Gen 05

De Biase
Mi sono imbattuto in questo volume per caso, nel corso delle ricerche per il mio libro sulla filosofia spicciola (18.635 parole al momento; dei contenuti non so giudicare), e ho iniziato a sfogliarlo in maniera distratta, da lettore vorace e consumato e abituato a troppi libri inutili. (Saccente, in una parola.)

Poi però arrivo a pagina 78 e trovo una frase, sui motivi per i quali in economia si parla troppo poco di felicità, che vorrei avere scritto io:

Quasi che la felicità fosse considerata un punto d’arrivo talmente alto e indefinibile da dover restare fuori dal dibattito.

Allora mi appassiono. Mi faccio attento e guardingo, trovo altri concetti che attirano la mia attenzione. Mi incuriosisco. Naturalmente arrivo al sito di Luca De Biase, che è un punto di partenza per altre riflessioni.

Adesso c’è molta carne al fuoco e, per ora, di più non so dire. Però bravo Luca, non ti conosco ma il tuo lavoro è ottimo.

Dic 24
foto di Cesare Matta

foto di Cesare Matta

‘L piemontèis a l’é mè pais.
Tuta la resta a l’é mach d’anviron.
(Tavo Burat, Piemontèis che mi i son)

Pochi giorni fa, in una mattina freddissima nella sua Biella, è scomparso Tavo Burat, i cui pensieri, opere e soprattutto azioni hanno avuto un impatto profondo sulle vite di tante persone.

Il collegamento con Brainfood è molteplice. Innanzitutto era un mio amico, anche se tremo un pochino a pronunciare questa parola, per il fatto che sto parlando di un mito di spessore assoluto nel panorama linguistico e non solo, e non certamente solo italiano.

Poi è stato un difensore delle lingue minacciate, e questo non da oggi, ma a partire da tempi non sospetti: negli anni Cinquanta – aveva venti e pochi anni – andava con la sua Lambretta valle per valle a cercare di risvegliare nei montanari la coscienza della loro identità, e questo ben prima che “occitano” fosse una parola di moda.

(Ricordo un giorno, qualche anno fa, in cui, intorno a Draguignan, in piena Provenza, mi ero perso e cercavo informazioni sulla strada da prendere. Incontrai un vecchio, una persona che sembrava un tutt’uno con le rocce bianche di quella zona, e che pareva essere lì da sempre. Iniziai a chiedergli indicazioni in francese, ma faceva fatica a capirmi. Proseguii in piemontese, lui mi rispose in provenzale e la conversazione andò avanti per qualche minuto liscia e fluente.)

Poi (dove “poi” significa qualcosa come “da ultimo ma non per ultimo”) il legame con Tavo è dato dalla lingua piemontese, che è anche stata l’occasione scatenante della nostra conoscenza. Ho ricevuto talmente tanto da quest’uomo, e con me un numero impressionante di persone, come ho avuto modo di vedere al suo funerale, che oggi mi sento una persona più completa grazie a lui. E dunque – in maniera scontata, ma autentica – dirò: grazie, Tavo.

Un anno fa c’era stata alla Provincia di Torino la presentazione di Poesie, volume edito dal Centro Studi Piemontesi che raccoglie la sua produzione poetica. Ebbene, in quell’occasione Tavo Burat non pronunciò molte parole, ma tutte molto significative. Disse che non si considerava un poeta nel senso che diamo normalmente al termine, ma solo (“solo”? “mach“?) un poeta nel senso dell’umanità che era dentro a lui come a ciascuno di noi. Ecco, anche se sono troppe le cose che non capisco, troppe le volte in cui devo dire “non so”, credo che in una parola il suo insegnamento sia qui, nella poesia che è la vita dentro ciascuno di noi.

Già, perché una delle mille qualità di Tavo era la sua umiltà, ma alla famiglia ha lasciato precise indicazioni su ciò che avrebbero dovuto scrivere sulla tomba:

Tavo Burat – poeta an piemontèis.

(Un invito, insomma, a guardare dentro noi stessi, a meditare in silenzio. Grazie, Tavo.)

Dic 16

Tu sei lì tranquillo in macchina che conversi amabilmente con tua figlia e ti telefona un venditore perché un giorno, tanto tempo fa, avevi comprato qualcosa da loro, e vuole proporti questo e quell’altro prodotto. Tu dici che non hai il budget ma la persona no, insiste, vuole (meglio: deve) vendere. Tu molto tranquillo gli dici allora di toglierti, per favore e per sempre, dalla loro lista.

La vendita fatta in questo modo non può più funzionare. Seth Godin ce l’ha spiegato bene tanti anni fa (anzi, lui ci ha pure costruito una carriera sopra), e in ogni caso oggi sappiamo che non funziona e non ha un futuro (nemmeno un presente, peraltro).

Basta, non se ne può più! Io espongo la mia merce sul bancone (elettronico), faccio soft marketing offline senza vendere nulla ma rispondendo alle domande di chi può essere potenzialmente interessato; ma non farò né farò mai più fare telefonate a freddo, sperando che dall’altra parte la persona non stia aspettando altro che io gli magnifichi le caratteristiche delle mie traduzioni.

