Tag: opinioni

Siamo molto indietro

Torno oggi da un evento, tenutosi a Roma, della durata di un paio di giorni di presentazione prodotti destinati al golf, di cui scriverò su “Il Mondo del Golf Today” di giugno. Ho parlato (poco), ho soprattutto ascoltato e osservato. E mi sono fatto qualche idea in più sullo stato del golf nostrano.

I presenti, una cinquantina, erano tutte persone molto competenti all’interno del mondo del golf, provenienti da numerosi paesi (pochissimi dall’Italia, e già questo è indicativo).

A tavola, tra i vari discorsi è stato inevitabile parlare di numeri. E non che non ne fossi consapevole, ma a sentire il numero di golfisti praticanti nei vari paesi c’è comunque da restare basiti. Non siamo nemmeno nei primi dieci paesi europei.
Perché noi siamo tanto indietro?
Perché da noi il golf continua ad avere quest’aura di esclusività, quando i costi – non sempre, ma in diversi casi – possono essere paragonabili a quelli di una palestra?

Un collega mi diceva che un teorico massimo, calcolato come percentuale dei golfisti sugli abitanti di un paese, è del 5% – il che per l’Italia significherebbe 3 milioni di persone, una cifra lontana anni luce dai continua a leggere »

Riprendo i contatti

Sono passati tre mesi dal mio ultimo post su questo blog, che era un confuso arrivederci. Avevo bisogno di silenzio, di pensare senza scrivere nulla per un po’.

Ringrazio le persone che si sono fatte sentire in questo periodo. Non è che io non abbia pensato al golf, è solo che dovevo ripartire da zero per via della perdita dell’amico mio più caro. “Perché lui e perché non, per esempio, io?”, mi sono chiesto tante volte – lui mio coetaneo, lui nel fiore dell’età; ma non c’è risposta a questa domanda, e del resto non è che importi parlarne qui.

Qui dirò semplicemente che con oggi riprendo le mie elucubrazioni golfistiche; i temi saranno sempre gli stessi, anche se mancherà quella puntualità cartesiana del venerdì. Insomma scriverò qui quando avrò qualcosa da dire, senza scadenze precise.

Io quindi ci sono. E i commenti, come sempre, sono i benvenuti.

The Dan Plan is over

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Tramite questo articolo ho avuto in questi giorni la conferma che il Dan Plan è giunto al capolinea, e non con l’esito sperato. Dato che in questi anni ho considerato Dan McLaughlin come la mia “controparte” americana, e dato che ho preso tanti spunti da lui e dal suo progetto (ne ho parlato, per esempio qui, qui e qui), è questo il momento per proporre alcune mie considerazioni finali.

Per prima cosa, il massimo rispetto va a questa persona e al suo progetto. Certo, sarebbe facile dire adesso – il Cigno nero ce lo ricorda – che l’obiettivo era troppo al di sopra della sua portata, ma il fatto di averlo pensato, sognato, visualizzato e poi cercato è un grande merito di Dan.

Del resto anch’io qualche anno fa avevo l’idea di diventare un professionista (all’epoca ciò era consentito, poi il limite è stato riportato a quarant’anni di età: cosa che se da un punto di vista sportivo trovo corretta, non posso certamente dire lo stesso da un punto di vista per così […] continua a leggere »

Domande e risposte sul golf

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Oggi segnalo questo articolo di Emmanuele Macaluso, esperto di marketing, per gli aspetti positivi che può avere nella rinascita del golf italiano. E lo faccio commentando alcune tra le soluzioni che propone.

(Io, incidentalmente, alcuni spunti li avevo già espressi qui.)

La prima soluzione che Macaluso suggerisce è quella di “inserire il circolo all’interno di un contesto turistico di incoming attivo (marketing turistico)”.

Questo lo condivido pienamente. Già nel 2012 scrivevo:

Pensiamo allo sviluppo che regioni come la Calabria, la Puglia e la Sicilia potrebbero avere quando il golf fosse inserito in un programma organico di crescita, basato innanzitutto sul turismo. Ci sono in quelle terre ricchezze che il mondo intero ci invidia.

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Altro punto interessante sottolineato da Macaluso:

Bisogna rendere il socio fiero di far parte del proprio circolo e del suo brand.

E questo lo sposo in pieno, in primis da un punto di […] continua a leggere »

Un grazie chiude l’anno

Sono andato a verificare: in sette anni completi di blog e 345 articoli, non ho mai scritto qui il giorno di Natale. In parte è questo il motivo per cui oggi utilizzerò questo spazio solo per prendere commiato per quest’anno dai miei venticinque lettori.

Diciamo che da una parte mi sovviene Vittorini:

Ci vorrebbe silenzio, silenzio per parecchie generazioni.

E dall’altra William Stafford:

On those days I just lower my standards.
[In quei giorni, semplicemente, abbasso i miei standard.]

Che è la risposta del poeta agli amici che gli chiedevano, visto il suo personale impegno a scrivere poesie tutti i giorni, come facesse nei giorni in cui non era particolarmente ispirato. Mi rendo conto che aver preso l’impegno con me stesso di scrivere di golf qui tutti i venerdì del mondo può dare come risultato pezzi meno che memorabili. Ma fa parte del gioco (come tirarne 85, per dire: capita) e in fondo non importa: essere arrivato fino a qui è un bel traguardo di per sé.

E poiché adoro le citazioni ricorderò ancora le parole di Cesare Pavese (Il mestiere di vivere, 16 agosto 1950):

La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho […] continua a leggere »

Il golf invernale

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Il golf, in questo periodo dell’anno, giocoforza rallenta. Diminuisce la temperatura, diminuiscono le ore di luce, aumenta in parallelo lo sforzo necessario per uscire di casa e affrontare i rigori dell’inverno. Insomma devi essere molto motivato per tenere alta la guardia.

