Domenica notte, ore 5. Sono in un villaggio, tra un’ora suonerà la sveglia: mi aspetta la seconda giornata della patrocinata. (Parto alle 7.50: è la prima partenza, il che vuol dire che il giorno prima è stato un disastro.)
Mi sveglio all’improvviso: la macchina si trova all’interno del villaggio, il cui cancello non aprirà fino alle 8 (cosa che sapevo benissimo, ma me ne ero scordato). Come faccio a essere alle 7.50 al tee della 4 se il cancello apre alle 8?
Dopo essermi dato dello stupido, decido di non darla vinta al destino. Google Maps mi dice che la distanza a piedi è di “5,4 km – circa 1 ora 6 min”. Prendo qualche nota, mi preparo ed esco. Ce la posso fare. Ce la voglio fare.
Non provo nemmeno a fare l’autostop, a quest’ora chi si fermerebbe? In un’oretta di cammino veloce arrivo in centro Sanremo; mi rendo conto che la strada è ancora lunga. Capisco che la provvidenza – nel senso goethiano del termine – potrebbe venirmi incontro.
Così accade, sotto forma di un operaio del comune – di lì a poco sarebbe cominciato il Festival dei fiori – che, gentilissimo e disponibile, mi porta per un bel pezzo lungo la strada. Poi mi indica una mulattiera; mi incammino e alle 7 sono all’ingresso del circolo. Fantastico, assolutamente fantastico.
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