quell’uomo: ascoltandolo con spirito critico ma mooolto attento. (E poi metterlo in pratica, si capisce: la conoscenza senza pratica non è utile a nessuno. Altrimenti come si spiegherebbe l’esercito di professori, molti dei quali veri pozzi di scienza nella propria disciplina, che vive con 1.400 euro al mese? E non pare di vedere un parallelo, qui, con molti, troppi traduttori?)

Giu 17

Adesso basta
Ci sono libri – pochi – che non ti fanno dormire la notte, che ti fanno pensare, pensare, pensare e poi ti fanno agire. Agire. Adesso.

Ieri ho passato la mattina per bancarelle e librerie, e alla Feltrinelli di Torino c’era un libro che pareva mi guardasse, Adesso basta. Ho cercato di ignorarlo, ma cercava proprio me. L’ho comprato, portato a casa, nel pomeriggio ho cominciato a leggere le prime pagine e ho pensato: “Ehi, ma queste sono le stesse cose che dico e che faccio io, esattamente queste!”

Ho imparato, ad esempio, che quel che faccio da un paio d’anni a questa parte si chiama downshifting.

Ho evidenziato alcuni passaggi:

I prodotti, la loro accessibilità, la loro apparente convenienza sono sufficienti a spingere orde intere di persone, pure benestanti, pure acculturate, a uscire tutte le mattine da casa con la loro vettura fiammante, a percorrere a passo d’uomo strade intasate, a lavorare per dieci, dodici ore in modo sempre identico, sentendosi anche privilegiate, e poi a ritroso, e poi ancora avanti, senza che ci sia un ordine perentorio, senza che qualcuno alzi la voce. (p. 7)

Scrivere e navigare erano la mia vita, cose a cui il pensiero andava costantemente. (p. 16) [ho pensato ehi, togli navigare e metti il golf e quello sono io, sputato!]

Quando si dice “no” a qualcosa dopo si sta meglio, dopo si fa quello che si desiderava: ciò per cui il no era stato partorito. (p. 19)

Io sono un ragazzo fortunato – lo so, lo so bene –, ma leggere la storia di un ex manager di successo che oggi “si dedica interamente a scrivere e navigare” mi fa pensare che non sono da solo ad avere cambiato, che una vita migliore è possibile non solo per me ma per chiunque voglia fare il salto. Purché, volendolo, cominci adesso – adesso – a programmarlo.

Ora approfondirò la lettura, leggerò il suo blog, penserò molto. Ma il messaggio è chiaro:

una vita migliore, più ricca di significato e fatta a nostra misura, è possibile. Che cosa ne pensi?

Giu 09

Sheila Bernard (attenzione perché il nome, come dice lei, si pronuncia “proprio alla nostrana, Scèila”) è per me un’entità virtuale, come tanti dei nostri amici di oggi. Dall’inizio della nostra conoscenza mi hanno affascinato i suoi racconti di boschi e di luna, che avevano un che di magico – e invidio il figlio che avrà certamente diritto ad una razione ottima e abbondante, oltre che quotidiana, di quel narrare.

Mi è venuto naturale chiederle di scrivere qualcosa a riguardo della felicità applicata al nostro mestiere: il risultato è qui.

Confesso che non ho capito tante cose (forse ho intuito); ma Eduardo diceva che capire, in fondo, è inutile. Mi sono però lasciato cullare dalle sensazioni che le sue parole hanno provocato in me: e sono tranquillo.

Giu 03

Cigni neri, come i lettori di questo blog sanno bene, sono fenomeni ben presenti nelle nostre vite. Anche avere conosciuto Emily Stewart è stato per me un Cigno nero: una conoscenza occasionale, nata da un suo commento ad un mio articolo, mi ha fatto scoprire una personalità brillante e interessante, relativamente nuova nella nostra professione ma anche per questo con opinioni interessanti che val la pena di ascoltare.

Le ho chiesto di scrivere qualcosa per questo blog, a beneficio dei miei venticinque lettori. L’occasione è stato il V Congreso Latinoamericano de Traducción e Interpretación, di cui ha parlato recentemente anche Luigi Muzii: ne è venuto fuori un ritratto disincantato e degno di attenzione su un aspetto specifico dell’industria della traduzione.

Ovvero, il mondo della traduzione e dei traduttori visti dall’altro capo del mondo, quel mondo che leopardianamente va giorno per giorno rimpicciolendosi. Ecco qui le sue considerazioni, con tante grazie per aver trovato il tempo di scrivere tutto questo.

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