Mar 21

fioritura
Guardo questo diario, sfoglio queste pagine, questi sette anni e mezzo di pensieri e lo vedo ondivago – in determinati periodi le idee e gli spunti fluiscono copiosi, in altri è tutto un rigirarmi nei concetti che già conosco, qualcosa che so non portare da nessuna parte.

(Ah, che invidia, la leggerezza di uno Chagall, la visione di gioco di Platini, la scrittura di Pavese, l’invecchiare lento e maestoso del Barolo, il Po che scorre placido, dimentico di qualunque cosa accada o non accada. Che invidia.)

Io registro con sincerità. A volte, è vero, non ho molto da dire ma lo dico lo stesso perché è importante per me tenere il filo delle cose qui. A volte è un filo di poca sostanza ma è questo il suo dipanarsi.

Da un po’ di tempo l’idea della mezza età mi accompagna, e questo credo comporti l’accettazione dei limiti e del tempo che passa. Il passare delle stagioni, l’entusiasmo che si fa esperienza. Accettare quel che non posso cambiare, soprattutto accettare che quello che faccio può anche non avere un senso, uno scopo, un fine e un filo logico. Può non avere importanza, qualcosa che accade e finisce e basta.

La neve nel mio rifugio tra i monti se ne è praticamente andata. (Lo so perché sbircio quasi tutti i giorni la webcam sul sito del comune, ormai una sorta di rituale per me.) Ovvero c’è un’altra stagione alle porte, altre faccende, altre sfide, altre vittorie e sconfitte, altre cose che possono anche non significare assolutamente nulla ma sono da accettare anche loro.

Intanto nel giardino davanti a casa è tutta una fioritura, e questo è un bene.

Mar 14

pista abbandonata di Morano sul Po

pista abbandonata di Morano sul Po


Lo sport è “solo” una metafora.

Sono nelle mie seconde nove, forse già alla 12 o alla 13, perso in mezzo al campo chissà dove.

I limiti che mi prefiggo di superare non vogliono essere dei record, sono “semplicemente” dei confronti con me stesso. Dei segni del mio essere vivo.

È questo che mi spinge a cercare il miglioramento nel gesto tecnico golfistico, a correre anche quando non ne avrei punto voglia, a fare kilometri in bici, ad andare in palestra, a camminare per ore anche in mezzo ai rovi (anzi proprio in mezzo ai rovi, col burrone davanti e la montagna dietro, le risposte vengono anche più chiare).

Ho scritto un libro che probabilmente contiene parole sensate ma la risposta non esiste, ciascuno la trova per sé.

Lo sport è “solo” una metafora. Voglio raddoppiare i miei sforzi perché il corpo cambia, perché finita la 12 arriva la 13 e un giorno, senza che io me ne accorga, qualcuno metterà per me l’asta in buca alla 18. Fine.

È per questo che voglio correre di più: non ho bisogno di dimostrare delle cose a chicchessia, solo dirmi delle cose.

Correre più forte. Tirare più lungo. Farla fuori dal vaso.

Mar 07

A mia conoscenza, la settimana 1-7 marzo non ha un nome preciso, è una settimana come tutte le altre; ma dovrebbe.

Dovrebbe averlo, perché è in questi giorni che in natura occorre il fenomeno più bello dell’anno: finisce l’inverno e la primavera ha inizio.

Ne ho parlato l’anno scorso, ricordando anche il colore delle foglie sul Po che proprio in questi giorni mutava. Mutava allora come ora.

I segni sono piccoli dapprima. Come questo:
gemme
Ovvero le prime gemme nel giardino dirimpetto. Che sono un segno sicuro dell’imminenza di una nuova stagione.

E più forti poi. Come quanto ti svegli un mattino e senti che l’aria è differente, che il freddo se ne è andato. E allora ti sovviene Sinisgalli:

Un lampo di beatitudine
non offende il nostro vicino.
Lui dorme sulla panchina,
il passero gli vola intorno.
Lui sogna il lebbroso
ma sentiamo che il suo male
non è contagioso.

Feb 29

Daniel
Gli agenti del cambiamento sono un vecchio pallino di Daniel Tarozzi.

Ma ora, ora le cose si fanno serie. Si parla di visione, di dare una mano concreta a costruire una nuova Italia. Di aprire il portafoglio, di donare del tempo per questo progetto.

Daniel spiega tutto qui.

