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La pratica per il gioco lungo

practice
Il post della settimana scorsa mi era stato “dettato”, a mo’ di “sfida”, da un amico che desidera perdere qualche colpo. Allora ho cercato di identificarmi in lui e ho scritto un programma dedicato al gioco corto e al putt per cominciare ad andare in quella direzione. Se poi l’amico si impegnerà in quel senso, o se qualcun altro lo chiederà, passeremo alla “fase 2”.

Nello stesso giorno Fabio dice:

Ti chiederei di fare un programmino simile anche sulla pratica del gioco lungo.

Allora, per non farlo aspettare ad kalendas (perché mesi fa ho fatto un’altra promessa non ancora mantenuta), ecco qui una lista imperfetta e parziale quanto si vuole ma comunque reale per la pratica del gioco lungo.

Con due premesse: innanzitutto, ovviamente non sono un pro, ma – diciamo – un dilettante curioso, e dunque i miei suggerimenti vanno presi come parole di un amico e poco più; secondariamente, se il gioco corto e il putt sono territori per me molto familiari, di cui conosco asperità e sotterfugi, segreti e promesse, lo swing completo è per […] continua a leggere »

Da 14,9 a 9,9 entro il 30/06/2017

putt
Allora, le cose stanno così: un golfista che conosco, e anche lettore di questo blog, ha il problema tipico di tanti golfisti: che gira a destra anziché a sinistra. Ovvero: se andiamo con la mente alla struttura dei Ciliegi (luogo dove per me è naturale immaginare la pratica), arrivando in fondo alla discesa anziché proseguire diritto, cosa che lo porterebbe al campo pratica, gira a destra per il tee della uno.

È una situazione assolutamente tipica, propria di tantissimi golfisti. E, intendiamoci: non c’è nulla di male in questo. Non sei sempre alle Olimpiadi, puoi scegliere benissimo di giocare solo per divertirti, stare con gli amici in un bel luogo eccetera senza voler arrivare a diventare il golfista migliore che tu possa diventare.

Ma lui vuole andare oltre. Mi ha chiesto di dargli una mano, di preparargli una scheda.

Allora, mio caro Beppe, facciamo un patto: tu ti impegni a fare quello che è scritto qui sotto e quel che ti dirò nelle settimane a venire, senza riserve e senza scuse, e io ti […] continua a leggere »

Una rotonda novità

Ieri pomeriggio arrivo in campo pratica alla Margherita per la consueta sessione di allenamento e una lieta sorpresa mi attendeva alla macchina distributrice di palline:

palle nuove

È una piccolezza, se vogliamo, ma si tratta di un cambiamento che non solo era necessario, ma che può portare benefici al golfista e, di riflesso, al circolo. Al golfista, che sente finalmente di poter praticare con delle “vere” palline di campo pratica e non solo con palle che provengono dalla notte dei tempi (teatralmente parlando, ma non siamo lontani dalla realtà); al circolo, che guadagnerà in immagine complessiva e in vendita di gettoni.

Ho subito preso un paio di gettoni, per sentire la differenza.

(Fatto che non c’entra niente col discorso ma c’entra, e come!, con la pratica e che mi ripromettevo da un po’ di scrivere qui – eventualmente lo approfondirò in futuro –: quando sono in campo pratica prendo sempre un gettone per volta, anche se piove, anche se sono lontano dalla gettoniera e così via: questo perché la camminata tra la postazione del momento e la gettoniera ogni venti […] continua a leggere »

Io non sono un maestro, ma…

glass panel
… sarei in grado di portare in un massimo di tre anni qualunque golfista (l’accento è sull’aggettivo) con handicap alto, o anche neofita, ad almeno 15, e fino a 4 chiunque abbia un minimo di talento – però deve fare come dico io.

Sì, perché i risultati nel golf sono “solo” applicazione e matematica: applicazione, ovvero volontà di provare, riprovare e provare ancora i colpi fino a che ci si avvicini alla propria soglia per quel gesto (o per la parte mentale o quella atletica, o comunque per qualunque aspetto che riguardi il golf); matematica, ovvero misurare perché “what gets measured gets done”.

Invece, troppe volte vedo che si pensa che comprare la soluzione (l’accento è sul verbo) – come per esempio l’ultimo modello di driver RocketballXYZ al titanio rinforzato da 500 euro – risolva il problema. No, non e ancora no: il tuo swing è nella polvere del campo pratica – Ben Hogan docet, e solo tu – solo tu, tu e nessun altro – puoi tirarlo fuori di lì.

Vediamo appunto che cosa dice continua a leggere »

Tucker Short Game Test

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“What gets measured gets done” è uno dei mantra della gestione ottimale di un’azienda, ma si applica anche al golf. La differenza è che il golf è in parte scienza e in parte arte; cionondimeno i numeri aiutano a capire i fenomeni, e come!

Scopo di questo articolo non è dunque “convincere” il lettore di questo fatto, che do per assimilato, ma presentare uno strumento tra i tantissimi disponibili che credo utile alla bisogna.

Mi sono imbattuto qualche settimana fa, tramite la lettura di questo libro, nel Tucker Short Game Test, una prova – ideata da Jerry Tucker – che serve a verificare in maniera completa lo stato del proprio gioco corto, e di conseguenza scoprire quali sono le aree che richiedono miglioramento nell’ottica finale di abbassare lo score.

È un semplice foglio. Un esempio si trova qui. La versione contenuta nel libro di Gio Valiante è qui.

La sostanza è questa: si effettuano cento colpi (coi wedge, […] continua a leggere »

Amato bunker

Graeme McDowell hits his second shot out of the bunker on the eighth hole
Per vincere le paure bisogna prima definirle: questo è un fatto. La paura del bunker, che attanaglia troppi golfisti, ha molto dell’irrazionale; e questo si può comprendere. Tuttavia, a esaminare i fatti appare chiaro che questo è uno dei colpi più semplici nell’intera gamma del golfista: non devi nemmeno colpire la palla!

Eppure il problema resta. Come superare questo impasse?

Primo (ovvio) suggerimento: mezz’ora col maestro. Il rischio è che il gioco corto sia, come il putt, solo un pensiero laterale, un dettaglio dell’ultimo minuto nella mente del golfista. Mentre sappiamo bene che, se tutti i colpi hanno la loro importanza, la maggior parte dei colpi sono quelli che facciamo dai 100 metri in giù – e l’uscita dl bunker ha un’importanza capitale nella questione.

E il maestro può, in un tempo molto breve, togliere idee stratificate magari di anni dalla nostra testa. (Perché è chiaro che la tecnica è importante, ma la mente guida tutto quanto.)

Secondo punto: praticare! È fondamentale trascorrere mezz’ora ogni tanto – […] continua a leggere »

Pretending to play Sanremo


Accennavo la settimana scorsa ad un principio fondamentale per un golfista: l’idea che la pratica sia il più difficile possibile, in maniera che il campo diventi il meno complicato possibile.

Ecco, è un’idea semplice ma gravida di corollari e conseguenze. Ci sto riflettendo molto. L’acceleratore è stato questo libro, che prosegue – dal mio punto di vista – il discorso che ho iniziato con quest’altro. Ne scriverò più estesamente in futuro, qui, su “Golf Today” e nell’ebook che sto preparando.

Ad ogni modo, più che un singolo concetto si tratta di un’insieme di concetti che si intrecciano tra di loro. Innanzitutto il golf è divertente e in questo modo va inteso (questa è tra l’altro la singola lezione più significativa che Davis Love III ha appreso da quel grande maestro che era suo padre).

E poi, però, […] continua a leggere »