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Esorcizzare le paure

Voglio parlare qui di un’esperienza per così dire bifronte che mi è capitata lo scorso fine settimana a questa bella gara. Ne parlo non per mettere in luce le mie “gesta”, ma perché sono sicuro che – analizzando le cose positive fatte e gli errori commessi – qualunque golfista si ritroverà nella descrizione. (Il golf è ciclico, dopotutto.)

Nel dettaglio le cose sono andate così.

Nel giro di domenica ho cominciato con uno sciocco bogey alla 1 e un bogey accettabile alla 2. Fino a qui niente di particolare. Da lì in poi ho cominciato a giocare a golf, e in dodici buche ho segnato un punteggio di -3; questo significa che a quel punto della gara ero a -1. Alla 15 a un buon drive segue un ferro 6 a mio giudizio assolutamente perfetto al green, che però purtroppo finisce fuori di un metro. Rimango immobile, basito; ma è difficile questionare con la fisica. Il doppio bogey è una conseguenza piuttosto logica, e vado alla 16 col risultato di +1: tutto sommato nulla di grave, anche perché se io dovessi rigiocare in qualunque momento quel colpo ritirerei un ferro 6.

Qui però le cose cambiano.

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Vent’anni di golf (e i prossimi venti)

Vent’anni di golf, e l’importanza dei maestri.
Il putt, il gioco intorno al green (fino ai 20 metri), il gioco corto (dai 20 ai 90 metri), il gioco con i ferri, il gioco lungo con ibridi e legni, il driving, la parte mentale e la gestione della gara.
Con spunti da Padraig Harrington, Mark Broadie, Dave Pelz, Andy Brumer, Baldovino Dassù, Roberto Cadonati e Andrea De Giorgio.
E l’ispirazione di Seve e del mio dolce mito – Ben Hogan.

Rob Bell, La forza mentale. Esercizi per il golf

Molti anni fa recensii un libro denso e utile per lo sviluppo della forza mentale del golfista (qui un riassunto per “Golf Today” – sia detto incidentalmente, quella fu in assoluto la mia prima recensione scritta per la rivista). Ora quel libro esiste finalmente in italiano: La forza mentale. Esercizi per il golf. (Full disclosure: Caissa Italia è anche l’editore di Campo pratica.)

La versione breve è questa (è l’autore stesso a dirlo):

Rendi l’allenamento e il gioco più difficili della gara vera e propria.

Perché la sostanza è questa: non possiamo certo sottovalutare l’importanza della pratica dello swing, del gioco corto e del putt, e tuttavia l’allenamento mentale viene troppo spesso trascurato. Ma chiunque sa bene che è importante almeno quando la pratica!

Per Bell sono quattro i fattori della forza mentale: controllo, impegno, sfida e fiducia. Questi quattro punti costituiscono l’ossatura del libro. Vediamoli più in dettaglio.

1. Il controllo. È fondamentale cercare di perfezionare ciò che possiamo controllare, evitando di cercare di influenzare ciò che sta al di fuori del nostro controllo: questo perché al massimo possiamo influenzare […] continua a leggere »

Un tuffo nel passato

Margherita, campo pratica

Ieri pomeriggio ho avuto alla Margherita una di quelle esperienze “mistiche” che un tempo erano abbastanza la norma per me, ma che ormai sono diventate piuttosto rare. Ero in campo pratica, nel mio learning environment per eccellenza, era un momento molto tranquillo, ero praticamente da solo (e da un certo punto in poi sono stato del tutto da solo), il caldo non era opprimente, ero all’ombra e stavo bene.

Ma per raccontare tutto devo partire dall’antefatto, ovvero al fitting che ho fatto quasi un anno fa. Dei miei bastoni, solo il legno 3 e i due ibridi erano rimasti con la canna stiff, mentre il driver e i ferri montano da allora canne regular. (Va notato comunque che stiff e regular non sono concetti univoci, ma dipendono dalle marche, dai modelli e così via; però in genere è pacifico che una canna regular è più morbida rispetto ad una stiff.) Comunque una cosa mi era chiara: gli anni sono passati, e se sono passato con soddisfazione alle canne regular sia per i ferri che per il driver, mi sembrava un’equazione lineare di primo grado il fatto che dovessi fare la stessa cosa anche con legno e ibridi.

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Ho allungato il driver

È stato un concatenarsi di cause, ma è un fatto che negli ultimi due-tre mesi ho sia allungato sia raddrizzato il driver.

Prima il mio volo di palla era un fade che tendeva troppo spesso allo slice, e dunque puntavo (anche inconsciamente) a sinistra per sperare di rimanere in pista, mentre ora i colpi sono molto più dritti e, cosa che non fa male, più lunghi. Forse una decina di metri o poco più, nulla di inaudito o fenomenale; ma se metti insieme i due fattori ottieni un risultato che ti porta a un bel sorriso.

Come ho fatto?

Io racconto qui la mia esperienza, che non intende essere una maniera di segnare la strada, ma è soprattutto un segnale di speranza: tirare driver più diritti e più lunghi è possibile. Anche se hai più di cinquant’anni. Anche se giochi da tanto tempo.

Però, certo, non capita per magia da un giorno all’altro. Richiede pensiero e lavoro.