Io ho aderito subito, perché Daniel ha la mia fiducia totale e incondizionata (fiducia che non viene dal nulla, ma da tutto quanto ha dimostrato di saper fare in questi anni). Con l’età che ho, gli anni che pesano su queste spalle come rami pieni di neve, non sono sicuro che tutto questo porterà effettivamente a qualcosa (ho visto tante visioni e promesse finire in bolle di sapone, e in questo senso “la storia non è magistra / di niente che ci riguardi”, per dirla con Montale).

Ma proprio la mia età, la mia età di mezzo diciamo, mi dà la forza per credere a questo progetto, alla sua visione 2040.

(Ripenso alla mia visione del mondo quando pavesianamente ero un “giovane dio” e volevo costruire una grande azienda di traduzioni con tante persone da coordinare e motivare per fare, creare, produrre: non ho fatto tutto quello che volevo, anzi molte cose non le ho fatte, e certamente ho commesso una montagna di errori; ma qualcosa di buono, insomma, rimane. E tutto parte prioprio da una visione.)

Perché come ho detto più volte il mio vero valore aggiunto pubblico è nella descrizione di sensazioni: e le sensazioni che questa visione mi dà sono assolutamente positive.

I numeri crescono, il denaro raccolto aumenta, le ore offerte anche, e questo è del tutto positivo. Vada come vada, io delego volentieri una parte del mio futuro a Daniel.

Feb 22

… che poi la figura del vecchio saggio mica mi si addice. Solo perché ho scritto un libro sul tema della felicità o perché ne parlo spesso qui non significa che le mie esperienze siano di qualità “migliore” rispetto a quelle di chiunque altro. Sono, semplicemente sono.

Per me la sostanza è duplice: condividere e raccontare. Condividere, perché poter far sapere che ho scoperto che si potrebbe fare così, che la tal cosa funziona (almeno per me) può essere d’aiuto o di conforto a chi legge. Raccontare, perché mettere su carta i pensieri serve a ordinarli, a dare un senso alle cose che poi, alla fine delle fini, non hanno senso alcuno. Non posso fregar la morte, insomma, ma posso morire da vivo.

E il sugo di tutta la storia, alla fine, sono le sensazioni. Ieri ho camminato lungamente nel sole, 16 chilometri di colline, stradine e per la mia cittadina, e il sugo sono i pensieri che quel camminare produce. Il sugo sono le cose che voglio fare ancora, correre tantissimo e tirarla lunghissima e dritta sul campo da golf e attraversare la Corsica a piedi e tutte queste esperienze senza significato – e scrivere e descrivere le sensazioni provate lungo la via. Jakob Burak:

Il segreto del successo, secondo me, è che non c’è nessun segreto, e chiunque arrivi in cima si accorge che non c’è nessuna cima.

In cima non c’è nessuna cima: ecco questo, per esempio, l’ho scoperto.

Feb 15

Ho scoperto che, prima di nascere, sono vissuto
sempre in uomini saldi, signori di sé,
e nessuno sapeva rispondere e tutti eran calmi.
(Cesare Pavese, Antenati, vv. 8-10)

Ho sensazioni strane, in questo periodo. Metterle su carta non è semplice. Credo che ciò sia connesso con la mezza età, il vedere – immaginarla, almeno – la fine del tempo, la trasformazione del corpo e della mente. E con la casa che è della mia famiglia da cento anni.
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Cento
anni.

Da quando le sette suore Rosine rimaste lasciarono il convento per prendere la via di Torino, correva l’anno 1920, e il nonno Giovanni comprò l’immobile per impiantare la sua fabbrica.

E c’è questa foto con papà e nonno che mi attrae tanto. Stimo sia della primavera avanzata del 1937, papà aveva 8 anni all’epoca, il nonno era negli ultimi mesi di vita – ma non lo diresti guardando la foto, né nessuno poteva prevederlo in quel momento.

E penso che il tempo è circolare. Io sono il padre (il nonno qui) e sono anche il figlio (il padre, qui).
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E questa casa è una sorta di tramite tra le generazioni. Lo so da sempre, ma me ne sono accorto un po’ di più in questi giorni in cui sto curando dei progetti interni alla casa, tocco con mano mattoni che cent’anni prima certamente ha toccato mio nonno, che è anche la persona che mi ha insegnato il senso di giustizia e rettitudine anche se non l’ho mai conosciuto. L’ho sognato, sì; e tanto. Mi ha ispirato.