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Dic 10

L’ultimo numero di Multilingual pubblica un mio articolo sullo stato della lingua piemontese oggi. Si può leggere qui.

Piedmontese, an endangered language è una breve storia della lingua piemontese; e parla di grammatica, musica, letteratura e soprattutto di quello che ritengo essere il punto essenziale per la conservazione di questa e altre lingue minacciate dalla globalizzazione: ovvero il fatto che le si parli ai propri figli.

In GoPiedmont, il mio blog dedicato all’argomento, il discorso è ovviamente più articolato. (Anche la foto mi sembra più naturale.)

Nov 30

Il mio ultimo post era una richiesta d’aiuto, motivata dal fatto che tante teste pensano mooolto meglio di una sola (il potere del crowdsourcing, lo potremmo chiamare ora). (A proposito: Renato Beninatto ci fa sapere che in 36 giorni l’ultimo libro di Dan Brown, 614 pagine, è stato tradotto in svedese da sette traduttori, rivisto, impaginato, stampato e distribuito in 300mila copie.)

Ho ricevuto pochi suggerimenti, il che può voler dire essenzialmente due cose:
– ho pochi lettori (ma sarebbe un colpo troppo grande alla mia vanità di scrittore, preferisco non ritenerla una causa);
– la felicità, soprattutto se associata al lavoro, lascia attoniti e sconcertati (sì, dev’essere senz’altro così! :-).

Tra i consigli richiesti, Silvina Dell’Isola suggerisce questo “piccolo granello” (così lo ha chiamato lei). Ok, può dare qualche indicazione.

E segnala un altro contributo di taglio accademico, mettendo l’accento su quanto riportato alla slide 45:

Paradosso del reddito: maggiore reddito non determina maggiore felicità. […]
Nel tempo: negli ultimi decenni nei paesi industrializzati il reddito pro capite è aumentato molto, ma la felicità media è leggermente diminuita.

Questo è un punto da studiare. Il problema principale, credo, sta nel trovare delle misurazioni sufficientemente oggettive; ma poiché questo non sarà possibile, dovremo allora accontentarci del buono ritenendolo in questo caso nemico dell’ottimo. (Proprio Chris Guillebeau ne ha parlato poco fa.)

Kirsi Ninita Raty dice che per lei sono importanti:

The Power of Now, di Eckhart Tolle, “rigorosamente su carta, sempre nella borsetta”. Bene, l’ho ordinato e lo sto aspettando, saprò dire;
The Happiness Project e i suoi preziosi link; e su questo concordo.

Molto, comunque, rimane da fare. (Nel mio piccolo, mille parole a settimana nei prossimi sette mesi. Mi rimetto al lavoro.)

Nov 21

Oggi parlo di me. Il mio libro è arrivato a 8.185 parole, entro settembre 2010 sarà terminato, entro fine anno sarà (auto)pubblicato.

È diverso rispetto al progetto originario: più ampio e più circoscritto al tempo stesso. Parla di felicità (questo concetto che teniamo sempre così nascosto, di cui troppo spesso parliamo con circospezione e vergogna), fortuna, ricchezza, dell’autenticità come valore-guida per il secondo decennio del secolo, di come la tecnologia può facilitare il nostro lavoro e così via.

Sono i temi che conosco, quelli dove mi sento preparato e – soprattutto – sento di poter portare valore a chi si prenderà la briga di leggerlo. Un Brainfood molto ampliato, insomma; con un tocco di Campo pratica e uno spruzzo lieve di GoPiedmont; e anche un po’ di Twitter, perché no?

Non insegnerò nulla, ma faciliterò il compito di chi vorrà imparare da sé. Per fare questo, per fare di questo mio terzo libro il lavoro più grande e bello di cui sarò capace, mi occorre il tuo aiuto. Sì, per individuare libri e siti che non conosco sui temi che ho elencato prima e su altri quali:

– perché i blog cambieranno il mondo;
– l’importanza della felicità, anche quando applicata al lavoro;
– la ricchezza, intesa come tempo a disposizione per fare le cose che adoriamo;
– i disastri che diventano fortuna.

Taglio pratico, mi raccomando!
Scrivimi! (Per favore.)

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Nov 16


Al liceo (e anche dopo) non credo di aver letto Dostoevskij, se escludiamo i canonici brani su Il materiale e l’immaginario; però, quando intorno ai vent’anni o poco dopo mi è venuto il morbo della lettura, ho scoperto, letto e riletto Goldoni (Luca).

Lo confesso: è stato mooolto più divertente. Libri come Viaggio in provincia e Colgo l’occasione sono stati per me un esempio splendido di scrittura felice, qualcosa che nel tempo si è sedimentato indelebilmente in me. Ignoro se sia vera letteratura, ma lo ritengo del tutto secondario: invece il fatto che quei libri abbiano contribuito ad insegnarmi a scrivere davvero è importante, e come!