La luce, soprattutto. Ricordava Ben Hogan:

The only thing golfers really need is more daylight. There isn’t enough time during the day to practice and play, to key one’s game up to where it should be.
[La sola cosa di cui il golfista ha realmente bisogno sono più ore di luce. Non c’è abbastanza tempo durante il giorno per praticare e giocare, per portare il proprio gioco dove dovrebbe essere.]

In più mi accorgo che col passare degli anni anche il freddo diventa meno sopportabile. Certo, alla fine sono tutte scuse, si capisce; ma scuse che hanno un perché.

E poi mi sembra che questo periodo dell’anno renda tutti più malinconici. David Owen:

Quite a few members of my golf club think our course is closed for the season. That’s good, because it keeps most of […] continua a leggere »

Una protesta – ma con nome e cognome

Nazionale
L’ultimo Mondo del Golf pubblica una lettera, firmata da una cinquantina di partecipanti alla preselezione al Golf Nazionale, i quali si lamentano per le condizioni del campo sul quale sono stati costretti a giocare una gara così importante per loro (il che è comprensibile: in sostanza di tratta di un concorso pubblico che assegna dei “posti” di lavoro).

Alcune considerazioni.

Il disagio comincia giorni prima, perché ogni anno è una lotta con i soci del circolo per la prova campo; giustamente un giocatore vuole provare il percorso prima e, ogni volta, tra le gare e il dover far passare avanti i soci del circolo non si riesce mai a concludere niente.

Questo è effettivamente un problema, uno che ho sperimentato in prima persona nel 2011, quando feci la stessa cosa. Certamente non si può pretendere che degli aspiranti professionisti ricevano lo stesso trattamento dei professionisti (in fondo quando sei là giochi soltanto a fare il pro), però visto che in palio non c’è solo una medaglia […] continua a leggere »

Leisure golf

Ho perso la finale del match play del mio circolo, l’unica gara da noi significativa da un punto di vista sportivo. Ci tenevo e mi dispiace. Mi ha bruciato per il pomeriggio e la notte seguente; poi mi è passata – ha vinto chi ha giocato meglio, non c’è nulla di strano in questo –, e ne ho ricavata una lezione importante.

Ho capito che al mio circolo non interessa la competizione: il mio circolo è – per scelta (assolutamente legittima, ci mancherebbe) – un’associazione ricreativa, dove la competizione non entra in nessuna maniera. (Quasi nessuna, via, perché io ce la porto – e come!)

La mia visione del golf cozza in maniera decisa con questo modo di vedere le cose, perché non mi piace vedere quegli swing orribili e quelle palle che non si staccano da terra e fanno cinquanta metri. Ovvero, o facciamo le cose per bene oppure non ci mettiamo nemmeno.

Non solo, ma vedo il golf come mezzo verso un fine, che è lo scoprire i propri limiti e cercare di mettere l’asticella sempre un po’ più in su. Il golf in questo è chiaramente uno strumento, quasi una scusa: è tutto nella tua mente. È […] continua a leggere »

Lettera aperta ai segretari di circolo

Io mi ritengo un giocatore corretto – mi presento sempre in campo con l’abbigliamento adeguato, riparo tutti i miei pitch mark e sempre qualcuno di più, saluto tutti coloro che incontro (conosciuti e non) e così via. Lunedì scorso, però, mi è capitato l’ennesimo episodio per cui evidentemente un mio dato comportamento dà fastidio.

Ero a Torre dei Ronchi, il campo era pressoché deserto, e io – dato che questo campo non presentava nessuna sfida per me, nessun ostacolo, nulla di nulla – ho giocato in diverse buche due o tre palle, ho fatto diversi putt e soprattutto tantissimi approccini dai 10-15-20 metri.

Questo ha però dato fastidio, perché ad un certo punto un socio, incaricato dalla segretaria, mi ha detto – in maniera molto garbata e gentile – di giocare una palla sola.

Appena me lo ha detto io, che non volevo fare polemica con nessuno, mi sono trasferito in campo pratica. Però un paio di considerazioni vorrei farle.

La prima è questa: il problema non è tanto che io faccia danni al campo (perché effettivamente non ne facevo), ma è piuttosto una questione di invidia, ovvero ma perché quello può fare […] continua a leggere »

Nec tecum nec sine te

Io ho un problema con le gare.

Il problema è che le gare di circolo mi danno ormai pochissimi stimoli: che gusto c’è a vincere una gara che potrebbero vincere in quattro o cinque? Sì, è bello l’applauso dei tuoi pari, ma tutto finisce lì. (La prima volta che vinsi una gara, in un giovedì qualunque di otto anni fa, quello sì fu un avvenimento!) Il vero premio è lo scendere di handicap, cosa che però ovviamente capita di rado.

Il problema è che i giocatori bravini come me non sono sufficientemente bravi per fare il salto di categoria, e si ritrovano dunque in un limbo da cui non sanno come uscire.

Il problema è comune, vedo, a tanti giocatori. Me ne accorgo per esempio leggendo una lettera pubblicata sull’ultimo Mondo del golf, dove un giocatore con hcp 3,2 si lamenta di non poter più entrare nel field delle gare ufficiali e simili.

Prendiamo ad esempio il trofeo Glauco Lolli-Ghetti a Margara: vi partecipai nel 2010 con un hcp di 5,5, che era sulla linea del taglio. Ma l’anno dopo il taglio scese a 3,9, e a 2,3 nel 2012, cosa che mi ha impedito di prendervi parte. E in […] continua a leggere »