Sono sensazioni che non so esprimere bene con parole. Le devo elaborare, ma in parte – in grossa parte, temo – rimarranno inespresse. Ma questi mattoni anche tra cent’anni parleranno.

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Feb 08

Il bello è forbirti e prepararti in tutta calma a essere un cristallo.
Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 4 maggio 1946

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Mi capita sotto gli occhi una citazione che illustra bene il concetto di professionista. (Il libro è questo, comprato usato per poche sterline, l’autore è questo.) Che si parli di traduzione, di sport, di panificazione o di qualunque attività umana, quando qualcuno può dirsi davvero professionista?

What a pair: humility and self-confidence! It is a prescription for deftness. Like me, you may not be called to be a pro golfer. Yet if playing golf can teach you to develop this combination of humility and self-confidence, it is a learning you can take with you elsewhere, so you can be a pro at whatever you are called to do.

Umiltà e massima fiducia nei propri mezzi: umiltà che porta alla pratica costante e quotidiana (dalle 10mila ore non si scappa, se davvero si vuole essere i numeri 1, o quantomeno i migliori se stessi che si possa diventare in un dato campo), pratica che porta alla fiducia – massima – nei propri mezzi.

Feb 01

rispetto
Nel golf, un handicap basso comanda rispetto. Non lo chiede né lo pretende, lo riceve per il semplice fatto di essere.

Anche nelle professioni, in quella del traduttore come in qualunque altra, il rispetto non può essere chiesto: può soltanto essere ottenuto.

In parole povere, la questione del rispetto è un falso problema: non è sensato pretendere rispetto dai clienti, per il semplice fatto che per i nostri clienti – per il pubblico, per il mondo economico – i servizi che offriamo non sono in cima alla lista delle priorità. Il rispetto lo si ottiene in maniera naturale col tempo, col lavoro, col sudore e con la professionalità.

Il rispetto emana dai servizi che offri (ci vuole un minuto a capire se qualcuno è un professionista oppure no), che a loro volta sono un’espansione della tua identità lavorativa.

Il rispetto è insomma qualcosa di interno, non di esterno a noi. In questo blog ne ho parlato spesso (ad esempio qui), ma in effetti il concetto è sempre il medesimo e non cambia: il rispetto puoi soltanto riceverlo.

Gen 25

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Nel post di lunedì scorso ero stato – volutamente – provocatorio, perché la mia idea è che bisogna dare degli scossoni e non solo delle piccole spinte per provocare il cambiamento.

Ma che cosa significa, questo, in pratica? Che cosa si potrebbe fare per migliorare la propria condizione economica al fine di migliorare il proprio stato generale di benessere? È una domanda legittima, cui ora cercherò di dare non delle risposte (impossibile), ma qualche indizio.

Parto dalla mia definizione di ricchezza:

La vera ricchezza è data dal tempo che hai a disposizione, non dal denaro.

Siamo sulla stessa pagina o no sul punto? Se no, non ha senso proseguire.

Se invece siamo intesi che è così, ne consegue che il lavoro è uno strumento per liberare il proprio tempo. E dunque condizione necessaria per la vita 2.0 (lo dico semplificando) è quella di lavorare per conto proprio. Il vero rischio è infatti essere un dipendente, ovvero ciò che un tempo appariva un rifugio sicuro. (Parlo per me, ma nonostante tutti gli errori fatti sino a qui – e chissà quanti ne commetterò ancora – mai e poi mai se potessi tornare indietro sceglierei di lavorare alle dipendenze di terzi.)

E il concetto di impresa, in questo contesto, significa per forza microimpresa, ovvero un’attività che dia da vivere ma non richieda ottanta ore settimanali per starle dietro. Sì, perché altrimenti si perde di vista l’obiettivo fondamentale – il benessere del qui e ora – e si ritorna a lavorare per i piani di qualcun o qualcos’altro (la propria azienda, in questo caso).

Su questo punto mi viene in aiuto Tim Ferriss, e nello specifico questo libro, che dice in maniera magistrale ciò che c’è da sapere sull’argomento. Quindi ne suggerisco una lettura critica. (Questa mia recensione può dare qualche spunto.)