Concause, dicevo. Io ne ho individuate quattro.

Il gatto e la volpe, di cui ho parlato qui. Ovvero ho cambiato il driver. E quello nuovo non è nuovo, è un modello di qualche anno fa che si adatta come un guanto alle […] continua a leggere »

La magia di Sanremo

Il Trofeo Sanremo è da sempre, per me, di tutte le possibili la gara più bella. Questo mio diario pubblico è pieno di racconti e note relativi a questo evento. E quest’anno, finalmente, dopo un numero quasi eterno di anni in cui per ragioni di classifica non mi è stato possibile partecipare, complice il Covid sono finalmente riuscito a tornare in quello che, per me, è una sorta di tempio del golf italiano. Mi si dirà, ed è certamente vero, che per i criteri di oggi è un campo superato; ma l’atmosfera quella no, quella non è superabile.

Fonte: https://www.sanremonews.it/mobile/leggi-notizia/argomenti/dallalbum-di-alfredo/articolo/bozza.html

l mio gioco è stato zoppicante, ma non importa: mi sono goduto comunque un’infinità di piccoli particolari che rendono il luogo di grande significato.

Salutare persone che non vedevo da anni, ed essere da loro riconosciuto.

Fonte: https://www.facebook.com/Funivia.Sanremo.Mnte.Bignone

Il garrito dei gabbiani di prima mattina, sopra il putting green. (Il putting green stesso è già magico.)

L’atmosfera rarefatta e silenziosa propria di queste gare.

Ricordare Marco Mascardi, e i suoi racconti elargiti in pranzi memorabili.

Aldo Casera, naturalmente.

Essere ancora qui dopo tanti anni. Ecco, […] continua a leggere »

Paul Runyan, Green e dintorni

Nota di avvertenza per il lettore: la traduzione di questo volume è a mia cura, e Yuri Garrett, il deus ex machina di Caissa Italia, mi ha anche accollato l’onore di scriverne la Prefazione. Potrebbe intendersi dunque che in questo caso me la canto e me la suono; cionondimeno qui intendo unicamente parlare delle qualità del libro di per sé.

Paul Runyan aveva un problema. Basso di statura (un metro e settanta), era nella parte inferiore delle distanze rispetto ai colleghi; ma aveva un gioco corto micidiale, demolente per gli avversari. (Del resto il suo soprannome Little Poison, letteralmente “piccolo veleno”, dice già moltissimo.) Questo anche perché fin da ragazzo vi aveva lavorato in maniera instancabile, dal momento che aveva capito molto presto che se voleva avere qualche successo nel golf sarebbe stata quella l’unica maniera per compensare la mancanza di lunghezza.

E proprio i segreti del gioco corto sono l’oggetto del libro. Little Poison propone la sua tecnica per il putt, il chip, gli approcci e i […] continua a leggere »

Libri di golf, “Golf Italia”, agosto – settembre 2021

L’indiano e la freccia


Dopo tanti anni mi sono deciso a rifare il fitting e a svecchiare la mia attrezzatura. (È un po’ come questo blog: a volte vado a riprendere vecchi post ma ci trovo la polvere sopra e sento che devo fare qualcosa.)

Gli aiutanti magici sono stati due: Stefano e Armando. In un pomeriggio di qualche settimana fa, dopo una gara che avevamo fatto assieme e dove io avevo fatto qualche sciocchezza di troppo, di loro iniziativa e con santa pazienza hanno analizzato il mio gioco, i motivi per cui non funzionava e così via. Io, novello Pinocchio, ascoltavo quel gatto e quella volpe e capivo che esprimevano concetti corretti: al di là dei trecento difetti del mio swing, su cui posso intervenire sempre molto lentamente, l’idea era che l’attrezzatura non fosse più adeguata al Gianni di oggi.

Sì, perché dentro di me mi sono sempre dato arie da mizunista, con quegli MP – prima 57, poi 58 e infine 54 – bellissimi ma troppo, decisamente troppo difficili. E il driver, poi! Insomma: l’indiano, certo, […] continua a leggere »

Strumenti di precisione

Irons are control clubs. How far you hit a particular iron is irrelevant.
Philip Moore, The Mad Science of Golf

La versione breve di questo post è questa: i ferri sono strumenti di precisione, dove conta molto di più sapere la distanza che ciascun ferro ci permette di fare che non aggiungere qualche metro ai singoli ferri. Mooolto di più.

Per scendere nel dettaglio, dirò che sabato ne ho avuta la prova reale; ma per spiegarmi devo partire da lontano, ovvero da una decina di anni fa, quando il mio handicap e il mio gioco si erano sufficientemente stabilizzati e io avevo in testa dei numeri ben precisi per la distanza fatta per singolo ferro: 110 metri per il pitch, e da lì a salire di 10 metri per ferro, quindi fino ai 160 per il ferro 5. Qualche anno dopo, ovvero qualche anno fa, mi sono probabilmente allungato ancora un pochino e dunque partivo da 115. Per me questi erano numeri reali, gli stessi che ho usato in Campo pratica per illustrare come misurare la distanza effettiva con i ferri (e i legni).

Però… però la realtà, sempre molto prosaica e sempre poco disposta […] continua a leggere »