Però poi, negli anni, il suo stile ha cominciato ad attrarmi di meno. A partire da Maria Luigia donna in carriera l’impressione che avevo è che si fosse un po’ persa la felicità di scrittura presente nei libri precedenti. In sostanza, non apprezzavo il fatto che il Luca Goldoni che conoscevo si fosse allontanato dal suo oggetto abituale – l’Italia e gli italiani di oggi, in tutte le loro manifestazioni e sfumature – per perlustrare prima la storia, poi gli animali. Cosa che mi ha fatto staccare, a poco a poco e a malincuore, dai suoi libri.

Poi per caso un paio di anni fa, il giorno prima di partire per le vacanze mi è capitato davanti agli occhi il suo ultimo libro di allora (Chiaro e tondo): letto, apprezzato e con piacere ritrovato il Luca Goldoni che conoscevo.

Allora gli ho scritto, per ringraziarlo per i suoi libri che hanno significato così tanto nella mia formazione (in barba a Dostoevskij). E lui, nell’ordine:

1) mi ha telefonato – wow! lo scrittore famoso che telefona al lettore sconosciuto!;
2) mi ha spedito uno dei suoi primissimi libri, ormai introvabile – e quanto l’avevo cercato sulle bancarelle!;
3) mi ha invitato a casa sua – e serbo di quella giornata uno splendido ricordo, di una persona molto a modo, conversatore brillante e ottima compagnia.

Il suo ultimo libro, Le mani sul fuoco, è un romanzo decisamente autobiografico, pieno di passione come tutti i suoi libri. E il suo cielo “lavato a secchiate” non è altro, per me, che una squisita madeleine.

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Nov 10


È un fatto che i blog sono un fenomeno che trasformerà – e presto – il mondo. Sono un luogo di discussione e confronto, ma anche un modello di business da non sottovalutare. Le prove sono innumerevoli, e una di queste è Gary Vaynerchuk, vulcanico imprenditore, blogger, e ora anche autore.

Il suo Crush It! è un fantastico inno alla passione. Per cominciare occorre guardare questo video, quindici minuti di autentica passione. La stessa passione che si ritrova nel libro.

Il volume è una guida passo passo per creare un blog e, sul lungo termine, trarne profitto. Cosa che è possibile solo alla condizione che la passione sia la guida dell’intero progetto (meglio, dell’intera vita).

Già, perché per dirla con Gary,

I measure my success by how happy I am, not how big the business is or how much money I’ve made.

Ecco il mondo di domani, luogo dove affari e passione, famiglia e lavoro si fondono in un’unica mistura vincente.

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Nov 03

Feci conoscenza con Renato Beninatto a Bologna, durante una conferenza Federcentri. Era il 24 settembre 2004, e fu per me un incontro disruptive. Sì, perché quel giorno capii, sia pure molto confusamente, che la maggior parte delle mie credenze sul mondo della traduzione erano sbagliate. Non da rivedere – da buttare.

Anche se ormai ritengo le conferenze sulla traduzione di fatto inutili, avrei proprio voluto assistere alla sua presentazione alla recente conferenza ATA di New York: per l’atmosfera elettrica che sicuramente l’avrà circondata, per farmi stupire e per semplice (ma non per questo meno importante) divertimento.

Anche il mio amico Don Shin – suo il motto “Have fun” che campeggia a mo’ di epigrafe nel mio foglio di piani futuri – ne sa qualcosa; e non a caso è citato da Renato. Tout se tient.

Un paio di concetti espressi nella presentazione (non servono molte parole per far vedere che sei un professionista):

Just as we don’t use typewriters anymore, we won’t use Trados.

Before 2015, Translation Memory Tools will be free or irrelevant.

È esattamente quello che accadeva dieci anni fa, quando Barnes & Noble temeva Borders, e Borders temeva Barnes & Noble, quando entrambi avrebbero dovuto temere Amazon. Oppure pensiamo alla storia recente della telefonia, tanto per dire: tra dieci anni – no, tra cinque – un CAT varrà esattamente l’altro, perché saranno strumenti del tutto trasparenti, scontati e quotidiani.

Ott 28

Grazie ad una intervista con Chris Guillebeau, il mio principale mentore di questo periodo, sono arrivato a questo post di John Unger, poliedrico artista americano.

Ci sono un paio di passaggi che mi hanno colpito. Uno dell’intervista:

It takes some faith, courage or self-confidence to walk through a fire, sure. But you decide to keep going, and then you figure out how.

(Ed è fantastico trovarsi in mezzo al fuoco e – a patto che la passione ci guidi – scoprire che non è poi la fine del mondo.)

E uno del post:

The only way you can tell the difference between disaster and opportunity is to decide to make an opportunity out of every event.

(In sostanza: sei tu che decidi dove vuoi che vada la tua vita; o qualcun altro lo farà al posto tuo. Sei tu che scegli di imparare dagli errori, di migliorare te stesso, di essere autentico e aiutare gli altri.)

Chiosa Chris:

And good luck to all of you with your next disaster.

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