E aggiungo questo: liberare il tempo non vuol dire dimenticarsi del lavoro. Io quando sono sul lavoro sono concentrato al 100% in quello che faccio, impegnato e determinato a dare il meglio e il massimo ai nostri clienti. Anzi, devo dire che forse – ma non so giudicare con precisione – i nostri clienti ottengono più da me oggi rispetto a quanto ottenessero dieci anni fa, quand’ero al mio apice nel sentirmi un imprenditore. Oggi il mio tempo è più corto, la candela è già bruciata per un pezzo troppo lungo, e allora ogni attimo di tempo lavorativo è professionale al 100%.

Questi sono alcuni punti che considero assiomi fondamentali in questo percorso. Come sempre, i commenti dei miei venticinque lettori saranno più che graditi, e serviranno ad accrescere la conoscenza e sperabilmente il benessere comuni.

Gen 18

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La settimana scorsa sono stato travolto – positivamente travolto – dalle reazioni a questo post, ovvero all’intervista fattami da Daniel Tarozzi nel mio rifugio tra i monti e all’articolo scritto da Paolo Cignini. Ne faccio ora qualche considerazione.

Innanzitutto, un plauso va a queste due persone che hanno svolto un lavoro professionale e appassionato. Io ho solo raccontato la mia storia; e in seguito alle reazioni e ai commenti mi rendo conto (non che non lo sapessi, ma insomma è una conferma) che alla fine delle fini tutti abbiamo problemi e aspirazioni simili. Quindi qui vorrei dare alcune indicazioni che potrebbero essere utili a terzi.

Partiamo dalle precisazioni, tanto per sgombrare il campo.

La vita 2.0 è un processo che si affina nel tempo, che richiede metodo, costanza, lacrime, sudore e sangue (sudore soprattutto). Non è detto che sia così per tutti: a volte rimango stupito (non dovrei, lo so) nel vedere persone che ci mettono un attimo a fare passi che a me hanno richiesto anni. Ma in ogni caso non puoi pretendere di trovare la ricetta pronta: ciascuno dovrà adattare le conoscenze, le strategie e le tattiche al suo proprio caso.

Alcuni punti di partenza (senza un ordine particolare):

il libro di Tim Ferriss (fondamentale);

il principio di Pareto;

la legge di Parkinson;

– la tecnologia;

– tanto pensiero, tanto lavoro su di sé.

Una parola sulle “ricette”. Le ricette non esistono! Questo percorso è una faccenda laboriosa, un percorso da compiere prima di tutto su se stessi. Un cammino lungo anni, costellato (parlo per me) di errori e di strade sbagliate. “Se devi sbagliare fallo in fretta”, come dice Greg Norman.

Nessuno dice che è facile. È un percorso che si può compiere ma che costa fatica e richiede tempo – anni, non mesi o giorni. Occorre fare un grosso lavoro su di sé, occorre mettere in discussione assiomi consolidati della propria vita. Occorre pensare tanto, occorre sperimentare. Occorre essere consapevoli del fatto che si farà una marea di errori, che si prenderanno mille strade che non portano da nessuna parte. Occorre leggere tantissimo. Alla fine, applicando le conoscenze apprese e con un po’ di fortuna si arriverà a un risultato. Le maniere per cambiare esistono, poi sta a noi darci da fare.
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Altro punto: mi trovo a fronteggiare obiezioni che ho già sentito mille volte. Sempre le stesse. La più tipica è “eh, beato te che lo puoi fare…” Sul punto vedi anche qui. Via tutte le balle: se tu mi dici “beato te” vuol dire che preferisci il tuo cuscinetto comodo, le tue abitudini consolidate a una strada impervia ma che può essere piena di sorprese positive.

Oppure mi dici che questa è roba per ex-manager che mollano tutto e vanno a vivere in Nepal. Allora non hai capito un cazzo.

Io non ho ricette né doti particolari, ho “solo” organizzato informazioni e conoscenze per arrivare a un risultato concreto. E so per certo che chiunque può farlo; ma so anche che la maggior parte delle persone dirà cose come “eh, beato te che puoi permetterlo”, “sì, ma io lavoro come dipendente” eccetera eccetera. Sono discorsi che sento da anni; ma intanto il tempo passa per tutti.

L’esperienza è condensata nel libro. Ma il libro oggi, passati cinque anni (Where has time gone?), mi soddisfa solo fino a un certo punto. È per questo che sto pensando alla versione 2.1, di cui darò conto nel tempo. Per ora mi accontento di condividere i miei pensieri, i miei successi e i miei fallimenti. Servirà a qualcuno? Non lo so, questo puoi saperlo solo tu.

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